Il ritorno della CSS a Sassari

Il ritorno della CSS a Sassari

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Venerdì 15 aprile, in pieno centro storico di Sassari, la Cunfederatzione Sindicale Sarda ha inaugurato la sua sede. I lavori sono stati aperti in lingua sarda dal sindacalista Giuseppe Pisano, il quale ha relazionato sulla proposta lanciata di concerto con il Fronte Indipendentista Unidu e con l’Altra Sardegna di un piano triennale per il lavoro. Immediatamente dopo è intervenuto il figlio del grande architetto indipendentista Antoni Simon Mossa, a cui è stata inaugurata la sede sassarese della CSS. Predu Simon Mossa ha presentato le iniziative previste per il centenario dalla nascita (1916-2016) e ha annunciato «grandi novità venute fuori nella ricerca dei suoi documenti che presto verranno rivelate al pubblico». Ha poi preso la parola il sindacalista Vincenzo Monaco che, in catalano algherese, ha denunciato il raggiungimento del limite inferiore di sopportazione dei soprusi causati dal colonialismo e ha fatto appello ad una reazione del popolo sardo per una programmazione dal basso del nostro futuro economico, sociale, linguistico e politico. Monaco ha duramente attaccato il modello economico imposto alla società sarda che «forma giovani lavoratori per poi allontanarli dall’isola impoverendo sempre di più il nostro tessuto sociale». Ai lavoro ha partecipato anche il sindacalista catalano Carles Sastre, Segretario Generale della Confederation Sindacal Catalunya – Intersindacal che ha evidenziato i punti di contatto con la realtà lavorativa sarda e in particolare la fuga di competenze all’estero dopo essere state formate (come in Sardegna con il disastroso progetto “master and back” della giunta Soru). Sempre dalla Catalunya è intervenuto il rappresentante della Generalitat catalana Joan Elies Adell Pitarch il quale ha ribadito il carattere “rivoluzionario, pacifico e inesorabile” del processo di mobilitazione della società catalana: «noi non vogliamo l’indipendenza solo per una questione culturale o identitaria, ma perché il nostro popolo ha diritto al benessere e con la Spagna ciò non è possibile dal momento in cui i catalani non possono autodeterminare le loro scelte economiche e sociali». Joan Elies ha anche teso una mano alla Sardegna invitando i sardi a stringere rapporti sempre più stretti sia culturali che economici, perché «i popoli catalano e sardo non devono più darsi le spalle, ma cooperare nell’interesse comune indipendentemente da ciò che fanno o non fanno Roma e Madrid».
Per la CSS sassarese sono intervenuti, tutti in sardo, Gavino Piredda (settore bancario), Luana Farina (Servizi Regione) la quale ha sottolineato l’immobilismo della giunta Regionale sotto diversi punti di vista e Cristiano Sabino (scuola) che ha puntato il dito contro la «scuola italiana in Sardegna che priva i cittadini sardi del diritto di conoscere la propria storia, cultura e lingua generando analfabeti antropologici e sull’assenza di una legge regionale per la scuola».
I lavori sono stati chiusi dal segretario generale Giacomo Meloni che con un lungo e appassionato intervento, parte in sardo e parte in italiano, ha ribadito il carattere necessariamente politico e non meramente burocratico del sindacato nazionale sardo: «dobbiamo combattere un modello economico che ha distrutto la nostra terra inquinandola e creando dipendenza economica e mentale contrastando e denunciando chi ci ha ingannati, derubati e avvelenati. Se le grandi industrie che stanno in piedi solo ricevendo finanziamenti statali ci ripagassero del danno arrecatoci ci sarebbe lavoro per trent’anni con le bonifiche che oltretutto ci restituirebbero un territorio nuovamente utilizzabile»

http://www.confederazionesindacalesarda.it/