Uniamoci per difendere i diritti dei precari della scuola sarda

Intervista ad Andrea Faedda, architetto e precario della scuola ed esponente del Coordinamento Precari Autoconvocati Sassari

  • Perché i docenti precari sardi della scuola sono in agitazione?

Intanto noi vogliamo che venga riconosciuto il valore del servizio che abbiamo prestato. Oggi, al contrario, ci sentiamo solo usati e senza il nostro lavoro tutta la didattica si fermerebbe. Invece questo imminente concorso straordinario è studiato con il preciso obiettivo di cancellarci dalla scuola, poiché verremmo valutati con un test strettamente nozionistico (e chi insegna sa bene che il valore di un docente va osservato su ben altri aspetti) con i 7/10 delle risposte valide. Una prova da “dentro o fuori”, in barba agli anni di servizio prestati e a tanta esperienza e capacità non valutabile con un mero test a crocette.

Inoltre per noi sardi la situazione è perfino peggiore poiché la volontà del Ministero è quella di assegnare il maggior numero di bandi alle regioni più popolose e con un maggior numero di cattedre vacanti. La Sardegna, come già accadde nel concorso 2016, si troverà ancora una volta penalizzata e si avrà pertanto un concorso su base regionale con pochi posti a disposizione rispetto ad una esigenza molto più grande di ruoli da ricoprire.

A chi verranno assegnate queste cattedre vacanti della Sardegna? Quasi certamente non a docenti sardi.

Infatti per via di alcune norme contenute nel decreto, le graduatorie dei precedenti concorsi del 2016 e del 2018 vengono estese a tutte le regioni d’Italia e con la nuova norma detta “Call Veloce” chiunque si trovi in una graduatoria di una qualsiasi regione potrà venire ad assumere un ruolo o anche una supplenza annuale in Sardegna, erodendo di fatto i posti attualmente occupati dai docenti precari sardi.

  • Quando si è discusso di “regionalizzazione” della scuola c’è stata una levata di scudi di partiti e sindacati. Ora?

Tutte le sigle sindacali, ad eccezione di COBAS, CUB e USI,  non hanno voluto mai ascoltare le richieste del precariato rispetto ai pericoli di questo Decreto Scuola varato dal governo PD-M5S. Per questo motivo stanno nascendo i Coordinamenti dei Precari Autoconvocati, una nuova forma di organizzazione dal basso. In Sardegna, da questo punto di vista, siamo molto attivi e abbiamo avviato già un’interlocuzione con la classe politica regionale. Se poi i sindacati volessero degnarsi di ascoltarci siamo comunque disponibili a collaborare, le porte restano aperte a tutti.

  • Cosa proponete?

Il Coordinamento dei Precari della Scuola Autoconvocati  propone una via d’uscita da questa situazione drammatica attraverso percorsi di abilitazione riservati ai precari della scuola in Sardegna sulla base delle leggi regionali che permettano di utilizzare come criterio per l’accesso ai concorsi nella Pubblica Amministrazione la residenza nell’isola per un determinato periodo di tempo prima del concorso, o l’avere conseguito un titolo di studio in Sardegna, e soprattutto di aver prestato servizio nelle scuole della Sardegna per almeno 36 mesi.

Un altro criterio da utilizzare potrebbe essere quello di conseguire una certificazione della lingua sarda. La Legge Regionale 22/2018 lo prevede già come requisito di accesso per i concorsi nelle amministrazioni della R.A.S.

Chiuso lo SPRAR di Sassari. Il vero progetto è la guerra tra poveri

 

Immagine tratta da SassariOggi.it
di Ninni Tedesco

E’ stata un’intuizione corretta quando, lo scorso 2 dicembre alla Domo de Totus di Sassari, abbiamo organizzato il convegno “Migranti e territorio:facciamo il punto”. Troppo silenzio e da troppo tempo su questo tema, e sentivamo la necessità di parlarne con gli operatori del settore e i diretti interessati in un luogo simbolo della loro presenza, il centro storico di Sassari. A poco più di un mese esplode la bomba SPRAR, La Nuova Sardegna informa a grandi titoli sul caso, i social e l’opposizione si svegliano indignati. DOPO. Dopo la scadenza dei termini per cui, dal 13 gennaio, il Comune di Sassari NON ha manifestato interesse, perdendo dunque il diritto di accesso, ai finanziamento del Ministero dell’Interno per contributi al “Progetto di accoglienza integrato per richiedenti asilo e profughi o minori non accompagnati” di durata triennale, finanziato appunto per il triennio 2017-2020.

I risultati positivi di tale progetto sono stati correttamente riportati dagli organi di stampa: oltre 450.000 euro annui entrati nelle casse del Comune per sostenere percorsi di inclusione sociale rivolti a circa 75 persone, interessando 7 appartamenti e famiglie sassaresi, organizzando tirocini e corsi di formazione, dando lavoro a 5 dipendenti e soprattutto consentendo alla maggior parte dei migranti di ricostruirsi una vita, di curare le profonde ferite dei drammi vissuti, di potersi sentire ancora quasi “a casa”.

Ho avuto il privilegio di avere come studente di lingua italiana Madi, giovane uomo Maliano sopravissuto all’inferno e oggi iscritto all’Università in Urbanistica, ospite dello SPRAR, che ha partecipato al convegno del Sa Domo raccontando la sua visione del mondo: “ Tanti sono ancora colonizzati nella mentalità e mettono le leggi davanti alle persone, perciò dobbiamo promuovere incontri e momenti di socialità”.

Invece, diceva Mahamoud Idrissa, mediatore culturale e profondo conoscitore della realtà del nostro territorio, “queste leggi folli aumentano la presenza di irregolari e creano fratture fra gli stessi migranti”.

E’ il principio del creare divisioni, che chi governa e amministra conosce bene. Ma c’è anche la strategia del silenzio per poi attaccare, nota invece all’opposizione.  Se si entra sul sito dello SPRAR infatti si legge testualmente:   “18.12.2019 – Per evitare interruzioni nei servizi di accoglienza, è stato adottato dalla ministra dell’Interno il decreto di finanziamento dei progetti del Sistema di protezione per i titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati (Siproimi) con triennio in scadenza al 31 dicembre prossimo.Il finanziamento consentirà agli enti locali che hanno manifestato l’intenzione di proseguire le attività progettuali di continuare a operare, nelle more della valutazione e approvazione delle domande di prosecuzione dei progetti per il triennio 2020-2022.”

Documento pubblico che tutti potevano leggere per cui penso che sarebbe stato doveroso informarsi, fare tutto quello che era possibile fare, anche mediaticamente e coinvolgendo tutti i soggetti interessati, per evitare la vergogna che ora tocca subire, magari facendo anche gli indignati!

Sassari sta diventando una città povera, e dove c’è miseria cresce il seme dell’intolleranza.

Chiudere  8 CAS (centri di accoglienza) e lo SPRAR senza realizzare un progetto di inclusione alternativo, senza creare posti di lavoro alternativi, significa voler alimentare un disagio sociale e un malessere in cui “pescare” disvalori e malumori, ovvero sempre più guerre tra poveri. Scivolando verso l’autoritarismo.

Questo è il vero progetto, e non ha alcuna opposizione.

Una piattaforma sarda per rovesciare il tavolo

Nasce una nuova piattaforma politica che raccoglie le forze «della sinistra anticapitalista, ambientaliste e quelle che si battono per una compiuta autodeterminazione del Popolo Sardo».

I lavori saranno subito operativi e riguarderanno tre temi cruciali: ambiente, scuola e repressione (quest’ultimo tema caldissimo, visti anche i mille indagati tra i pastori a causa dei decreti sicurezza voluti dal governo Lega-5Stelle e mai abrogati dal governo PD-5Stelle).

In un periodo storico in cui la classe politica sarda parla di inserire nella Costituzione italiana la dichiarazione che la Sardegna è un’isola e propone di premiare gli allevatori che rinunciano a produrre latte, è necessario ribaltare l’agenda della discussione politica tornando a discutere di questioni serie quali il gravissimo e diffuso inquinamento diffuso in moltissime aree dell’isola, la disperata condizione della scuola sarda fatta a pezzi dalle riforme, dalla mancanza di risorse e dai dimensionamenti dissennati e la criminalizzazione dei movimenti di lotta e di protesta (non solo i pastori, visto che anche il movimento contro l’occupazione militare ha subito pesanti stangate repressive).

Al progetto aderiscono per ora Caminera Noa, Potere al Popolo, Sardegna Possibile, vari comitati di difesa e tutela dell’ambiente e della sanità pubblica e singoli militanti o sezioni dei partiti comunisti.

La riunione si svolgerà il prossimo 18 gennaio presso la sede di Potere al Popolo Cagliari e verrà condotta con metodo partecipativo e democratico.

Di seguito i dettagli dell’evento:

 

Scaletta giornata di lavoro di sabato 18 gennaio 2020

Luogo: sede di Potere al Popolo, Pirri, via Limbara 27 (CA)
Durata pomeriggio di lavoro 15.00 → 20.00

‍♂️‍♀️15.00 Registrazione partecipanti
16.00 Saluti e presentazione del progetto che si vuole portare avanti. Prenderanno la parola i soggetti che stanno lavorando insieme per dare forma a una piattaforma in cui si lavora su temi condivisi, in una cornice di riferimento politica che comprende forze della sinistra anticapitalista, ambientalista e forze che si battono per una reale e compiuta autodeterminazione del Popolo Sardo (20 minuti circa)

▶️Presentazione/spiegazione del metodo di lavoro

1️⃣2️⃣3️⃣Presentazione dei 3 temi sui quali si lavorerà in gruppo. Bisognerà individuare uno o due referenti per ogni tema, e un* facilitator* per ogni gruppo.
1️⃣ Scuola
2️⃣ Repressione e Decreti Sicurezza
3️⃣ Ambiente
(basteranno 5-7 minuti per tema)

I partecipanti scelgono il gruppo nel quale vogliono dare il proprio contributo

16.45 – 1 sessione di lavoro (60 minuti circa)
analisi dei dati, stato delle cose, messa a fuoco di bisogni, problemi.

‍♂️pausa di 15 minuti

I partecipanti possono anche cambiare il gruppo di lavoro

18.00 – 2 sessione di lavoro (60 minuti circa)
messa a fuoco di possibili soluzioni e proposte. Se possibile idee per proseguire il lavoro iniziato.

‍⚕️‍♂️19.00 – Plenaria conclusiva (7-8 minuti per gruppo)
I 3 gruppi espongono in sintesi il lavoro fatto e le possibili attività programmate o da sviluppare.

Saluti finali e nuovo appuntamento nel capo di sopra.

10 anni fa: la Belle epoque dell’indipendentismo

di Marco Lepori

10 anni fa eravamo tutti più giovani e belli, non sentivamo il fiatone nel fare le scale di casa e non morivamo di sonno alle undici meno un quarto come succede oggi. E la barba lunga non ci faceva somigliare a dei clochard disperati, anzi ci dava maturità, e sbarbarci la mattina non ci donava una faccia da cadavere dell’obitorio, anzi ci toglieva qualche anno, seppure di toglierci qualche anno non ne avevamo bisogno, perché eravamo tutti più giovani e belli (ma questo può anche darsi che l’abbia già scritto, ché con l’età che avanza anche la memoria va a farsi friggere…).

Erano gli sfavillanti e scintillanti anni ‘10, in cui tutto poteva acadere, in cui tutto sembrava stesse per esplodere, la Belle Epoque dell’indipendentismo sardo: l’anno in cui toccammo il cielo con un dito!

10 anni fa, o giù di lì (non stiamo a contarci i brufoli sulle chiappe che non serve a nulla…), ci ritrovavamo a vendere le bombole di gas in una piazza di Sassari (non ricordo il nome, ma tanto se un giorno dovessimo farcela per davvero, a quella piazza il nome lo dovremmo cambiare, e cambieremo pure la statua che ha in mezzo visto che ci siamo, per cui tanto vale non sforzare troppo la memoria…) a metà prezzo; a bloccare le pale eoliche in campagna; ad occupare la sede di Equitalia etc. etc. E il motivo per cui facevamo queste cose, non c’è bisogno che ve lo spieghi io, che tanto lo conoscete già. E la notte poi, si usciva a fare attacchinaggio, con la colla fatta in mille modi diversi, che però non funzionava mai sul cemento ma solo sui manifesti degli altri; a piantare di nascosto arbureddi di compensato nelle aiuole del paese; a cercare di proiettare il simbolo nostro sulle mura del castello, a tipo Batman che si staglia nel cielo; a preparare bandieroni da srotolare a sorpresa in piazza, come la volta del comizio di Beppe Pisanu!

10 anni fa, avevamo fatto tutto questo casino per arrivare al 4%, in delle elezioni, quelle provinciali che noi chiamavamo regionali, che adesso manco esistono più! E non sto qua a specificare a quale movimento appartenevo all’epoca, tanto anche questo dovreste averlo già capito da soli (e se proprio non ci arrivate, VI DIKO TUTT IN PRV). Una percentuale che era bassissima ma che a noi sembrava altissima, talmente alta che subito dopo le piccole ali di cera si sciolsero e finimmo a faccia in terra a baciare l’asfalto ruvido. “Parlateci di Tramatza!” Ogni volta che scendo a Cagliari, faccio di tutto per non dovermi fermare all’autogrill di Tramatza, piuttosto la faccio dietro un guardrail, muoio di fame o di sete, raschio il fondo del serbatoio della benzina. Ogni volta che scendo a Cagliari, contro ogni mia volontà, capita che mi fermo all’autogrill di Tramatza e c’ho l’effetto “Cura Ludovico”. Guardo dall’altra parte della carreggiata, indico col dito il grande albergo (suppongo che sia un albergo…) sopra la stazione di servizio, o meglio ancora la sala convegni con terrazza panoramica e dico “Lì è dove è morta IRS!” (si è vero, avevo appena scritto che non l’avrei nominata, ma adesso ho cambiato idea). Inevitabilmente la persona con cui sto parlando, di solito il benzinaio, mi fa una faccia come a dire “E a me che minchia me ne dovrebbe fregare?”, spezzandomi il cuore.

10 anni fa, in una sala accogliente al centro perfetto della Sardegna, e di conseguenza, se i calcoli sono giusti, al centro perfetto del mondo intero (gloria eterna all’etnocentrismo sardignolo!), un centinaio scarso di persone/attivisti, “Meno degli iscritti al circolo bocciofilo di Latte Dolce!” (Cit.), se ne sono letteralmente cavati gli occhi gli uni con gli altri. E anche quelli, come il sottoscritto, che lì per lì non ci avevano capito un’acca del motivo per cui tutti gli altri si stavano cavando gli occhi, alla fine sono finiti col cavarsene gli occhi pure loro. Poi, ma solo poi, arrivarono anche le mail segretissime, le scissioni dell’atomo, le scatole vuote e le sale piene, l’alleanza col PD e vai col liscio. Ma, senza la “Giornata dei lunghi coltelli” di Tramatza tutto questo difficilmente sarebbe successo. Ed è piacevole pensare anche che, seppur non ne abbiamo alcuna certezza, senza quella clamorosa e forse inevitabile implosione il movimento sarebbe cresciuto ulteriormente (tanto di capello a chi continua a portarlo avanti!) e magari la Lega non avrebbe spadroneggiato indisturbata, almeno dalle nostre parti. Ormai però, i favolosi anni ‘10 appartengono al passato e a continuare a guardare indietro si finisce con l’invecchiare ancora più in fretta!

Scuola: mobilitiamoci contro il decreto ammazza precari (sardi)

di Andrea Faedda

Imperterrita, sorda e arrogante la neo ministra Azzolina continua la sua guerra personale contro i docenti precari della scuola. L’anno prossimo avremo in Sardegna migliaia di insegnanti esodati che con il provvedimento della call veloce verranno sostituiti da personale proveniente da altre regioni. In barba ai tanti anni di servizio spesi per la scuola pubblica del proprio territorio. Vediamo ora se la politica regionale rimarrà inerme di fronte a quello che si preannuncia come un nuovo disastro economico e sociale per migliaia di sardi.

Ecco le ragioni per le quali nessun precario passerà di ruolo con questo concorso (dal Coordinamento precari autoconvocati Sassari):

12 cattedre a regione per cdc, da cui togliere sostegno e che il MIUR ha già dichiarato che non saranno distribuite in parti uguali in tutte le regioni, ma plausibilmente per necessità (quindi non in Sardegna). Prova computer based 7/10 sullo scibile umano. Obbligo di avere un contratto al 30 giugno anche per ottenere l’ abilitazione e obbligo quinquennale di rimanere nella scuola assegnataria, quindi se stavate pensando di andare a fare il concorso in un’altra regione pensateci bene . Numero di partecipanti superiore di tre volte ai posti messi al bando = probabile prova pre selettiva. Partecipazione docenti di ruolo che a parità risultato computer based avranno punteggio enorme rispetto a qualunque precario, sorpassandolo. Valanga di ricorsi dei colleghi delle paritarie che avendo preso punteggio più alto di quelli delle statali faranno ricorso per il ruolo bloccando il concorso dal punto di vista amministrativo. Prima di frequentare corsi spendendo soldi vi consigliamo la piazza io 17 gennaio a Sassari e Cagliari e lo sciopero generale della scuola il 14 febbraio.

Appuntamenti di lotta per bloccare questo scempio ai danni dei lavoratori della scuola della Sardegna e del diritto allo studio dei giovani sardi:

Sassari

Cagliari

Sale in zucca contro betoniere

di Danilo Lampis

Il governo regionale vuole cementificare le coste sarde. Negli ultimi mesi sono state presentate tre proposte di legge che puntano a incrementi volumetrici nella fascia costiera, compresa quella di massima tutela dei 300 metri dalla battigia marina, e, in sostanza, alla liberalizzazione delle edificazioni residenziali in area agricola.

L’unico interesse che hanno è quello di finanziare le betoniere dei loro amici costruttori a discapito della tutela dell’ambiente. Sì, perché la verità è che la Sardegna non ha bisogno di altri posti letto, anzi ne ha in eccesso. L’indice di utilizzazione lorda delle strutture, che misura la percentuale di utilizzo dei posti letto nel corso di un anno rispetto all’effettivo potenziale, nel 2017 si è fermato al 25,9% per le strutture alberghiere e al 10,4% per quelle extralberghiere. Ad agosto sale al 58%, nei mesi di gennaio e dicembre scende all’1%. Il motivo è che l’82% delle presenze si concentra nei mesi tra giugno e settembre, proprio nelle coste.

Eppure, il settore è in crescita: nel 2017 le presenze sono cresciute a un tasso superiore rispetto alla media italiana (+5,5% contro +4,4%), con una crescita forte delle presenze straniere (+10,4%), che contribuiscono a destagionalizzare il turismo, concentrandosi anche nei mesi di spalla, ovvero aprile, maggio, giugno, settembre e ottobre. Va considerato infine che molti turisti, soprattutto quelli che soggiornano per periodi lunghi, preferiscono alloggiare in abitazioni private, da amici o attraverso AirBnB. Si tratta del cosiddetto turismo sommerso, che non compare nelle statistiche. (fonte dati)

L’isola non ha bisogno di cementificare le coste, danneggiando ulteriormente il patrimonio ambientale e paesaggistico che costituisce la nostra vera ricchezza. Semmai servono politiche sui trasporti esterni e interni, sulla formazione, sull’integrazione virtuosa tra ambiente, artigianato, agroalimentare e turismo e su tanto altro. Ma tanto è inutile proporre soluzioni a questi qui: sono abituati ad ascoltare i consigli di Briatore, non le esigenze del popolo sardo.

Firmiamo la petizione per difendere le coste

Ad Escalaplano una delibera per la conoscenza della storia sarda

Il paese di Escalaplano
di Francesco Casula

L’Amministrazione comunale di Escalaplano con la sua Giunta e il sindaco Marco Lampis in prima persona deliberano e decidono di valorizzare la storia sarda, partendo da queste opportune e giuste considerazioni:

– Che ogni popolo ha il diritto di avere piena conoscenza e consapevolezza delle proprie origini e della propria storia e che tale conoscenza è la precondizione per cogliere ogni opportunità di evolversi e migliorare la propria condizione;

– Che tali consapevolezza e conoscenza devono essere patrimonio di ogni individuo e che lo Stato, nelle sue articolazioni e declinazioni burocratico amministrative e attraverso le sue agenzie, ha il dovere di favorire questo processo di conoscenza diffusa in tutta la popolazione;

– Che la scuola, quale agenzia che ha fra i suoi obiettivi principali quello di formare ed accrescere il livello culturale dell’individuo, non solo su specifiche competenze e nozioni, che discernono dalle aspirazioni di ciascuno, ha il compito di contribuire a fare di ogni individuo un cittadino consapevole e cosciente delle proprie origini, del trascorso storico che ha portato il suo popolo in una data condizione e della sua appartenenza a un organizzazione nazionale, anche in una dimensione istituzionale;

– Che la scuola sarda è incardinata nel sistema scolastico ministeriale, che propone metodi e modelli didattici, soprattutto sui temi storici, spesso lontani dalle specificità delle diverse realtà locali e regionali che compongono l’Italia;

– Che nei programmi ministeriali la storia della Sardegna, delle dominazioni, dei regnanti e del loro rapporto con la comunità e con il popolo sardo, sono trattate in modo alquanto marginale e non approfondito come meriterebbe la nostra storia e come necessiterebbe ai cittadini sardi. La Giunta inoltre prendendo atto che

– Che fuori dall’ambito scolastico, gli studiosi appassionati della storia della Sardegna, attraverso le loro opere, i libri e altre pubblicazioni, si adoperano per trasmettere a noi Sardi gli aspetti più importanti, spesso celati e per questo meno noti della nostra storia; 

-Che fra le personalità di cultura che curano in modo particolare la storia della Sardegna diffondendola e rendendola conoscibile a chiunque, vi è senza dubbio il professor Francesco Casula di Ollolai, laureato in Storia e Filosofia, docente, giornalista e pubblicista, che si è affermato e distinto quale studioso della storia, lingua e cultura sarda;

– Che nell’anno 2016 il professor Francesco Casula ha pubblicato un libro dal titolo “Carlo Felice e i tiranni sabaudi”, edito dalla casa editrice Grafiche del Parteolla, che tratta, appunto, il periodo della dominazione sabauda, che ha trasformato il Regno di Sardegna, prima in Regno d’Italia e poi, con il referendum del 1946, in Repubblica italiana;

– Che l’opera del professor Francesco Casula, oltre a far conoscere fatti storici precisi e documentati, ma sconosciuti ai più, rimarca l’importanza dell’uso della lingua sarda, più volte oggetto di incisivi tentativi di italianizzazione o dessardizzazione, proprio ad opera dei regnanti sabaudi, che miravano alla snazionalizzazione del popolo sardo, per poterlo meglio dominare;

DATO ATTO:

– Che il Comune di Escalaplano si è sempre adoperato per favorire la divulgazione della cultura e della lingua sarda, attraverso le attività e i laboratori curati dallo sportello comunale sulla lingua sarda, ma anche organizzando specifici eventi culturali in collaborazione con la biblioteca comunale e con le associazioni locali, nonché realizzando e promuovendo, per ben cinque edizioni, il concorso letterario in lingua sarda – Poetendi e Contendi – Scalepranu in Poesia”, con l’obiettivo principale di valorizzare e diffondere la cultura e la lingua sarda;

– Che questa amministrazione è inoltre impegnata nella realizzazione della “Casa della Cultura Sarda” di Escalaplano, per la quale si è già provveduto ad acquisire parte di materiale e opere, nonché a curarne l’allestimento;

– Che è intendimento di questa amministrazione riproporre e dare seguito alle attività sopra citate, nonché realizzare un evento specifico sulla storia della Sardegna, coinvolgendo la popolazione e, in modo particolare, i ragazzi e le ragazze che frequentano la Scuola Secondaria di Primo grado di Escalaplano, avvalendosi del professor Francesco Casula, affinché possa raccontare e ripercorrere quel particolare periodo storico, trattando gli argomenti toccati nel suo libro “Carlo Felice e i tiranni sabaudi”;

RITENUTO, per le motivazioni e considerazioni sopra riportate:

– Di promuovere e organizzare l’evento culturale denominato “Parliamo di storia della Sardegna”, con il coinvolgimento della popolazione, delle associazioni culturali, della biblioteca comunale e dell’istituzione scolastica, che prevede l’approfondimento della conoscenza della nostra storia e, in particolare, del periodo della dominazione sabauda;

– Di prevedere che durante l’evento e alla presenza dell’autore, sarà presentato il libro “Carlo Felice e i tiranni sabaudi” di Francesco Casula;

– Di coinvolgere in modo più significativo le ragazze e i ragazzi che frequentano la Scuola Secondaria di Primo grado di Escalaplano, in quello che sarà un vero e proprio laboratorio sulla storia della Sardegna, nell’ambito del quale ad ognuno degli studenti partecipanti sarà donata una copia del libro del professor Francesco Casula, sul quale è incentrato l’evento;

– Di demandare al Responsabile del Servizio Amministrativo e Sociale di questo Comune l’adozione degli atti necessari alla fornitura di un congruo numero di copie del libro scritto dal professor Francesco Casula “Carlo Felice e i tiranni sabaudi”, da donare a tutti gli studenti della scuola Secondaria di Primo Grado di Escalaplano, nonché alla biblioteca comunale.

Inutile dire che la delibera della Giunta di Escalaplano mi riempie di gioia e va nella direzione di diffondere e valorizzare la storia sarda, soprattutto nella scuola e nelle giovani generazioni.

Cosa volete che sia qualche centinaio di litri di paraffina sversata in mare?

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Foto di tecnici della Saras dopo l’ “incidente” della paraffina dei giorni scorsi, foto Ansa
di Antonio Muscas

 

Ha destato molto clamore lo sversamento di paraffina (“qualche centinaio di litri”, che volete che sia mai?) durante un’operazione di carico di una nave davanti agli impianti della Saras, a Sarroch

La Saras nel 2018 ha fatturato 9,20 miliardi di euro (vedi foto allegata, fonte https://www.reportaziende.it/saras_spa_o), controlla una società, la Sarlux per la produzione di energia elettrica della potenza di 555 MWe che soddisfa quasi il 50% dell’intero fabbisogno isolano
Come combustibile utilizza il Syngas, un gas di sintesi derivato dagli scarti di lavorazione del petrolio, e così facendo da una parte si libera di rifiuti tossici per il cui smaltimento dovrebbe pagare cifre consistenti e dall’altra produce energia elettrica che vende a prezzo superiore al valore di mercato grazie ai famosi CIP6, i sostanziosi incentivi che permettono di equiparare gli scarti di lavorazione alle rinnovabili, incassando centinaia di milioni di euro all’anno

Fotografia de Antonio Muscas

In questo modo, avendo la Sarlux priorità di dispacciamento, ovvero il diritto di immettere in rete senza limiti – cosa che fa producendo a pieno regime per circa 8.000 ore all’anno – condiziona pesantemente il sistema energetico sardo impedendo la regolare transizione verso il rinnovabile e sottraendo soldi pubblici da dedicare proprio a progetti e interventi di riduzione delle emissioni nocive. Ciliegina sulla torta, il territorio circostante la centrale viene devastato per chilometri e chilometri dalle emissioni pestilenziali prodotte in gran quantità

Ora, questo della Sarlux non è che un particolare dell’intero quadro rappresentato dalla raffineria Saras

Come le cronache degli ultimi anni ci raccontano gli incidenti di ogni ordine e grado si succedono in questo stabilimento, ma mai nulla e nessuno ha messo in discussione lo stabilimento stesso e la sua gestione

C’è da dire che, pur senza gli eccessi attualmente registrati, date le dimensioni dello stabilimento, anche lavorando nelle migliori condizioni e nel rispetto di tutte le normative, le ricadute sul territorio risulterebbero allo stesso modo devastanti

Onestamente si potrebbe anche dire che, fino a quanto faremo uso dei fossili, sarebbe poco corretto parlare di chiusura della stabilimento per trasferirlo altrove

Per liberarci di questo mostro con tutte le sue aberrazioni evitando di trasferirlo a casa d’altri, sarebbe perciò necessario comprendere cosa è necessario fare

La prima e urgente azione è spingere al massimo la transizione rinnovabile: prima ci libereremo dei fossili, prima potremo parlare di chiusura e riconversione dello stabilimento

La seconda, legata alla prima, è la progressiva riduzione dell’impiego del fossile che inevitabilmente andrebbe a limitare la produzione e l’emissione di veleni di ogni genere e sorta

La terza, ma non per ordine di importanza, è l’eliminazione di ogni forma di incentivo che consente ancora oggi alle lobbies del fossile di restare competitive, condizionare e manipolare il panorama energetico

La quarta, è il ritorno del controllo pubblico, o meglio sarebbe dire collettivo (e perciò non statale) sulla produzione energetica, e qui di seguito spiegherò perché

Se tu sei una multinazionale che fattura diversi miliardi di euro all’anno, avrai alle tue dipendenze stuoli di professionisti incaricati di trovare ogni sistema utile ad accrescere ulteriormente il tuo fatturato

Questi soggetti si occuperanno di promuovere l’immagine della società a cominciare dalle scuole fino alle più alte istituzioni; se necessario acquisteranno organi di stampa, li controlleranno o cercheranno di condizionarli

Eserciteranno pressioni sulle istituzioni per ottenere leggi speciali e ad hoc, concessioni e deroghe e quanto necessario per svolgere o favorire la propria attività

Valuteranno se finanziare la campagna elettorale di qualche politico di comodo e cercheranno comunque di condizionare l’azione politica

Valuteranno se finanziare degli studi scientifici in grado di avvalorare la bontà delle attività svolte dalla società

Di fronte ad una specifica norma ambientale, ad un limite o un vincolo, valuteranno se conviene rispettarli, quali sono le conseguenze economiche, sempre che ci siano, in caso di violazione, o se è più conveniente fare pressione sulle istituzioni affinché vengano modificati o rimossi, e le eventuali conseguenze sull’immagine della società

Di fronte ad una specifica norma ambientale, ad un limite o un vincolo che non si vuole rispettare valuteranno se intervenire esercitando pressioni o minacciando la chiusura e il licenziamento

Valuteranno se farsi essi stessi promotori di norme più severe, che tanto non rispetteranno, al fine di darsi un’immagine più ambientalista

Di fronte a determinati rischi e pericoli sulla salute dei lavoratori, valuteranno se conviene prendere i corretti provvedimenti o se invece siano inferiori i costi economici di un eventuale risarcimento, se mai ci sarà; anche perché le cause in tribunale possono trascinarsi per anni con un eventuale finale nulla di fatto

Se tu sei una multinazionale che fattura diversi miliardi di euro all’anno, probabilmente le tue valutazioni saranno tutte di natura prettamente economica, inclusa la vita dei tuoi dipendenti e addirittura la tua vita stessa

Se tu sei una multinazionale che fattura diversi miliardi di euro all’anno, non ci saranno incidenti casuali ma incidenti calcolati per i quali,salvo casi eccezionali, hai un ufficio stampa già pronto a ridimensionare e/o fornire tutte le rassicurazioni del caso

Perciò, cosa volete che sia qualche centinaio di litri di paraffina sversato in mare?

Insularità a chi?

 

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Immagine liberamente tratta da Marterblog
di Andrìa Pili

Le regioni ultraperiferiche dell’Unione Europea sono quelle cui il comitato per l’insularità in Costituzione guarda, in maniera più o meno esplicita, al fine di raggiungere uno status analogo. Credo sia discutibile associare la Sardegna a tali regioni, per motivi a mio parere ovvi, ma così non sembra almeno per i nostri eroi in Consiglio Regionale e altrove (ad esempio, Luciano Uras e Margherita Zurru di Campo Progressista, in un articolo su La Nuova Sardegna del 10 novembre scorso, hanno affermato che sarebbe invece “evidente” il contrario, per “condizione oggettiva”).

Quali sono le nove regioni cui il Trattato di Amsterdam (1997) ha riconosciuto la condizione di ultraperifericità in virtù della loro “situazione socioeconomica strutturale” segnata dall’insularità, dalla distanza e dalla superficie ridotta?

I dipartimenti d’Oltremare francesi (Guadalupa, Martinica, Guyana, Mayotte, Riunione) sono territori nei quali persistono le conseguenze del colonialismo classico che hanno subito per secoli, tra cui la dipendenza dall’export monocolturale di materie prime e lo schiavismo; le rimanenti sono isole dalle dimensioni molto ridotte rispetto alla Sardegna (24100 kmq): le Canarie (7447 kmq complessivi, la più grande, Tenerife, ha solo 2034 kmq), le Azzorre (2333 kmq complessivi, la più grande Sao Miguel ha 759 kmq), Madeira (801 kmq), St.Martin (53 kmq). Ciò che accomuna queste nove regioni è il fatto di trovarsi in aree geografiche extraeuropee (America Centrale, Sudamerica, Africa Occidentale ed Orientale) pur facendo parte dell’Unione Europea sia politicamente che per PIL pro capite. A prescindere da ogni considerazione sugli effetti economici di determinate politiche, appare ragionevole che si adottino provvedimenti per sopperire a tale distacco dal continente cui artificiosamente appartengono. Meno ragionevole è invece pensare che la Sardegna, una grande isola situata al centro del Mediterraneo Occidentale, possa essere paragonata a questi nove territori.

Dando per buona questa tesi, tuttavia, mi ha colpito il fatto che tra questi il modello prediletto più citato (anche dal nostro presidente della Regione in una recente intervista su La Nuova Sardegna del 5 dicembre scorso) siano le Canarie anziché le Azzorre o Madeira. Il motivo è che, durante l’ultimo ventennio (cioè il periodo in cui a queste regioni sono state applicate determinate politiche in ragione della loro condizione riconosciuta) le succitate isole dello Stato spagnolo hanno ampliato il divario di sviluppo con la media UE (tra il 2000 e il 2016 hanno avuto il più basso tasso di crescita annuale del PIL pro capite delle regioni spagnole, solo 0.03%) mentre le isole portoghesi, al contrario, l’hanno ridotto: Madeira, è stata la regione portoghese con il più alto tasso di crescita (1.9% annuale, tra il 2000 e il 2016), grazie al quale ha colmato il divario con la media del suo Stato (fonte OECD Regions and Cities at a Glance 2018); il PIL pro capite delle Azzorre, dal 1999 al 2016 (fatto 100 quello portoghese) è passato da 84 a 90, giungendo a toccare anche 94 nel 2009, prima della crisi (fonte: InstitutoNacional de Estatistica – ContasRegionais 2013 e 2019).

Per quanto manchi uno studio sugli effetti delle politiche per le regioni ultraperiferiche, chi sostiene la tesi in favore dell’insularità in Costituzione e l’attribuzione alla Sardegna di questo status, farebbe meglio a citare i casi di presunto successo anziché un fallimento palese.

Entro questa mistificazione, il consigliere regionale di centrodestra Antonello Peru addirittura dichiarò che le Canarie, grazie al principio di insularità avrebbero “fatto la loro fortuna economica e azzerato la disoccupazione” (La Nuova Sardegna, 14 marzo 2018). A leggere i dati forniti dal governo delle Canarie, tuttavia, non pare esattamente così: tasso di disoccupazione 21%; disoccupazione giovanile 41%; tasso di occupazione 47%; deficit commerciale 9.7 mld di euro, il tasso di copertura (rapporto export/import) è solo del 21% (quello sardo è del 70%, dai dati dell’ultimo rapporto CRENOS). Insomma, a prescindere dalla conoscenza dei dati, la citazione delle Canarie rimane una ottima mossa retorica, in quanto, nell’immaginario collettivo, queste isole rappresentano un paradiso.

Fermo restando che, per me, Azzorre e Madeira non sono paragonabili alla Sardegna e tralasciando i problemi notevoli che tali regioni continuano ad avere (ad esempio, per quanto concerne sanità, innovazione, occupazione) citarle a supporto dell’insularità in Costituzione darebbe almeno una parvenza di serietà all’argomentazione. Penso sia una dimostrazione ulteriore della natura tutta propagandistica e strumentale di questa “battaglia”, dove nessuno ha compiuto uno straccio di analisi seria. Infine, mi chiedo: cosa ha prodotto il “comitato scientifico” in questi due anni, durante i quali la sua presidentessa Maria Antonietta Mongiu (archeologa) e i suoi vari sodali non hanno fatto che ripetere sui giornali sempre le stesse tre-quattro frasi ad effetto? Inoltre, un comitato che ospita nel suo seno personalità dei campi più disparati non economici (fra cui anche il presidente dell’associazione fantarcheologica Nurnet, Antonello Gregorini) quali garanzie di scientificità potrebbe mai fornire?

La Casa del Papel sbarca in Sardegna e attacca il Mater Olbia

Un’attivista di Caminera Noa con la maschera di Dalì della famosa serie televisiva spagnola “La Casa del Papel” davanti al mercato civico di Sassari

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Caminera Noa sulla nuova mobilitazione contro il finanziamento pubblico alla sanità privata e in particolare all’ospedale della Qatar Foundation “Mater Olbia”. in allegato gli attivisti hanno diramato il video dell’azione diventato virale sui social network. 

Caminera Noa si è vestita con le maschere e le tute ribelli della Casa del Papel per attaccare un’altra grande Casa di Carta: il Mater Olbia.

 

Come la Zecca di Spagna nella famosa serie televisiva “La Casa del Papel”, anche il Mater Olbia è infatti una casa di carta.

Abbiamo stampato biglietti da 500 euro targatiDomo de Papiru” e li abbiamo distribuito ai cittadini sardi con un prospetto di tutto quello si potrebbe comprare annualmente con i finanziamenti destinati al finanziamento dell’ospedale della Qatar Foundation.

Perché regaliamo 60 milioni di euro pubblici all’anno ad un ospedale privato e tagliamo la stessa cifra chiudendo o mortificando ospedali pubblici perfettamente funzionanti?

Il Mater Olbia è una casa di carta che sembra inviolabile, ma noi siamo la Resistenza e insieme possiamo batterli!