Intevista a Enrico Lobina, candidato a sindaco della lista civico-indipendentista Cagliari Città Capitale alle prossime amministrative di Cagliari

LOBINA CCC
Intevista a Enrico Lobina, candidato a sindaco della lista civico-indipendentista Cagliari Città Capitale alle prossime amministrative di Cagliari

Che cos’è CCC?

Cagliari Città Capitale è un laboratorio politico. Le politiche di austerità hanno comportato una centralizzazione dell’organizzazione statuale, che ripudia il principio della sovranità popolare. In Sardegna l’autonomismo non ha saputo sviluppare benessere duraturo e rispettoso dei beni comuni primari (suolo, aria, acqua), mortificando le vocazioni ed i saperi propri della nostra terra. Ciò è avvenuto per responsabilità delle élite locali, che non hanno saputo o voluto dare risposte all’altezza dei bisogni di benessere e di pari opportunità del popolo sardo. Consideriamo conclusa la fase dell’Autonomia e riteniamo urgente aprire un processo culturale, sociale, economico e politico che dia speranza e concretezza emancipativa alla Sardegna. Assumiamo il principio di autodeterminazione del popolo sardo e della nazione sarda, cosi come sancito dall’ONU e ratificato dalla Conferenza di Helsinki, e un modello di sviluppo sostenibile, come elementi distintivi e valoriali di riferimento, così che possa essere esercitato a tutti i livelli politici ed istituzionali il principio di sovranità e di autogoverno.

Questo progetto è oggettivamente alternativo ai progetti espressi sul piano locale, sardo ed italiano sia nel centrodestra che nel centrosinistra. A questo laboratorio aderiscono persone e organizzazioni che hanno radicamento in città e in Sardegna, soggettività di comunità che abbiano la capacità di svilupparsi in modo plurale ed inclusivo, con caratura internazionale e visione euro mediterranea.

Alle scorse comunali sei stato eletto con la coalizione del centro sinistra. Perché non ti ricandidi con Zedda?

Massimo Zedda non ha rispettato il patto con gli elettori siglato nel 2011. Nel programma elettorale della coalizione vincente si poteva per esempio leggere: “Nei prossimi cinque anni ogni giorno almeno un occupato in più, ogni giorno almeno la stabilizzazione di un precario; ogni giorno almeno un’altra donna che conquista il lavoro; ogni giorno almeno un giovane che inizi a lavorare”. E’ successo esattamente il contrario.

Le condizioni politiche del 2011, inoltre, erano completamente diverse da quelle del 2016. Non esisteva il partito della nazione (italiana). Nel 2011, inoltre, le organizzazioni indipendentiste non avevano elaborato uno specifico pensiero riguardo il lavoro da portare avanti in ambito urbano. In questi ultimi anni, invece, sia ProgRes, che il circolo Chavez, ma anche Scida, ed in misura diversa compagni che prima erano nel Fronte Unidu Indipedentista, hanno riconosciuto la strategicità, per un processo emancipativo della Sardegna, della dimensione urbana. Questo è uno dei tratti più importanti per il lavoro comune che ci aspetta dopo le elezioni comunali della capitale. Cagliari Città Capitale, inoltre, è aperta ed inclusiva anche verso tutti i non indipedentisti, che si riconoscano nel patto costitutivo. Dal punto di vista strettamente personale, le organizzazioni politiche alle quali più organicamente appartengo, il circolo Me-Ti e Sardegna Sostenibile e Sovrana, nel 2011 non esistevano. Seppur su posizioni autonome e che riconoscevano il diritto all’autodeterminazione del popolo sardo, nel 2011 ero ancora iscritto al Partito della Rifondazione Comunista, che abbiamo lasciato nel 2013.

La vostra posizione sulla lingua sarda da impiegare in maniera ufficiale nelle istituzioni della città ha suscitato scalpore. Perché porre la lingua sarda nel programma elettorale?

Casteddu est in prenu in mesu de totu su movimentu linguìsticu isulanu. Casteddu tenit unu grandu connotu de autoris in sardu, poetas, scridoris, cantadoris e cantantis connotus e pretziaus. A custa citadi, giai ca est sa capitali de is sardus, ddi spetat sa faina de donai s’esempru in su fai balli e in su ofitzializai sa lìngua nosta. Po Casteddu Citadi Capitali sa lìngua sarda est un’aina de fundamentu. Seus proponendi unu pianu stratègicu po sa lìngua nosta. Tocat a afortiai custa batalla de tzivilidadi, cun fainas pretzisas e fortis, giai ca su sardu est perdendi su logu suu in su passàgiu de babu, e mama, a fillu e in s’imperu de dònnia dii in is cuntestus pùbricus, ma finas de famìllia o de is amigus. Sa batalla po arreconnosci, fai balli e ofitzializai is lìnguas de minoria, no est una batalla de antigòriu, o po s’inserrai. Antzis, est una chistioni de is mellus “avanguàrdias” polìticas europeas e mundialis. Bolit nai a s’aberri a su mundu cuscientis de sa diversidadi culturali nosta. A connosci prus de una lìngua no strobat, ma antzis s’agiudat, a connosci lìnguas noas e si donat un’imparu modernu e multiculturali, comenti nant paricis stùdius de psicolinguìstica. Su sardu e su plurilinguismu comenti a un’aina de crescimentu culturali, chi bogat traballu e fait godangiai, chi agiudat sa màgini nosta e su turismu. Casteddu Capitali Europea de sa Cultura no at funtzionau, in mesu de is àteras cosas, poita su sardu no dd’ant carculau. Donostia/San Sebastián in su 2016 est capitali europea de sa cultura poita ant puntau meda apitzus de sa lìngua basca. Leeuwarden/Ljouwert, capitali europea de sa cultura de su 2018, at puntau meda aicetotu apitzus de sa fueddada minorizada cosa sua.

Di che cosa ha bisogno Cagliari?

A Cagliari, negli ultimi quattro anni (2011-2014) gli abitanti sono diminuiti più che nel quadriennio precedente (2008-2011). Gli iscritti ai Centri Servizi per il Lavoro, nella sola capitale, sono passati da 29.700 (maggio 2011) a 37.070 (dicembre 2014). Il tasso di disoccupazione, dal 2007 a oggi, è passato dall’11% al 19%. L’assenza, per responsabilità della Regione, di un quadro di riferimento istituzionale certo sull’articolazione dei poteri sub-regionali, e la mancata spinta riformatrice nel governo della capitale, unitamente alla rinuncia del Sindaco a porsi alla testa dei Comuni sardi nel contrasto alle politiche governative di spending-review non hanno consentito alla città di porsi come la locomotiva di un nuovo progetto di sviluppo sostenibile, capace di mettere in rete comuni e città sarde e questi in relazione con la Regione Autonoma della Sardegna e con i processi di area vasta connessi all’efficienza e all’efficacia nella gestione e allocazione dei servizi e articolati per competenze e vocazioni dei territori, secondo il principio di adeguatezza e sussidiarietà. Occorre dar voce e rappresentanza a un punto di vista organizzato e organizzabile sia per il riscatto da un’esistenza segnata dalla povertà, l’emigrazione e la solitudine di larghi ceti popolari, sia per la positiva iniziativa delle forze imprenditoriali, intellettuali, della cultura e dei servizi, che intendono concorrere alla creazione di lavoro e ricchezza diffusa orientata ai fini sociali, in un quadro di sviluppo economico sostenibile e rispettoso dell’uomo e dell’ambiente.

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