Le ragioni del SI al referendum di domenica 17 aprile

Trivelle 17 aprile 016
Le ragioni del SI al referendum di domenica 17 aprile

Con il referendum del 17 aprile si chiede di abrogare la norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste senza limiti di tempo, fino ad esaurimento del bacino. Se prevarrà il “SI” e se verrà superato il quorum (vero ostacolo per questo referendum) le attività estrattive nei pozzi in questioni andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza naturale fissata al momento del rilascio delle concessioni o eventuali proroghe concesse per legge.
I movimenti indipendentisti e ambientalisti in Sardegna stanno indicando un voto per il “SI” in modo da vanificare l’azione del Governo italiano, accompagnata da un silenzio mediatico vergognoso che palesa il tentativo di boicottare questo referendum da parte delle istituzioni, e ridurre al minimo la partecipazione. Oltre a ciò va aggiunto anche il silenzio stampa sui recenti incidenti avvenuti in Francia perché potrebbero pesare sull’esito del referendum e portare le persone a votare.
Il governatore della Sardegna Pigliaru ha ricalcato sostanzialmente l’«andate al mare» del capo del Governo italiano Matteo Renzi e della CGIL.
Chi sta boicottando il referendum sostiene che una vittoria del “SI” sarà dannosa per tutta l’economia e la classe operaia in particolare, con strumentali richiami ai posti di lavoro che sarebbero a rischio. Contestualmente a questa opera di terrorismo mediatico, si assiste a schizofreniche dichiarazioni che cercano di far desistere dal SI sulla base dell’idea che il referendum – in fondo – non sposti più di tanto a beneficio dell’ambiente. “…é su una cosa infinitamente più piccola” (Francesco Pigliaru).
Ma se questa abrogazione “sposta” così poco, se non risolve come sappiamo bene tutti i problemi di un sistema a produzione capitalista, come mai tanto ardore nel terrorizzare la popolazione con lo spauracchio del crollo occupazionale?

Chi trae beneficio dalla mancata abrogazione dell’articolo non è certo la classe operaia o la collettività, bensì le multinazionali degli idrocarburi che allo Stato sono tenute a versare solo un importo corrispondente al 7% del valore della quantità di petrolio estratto o al 10% del valore della quantità di gas, somme oltretutto non dovute al di sotto di certi volumi estratti (cd franchigia). Dunque, è chiaro il vero interesse del NO o, peggio, dell’astensione: posticipare quanto più possibile gli investimenti di smantellamento e bonifica dei pozzi avuti in concessione, posticipare una qualsiasi transizione energetica sempre più urgente, il tutto estraendo sistematicamente quantitativi inferiori alla franchigia per le quali le royalties allo Stato non sono dovute. Un affare, per l’ENI. È questo il vero obiettivo di chi boicotta il referendum o spinge per un NO.

Come accennato sopra i principali movimenti indipendentisti sardi si sono schierati nettamente per il “SI”. Progres in un comunicato, attacca proprio l’intreccio tra politica italiana e multinazionali energetiche: “Is dimissiones friscas de sa Ministra de s’Isvilupu Econòmicu de su Guvernu italianu ant postu a craru – in casu bi nde esseret galu bisòngiu – de s’ammesturìtziu mannu intre sa polìtica italiana e is lobby de su petròliu e de s’energia chi, oramai a cada livellu, parent fàghere lege in is sèberos de isvilupu energèticu”.

Progres attacca poi l’ipocrisia della classe politica regionale, del tutto suddita a quella statale italiana: “E inoghe intrant in giogu is vàrios rapresentantes polìticos sardos chi in is ùrtimos meses si sunt postos che a defensores de s’ambiente, pro primu su presidente de su Consìgiu Regionale Gianfranco Ganau: dae isponsor mannu de s’ENI pro sa chìmica birde totu in una borta ambientalista a tipu Greenpeace, a cale de is duos Ganau depimus crèere?”

Anche il Fronte Indipendentista Unidu attacca la Giunta regionale in materia di politica energetica e invita «tutti i sardi a votare SI al referendum sulle trivelle per difendere i beni comuni, il Mare Mediterraneo e per rilanciare la lotta contro il colonialismo delle multinazionali e dello Stato italiano che tanto sfruttano e devastano il nostro territorio nazionale».

http://www.fronteindipendentista.org/it/