Una “Assemblea Permanente” per Villacidro

antonio muscas

Intervista ad Antonio Muscas, candidato alle prossime amministrative del 5 giugno consigliere comunale nella lista civica “Assemblea Permanente” nel comune di Villacidro. 

Perché la vostra lista si chiama “Assemblea Permanente”?

Perché è realmente un’assemblea di cittadini, nata durante l’occupazione del municipio nel gennaio 2015 e durata 40 giorni contro il caro tasse rifiuti. Da allora si è deciso di intraprendere un percorso comune di crescita e approfondimento per conoscere e affrontare meglio e tutti assieme le problematiche del territorio. Abbiamo riscoperto insieme il piacere della Politica e capito che il caro tasse rifiuti non è un problema a sé stante. Il caro tasse rifiuti è figlio di una politica della mala gestione, dello sfruttamento sconsiderato delle risorse e del territorio, di una visione dell’utente come un bancomat a cui estorcere soldi per alimentare mafie e lobby. La decisione di impegnarsi con una lista per le prossime comunali è la logica conseguenza di quel percorso che ha visto l’Assemblea Permanente già oltre la dimensione locale: è impegnata infatti in tutte le maggiori battaglie che riguardano la salvaguardia dei nostri diritti e del territorio.

Chi è e come avete scelto il vostro candidato sindaco?

Il nostro candidato è Giancarlo Carboni, geologo libero professionista di 48 anni, onesto e valido membro dell’Assemblea. La sua forza, oltre che dalle sue qualità, è data dalla squadra composta da 9 donne e 7 uomini. Le donne in particolare sono quelle che si sono distinte durante il nostro percorso e che animano il gruppo. Diverse di loro sono già delle nonne, ma il loro spirito è quello dei giovani che da loro possono prendere valido esempio.

Alle prossime amministrative saranno molte le liste realmente civiche e in molte sono attivi gli indipendentisti. Il vento sta cambiando?

I problemi si possono risolvere solamente se si conoscono. Se si ha questa volontà bisogna anche accettare l’ipotesi che l’analisi oggettiva porti a delle conclusioni in contrasto con convinzioni preconcette. È necessario perciò avere l’onestà di fare le dovute distinzioni tra le diverse questioni, che vanno dall’ambito locale al generale. Ciò è indispensabile per individuare soluzioni adeguate, evitando di cadere nella trappola degli slogan, utili solo a chi detiene il potere o punta a conquistarlo in una logica di conservazione degli schemi attuali. Cavalcare il sentimento di rabbia e di frustrazione delle comunità facendosi portatore di istanze genericamente indipendentiste è pericoloso. E la scarsa maturità degli elettori può portare a scegliere come rappresentante chi bara di più. I problemi complessi non si risolvono con soluzioni facili, individuando tutto il male con il colonialismo dello Stato italiano e dimenticandosi spesso del malgoverno locale e dell’incapacità degli amministratori locali. Prova ne sia che questo Consiglio Regionale, nonostante abbia avuto, e abbia tuttora tra le sue fila, un numero mai visto prima di consiglieri indipendentisti, sovranisti e autonomisti vari, che avrebbero potuto davvero imporre un percorso indipendentista o almeno di forte autonomia, è invece il peggior Governo Regionale di sempre, il più asservito alle logiche renziverdiniane e il più aperto ad ogni forma di sfruttamento e speculazione. La necessaria maturità che i sardi e le comunità più in generale devono conquistare serve a capire la complessità del mondo attuale, il tipo di intervento politico necessario e la bontà di chi di questo intervento vuole e può farsi portavoce.

Dentro la nostra lista sono presenti anime indipendentiste, autonomiste e più in generale sardiste. Personalmente non sono un indipendentista, sono però per il riconoscimento ai popoli del diritto di decidere e aspiro ad un’Europa federale dei popoli. Si tratta di saldare in un progetto complessivo la lotta per i diritti sociali alla lotta per l’autodeterminazione.

La globalizzazione e il neoliberismo, con la complicità degli attori locali, impongono una forma di omologazione generale utile esclusivamente alle presunte necessità del Dio-mercato che sta snaturando le comunità e i territori, impoverendoli e devastandoli. Vero è, però, che c’è una forte spinta al recupero dei propri diritti e della propria identità. Ed è questa una necessità che la globalizzazione e il neoliberismo addirittura accentuano e, se ben incanalata, può essere la base di un percorso nuovo che, necessariamente, non può limitarsi alla nazione sarda ma deve vedere coinvolte altre comunità ad un livello internazionale.

Partire dalle comunità è fondamentale. Ma può bastare?

Partire dalle comunità è il punto di partenza necessario e imprescindibile. La cattiva amministrazione parte dall’alto e si dirama nelle periferie. Dalle periferie si rincomincia per andare a modificare il vertice. Dalle comunità si avviano le lotte di cambiamento, ma è necessario poi agire su più livelli, a cominciare dal locale fino al globale. È indispensabile costruire una rete politica a livello internazionale dove gli interlocutori sono i rappresentanti dei popoli e delle singole comunità. Gli Stati così come sono stati concepiti nell’ 800 hanno dimostrato da tempo i loro limiti. E non sarà certo l’uso della repressione a garantirne la sopravivenza.