Jesù Cristu ‘Etzu: un romanzo bilingue

paolo_lobinoPaolo Lubinu scrittore sardo che per il suo ultimo lavoro, il romanzo “Jesù Cristu ‘Etzu”, ha scelto una scrittura bilingue “alterna” tra italiano e sardo.

Espressione identitaria convinta, o mero esperimento linguistico? Il tuo rapporto con la lingua madre.

Jesù Cristu ‘Etzu è un romanzo corale interamente ambientato nei giardini pubblici di un paese della provincia di Sassari negli anni novanta. La voce che narra è un personaggio che non si rivela mai e che parla in prima persona plurale, dunque cede spesso la parola agli altri personaggi che popolano i giardini: sono loro perlopiù a raccontare la storia, e lo fanno seguendo uno stile orale, spesso gergale, a seconda della cultura e dell’estrazione sociale di provenienza. Ci si trova perciò davanti a un marasma stilistico furioso, dove si passa dalle iperbole e dai simbolismi di Jesù Cristu ‘Etzu, il vecchio clochard che parla solo in versi, al gergo giovanile e alla lingua sarda logudorese. I personaggi che parlano in limba e in particolare zio Bussanu – un ragazzo di ventotto anni che tutti chiamano zio per via della sua parlata – non lo fanno mai per ragioni folkloristiche o pseudo identitarie, ma più semplicemente per questioni sociali. Zio Bussanu è un escluso, scarsamente scolarizzato e vive un profondo conflitto con ogni tipo di istituzione; la sua e quella di altri personaggi è una resistenza passiva e inconsapevole (alla globalizzazione ben avviata in quegli anni), ma che rasenta una dimensione politica vera e propria nella lotta in cui i ragazzi dei giardini si riuniscono grazie a Jesù Cristu ‘Etzu. Lo spirito di questa lotta è beatamente rozzo e libertario e così, in linea con questo spirito, ho scelto di lasciar parlare i personaggi con la loro voce, tutto qua. Poi, sul mio rapporto con la lingua non ho molto da dire: mi considero bilingue, anche se raramente parlo in sardo. Il romanzo è stata una bella occasione per approfondire ed esprimere una musicalità della lingua sarda che trovo semplicemente bella. M’ant pesadu in italianu, ma issos (babbu e mama) faeddaiant sempre in sardu tra issos, comente a tota sa famìglia. No l’apo mai faeddadu, ma lu penso, l’intendo e como l’iscrio fintzas…

Paolo Lubinu editore multimediale indipendente, Underground X e collettivo Progetto Mayhem: da quali motivazioni prende avvio questo progetto “indipendente” e quali le difficoltà per portarlo in porto?

Underground X è una casa di produzioni di cui sono co-fondatore insieme ai miei compagni, esiste dal 2009 e ci occupavamo principalmente di eventi musicali: organizzavamo concerti rock, punk, hardcore, metal e giù di lì, ne abbiamo fatti una trentina in meno di due anni. In questo contesto, un anno dopo, è nata la fanzine Underground X che si è evoluta nel tempo fino a diventare una rivista di cultura underground molto rispettata. Dato che i contenuti di cui ci occupavamo non erano più esclusivamente musicali ma culturali (o sottoculturali) artistici, teatrali, letterari eccetera, è stato spontaneo – o quasi – inserire il mio romanzo nel contesto Underground XJesù Cristu ‘Etzu è stato il pretesto per lanciarci in una serie di produzioni artistiche tra cui un libro di racconti illustrato dagli artisti del Progetto Mayhem, un cortometraggio e uno spettacolo teatrale. Abbiamo intenzione di proseguire per questa via, magari con più ordine, continuando a collaborare con il Progetto Mayhem. Le difficoltà che incontriamo coincidono esattamente con i nostri limiti: non c’è niente di oggettivo che ci frena.

Paolo Lubinu e la “politica”, in particolare quella culturale in Sardegna, quali prospettive per i giovani artisti sardi?

Non credo di essere in grado di rispondere a questa domanda, e se non è chiedere troppo mi piacerebbe non risponderti con una mia doppia poesiola:

Gai nos an pesadu

Comente frommìgulas,

gai nos an pesadu!

Totu imbreagos…

 sutzende su coro

dae su matessi dimòniu.

Su dimòniu

Sgomitare e sgomitare,

di questo si tratta.

In conclusione

dovresti sgomitare,

ma proprio tanto, mio caro:

sgomitare e sgomitare.

E quando finalmente

ce l’avrai fatta,

da lassù potrai capire.

Sgomitare e sgomitare,

che dolce trappola!

Grazie a Dio

qualcuno l’ha inventata…

Ma cos’è che sento brulicare?

Ah, siete voi!

Beh, allora brulicate!

Anzi, sgomitate…

Sgomitate!