Elezioni universitarie a Cagliari: Scida unica alternativa al duopolio UDU-CL

Il 18 e il 19 maggio si svolgeranno le elezioni universitarie nell’Ateneo cagliaritano. Abbiamo intervistato Andrìa Pili sulla strategia e sulle proposte dell’organizzazione indipendentista giovanile Scida che si presenta con il suo simbolo.

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  • Quali sono i punti più importanti del vostro programma elettorale?

Il nostro programma generale – per gli organi centrali – è incentrato su tre punti fondamentali: la parità tra la lingua sarda e la lingua italiana; la concezione di un ateneo di Cagliari posto al servizio dello sviluppo della Sardegna, quindi la rottura della sua collaborazione con i soggetti responsabili del nostro sottosviluppo (dalle multinazionali all’Esercito Italiano), l’obiettivo di un ruolo attivo in supporto della nostra economia e l’elaborazione di una didattica più diretta alla conoscenza della nostra realtà; l’idea di Università pubblica, perché gli studenti sardi siano posti nelle condizioni di esercitare il proprio diritto allo studio, al di là delle condizioni sociali di svantaggio o delle proprie difficoltà formative.

  • Avete stretto un’alleanza con la lista Link per spezzare il duopolio UDU-CL. Quali sono i termini dell’accordo?

L’accordo tra noi e la Link Cagliari, riguardo queste elezioni, è stato reso possibile da alcune condizioni: la nostra non competizione (Scida si presenta per i consigli studenteschi e gli organi centrali; Link Cagliari presenta un proprio candidato al CNSU, in cui la nostra lista non potrebbe candidarsi); la comune avversione alle due organizzazioni maggioritarie; la comune indipendenza del movimento studentesco dai partiti di potere, dunque la non compromissione della Link con i partiti responsabili della nostra dipendenza; la nostra comune visione di Università pubblica, contro il modello educativo neoliberale. Ognuno dei gruppi si è impegnato a farsi carico delle domande dell’altro: ad esempio, abbiamo chiesto che il loro candidato si faccia carico, se eletto, di richiedere una riforma del CNSU che permetta un collegio unico per la nostra isola e di proporre delle mozioni in favore di maggiori competenze della Regione Autonoma in materia di istruzione e ricerca. Inoltre, noi abbiamo intenzione di portare non solo le richieste degli studenti «indipendentisti» ma anche di coloro che- da un punto di vista progressista- non si sentono rappresentati dal duopolio della rappresentanza formale. Anche per questo, la nostra collaborazione non si fermerà a queste elezioni: la costruzione dell’Università sarda, contro la dipendenza ed il neoliberismo, passa necessariamente dalla creazione di una nuova fase del movimento studentesco sardo, ostile all’oligarchia politica e accademica, in cui il nostro diritto all’autodeterminazione sia centrale.

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  • Esistono molti legami fra Università e ricerca e produzione bellica. Scida che posizione ha in merito?

Nel nostro programma abbiamo chiesto la modifica del Codice Etico d’Ateneo per impedire questi legami tra l’Università di Cagliari e la guerra imperialista. Inoltre, chiediamo che il nostro ateneo esca dal Distretto Aerospaziale della Sardegna, di cui abbiamo sempre denunciato il ruolo nella riqualificazione in senso militarista del Poligono di Quirra. La nostra Università ha anche stabilito delle relazioni con il Technion, istituto tecnologico sionista implicato direttamente nell’oppressione palestinese, tramite la prorettrice Micaela Morelli (la quale, oltre che farmacologa, è anche una dirigente soriana del PD sardo); abbiamo chiesto di bloccare questa collaborazione e di impedirne altre con gli atenei israeliani, in quanto- alla luce della recente presenza dell’Esercito sionista nelle esercitazioni militari in Sardegna- riteniamo che esse finiranno per toccare anche direttamente l’ambito bellico (pensiamo ai droni). Opporci alla collaborazione tra UniCa e Israele significa opporsi all’oppressione del popolo palestinese e del popolo sardo; un grande esempio di internazionalismo applicato e non astratto.

http://scida.altervista.org/

Paola Pilisio: l’inganno della “chimica verde” e le vere intenzioni dell’ENI

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  • Che fine ha fatto la grande promessa della chimica verde?

La fine che abbiamo sempre detto che avrebbe fatto, ovvero quella di restare solo una promessa che ha permesso ad Eni di prendere tempo e non occuparsi di un’area di cui ha abusato, profittato e avvelenato per 40 anni, con il solo fine di scamparsi le bonifiche. Il tutto orchestrato ad arte per intrattenere la nostra classe politica, qualche sindacalista residuale e chi ancora credeva nel sogno della chimica.

  • Voi siete stati fra i primi a denunciare l’inganno dell’ENI?

In realtà no, i primi che hanno avanzato grossi dubbi su questo progetto sono stati l’ISDE e il GRIG. Noi siamo arrivati subito dopo e anche grazie al loro lavoro di ricerca e studio, solo che abbiamo fatto un lavoro diverso. Creando prima di tutto un comitato che ci ha permesso di costituirci parte civile nei processi che riguardano l’Eni nell’area industriale di Porto Torres, ma specialmente abbiamo usato le parole giuste, abbiamo trasformato i dati che ISDE, ma anche il Ministero dell’Ambiente ha sempre messo a disposizione, come il Rapporto S.E.N.T.I.E.R.I., in informazioni alla portata di tutti. Abbiamo diffuso una consapevolezza collettiva dei luoghi in cui ci è dato vivere. Lo abbiamo fatto attraverso i social network, non perdendo mai l’occasione di rovesciare le notizie che la stampa, non solo locale, dava in pasto alla gente. Abbiamo smontato punto per punto ogni loro dichiarazione sempre, anche con gesti: sit.in, occupazioni, manifestazioni che hanno coinvolto i collettivi artistici sorti nell’area del nord/ovest della Sardegna. Abbiamo denunciato e svelato questo progetto ovunque ci è stato possibile farlo, comprese amministrazioni comunali, aule universitarie e strade.

  • A che punto sono le bonifiche? Vedremo mai Porto Torres risanata?

Le bonifiche in realtà non sono mai partite, salvo piccoli interventi di facciata, che pero’ non hanno certamente risolto il problema delle falde, dei pozzi della Nurra, della polla di benzene nella darsena o della ormai famosa Collina dei Veleni di Minciaredda. Non sarà certo la nostra generazione a godere di una nuova Porto Torres, manca la volontà politica, se c’è una cosa che è emersa in questi anni, è che i nostri amministratori hanno ceduto su questi luoghi la sovranità e il controllo, i fatti dimostrano che non capiscono ciò che sta accadendo da anni in questi territori, ceduti a multinazionali senza scrupoli che impunemente, con la connivenza degli incontrollati controllori stanno dando il colpo di grazia. Il problema é che lasciano fare tutto quello che passa nella testa dell’ENI, ma non é detto che un giorno o l’altro questo malaffare finirà. E prima sarebbe meglio che dopo. Noi non li molliamo.

Paola Pilisio è un’attivista ambientalista del comitato “No chimica verde” nota per le sue battaglie in tutta l’isola e vincitrice nel 2015 della sezione “Premio Terra”  del Premio Donne Pace e Ambiente. È  tra le maggiori animatrici dei comitati sorti attorno al polo petrolchimico di Porto Torres per chiedere la messa in sicurezza e la bonifica del territorio.

Il Fronte ricorda i martiri di Palabanda trucidati dai Savoia

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Il 13 maggio scorso l’organizzazione anticolonialista Fronte Indipendentista Unidu ha lanciato una campagna di forte impatto per ricordare i martiri della cosiddetta “congiura di Palabanda” avvenuta nel 1812. In realtà non si trattava affatto di una “congiura”, bensì di uno degli ultimi tentativi da parte dei rivoluzionari repubblicani, antipiemontesi e antifeudali di fare ripartire il processo rivoluzionario sardo cominciato il 28 aprile 1793 con la “cacciata dei piemontesi” a Casteddu.

Palabanda era una località (oggi nel mezzo dell’orto botanico di Casteddu) dove s’incontravano i patrioti sardi, nello specifico nella casa di Salvatore Cadeddu che aveva già preso parte ai moti antifeudali, repubblicani e indipendentisti di fine Settecento. Il canonico Spanu scrive sul tenore rivoluzionario di questi incontri: “All’ombra di due cipressi seduti tutti, solevano biasimare gli atti del Governo e quindi meditavano di farlo crollare”.

Il 1812 fu un’annata terribile, “s’annu de su famini” a causa di una grande carestia e anche delle tasse che la Corte sabauda, di stanza a Cagliari, vista l’occupazione francese del Piemonte, imponeva ai sardi per mantenere i suoi fasti in totale disprezzo delle necessità e delle ristrettezze della popolazione oramai esasperata. Oltre a Cadeddu e ad alcuni dei suoi figli dirigevano la rivolta gli avvocati Francesco Garau e Antonio Massa, il sacerdote Antonio Muroni, il docente Giuseppe Zedda, il conciatore Raimondo Sorgia, il sarto Giovanni Putzolu, il pescatore Ignazio Fanni e il panettiere Giacomo Floris. Fra i rivoluzionari anche il fratello di Frantziscu Cillocco, il notaio della Reale Udienza diventato uno dei patrioti sardi più radicali,  torturato e ucciso a Sassari dieci anni prima mentre tentava una sortita nel nord Sardegna. Insomma una compagine davvero popolare che puntava sull’esasperazione dei cagliaritani e di tutti i sardi per riavviare il processo rivoluzionario stroncato brutalmente con la repressione in tutto il territorio nazionale sardo.

L’insurrezione non ebbe successo perché fu subito scoperta dalla polizia e la macchina della repressione piemontese fu spietata, in perfetto stile sabaudo, come del resto era stata spietata nel passato. Lo stesso Angioy calcola nel suo Memoriale (recentemente tradotto in sardo e in italiano da Omar Onnis) in 4.000 le vittime e parla di torture e di rastrellamenti su tutto il territorio nazionale.

Il 13 maggio 1813 venivano impiccati a Cagliari alcuni dei patrioti arrestati. Altri furono giustiziati subito, altri ancora riuscirono a fuggire all’estero.

Il Fronte Indipendentista Unidu ha diffuso su internet un banner con due figure impiccate con alle spalle una Sardigna rosso sangue su cui campeggiano i nomi  di alcuni martiri di Palabanda impiccati appunto il 13 maggio 1813, solo gli ultimi in ordine di tempo di una lunghissima serie di caduti per la causa della libertà, dell’indipendenza e del progresso contro il blocco storico, purtroppo vincitore, dei piemontesi, dei feudatari e dei sardi collaborazionisti.

 

(per ulteriori e più approfondite informazioni sull’insurrezione di Palabanda consultare il sito della Fondazione Sardinia: http://www.fondazionesardinia.eu/ita/?p=4707)

Joan Pitarch: “amus a iscrìere una costitutzione catalana”

Abbiamo intervistato Joan Elies Adell Pitarch, Direttore dell’Ufficio di Alghero della Delegazione del Governo Catalano in Italia sul lavoro che sta svolgendo questo ufficio e in generale sui rapporti politici ed economici tra Governo Catalano e Sardegna. l’intervista è bilingue sardo-catalano.

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(foto di  Marco Fiore)

  • Ite est sa Delegació del Govern a Itàlia Ofici de l’Alguer e cale traballu seis fatende?

(cat.) L’Ofici de l’Alguer és una seu de la nostra Delegació a l’estat italià, amb l’objectiu principal  de treballar amb les institucions sardes per la salvaguarda de l’alguerès. També volem facilitar l’impuls i el reforçament de les relacions econòmiques, empresarials, comercials i turístiques entre l’Alguer, Sardenya  i Catalunya.

(sard.) S’Ufìtziu de s’Alighera est una sede de sa Delegació nostra in s’Istadu italianu [ndt. Ufitzialmente galu gasi], cun s’obietivu printzipale de traballare cun sas istitutziones sardas pro s’amparu de s’aligheresu. Cherimus fintzas fatzilitare s’impulsu e su rinfortzamentu de sas relatziones econòmicas, de negòtziu, cummertziales e turìsticas intro s’Alighera, Sardigna  e Catalugna

  • Pro ite sos sardos e sos catalanos devent fraigare relatzione in cumone sena prus dimandare permissu a Roma e Madrid?

(cat.)Perquè tant Sardenya com Catalunya som dues velles nacions d’Europa, que, per créixer i incrementar el benestar dels nostres ciutadans necessiten tenir la sobirania en les decisions importants que afecten el nostre territori: des de les polítiques econòmiques, de transport o de mobilitat, fins les polítiques culturals, educatives i lingüístiques.

(sard.) Ca tantu sa Sardigna cantu sa Catalugna semus duas natziones betzas de Europa, chi, pro crèschere e annànghere su benistare de sos tzitadinos nostros ant bisòngiu de tènnere sa soberania in sas detzisiones de importu chi afetant su territòriu nostru: dae sas polìticas econòmicas, de trasportu o de mobilidade, finas a sas polìticas culturales, educativas i linguìsticas

  • A Cale puntu seis de su fràigu de s’indipendèntzia in Catalunya a pustis de sas eletziones in ue ant bìnchidu sos indipendentistas?

(cat.) Estem en ple procés de desconnexió de l’estat espanyol, al temps que estem creant estructures pròpies per poder assegurar el pas d’una regió d’Espanya a un nou estat d’Europa. El que nosaltres anomenem un procés constituent. Des del punt de vista polític, estem a l’espera si hi ha una oferta de celebració d’un referèndum per la independència de Catalunya (cosa poc probable). Si no es produeix això, redactarem una constitució catalana que haurà de ser refrendada per la majoria del poble català.

(sard.) Semus in prenu protzessu de disconnessione de s’Istadu ispanniolu, como chi semus fraighende istruturas pròpias pro pòdere assegurare su brincu de una regione de Ispagna a un’istadu nou de Europa. Su chi nois numenamus unu protzessu costituente. Dae su puntu de vista polìticu, semus in isetu de un’oferta de tzelebratzione de unu referendum pro s’indipendèntzia de sa Catalugna (cosa pagu probàbile). Si no acontesset, amus a iscrìere una costitutzione catalana chi at a èssere ratificada dae sa majoria de su pòpulu catalanu.

http://afersexteriors.gencat.cat/ca/representacio_a_l_exterior/delegacio-del-govern-a-italia/ofici-a-lalguer/

È naschidu, su 7 de Maju, Libe.r.u

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È naschidu ufitzialmente, su 7 de Maju, in Casteddu, Libe.r.u, Liberos, Rispetados, Uguales (dae su motu de su poeta de Tonara Pepinu Mereu), unu partidu de sa manca indipendentista, unu sogetu politicu nou chi at a cuncurrere, umpari a totus sos ateros, partidos e movimentos, chi dae semper bi creent, a sa pelea pro sa libertade e s’indipendentzia de sa Sardigna. L’at ispiegadu sapadu in s’addobiu fatu in Casteddu, cun sos giornalistas, sa segreteria politica: Per Franco Devias, Laura Celletti, Riccardo Sanna e Cesare Contu.

Libe.r.u. naschet comente partidu de sos triballadores sardos chi devent torrare padrones de sa terr’ issoro.

Vincenzo Monaco, idee della CSS su “federalismo dei comuni”, lavoro e sinergia internazionale con i sindacati delle nazioni senza stato.

In occasione dell’inaugurazione della sede della Confederazione Sindacale Sarda a Sassari abbiamo intervistato Vincenzo Monaco che ci illustra in maniera efficace le idee della CSS in materia di “federalismo dei comuni” come alternativa allo sfascio della riforma sugli enti locali, sull’emergenza del lavoro e sulle proposte che la CSS sta avanzando insieme ad altri soggetti politici e sociali e sulla sinergia internazionale con i sindacati delle altre nazioni senza stato.

Comitatu di li studianti contr‘ a l’occupazioni militari di la Saldigna in Gaddhura

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Lu Comitatu di li studianti contr‘a l’occupazioni militari di la Saldigna sarà in Gaddhura pa tre siduti pùbblichi. Dapoi di l’attoppi cun lu Comitatu in tanti comunitai saldi, sighi cussì lu trabaddu tarratòriali illa gherra contro l’occupazioni militari e lu sfruttamentu ghirreri di la Saldigna. La caminu è chissu d‘allalgà e apprufundì la irrasgiunata, infulmendi li comunitai e sighendi in modu fittu a fraicà un fronti contr‘ a l’occupazioni militari chi aunia e ulganizzigghja la palti più cuscinziosa di li tarratòri nostri, sola manera pa sighì cun pruvettu la gherra contr‘ a lu sistema di gherra imperialista di la NATO e di la Difesa italiana. Tuttu lu Muimentu contr‘ a l’occupazioni militari ha uttinutu impultanti – puru si palziali – suzzessi, comu la gherra contr‘ a STAREX a Decimomannu e, dapoi, l’aè filmatu la dì 3 di Sant’Andria passatu la Trident Juncture, undi – insembi a li carrighi di li folzi di polizia – lu taddu di l’irrezi e l’intrata di tanti militanti ani filmatu innanzi a l’ora priiduta l‘eselcitazioni più manna di l’Alleanza Atlantica da lu Muru di Berlino a ogghj. Lu Muimentu contr‘ a l’occupazioni è sempri più attivu ma, pa cantu impultanti sia cantu fattu finz‘ a ogghj, no è pa nudda bastanti pa libbarà la Saldigna da lu ghjuali di la militarizzazioni; pa chisti muttii lu Fronte Indipendentista Unidu ha datu da subbitu l‘ala a lu trabaddu di lu Comitatu di li studianti pa un’azioni politica e infulmativa stutturata in tuttu lu tarratòriu nazionali saldu.

L’attoppi gaddhuresi so prriduti sigundu l’oldini chi sighi:

•Viddaecchja, malcuri 11 Magghju, Sala congressi comunale, a li 6 di sirintina (18:00).

•Tèmpiu Pausania, ghjoi 12 Magghju, Sala convegni Officina dei Ragazzi (ex Biblioteca comunale), Parco delle Rimembranze, a li 6 e mezu di sirintina (18:30).

•Tàrranoa, Venerdi 13 Maggio, Expo di Olbia, a li 4 di sirintina (16:00). Via Porto romano n. 1.

(tratto dal sito internet del Fronte Indipendentista Unidu che sta appoggiando l’iniziativa del Comitato studentesco contro l’occupazione militare)

http://www.fronteindipendentista.org/it/notizie/comunicati.html

Domani manifestazione “No Bombe” a Domusnovas. La Questura: non disturbate i produttori di morte!

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Per domani, 10/05/16, il “Comitato no bombe” ha convocato una manifestazione a Domusnovas per esprimere il dissenso del popolo sardo rispetto alla produzione di bombe nella nostra terra, a scapito di popoli vittima delle guerre di predazione e controllo dell’imperialismo e del colonialismo occidentale, spesso a poche centinaia di chilometri dalla Sardegna.

Gli armamenti sono prodotti per conto di un’azienda tedesca, la Rheinmetal, il cui fatturato nel 2015 è di quasi 3 milioni di euro. La RWM fornisce materiale bellico in primis alle forze armate tedesche, agli USA, alla NATO in generale e a tutti quegli stati cosiddetti “esportatori di democrazia”.

Come scrive il comitato No basi né qui né altrove sul proprio blog “la Rheinmetal è la stessa industria che ha dovuto cambiare più volte nel corso della storia nome, sede e tipo di produzione: dopo la prima guerra mondiale e dopo aver servito la Wehrmacht nazista”.
Domani, quindi, tutte le forze politiche e tutti i collettivi che lottano contro la guerra e contro l’occupazione militare si concentreranno alle 14.30 in piazzale Trento a Cagliari, per poi raggiungere la manifestazione a Domusnovas di fronte al piazzale della fabbrica di bombe. Nel frattempo anche nella capitale tedesca gli antimilitaristi protesteranno di fronte alla sede dell’assemblea generale degli azionisti Rheinmetal.

La questura di Cagliari intanto, tramite il commissariato di Iglesias, ha comunicato le prescrizioni e vieta espressamente la manifestazione alle 16, poiché altrimenti la RWM S.p.A. lamenterebbe disturbi durante la produzione delle bombe. La questura chiede, quindi, che la manifestazione venga posticipata di un’ora, affinché la fabbrica sia già chiusa per quando gli antimilitaristi e gli anticolonialisti dimostreranno il loro dissenso alla produzione bellica.
TUTTI I COMITATI RICONFERMANO ORA E LUOGO DI CONCENTRAMENTO: ORE 14:30 PIAZZALE TRENTO (CA) E ORE 16:00 FRONTE FABBRICA PER LA MANIFESTAZIONE.

https://nobordersard.wordpress.com/

Francesco Casula: perché spostare la statua di Carlo Felice

Abbiamo intervistato Francesco Casula, un noto storico sardo, sulle motivazioni della richiesta di rimozione della statua di Carlo Felice dal centro di Cagliari.

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  • Da dove nasce la petizione “Spostiamo la statua di Carlo Felice”?

Il promotore del Comitato “Spostiamo la statua di Carlo Felice” è stato il professore universitario Giuseppe Melis Giordano. Io ho aderito subito e volentieri offrendo il mio contributo soprattutto dal punto di vista storico. Perché l’appello? Perché un popolo deve innalzare monumenti ai propri eroi non ai propri carnefici. E Carlo Felice tale è stato, per ammissione di tutti gli storici liberi.: un viceré e poi re, ottuso e inetto, sanguinario e famelico (pensava ad accumulare il suo “privato tesoro”, depositando i soldi nelle banche londinesi mentre le carestie decimavano le popolazioni affamate). Su di lui la storia ha già emesso la sua condanna inappellabile. Lo storico Pietro Martini, pur di orientamento monarchico, lo descrive come gaudente parassita, gretto, che “avea poca cultura di lettere e ancor meno di pubblici negozi… servo dei ministri ma più dei cortigiani”. Ai feudatari, da viceré, – scrive, un altro storico sardo Raimondo Carta Raspi – diede carta bianca per dissanguare i vassalli. Mentre a personaggi come Giuseppe Valentino affidò il governo: questi svolse il suo compito ricorrendo al terrore, innalzando forche soprattutto contro i seguaci di Giovanni Maria Angioy, tanto da meritarsi, da parte di Giovanni Siotto-Pintor, l’epiteto di “carnefice e giudice dei suoi concittadini”. Divenuto re con l’abdicazione del fratello Vittorio Emanuele I, mira a conservare e restaurare in Sardegna lo stato di brutale sfruttamento e di spaventosa arretratezza: “con le decime, coi feudi, coi privilegi, col foro clericale, col dispotismo viceregio, con l’iniquo sistema tributario, col terribile potere economico e coll’enorme codazzo degli abusi, delle ingiustizie, delle ineguaglianze e delle oppressioni intrinseche ad ordini di governo nati nel medioevo”: è ancora Pietro Martini a scriverlo.

  •  Qual’è stato storicamente il rapporto tra i sardi e i Savoia?

I savoia, letteralmente, odiavano i Sardi, Li disprezzavano. Di qui l’oppressione economica e fiscale, la repressione e il terrore: soprattutto da parte di Carlo .Felice. Il suo maestro, in tal senso è il reazionario Giuseppe de Maistre che arrivato in Sardegna nel 1800 per reggere la reale cancelleria, non pensa nei tre anni di reggenza, che ai propri interessi denotando uno sviscerato disprezzo per i sardi “je ne connais rien dans l’univers au-dessous (sotto) des molentes”, soleva affermare nei loro confronti e in una lettera da Pietroburgo al Ministro Rossi nel 1805 scrive : “Le sarde est plus savage che le savage , car le savage ne connait la lumiere e le Sarde la connait”.

Purtroppo molti, troppi sardi, riversano nei confronti dei savoia simpatie e consensi. E persino entusiastiche acclamazioni:annotano alcuni storici. Sindrome di Stoccolma? O opera degli ascari locali? Propenderei per questa ipotesi, sulla scia di Pietro Martini che scrive:”Le acclamazioni furono poche e queste furono comprate o vennero dagli uomini del privilegio, del favore e della reazione”.

  • Savoia a parte, sembra che i sardi non abbiano nessuno a cui dedicare le vie e le piazze. Non abbiamo una nostra storia, dei nostri poeti, dei personaggi di spicco?

 La scuola italiana in Sardegna, da sempre, con una impostazione pedagogica, didattica e culturale coloniale e italocentrica, ha proibito, negato e  interrato, in primis la lingua sarda. E con essa la nostra ricca e variegata poesia e letteratura. Proprio in questi ultimi anni ho pubblicato due volumi su “Letteratura e civiltà della Sardegna” da cui emergono decine e decine di Autori, universalmente riconosciuti come poeti e romanzieri di altissimo valore, che la scuola ha cancellato:sic et simpliciter. Penso a Grazia Deledda, Lussu, Salvatore Satta; penso a Peppino Mereu  Montanaru, Cicitu Masala, Benvenuto Lobina.

Una scuola che ha cancellato omines e feminas de gabale, (penso a Eleonora d’Arborea ma anche a Marianna Bussalai) o intellettuali di livello europeo come Sigismondo Arquer; o eroi come Giovanni Maria Angioy e con esso Francesco Cilocco o Sanna Corda, vittime della violenta repressione dei Savoia e soprattutto di Carlo Felice. Un popolo libero e orgoglioso a questi personaggi deve dedicare le sue piazze, le sue vie, i suoi monumenti. Non agli oppressori.

  •  Qualcuno ha detto che la cancellazione sistematica della lingua e della memoria storica di un popolo sono da considerarsi un genocidio, a prescindere dalla presenza di omicidi di massa. I sardi stanno subendo un genocidio?

Sì è proprio così. Lo scriveva fin dagli anni ’70 Antonio Simon Mossa: “Un processo forzato di integrazione minaccia l’identità culturale, linguistica ed etnica”. Un vero e proprio genocidio sia pure – cito ancora Simon Mossa – “sotto ad innocente maschera della difesa di determinati interessi di classe o di casta, di privilegi, di antiche sopraffazioni … con i guanti di velluto anziché col bastone”.

Perché si commette genocidio, prosegue l’intellettuale algherese: “Non solo distruggendo fisicamente un popolo. Vi sono altri modi: assoggettandolo a schiavitù e a regime coloniale, assimilandolo per mezzo dell’integrazione: questo è il più moderno, il più subdolo perché incomincia con l’intorpidimento delle coscienze, ma il punto di arrivo è lo stesso: l’uccisione della coscienza comunitaria di un popolo e la distruzione della sua personalità”.

  • Perché la sinistra italiana (cioè quella sinistra che non mette in discussione il rapporto coloniale con l’Italia della Sardegna) non apprezza la lotta per cambiare la toponomastica degli indipendentisti e di alcuni intellettuali sardi?

La sinistra italiana – ma in genere il marxismo occidentale –  è stata storicamente statalista e centralista. Per la verità con dei maestri e teorici illustri come Engels: “Il proletariato – affermava nel 1847 – può utilizzare soltanto la forma della repubblica una e indivisibile” e “non solo ha bisogno dell’accentramento com’è avviato dalla borghesia, ma dovrà addirittura portarlo più avanti”. Per questo lo stesso Engels combatte il Federalismo “perché semplice espressione di anacronistici particolarismi provinciali”.  Fa eccezione l’austromarxismo. Ricordo che nel 1899 al Congresso socialista austriaco si sostenne che la “soluzione delle questioni nazionali faceva parte degli interessi del proletariato ed era compito del Movimento socialista ed operaio coltivare e sviluppare le specificità nazionali di tutti i popoli dell’Austria”.Peraltro in sintonia con il Marx più rivoluzionario che sosteneva: “un popolo che opprime un altro popolo non può mai essere libero” e a proposito della Questione irlandese affermava: “la vittoria della classe operaia inglese non può risolvere la Questione irlandese, sarà invece la soluzione della Questione irlandese a favorire e rendere possibile la vittoria della classe operaia”. Il PCI  si è sempre mosso in direzione opposta: non ha mai capito né voluto riconoscere il colonialismo interno né tanto meno sostenuto i diritti dei popoli: ad iniziare da quello dell’autodeterminazione e, dunque dell’indipendenza. Di qui la sua ostilità verso tutto quello che è sardo: ad iniziare dalla toponomastica.

 

https://www.change.org/p/sindaco-spostiamo-la-statua-di-carlo-felice-istesiemus-s-ist%C3%A0tua-de-carlo-felice

 

Fondazione Sardinia contro lo spopolamento

 

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È previsto per domani a Seneghe (domenica 8 maggio) un incontro organizzato dalla Fondazione “Sardinia” Sulle cause dello spopolamento e sulle possibili misure alternative per il riequilibrio territoriale.

Dopo un saluto del presidente della Fondazione Sardinia Bachisio Bandinu introdurrà Salvatore Cubeddu, direttore della Fondazione. Seguiranno poi gli interventi programmati: Federico Francioni (dai dati storici ai programmi ad hoc contro lo spopolamento, da inserire in un progetto complessivo); Mario Cubeddu (animare i Comuni con gli incontri di tipo letterario e culturale: l’esperienza di Seneghe e di altri centri); Vanni Lobrano, Università di Sassari (che cosa si può fare sul versante delle istituzioni); Benedetto Meloni, Università di Cagliari (una riflessione sulle esperienze di sviluppo locale); Vincenzo Migaleddu (verso un futuro senza inquinamento e desertificazioni); Paolo Pisu, Sindaco emerito di Laconi (che cosa hanno fatto e che cosa ancora possono fare i piccoli Comuni nella lotta allo spopolamento).

Il convegno di domani appare tanto più importante dopo la pubblicazione di SEO (Sardinian Socio Economic Observatory) sulla spaventosa tendenza allo spopolamento della Sardegna. SEO aveva osservato che la tendenza allo spopolamento non c’entra nulla con l’insularità e che anzi i dati di Eurostat mostrano la crescita “per tutte le principali isole europee (sia per numero di abitanti che per estensione) nel periodo che va dal 2015 al 2080”.

Secondo le stime la Sardegna perderà “il 34% della popolazione attuale e si collocherà in testa in un’ipotetica graduatoria dello spopolamento”.

Differente è la situazione di tutte le altre isole mediterranee – continuano gli autori di SEO – che vedranno crescere la propria popolazione nel periodo considerato “con incrementi che spaziano dal +50% della Corsica al +13% di Malta”.

Le ragioni dello spopolamento sono quindi esclusivamente politiche ed economiche ed hanno a che fare con il regime neo coloniale o semi coloniale a cui è sottoposta la nostra terra. Speriamo dunque che dal convegno di domani vengano fuori soluzioni e prospettive di rottura per dare alla nostra terra un futuro che non sia il deserto dello spopolamento.

L’appuntamento è previsto alle ore 9,30, nella Sala consiliare del Comune di Seneghe.

https://seosardinia.wordpress.com/

http://www.fondazionesardinia.eu/ita/