CSS: Perché non aderiamo allo sciopero dei sindacati italiani

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La posizione della CSS (Confederazione Sindacale Sarda) sullo sciopero Provinciale di Sassari indetto dai sindacati italianisti CGIL, CISL e UIL territoriali è chiara: nessuna adesione. Alcuni punti   della chiamata sono irricevibili – spiegano i sindacalisti sardi in una nota stampa –  in particolare non c’è condivisione sul “rilancio del protocollo operativo sulla Chimica Verde a Porto Torres e con l’attivazione degli investimenti previsti per l’attivazione di tutte le filiere produttive comprese nel progetto industriale”.

Il sindacato sardo non ha mai ceduto alle sirene dell’ENI che ha usato lo specchietto per le allodole della “chimica verde” solo per non finanziare le bonifiche. Inoltre la CSS di Sassari  non è  d’accordo con la richiesta di costruzione del 5° Gruppo previsto per il Polo Energetico di Fiume Santo anche “considerate le ultime notizie sul disimpegno della Ep in virtù del calo dei consumi energetici in Sardegna e della non economicità dell’investimento, nemmeno a Carbone”.

Il Sindacato sardo non concorda nemmeno con la prospettiva di metanizzazione  che la Regione continua a promettere nell’area di Porto Torres ed in altri poli della Sardegna:  “anni di riflessioni, analisi e ricerca di soluzioni alternative per l’economia, per le politiche energetiche e per il riutilizzo produttivo dei rifiuti prodotti in Sardegna, hanno fatto maturare la consapevolezza della di superare l’Economia Lineare che  utilizza e sfrutta le risorse naturali e i suoi residui,  bruciandoli per produrre calore contribuendo ad inquinare la Sardegna e tutto il pianeta”.

Tutti gli altri punti della Piattaforma dello Sciopero Provinciale sono condivisibili, ma cozzano con le proposte su Fiume Santo e su Matrika  e non facilitano l’avvio di quella economia circolare nella quale la CSS crede e punta,  vale a dire un’economia che sostiene la circolarità di nuova vita dei materiali e delle sostanze non inquinanti.

È tempo di scelte storiche e abbiamo davanti due modelli in netta antitesi: da un lato le vecchie logiche produttiviste ed oligarchiche basate sullo strapotere e sull’arbitrarietà delle multinazionali inquinanti, dall’altro il ritorno alle produzioni naturali e biologiche  che riportano a fertilità gli ambiti territoriali dimessi ma ancora produttivi con l’utilizzo di terre abbandonate o sottoutilizzate e con  il ritorno alla naturalezza dei prodotti ed alla cura delle coltivazioni delle tipicità locali. Lo stato italiano e la Giunta regionale “come veri colonizzatori, approvano  leggi, norme e regolamenti che contrastano totalmente con il modello di un ritorno all’Economia Circolare, sostenuta in Sardegna da millenni di Comunitarismo, rispettoso dell’equilibrio tra esseri viventi e natura”.

Sotto questo aspetto la linea dei sindacati Italiani promotori dello sciopero del 26 non si discosta da quella governativa  ed è per questo che la CSS non può aderire.

Per questo la Confederazione Sindacale Sarda dichiara la sua netta differenziazione di  linea politica e  sindacale considerando maturo il passaggio da una Economia ormai fuori mercato come quella lineare, autoritaria, oligarchica ed inquinante ad una Economia Circolare capace di creare una vera nuova occupazione in un  periodo storico di profondi cambiamenti come quello che stiamo vivendo.

Di seguito il documento conclusivo dell’Assemblea Territoriale dei Quadri e Delegati di CGIL CISL UIL che ha indetto lo sciopero generale provinciale del Sassarese:

http://www.fiumesanto.com/home/cgil-cisl-uil-sciopero-generale-provinciale-per-26-maggio/