La “riforma” della Asl di Pigliaru&Co

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Ricordate lo slogan di Pigliaru “Cominciamo il domani”?

Bene, uno dei modi in cui questa giunta, eterodiretta dalla segreteria del PD e dalle direttive della BCE, ha “cominciato il domani” è una assurda riforma regionale sulla sanità che in realtà rappresenta solo l’ennesimo passo verso l’annientamento dello stato sociale. Il bagaglio retorico e pubblicitario è il medesimo per ogni grande massacro sociale: “riforma”, “ottimizzazione”, “razionalizzazione”. Dietro a queste parole tirate a lustro si nasconde, però, la verità dei conti della serva: tagli, tagli e ancora tagli!

E noi che pensavamo già di avere toccato il de profundis del diritto alla salute!

La situazione era già drammatica prima della suddetta riforma: infatti ieri come oggi, mancano i reagenti per analisi e test, si aspetta almeno un anno per tac, risonanze, colonscopie, scarseggiano i posti letto, non esistono posti a sufficienza per medici e infermieri, alcuni reparti si dislocano in strutture vergognosamente decadenti, pensioni di invalidità e sostegni economici vengono sottratti ingiustamente ai pazienti che ne hanno diritto, si arriva fino a 7 ore di attesa al pronto soccorso. Come se non bastasse c’è da aspettarsi di peggio dietro l’angolo: nonostante le proteste di sindaci, primari ed operatori, la Riforma Regionale di Pigliaru prevede un assurdo accorpamento di centri come Alghero e Ozieri, con primario unico (sic!), la drastica diminuzione di posti letto ovunque, l’eliminazione di reparti come chirurgia pediatrica e neonatale e oncologia mammaria nel nord Sardegna!

Sarà casuale la contemporanea apertura della struttura privata del Mater di Olbia?

Cagliari e il Sud dell’isola ottengono tutto quello che viene eliminato dal Nord creando una pericolosa sperequazione che va ad aggravare lo squilibrio già esistente tra capo di sopra e capo di sotto dell’isola. Gravissimo poi che tali scelte non avvengano sulla base di calcoli dell’utenza e delle reali esigenze territoriali, bensì su valutazioni di “qualità” in cui le ASL di Sassari e dintorni vengono declassate a strutture di secondo livello con una grottesca e rivoltante hit parade degli ospedali valutati come aziende. Nessuno nega che una vera razionalizzazione fosse urgente, visti i debiti, spesso dovuti alla gestione politica e clientelare delle Asl. Ma questa sperequazione a chi serve? Buona parte dei cittadini sardi si preparino  ai viaggi della speranza intraisolani od oltremare, con gli annessi costi e incommensurabili disagi.

E il paziente e i suoi diritti civili e umani?

Urge mobilitazione, visto che Comuni e province non sono riusciti finora a scalfire le granitiche intenzioni della Giunta Pigliaru.