Il reato di solidarietà

di Gianluigi Deiana
Il caso della famiglia spano: appello per l’assoluzione del collettivo ‘furia rossa’ di Oristano
Si avvia alla conclusione presso il tribunale di Oristano il processo intentato contro tre giovani attivisti del Collettivo Furia Rossa, per un articolo di critica dell’operato della Questura in occasione di uno sfratto, avvenuto nel 2015 nelle campagne di Arborea.
La vicenda, maturata a causa della situazione debitoria di una azienda familiare nel rapporto con una banca, aveva comportato l’abbandono forzato della fattoria e dell’abitazione da parte della famiglia Spanu, da un lato con l’intervento attivo della forza pubblica e dall’altro con il dispiegamento di una resistenza passiva da parte della rete di solidarietà maturata in quei giorni.
La gravità del fatto (catena debitoria, perdita dei beni primari) era apparsa emblematica della precipitazione sociale nella quale stavano cadendo molte famiglie contadine; e tuttavia questa gravità, che costituisce il centro del problema, è stata successivamente adombrata dalla ribalta che si è determinata con la denuncia di diffamazione, elevata per iniziativa della Questura medesima a carico di alcuni dei contestatori di prima linea, appunto il Collettivo Furia Rossa. In ragione di un epiteto, che si assume come volgare ma di uso assolutamente comune e nei contesti più svariati, i giovani Davide Pinna, Mario Figus e Marco Contu sono stati chiamati a processo con una richiesta di risarcimento di oltre duecentomila euro da parte dei denuncianti e di otto mesi di reclusione da parte del pubblico ministero.
Se emblematica e cinica era apparsa la vicenda Spanu, questa sua conseguenza apparentemente secondaria ne replica in automatico la pesantezza e la gravità; la questione si configura ora in modo compiuto e assolutamente semplice:
come sia possibile che vecchi contadini che non hanno commesso reati siano rovinati per sempre nell’indifferenza generale, e come sia possibile che giovani studenti, incensurati fin nei registri di scuola, che non sono rimasti indifferenti a quella vicenda, debbano rischiare di subire la stessa sorte.
Non è per questo genere di avvitamenti che i cittadini necessitano degli istituti di polizia: noi che di questi studenti siamo stati maestri, noi cittadini, abbiamo conformato il nostro insegnamento al principio che proprio l’indifferenza è il maggior pericolo sociale, in quanto complice perpetuo delle ingiustizie conclamate e delle storture che possono generarsi nei periodi di crisi, ed è il massimo agente diseducativo, in quanto è il più pervasivo e impunito dei mali della società; le impertinenze verbali, in questa difficile composizione delle ragioni, non si castigano per via giudiziaria.
Vorremmo sollecitare i denuncianti a ritirare la loro iniziativa giudiziaria, in rispetto di questo principio superiore che primariamente deve ispirare anche la loro funzione; manifestiamo a Davide, Mario e Marco la nostra solidarietà, e chiediamo la loro piena assoluzione.
CHIUNQUE VOGLIA SOTTOSCRIVERE QUESTA DICHIARAZIONE PUÒ FARLO DIRETTAMENTE A COMMENTO DI QUESTO POST E PUÒ EVENTUALMENTE CONDIVIDERLO CONTRIBUENDO ALLA SUA DIFFUSIONE

La ferocia dei tiranni sabaudi sbarca al Senato della Repubblica

Lo storico Francesco Casula autore del best-seller di saggistica storica “Carlo Felice e i tiranni sabaudi”
di Francesco Casula

IL SENSO DI UNA PRESENTAZIONE

Il 21 a Roma Per presentare “Carlo Felice e i tiranni sabaudi” Nella Biblioteca del Senato. Per raccontare la nostra storia. Interrata cancellata abrasa. O comunque compressa. Più spesso mistificata e persino falsificata: nei libri scolastici come nei Media. Per imporci una storia italo centrica e nord centrica: Una storia oleografica. Patriottarda. Retorica: “delle magnifiche sorti e progressive” del Risorgimento e dell’Unità d’Italia. Occultando “di che lacrime grondino e di che sangue”: il loro Risorgimento, la loro Unità, le loro Guerre. Con i Sardi “cattivi banditi in tempo di pace, ma eroi buoni in tempo di guerra; in guerra nelle patrie trincee, in pace nelle patrie galere” (Cicitu Masala). A Roma non per fare piagnistei o esprimere lamentazioni o pietire qualche elemosina. E neppure per pelose rivendicazioni, con il cappello in mano. Ma per affermare il nostro diritto a insegnare e imparare la nostra storia vera: libera e liberata dalle incrostazioni di una storiografia manipolatrice. Per affermare il nostro diritto e la nostra libertà di liquidare dalle nostre VIE e PIAZZE i tiranni sabaudi e i loro cortigiani e compari, per intitolarle alle donne e agli uomini sardi de balia: senza che bracci più o meno armati del Leviatano statale italico, (Prefetti e soprintendenti) ce lo impediscano e ce lo vietino.

Con e per i precari della scuola. La prima uscita della nuova piattaforma politica sarda

 

La locandina della nuova piattaforma politica delle forze anticapitaliste e per l’autodeterminazione. Quella in difesa della scuola sarda e della mobilitazione dei precari è la prima uscita pubblica della piattaforma.

Si erano riuniti lo scorso 18 gennaio a Pirri, nella sede di Potere al Popolo con una domanda “S’ite fàghere“. Si proponevano di lavorare insieme per dare forma ad una piattaforma in cui lavorare su temi condivisi, in una cornice di riferimento politica che comprendeva forze della sinistra anticapitalista, ambientaliste e forze che si battono per una reale e compiuta autodeterminazione del Popolo Sardo

La novità è che non ci sono elezioni in vista e non ci sono figure dominanti (e comprimenti) a smazzare le carte.

La prima occasione di uscita di una piattaforma che ancora non ha un nome e che non si è presentata alla stampa né al vasto mondo dell’attivismo di sinistra e indipendentista, è la mobilitazione dei precari della scuola che in Sardegna rischiano doppiamente di essere espulsi dal mondo della scuola dopo averla sostenuta per circa un decennio. 

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il documento che chiama alla mobilitazione. I soggetti firmatari sono Caminera Noa, Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, Sardegna Possibile, Cobas Sardegna, in collaborazione con il Coordinamento Precari Autoconvocati della scuola.

Per ora si prevede una mobilitazione a Sassari, ma non è escluso che nei prossimi giorni venga lanciata almeno anche a Cagliari

 

Mobilitiamoci con e per i Precari della scuola

Il Decreto Scuola 2019 (DL 29 Ottobre 2019 n. 126) viene chiamato “salva precari” ma in realtà avrà conseguenze drammatiche proprio sulla vita di migliaia di precari della scuola. Infatti le norme da esso previste rischiano di cancellare tanti anni di servizio prestati nella scuola pubblica da parte di chi, nei fatti, ha sostenuto la scuola pubblica. La prova selettiva del concorso straordinario consisterà in un test nozionistico con quesiti a risposta multipla (senza per altro avere a disposizione la griglia base delle domande) attraverso il quale si presume di poter valutare docenti che hanno anche quindici anni di insegnamento alle spalle. E sarà – drammaticamente – per molti una prova da “dentro o fuori”. Chi non risulterà vincitore o idoneo (la prova si supera con i 7/10 delle risposte esatte) non potrà neanche abilitarsi, come invece sarebbe dovuto accadere in base ai percorsi abilitanti speciali (PAS) inizialmente previsti dall’intesa con il primo governo Conte, ma successivamente cancellati dal Decreto Scuola appena approvato.

⚠️Per gli insegnanti precari della Sardegna gli effetti del nuovo provvedimento saranno anche peggiori. Attualmente nell’isola i posti cattedra vacanti sono circa 5000, di cui 3000 su sostegno. Oggi queste cattedre vengono ricoperte con incarichi annuali affidati ai docenti precari iscritti nelle graduatorie di terza fascia. Tuttavia la maggior parte di questi posti non rientrano nel c.d. “organico di diritto” e pertanto non saranno disponibili per essere messi al bando nel prossimo concorso straordinario. Infatti il MIUR ha già reso noto che i concorsi non saranno banditi per tutte le Classi di Concorso (discipline) e per tutte le regioni. La volontà del Ministero è evidentemente quella di assegnare il maggior numero di bandi alle regioni più popolose e con un maggior numero di cattedre vacanti. ‼️La Sardegna, come già accadde nel concorso 2016, si troverà ancora una volta penalizzata e si avrà pertanto un concorso su base regionale con pochi posti a disposizione rispetto ad una esigenza molto più grande di ruoli da ricoprire. I docenti precari saranno ancora una volta penalizzati e non verrà riconosciuto loro il prezioso lavoro che ha di fatto tenuto in piedi la scuola pubblica in questi anni
La beffa per la scuola sarda è che oggi dovremmo parlare di nuove assunzioni e non di rischiare di perdere fino a 5000 posti che ogni anno assicurano uno stipendio ad altrettanti lavoratori e alla scuola sarda un rapporto lavorativo e professionale fra chi ha un progetto di vita nell’isola e il mondo della scuola.

Infatti la Regione Autonoma della Sardegna (Soru-Cappellacci-Pigliaru) negli ultimi 15 anni ha tagliato le autonomie scolastiche da 412 a 276, tagliando tutte quelle al di sotto dei 600 alunni (con la sola eccezione dei Comuni montani e delle piccole Isole dove il numero di alunni per mantenere l’autonomia è di 400).
⚖️La giusta richiesta dei Cobas riguarda questo aspetto: non è possibile applicare pedissequamente le leggi statale in un contesto come la Sardegna con la più alta dispersione scolastica dello stato. La Sardegna è un’isola mal collegata, presenta la più bassa densità abitativa d’Europa e la popolazione si concentra soprattutto in alcuni centri, come Cagliari. Tutto questo non sembra interessare né il MIUR, né la Regione “Autonoma”, né l’Ufficio scolastico Regionale che applicano in maniera ragioneristica le “direttive” e chiudono anche scuole che non arrivano a 600 alunni per una manciata di unità.

Inoltre la Sardegna è anche minoranza linguistica e la normativa prevede che per le minoranze linguistiche il numero degli studenti per conservare una autonomia scolastica non è di 600, bensì è di 400. Ciò avviene per esempio in Val D’Aosta, in Sud Tirol ecc… Se venisse rispettata la normativa avremo più autonomi scolastiche, più dirigenti, più personale ATA, più personale amministrativo e soprattutto 6000 cattedre in più (fonte CGIL Sardegna).

QUINDI IN BALLO CI SONO IN TOTALE FINO A 11MILA POSTI DI LAVORO, 5000 DA DIFENDERE CON LA LOTTA CONTRO QUESTO DECRETO E 6000 DA CONQUISTARE FACENDO RISPETTARE I DIRITTI POLITICI E LINGUISTICI DEI SARDI E DELLA LORO SCUOLA

Chiediamo pertanto che vengano istituiti subito percorsi di abilitazione riservati ai precari della scuola in Sardegna (PAS) riservati a chi ha prestato servizio nelle scuole della Sardegna per almeno 36 mesi.
In occasione dello sciopero di tutto il personale docente e a tempo indeterminato, determinato, ATA, atipico e precari della Scuola per l’intera giornata di venerdì 14 febbraio 2020 la piattaforma politica composta da Sardegna Possibile, Potere al Popolo, Caminera Noa, Rifondazione Comunista, Cobas Sardegna e diverse altre realtà associative, culturali e comitati territoriali della Sardegna, organizzerà, in collaborazione al Coordinamento dei Precari Autoconvocati della scuola due manifestazione a Sassari e a Cagliari.

I nuraghi non esistono

di Nicola Giua

In una guida di Storia per insegnanti elementari, di una dozzina di anni fa, ho trovato questa “interessante” scheda con la quale si vogliono evidenziare differenze costruttive in alcune diverse civiltà e aree geografiche (Mesopotamia, Egitto, Italia), in periodi che vanno dal 3mila al 2mila a.c. e dal 2mila al mille a.c..
Dalle immagini si può notare che, secondo gli autori, in Italia tra il 3mila ed il mille a.c. si viveva esclusivamente nelle capanne e poi nelle palafitte, uniche costruzioni conosciute.

La civiltà Nuragica ed i Nuraghi non sono mai esistiti (ma neanche i Pozzi Sacri, le Tombe dei Giganti…).

Ho evidenziato questo abominio storiografico alle/agli alunne/i delle mie classi proponendo la scheda con una mia didascalia.

È seguito un approfondito dibattito nel quale le/gli alunne/i delle due quarte elementari hanno espresso e sottolineato tutto il loro disappunto poiché da due anni studiano la civiltà pre Nuragica e Nuragica e, quindi, non capiscono questa grave omissione storiografica.

Ulteriori materiali per i seminari CESP-COBAS in Sardegna su “LA MAESTRA MUTA…”.

Nicola Giua – maestro

Solidarizzare ti costa? Considerazioni sul processo a Furia Rossa

 

Immagine tratta da Link Oristano
di Danilo Lampis

Sarebbe bene che si sentisse in tutta la Sardegna una voce plurale di sdegno e solidarietà per quanto sta accadendo a tre giovani lavoratori precari e studenti impegnati da più di un decennio dalla parte dei diritti dei più deboli.
I fatti sono questi: dopo uno sfratto avvenuto nel gennaio 2015, appariva sul blog del collettivo La Furia Rossa, un articolo in cui si condannava come “violenza di stato” la condotta di chi aveva guidato le operazioni.
Per la sola colpa di aver fatto pubblicare sul proprio blog l’articolo, tre giovani sono stati accusati di concorso morale e materiale in diffamazione, cui si sono aggiunte alcune aggravanti previste dal Codice Penale, con una pena che può andare dai 6 mesi ai 3 anni di reclusione o una multa che parte dai 500€, a loro volta triplicabili a causa delle aggravanti.
Due giorni fa, la pubblica accusa ha chiesto la loro condanna a 8 mesi di reclusione. La parte civile – l’ex questore, il capo della digos e un poliziotto – che recrimina, mediante il risarcimento di 220mila euro, l’“ingente danno morale” e l’“ingente danno esistenziale e di immagine”, ha chiesto che la eventuale condizionale venga applicata solo dopo il pagamento di 150mila euro di provvisionale.
Questo dovrebbe essere il risultato della loro solidarietà attiva nei confronti di una famiglia che ha tentato di opporsi allo sfratto della propria casa e dell’azienda agricola.
È assurdo che, con la scusa della presunta “diffamazione”, si colpisca in questo modo l’esercizio del diritto di critica sancito dalla Costituzione, rovinando – letteralmente – la vita a tre giovani.
Questa vicenda sembra voler essere una risposta “esemplare” a chi lotta per risolvere i problemi sociali della nostra isola. In realtà non fa altro che rafforzarne le ragioni per impegnarsi e cambiarla.
La sentenza sarà il 24 febbraio, e piena dev’essere la solidarietà a MarcoDavide e Mario.

Lo sgombero é violenza di Stato: lunedì il processo contro Furia Rossa

Lo sgombero é violenza di Stato: lunedì il processo contro Furia Rossa

Sono trascorsi cinque anni dall’imponente mobilitazione che portò allo sfratto della famiglia Spanu dalla loro casa e azienda agricola ad Arborea. Un centinaio i membri delle forze dell’ordine impiegati nell’operazione, tra poliziotti, carabinieri e agenti della forestale che presidiavano le campagne intorno, con tanto di elicottero e abbondanti dispositivi antisommossa.

Oggi quell’azienda, comprata all’asta fallimentare da un privato, è ancora vuota e desolata, ma gli strascichi della vicenda non si sono interrotti. Lunedì prossimo si terrà presso il Tribunale di Oristano l’udienza più importante contro tre attivisti del Collettivo Furia Rossa, querelati dall’allora Questore di Oristano Francesco Di Ruberto, dal capo della Digos Vincenzo Valerioti e dal poliziotto Andrea Brigo.

La vicenda: Dopo lo sfratto della famiglia Spanu avvenuto il 22 Gennaio 2015, appariva sul blog lafuriarossa.noblogs.org un articolo in cui, facendo la cronaca dello sgombero, si definiva “violenza di stato” quella condotta da chi durante quella giornata ha guidato le operazioni di polizia. Questo è bastato a far partire una querela e poi aprire un fascicolo contro ignoti che ha portato il Pubblico Ministero a chiedere per ben due volte l’archiviazione non trovando alcuna ipotesi di reato da formulare. Non potendo effettuare la terza archiviazione la GIP ha imposto alla Procura di formulare una imputazione facendo proprio il teorema accusatorio dei querelanti, secondo cui se chi ha scritto l’articolo non si trova, responsabili devono essere tutti, infatti “il collettivo, in ragione della sua ideologia politica, prende deliberatamente le sue decisioni collegialmente all’interno dell’intero gruppo, il quale è sempre molto coeso; quindi tutti i suoi componenti ne sono responsabili”. Così i tre attivisti della Furia Rossa si ritrovano accusati di concorso morale e materiale in diffamazione cui si aggiungono alcune aggravanti previste dal Codice Penale, con una pena che può andare dai 6 mesi ai 3 anni di reclusione o una multa che parte dai 500€, a loro volta triplicabili a causa delle aggravanti.

Alla richiesta di condanna penale hanno aggiunto anche la richiesta di risarcimento: l’ex questore Franceso Di Ruberto, il capo della digos Vincenzo Valerioti e il poliziotto Andrea Brigo hanno confermato la loro costituzione in parte civile chiedendo per i tre, lavoratori precari e studenti, una condanna al pagamento di 220.000€ per “ingente danno morale” e per “ingente danno esistenziale e di immagine”.

Il Collettivo ha invitato tutti coloro che vorranno manifestare solidarietà a manifestare davanti all’ingresso principale del Tribunale, in piazza Aldo Moro. L’udienza è fissata per le 12:30 di lunedì 27 gennaio.

La Sardegna si mobilita contro la guerra

La locandina dell’assemblea sassarese contro la guerra e contro l’occupazione militare della Sardegna
di Daniela Piras

Proposte concrete per organizzare delle mobilitazioni contro la guerra nella città di Sassari. Questo lo scopo dell’assemblea convocata ieri al circolo C.C.S. Borderline di via Rockfeller, alla quale ha partecipato qualche decina di cittadini e alcuni rappresentanti della confederazione universitaria UDU, esponenti del movimento ambientalista Fridays for Future (FfF)Caminera Noa, Liberu, Emergency, Comitato contro RWM, Rifondazione comunista, Mama Terra, A Foras e ResPublica. L’appuntamento dello scorso 20 gennaio era il secondo realizzato in pochi giorni a Sassari. Il 12 gennaio, infatti, a Sa Domo de Totus – la casa del popolo e della cultura, in via Cetti, il collettivo A Foras Nord Sardegna aveva convocato un incontro allo scopo di discutere sulle mobilitazioni di opposizione ai venti di guerra in Medio Oriente e  all’utilizzo della Sardegna come base di guerra.

Le idee riguardanti la manifestazione, prevista approssimativamente per la metà del mese prossimo, hanno fatto leva sull’importanza del coinvolgimento di più giovani possibili e sulla possibilità di abbinare ad un sit-in o corteo delle performance artistiche in grado di catalizzare l’attenzione anche dei passanti più disinteressati.

In vista di una successiva assemblea più propriamente organizzativa, e necessaria per stabilire orario e luogo esatto, l’assemblea di ieri è stata una importante occasione di confronto tra interessati di varie età e formazione.

Nel frattempo ricordiamo l’appuntamento fissato per sabato 25 gennaio a Cagliari, dove si terrà la manifestazione promossa da diverse organizzazioni: A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna, Associazione Antonio Gramsci – Cagliari, Potere al Popolo -Sardegna, Sa Domu – Feminismu, Sotzialismu, Indipendentzia, Su Tzirculu – Cagliari, Rete Kurdistan Sardegna, ResPublica. Il concentramento è fissato alle ore 15:30 in Piazza Trento. Il corteo, dall’emblematico slogan “Togliamo le basi alla guerra” chiederà lo stop immediato delle operazioni militari dei membri Nato  e il ritiro delle truppe dagli scenari di guerra.

Sia la manifestazione di sabato a Cagliari che quella in via di organizzazione a Sassari sono improntate sul ruolo chiave ricoperto dalla nostra isola nel contesto internazionale. La presenza di un elevato numero di basi, aeroporti e poligoni la rendono infatti un potenziale bersaglio. “Ci troviamo su una piattaforma militare al centro del Mediterraneo”, frase che è stata detta ieri al Borderline e che non ha potuto non mettere tutti d’accordo sull’importanza di acquisire consapevolezza e informazione sulla situazione internazionale e sugli equilibri che ci vedono attori, nostro malgrado.

Ecco il link dell’evento del corteo di Cagliari!

Uniamoci per difendere i diritti dei precari della scuola sarda

Intervista ad Andrea Faedda, architetto e precario della scuola ed esponente del Coordinamento Precari Autoconvocati Sassari

  • Perché i docenti precari sardi della scuola sono in agitazione?

Intanto noi vogliamo che venga riconosciuto il valore del servizio che abbiamo prestato. Oggi, al contrario, ci sentiamo solo usati e senza il nostro lavoro tutta la didattica si fermerebbe. Invece questo imminente concorso straordinario è studiato con il preciso obiettivo di cancellarci dalla scuola, poiché verremmo valutati con un test strettamente nozionistico (e chi insegna sa bene che il valore di un docente va osservato su ben altri aspetti) con i 7/10 delle risposte valide. Una prova da “dentro o fuori”, in barba agli anni di servizio prestati e a tanta esperienza e capacità non valutabile con un mero test a crocette.

Inoltre per noi sardi la situazione è perfino peggiore poiché la volontà del Ministero è quella di assegnare il maggior numero di bandi alle regioni più popolose e con un maggior numero di cattedre vacanti. La Sardegna, come già accadde nel concorso 2016, si troverà ancora una volta penalizzata e si avrà pertanto un concorso su base regionale con pochi posti a disposizione rispetto ad una esigenza molto più grande di ruoli da ricoprire.

A chi verranno assegnate queste cattedre vacanti della Sardegna? Quasi certamente non a docenti sardi.

Infatti per via di alcune norme contenute nel decreto, le graduatorie dei precedenti concorsi del 2016 e del 2018 vengono estese a tutte le regioni d’Italia e con la nuova norma detta “Call Veloce” chiunque si trovi in una graduatoria di una qualsiasi regione potrà venire ad assumere un ruolo o anche una supplenza annuale in Sardegna, erodendo di fatto i posti attualmente occupati dai docenti precari sardi.

  • Quando si è discusso di “regionalizzazione” della scuola c’è stata una levata di scudi di partiti e sindacati. Ora?

Tutte le sigle sindacali, ad eccezione di COBAS, CUB e USI,  non hanno voluto mai ascoltare le richieste del precariato rispetto ai pericoli di questo Decreto Scuola varato dal governo PD-M5S. Per questo motivo stanno nascendo i Coordinamenti dei Precari Autoconvocati, una nuova forma di organizzazione dal basso. In Sardegna, da questo punto di vista, siamo molto attivi e abbiamo avviato già un’interlocuzione con la classe politica regionale. Se poi i sindacati volessero degnarsi di ascoltarci siamo comunque disponibili a collaborare, le porte restano aperte a tutti.

  • Cosa proponete?

Il Coordinamento dei Precari della Scuola Autoconvocati  propone una via d’uscita da questa situazione drammatica attraverso percorsi di abilitazione riservati ai precari della scuola in Sardegna sulla base delle leggi regionali che permettano di utilizzare come criterio per l’accesso ai concorsi nella Pubblica Amministrazione la residenza nell’isola per un determinato periodo di tempo prima del concorso, o l’avere conseguito un titolo di studio in Sardegna, e soprattutto di aver prestato servizio nelle scuole della Sardegna per almeno 36 mesi.

Un altro criterio da utilizzare potrebbe essere quello di conseguire una certificazione della lingua sarda. La Legge Regionale 22/2018 lo prevede già come requisito di accesso per i concorsi nelle amministrazioni della R.A.S.

Chiuso lo SPRAR di Sassari. Il vero progetto è la guerra tra poveri

 

Immagine tratta da SassariOggi.it
di Ninni Tedesco

E’ stata un’intuizione corretta quando, lo scorso 2 dicembre alla Domo de Totus di Sassari, abbiamo organizzato il convegno “Migranti e territorio:facciamo il punto”. Troppo silenzio e da troppo tempo su questo tema, e sentivamo la necessità di parlarne con gli operatori del settore e i diretti interessati in un luogo simbolo della loro presenza, il centro storico di Sassari. A poco più di un mese esplode la bomba SPRAR, La Nuova Sardegna informa a grandi titoli sul caso, i social e l’opposizione si svegliano indignati. DOPO. Dopo la scadenza dei termini per cui, dal 13 gennaio, il Comune di Sassari NON ha manifestato interesse, perdendo dunque il diritto di accesso, ai finanziamento del Ministero dell’Interno per contributi al “Progetto di accoglienza integrato per richiedenti asilo e profughi o minori non accompagnati” di durata triennale, finanziato appunto per il triennio 2017-2020.

I risultati positivi di tale progetto sono stati correttamente riportati dagli organi di stampa: oltre 450.000 euro annui entrati nelle casse del Comune per sostenere percorsi di inclusione sociale rivolti a circa 75 persone, interessando 7 appartamenti e famiglie sassaresi, organizzando tirocini e corsi di formazione, dando lavoro a 5 dipendenti e soprattutto consentendo alla maggior parte dei migranti di ricostruirsi una vita, di curare le profonde ferite dei drammi vissuti, di potersi sentire ancora quasi “a casa”.

Ho avuto il privilegio di avere come studente di lingua italiana Madi, giovane uomo Maliano sopravissuto all’inferno e oggi iscritto all’Università in Urbanistica, ospite dello SPRAR, che ha partecipato al convegno del Sa Domo raccontando la sua visione del mondo: “ Tanti sono ancora colonizzati nella mentalità e mettono le leggi davanti alle persone, perciò dobbiamo promuovere incontri e momenti di socialità”.

Invece, diceva Mahamoud Idrissa, mediatore culturale e profondo conoscitore della realtà del nostro territorio, “queste leggi folli aumentano la presenza di irregolari e creano fratture fra gli stessi migranti”.

E’ il principio del creare divisioni, che chi governa e amministra conosce bene. Ma c’è anche la strategia del silenzio per poi attaccare, nota invece all’opposizione.  Se si entra sul sito dello SPRAR infatti si legge testualmente:   “18.12.2019 – Per evitare interruzioni nei servizi di accoglienza, è stato adottato dalla ministra dell’Interno il decreto di finanziamento dei progetti del Sistema di protezione per i titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati (Siproimi) con triennio in scadenza al 31 dicembre prossimo.Il finanziamento consentirà agli enti locali che hanno manifestato l’intenzione di proseguire le attività progettuali di continuare a operare, nelle more della valutazione e approvazione delle domande di prosecuzione dei progetti per il triennio 2020-2022.”

Documento pubblico che tutti potevano leggere per cui penso che sarebbe stato doveroso informarsi, fare tutto quello che era possibile fare, anche mediaticamente e coinvolgendo tutti i soggetti interessati, per evitare la vergogna che ora tocca subire, magari facendo anche gli indignati!

Sassari sta diventando una città povera, e dove c’è miseria cresce il seme dell’intolleranza.

Chiudere  8 CAS (centri di accoglienza) e lo SPRAR senza realizzare un progetto di inclusione alternativo, senza creare posti di lavoro alternativi, significa voler alimentare un disagio sociale e un malessere in cui “pescare” disvalori e malumori, ovvero sempre più guerre tra poveri. Scivolando verso l’autoritarismo.

Questo è il vero progetto, e non ha alcuna opposizione.

Una piattaforma sarda per rovesciare il tavolo

Nasce una nuova piattaforma politica che raccoglie le forze «della sinistra anticapitalista, ambientaliste e quelle che si battono per una compiuta autodeterminazione del Popolo Sardo».

I lavori saranno subito operativi e riguarderanno tre temi cruciali: ambiente, scuola e repressione (quest’ultimo tema caldissimo, visti anche i mille indagati tra i pastori a causa dei decreti sicurezza voluti dal governo Lega-5Stelle e mai abrogati dal governo PD-5Stelle).

In un periodo storico in cui la classe politica sarda parla di inserire nella Costituzione italiana la dichiarazione che la Sardegna è un’isola e propone di premiare gli allevatori che rinunciano a produrre latte, è necessario ribaltare l’agenda della discussione politica tornando a discutere di questioni serie quali il gravissimo e diffuso inquinamento diffuso in moltissime aree dell’isola, la disperata condizione della scuola sarda fatta a pezzi dalle riforme, dalla mancanza di risorse e dai dimensionamenti dissennati e la criminalizzazione dei movimenti di lotta e di protesta (non solo i pastori, visto che anche il movimento contro l’occupazione militare ha subito pesanti stangate repressive).

Al progetto aderiscono per ora Caminera Noa, Potere al Popolo, Sardegna Possibile, vari comitati di difesa e tutela dell’ambiente e della sanità pubblica e singoli militanti o sezioni dei partiti comunisti.

La riunione si svolgerà il prossimo 18 gennaio presso la sede di Potere al Popolo Cagliari e verrà condotta con metodo partecipativo e democratico.

Di seguito i dettagli dell’evento:

 

Scaletta giornata di lavoro di sabato 18 gennaio 2020

Luogo: sede di Potere al Popolo, Pirri, via Limbara 27 (CA)
Durata pomeriggio di lavoro 15.00 → 20.00

‍♂️‍♀️15.00 Registrazione partecipanti
16.00 Saluti e presentazione del progetto che si vuole portare avanti. Prenderanno la parola i soggetti che stanno lavorando insieme per dare forma a una piattaforma in cui si lavora su temi condivisi, in una cornice di riferimento politica che comprende forze della sinistra anticapitalista, ambientalista e forze che si battono per una reale e compiuta autodeterminazione del Popolo Sardo (20 minuti circa)

▶️Presentazione/spiegazione del metodo di lavoro

1️⃣2️⃣3️⃣Presentazione dei 3 temi sui quali si lavorerà in gruppo. Bisognerà individuare uno o due referenti per ogni tema, e un* facilitator* per ogni gruppo.
1️⃣ Scuola
2️⃣ Repressione e Decreti Sicurezza
3️⃣ Ambiente
(basteranno 5-7 minuti per tema)

I partecipanti scelgono il gruppo nel quale vogliono dare il proprio contributo

16.45 – 1 sessione di lavoro (60 minuti circa)
analisi dei dati, stato delle cose, messa a fuoco di bisogni, problemi.

‍♂️pausa di 15 minuti

I partecipanti possono anche cambiare il gruppo di lavoro

18.00 – 2 sessione di lavoro (60 minuti circa)
messa a fuoco di possibili soluzioni e proposte. Se possibile idee per proseguire il lavoro iniziato.

‍⚕️‍♂️19.00 – Plenaria conclusiva (7-8 minuti per gruppo)
I 3 gruppi espongono in sintesi il lavoro fatto e le possibili attività programmate o da sviluppare.

Saluti finali e nuovo appuntamento nel capo di sopra.