Renzi in Sardegna, i docenti sardi: “la sua riforma provocherà un esodo”

docenti_sardiIeri in una città deserta e blindatissima, è arrivato il capo del Governo dello stato italiano, ad incontrare un governatore sardo eletto con una legge  di marca fascista, che praticamente ha tenuto fuori dal consiglio regionale il 20% dei partiti scelti dai cittadini sardi.

L’incontro è avvenuto a porte chiuse, in un clima da stato d’assedio, ed è stato firmato un “patto” che dovrebbe investire nell’isola circa tre miliardi di euro in infrastrutture e opere pubbliche. I precedenti sono infausti e si sono conclusi con una penetrazione colonialistica, l’italianizzazione forzata e uno sradicamento dell’economia sarda, che ha impoverito e devastato l’isola: la legge del miliardo fascista (il R.D. 6 novembre 1924, n. 1931) e il piano di rinascita (L. n.588 dell’11 giugno 1962)

Per l’occasione, a rompere il coro di voci bianche filo-renziane, è arrivato un duro comunicato del movimento dei docenti sardi, che la scorsa estate ha riempito le giornate estive di proteste contro la legge 107, nota come “la buona scuola”, voluta a gran voce proprio da Renzi.

I docenti sardi si chiedono cosa abbia fatto il governatore Pigliaru, per arginare gli effetti disastrosi che la legge 107 potrebbe avere sul corpo docente sardo e conseguentemente sulla scuola sarda: “siamo a conoscenza che alcune regioni stanno prendendo provvedimenti per scongiurare l’esodo e difendere la scuola da una emorragia che la impoverirebbe. In Sicilia per esempio, l’esubero nella scuola secondaria di II° grado è stato compresso a 126 cattedre, rispetto alle 288 iniziali. Un altro esempio è quello della Campania, dove il Direttore dell’USR Campania, nell’incontro sugli organici con i sindacati, ha comunicato la necessità di convertire i 325 posti liberi in organico di diritto, in seguito ai pensionamenti, in altrettanti posti da destinare all’assorbimento di neo immessi in ruolo sull’organico di potenziamento, già perdenti posto a livello statale. In Puglia il Consiglio regionale impegna la giunta a portare all’attenzione della Conferenza Permanente Stato-Regioni, un confronto finalizzato a rendere la situazione stabile e duratura per il personale docente pugliese che ha prestato servizio pluriennale presso le istituzioni scolastiche”.

E la Sardegna? – si chiedono i docenti sardi – “Nonostante la nostra sia una Regione a Statuto Speciale e l’articolo 5 dello statuto permetta alla Regione «di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione ed attuazione, sulle seguenti materie: a) istruzione di ogni ordine e grado (…)» “e nonostante il fatto che, i docenti sardi siano del tutto penalizzati non avendo alcuna regione di prossimità da indicare come “preferibile”, e la scuola sarda sia del tutto sofferente perché gli indici di abbandono scolastico sono i più alti a livello dello stato, non vediamo né da parte dell’USR, né da parte del Consiglio Regionale, alcun tentativo di difendere la scuola sarda e i suoi docenti. Ricordiamo inoltre che la Regione Sardegna non ha impugnato la legge 107. La RAS è una regione autonoma solo a parole, ma nei fatti è un governo in tutto e per tutto subalterno alle decisioni prese dal governo “amico”. I docenti sardi e la scuola sarda sono stati lasciati completamente alla mercé di un freddo cervello elettronico che deciderà senza tenere in alcun conto le reali esigenze di lavoratori, studenti e famiglie”.