Vertenza entrate: le perline colorate di Pigliaru, Paci e Maninchedda

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Secondo lo Statuto autonomo della Sardegna (art. 8) la Regione ha diritto di trattenere una parte delle tasse pagate sull’isola, in particolare ha diritto ai 7 decimi dell’IRPEF e ad analoghe percentuali di altre imposte, soprattutto indirette (IVA, ecc.). Dal 1948 la classe dirigente italianista ha “sorvolato” sul fatto che lo Stato Italiano non restituiva proprio nulla alla Regione e in tutti questi anni nessun partito italiano (leggasi coloniale) ha mai preso sul serio questa cruciale rivendicazione per avere indietro il maltolto. Nel mentre l’indipendentismo non è stato a guardare e ha denunciato lo sfruttamento fiscale già nelle regionali del 1992 con Anghelu Caria.

Da sola questa notizia in qualunque altra nazione avrebbe causato una guerra civile, perché stiamo parlando di cifre rilevanti strutturalmente, non di un semplice ammanco una tantum: 10 miliardi di euro che nel 2006 Soru ha fatto finta di voler esigere cavalcando la rivendicazione sempre più di dominio pubblico e ammiccando al governo amico di Romano Prodi con la conclusione – tutt’altro che positiva – che il debito è stato pressoché dimezzato da 10 a 5 miliardi (unico episodio al mondo dove i debiti invece di maturare interessi vengono amichevolmente dimezzati). La situazione è peggiorata ancor più dal momento che, in cambio di una riduzione dei suoi crediti, la Giunta Soru ha concordato che la Sardegna si facesse carico della spesa in settori come sanità e trasporti. La Giunta Pigliaruad inizio mandato ha rinunciato ai ricorsi pendenti presso la Corte Costituzionale contro lo Stato italiano e due giorni fa, il 16 maggio, ha firmato una capitolazione definitiva verniciandola grottescamente come “successo”.

I colonialisti che governano attualmente la RAS esultano e parlano di “vittoria” e di “fatto storico”. Ma cosa cambia? In soldoni la RAS riceverà ogni anno circa 130 milioni di euro in più perché le entrate di diritto verranno trattenute alla fonte mentre lo Stato italiano rimborserà circa 900 milioni in quattro anni, di cui 300 risultano già erogati nei primi del 2015. Per quanto riguarda le entrate che finalmente verranno trattenute alla fonte senza dover prima andare a Roma si tratta di un diritto che sarebbe dovuto essere rispettato dal 1948 e già questo basterebbe a mettere in mora un’intera classe politica italianista che ha fatto della sudditanza la sua bandiera. I 900 milioni (su dieci miliardi) invece sono veramente una beffa, ancor più se si pensa che in un decennio il centrosinistra italiano, dal Pigliaru Assessore al Pigliaru Presidente, è passato da rivendicare teoricamente un aggregato enorme, (miliardi di arretrati), ad indebitare per una generazione i sardi con 700 milioni di mutuo regionale di cui una larga parte destinati a spese infrastrutturali, le stesse fondamentali spese che nei contesti non coloniali si dovrebbero finanziare proprio con le risorse che per anni e anni sono state illegittimamente drenate al sistema economico sardo il quale, grazie alla scellerata politica unionista di Pigliaru, subisce un ulteriore duro colpo per la sua sostenibilità.