Le azioni del movimento contro l’occupazione militare della Sardegna

manifSono arrivati a Lanusé da tutta la Sardegna, hanno preso quartiere nell’aula consiliare dell’importante centro ogliastrino, hanno bonificato lo spazio da bandiere italiane ed europee e hanno pianificato la campagna d’estate contro l’occupazione militare.

Studenti, pacifisti, antagonisti, indipendentisti ma anche persone senza una precisa collocazione politica che semplicemente si sono stancate di vedere la loro terra occupata dai militari italiani e dalla NATO e che vogliono reagire alle quotidiane immagini di morte che arrivano dagli scenari di guerra. Sì, perché dietro all’immagine di Sardegna paradiso turistico si nasconde la dura realtà di una terra dove risiedono i tre più importanti poligoni di tiro d’Europa, dove si sono addestrati e continuano ad addestrarsi gli eserciti dei paesi che in questi anni hanno destabilizzato il Medio Oriente- e diverse altre aree del pianeta- e dove vengono addirittura prodotte le bombe impiegate nelle operazioni di sterminio.

assembleaLe motivazioni per opporsi all’occupazione militare quindi non mancano e si intrecciano fra loro nell’unità del Movimento e negli interventi dei partecipanti finalmente riuniti in un clima positivo e collaborativo: «basta alla colonizzazione della Sardegna, cacciamo via l’Italia e i suoi sporchi affari militari dalla nostra terra!»; «lottiamo contro le basi militari qui e altrove, diamo il nostro contributo per fermare la guerra!»; «cacciamo via la propaganda militarista dalle nostre scuole; perché i militari devono indottrinare i nostri figli?».

bonificaMa la maggior concentrazione dell’assemblea è posta sugli aspetti pratici e l’ordine del giorno viene rispettato con pazienza e rigore.

Si parte con la presentazione del “gruppo comunicazione” della campagna muraria multilingue (sardo, italiano e inglese) da farsi nella prima settimana di agosto per raggiungere i sardi residenti, gli emigrati che tornano per le ferie e i turisti. I manifesti vengono subito arrotolati e divisi tra i tanti territori che compongono l’assemblea.

Si discute in seguito  del campeggio che si terrà dal 7 all’11 settembre nel bellissimo bosco di Selene a Lanusei. Si organizzano i gruppi di lavoro per informare e coinvolgere i partecipanti negli ambiti di interesse individuati nella prima assemblea a Bauladu (distretto aerospaziale sardo; contatto con le scuole per informare i giovani sardi sulla realtà dell’occupazione militare; storia dell’occupazione militare e scenari internazionali della guerra, ecc), ma si parla anche di cucine autogestite, di concerti, di spazi per i bambini e del coinvolgimento della popolazione ogliastrina – toccata direttamente dall’occupazione militare con il più grande poligono d’Europa, quello del Salto di Quirra – grazie ad una grande assemblea popolare e in un corteo.

domusnovasNon si aspetterà molto per riprendere la lotta contro l’occupazione militare: venerdì 29 luglio, infatti, alle 5:30 del mattino ci sarà una mobilitazione nel piazzale antistante dello stabilimento della multinazionale tedesca RWM a Domusnovas che ha un ruolo centrale nella produzione e nella vendita di armamenti e ordigni pesanti poi impiegati nei diversi scenari di guerra. Nel solo mese di marzo 2016 sono stati spesi 4,6 milioni di euro in spedizioni di armi e munizioni partite dal sud Sardegna e dirette all’Arabia Saudita (dati Istat), destinate all’atroce guerra in Yemen che ha visto la morte di oltre 6mila persone, di cui circa la metà civili, oltre 20mila feriti e che ha provocato 685mila rifugiati dall’inizio del conflitto (dati UNHC). L’azione è organizzata dal comitato “Campagna Stop Bombe RWM”.

Tutto questo guardando l’autunno, quando in Sardegna riprenderanno le esercitazioni e quindi anche la campagna per fermarle.