Devias: “giù le mani da Surigheddu-Mamuntanas!”

deviasInervista al segretario del partito indipendentista di sinistra Liber.R.U. Pierfranco Devias sulla vicenda Surigheddu-Mamuntanas

Alcune settimane fa, Liberu, ha occupato le tenute di Surigheddu e Mamuntanas, ci puoi spiegare perché e che fine faranno?

LIBE.R.U. con un blitz il 12 maggio ha denunciato pubblicamente un’operazione che rischiava di passare in sordina, ovvero l’imminente scadenza del bando di interesse per le terre e le strutture di Surigheddu-Mamuntanas, beni regionali situati in agro di Alghero. La RAS cerca di mettere in vendita queste terre con un bando internazionale accampando l’intento di voler rilanciare l’agricoltura, ma dietro quest’operazione si nasconde un’operazione per cedere agli speculatori 1.200 ettari di terra e 20.000 di stabili, a cinque km da Alghero e nelle vicinanze dell’aeroporto. Un’occasione imperdibile per gli speculatori.

Dopo il blitz di LIBE.R.U. dalla Regione non arrivò alcun segnale, se non le favole dell’Assessore Erriu, che pretendeva di far credere che non ci fosse alcun rischio di speculazione “perché la zona è soggetta a vincoli”. L’assessore sa benissimo che con circa 20.000 metri quadri di stabili da ristrutturare (o da abbattere e ricostruire con uguale dimensione) non c’è alcun impedimento da parte dei vincoli. Lo sa l’assessore, lo sa l’intera Giunta e lo sa anche la speculazione immobiliare internazionale, a cui quelle terre fanno gola.

Esattamente un mese dopo, l’11 giugno, LIBE.R.U. ha chiamato tutti i cittadini sardi, i partiti, i movimenti e le associazioni a occupare simbolicamente quelle terre per far sentire forte la contrarietà del popolo sardo di fronte a questo ennesimo scippo dei beni collettivi. All’occupazione delle terre, oltre a LIBE.R.U., hanno preso parte Sardigna Natzione Indipendentzia  e le associazioni legate alle cooperative agricole, oltre a numerosi cittadini accorsi da Alghero e da tutta la Sardigna.

La Regione, insensibile alle proteste e determinata a portare a compimento questo saccheggio, ha risposto che va avanti la preparazione del bando, aperto anche (badate bene!) alle società che non hanno precedentemente manifestato interesse. Questo significa che quando verrà aperto il bando le società immobiliari si affacceranno apertamente o camuffate da società agricole, ma senza dubbio cercheranno di accaparrarsi questa zona dalle enormi potenzialità.

Qual è la proposta di Liberu?

La proposta di LIBE.R.U. è quella di bloccare immediatamente il bando di vendita internazionale. In seguito proponiamo di procedere con un bando di concessione temporanea per la coltivazione delle terre che permetta di verificare, passo dopo passo, se effettivamente si porta avanti un rilancio dell’agricoltura o meno. Se ciò non venisse rispettato la Regione potrebbe in qualunque momento far decadere il contratto di concessione, cosa che sarebbe impossibile da fare, appunto, con un bando di vendita che aprirebbe le porte agli speculatori e ai signori del turismo d’elite. Naturalmente non si deve dimenticare che ci sono diverse aziende di pastori che lavorano in quei territori da quarant’anni e che hanno anche loro diritto di veder riconosciuto il loro spazio. E’ paradossale che la Forestale ad aprile abbia multato questi pastori per pascolo e occupazione abusiva mentre si cerca di vendere quelle terre che sono della Regione. Pigliaru dice che vuole rilanciare l’agricoltura. Lo fa multando i Sardi che lavorano la loro terra e spalancando le porte alla speculazione straniera.

Secondo voi, la riqualificazione di Surigheddu e strutture simili, possono  essere il punto di partenza per il rilancio dell’economia sarda?

Certamente. La Sardigna oggi importa l’80% dei prodotti agroalimentari che vengono consumati nel suo territorio. Le nostre terre sono abbandonate, la disoccupazione giovanile è alle stelle, l’emigrazione a causa della povertà vede andare via ogni anno oltre 7000 persone. Abbiamo una terra fertile, abbiamo bisogno di rioccupare il nostro mercato interno prima ancora che di pensare all’esportazione. Abbiamo bisogno di dare lavoro ai Sardi e rilanciare i prodotti sardi: l’agricoltura permette di poter lavorare per tutto l’anno, non solo tre mesi l’anno come lavapiatti e camerieri. Abbiamo bisogno di rilanciare un’economia sarda forte e stabile: della speculazione degli emiri e dei signori del mattone non ne abbiamo proprio bisogno.

per saperne di più:

http://www.liberu.org/