Intervista ad una commerciante del mercato civico di Alghero.

 

Foto-comm-alghero

 

 

 

 

 

Un mese dopo la lotta di diverse associazioni e movimenti contro il proliferare indisturbato dei grandi centri commerciali e l’apertura notturna del Carrefour di Quartu S. Elena, siamo andati al mercato civico di Alghero per intervistare i lavoratori dei mercati civici e rionali che sono fra quelli che maggiormente subiscono la concorrenza della grande distribuzione.

Vi proponiamo questa bella intervista ad una commerciante molto combattiva con le idee ben chiare.

 

 

L’ordine (Savoia) regna a Sassari

assassino di sardila targa modificata dagli indipendentisti nella notte tra il 14 e il 15 agosto

Ha fatto molto discutere l’azione del Fronte Indipendentista Unidu che nella notte tra il 14 e il 15 agosto ha cambiato il nome al Corso Vittorio Emanuele II di Sassari mutandone la descrizione da “Re d’Italia” a “Assassino di Sardi”.

Il comunicato degli indipendentisti, corredato di documentazione fotografica, ha invaso la rete diventando virale e rimbalzando anche sui socials continentali, in tutta Europa.

Molti i commenti positivi anche in ambienti non indipendentisti di persone che semplicemente non capiscono perché le strade e le piazze debbano essere dedicate a personaggi di una dinastia che ha fatto così tanto male alla Sardegna e al sud d’Italia. Altri invece hanno accusato il Fronte di essere l’“ISIS” della toponomastica e di aver compiuto un’azione ai limiti del codice penale.

affanculo

la goliardata  anonima in una delle uscite di Sassari oggetto della polemica sui soldi pubblici utilizzati per rimuoverla

Chi non si è espressa invece è l’amministrazione di Sassari (PD), il che è strano perché il Sindaco Nicola Sanna è attivissimo sui socials e in particolare su FB e nelle ultime settimane era stato anche impegnato in una polemica sulla rimozione di un cartello goliardico che aggiungeva alle destinazioni in uscita dalla città uno con la dicitura “Anche Affanculo” (v. Foto). Sanna aveva dichiarato che per rimuovere il cartello fissato con delle fascette di plastica erano stati spesi centinaia di euro. La rete ha canzonato il sindaco per giorni e non sono mancate le richieste di fatture che attestassero la spesa pazza per la rimozione.

targa ripulitala targa “ripulita” in fretta e furia dall’amministrazione e nel completo silenzio ufficiale

Invece gli adesivi “Assassino di Sardi” apposti dal Fronte sono stati rimossi celermente (testimoni ci raccontano che il 17 agosto mattina la strada era stata già bonificata dalle targhe antimonarchiche) e nel silenzio più assoluto di Sindaco, amministrazione e stampa cittadina. Infatti se la notizia era finita su La Nuova Sardegna on-line il 16 agosto, sull’edizione cartacea del giorno dopo non se ne trova traccia.

spazzatura preddanieddaUno dei tanti depositi illegali di mondezza abbandonati della città. Questo è a Predda Niedda (foto Cristian Ribichesu)

Che siano partite telefonate dall’alto per fare calare sulla vicenda una cappa di silenzio ed evitare ulteriori prese di posizione favorevoli all’iniziativa indipendentista? Non lo sappiamo! Ciò che invece sappiamo è che l’amministrazione non è così solerte a rimuovere la mondezza che occupa diverse strade e cunette della città turritana.

Evidentemente la mondezza è tollerabile. Ma che nessuno tocchi i Savoia e l’italianità della Sardegna!

Parlano i docenti sardi deportati dalla «buona scuola»

valigeAncora non ci sono cifre ufficiali, ma negli uffici scolastici provinciali della Sardegna l’atmosfera è già rovente a causa della mobilità straordinaria prevista dalla famigerata legge 107, nota alla cronaca come “La Buona Scuola”.

L’anno scorso, l’assessore all’istruzione e alla cultura della RAS aveva dichiarato che si era fatto tanto rumore per nulla, perché dalla Sardegna sarebbero partiti solo in dieci.

Noi ieri mattina siamo andati all’USP (ufficio scolastico provinciale) di Sassari e abbiamo intervistato diversi docenti sardi che si accingono a fare le valigie.

In una città deserta e assolata, in un periodo in cui tutti pensano alle ferie e a fare un po’ di mare, un nutrito gruppo di docenti sardi assedia gli uffici dell’USP, per avere informazioni e cercare un qualche appiglio per non partire.

Maria Nieddu, della classe A060 (scienze) andrà in nord Italia e accetta di parlare con noi: «l’USP non ci riceve, dicono che sono pochi e che sono sommersi di lavoro. Ma com’è possibile che a due giorni dalla mobilità per la scuola secondaria non ci siano impiegati disponibili? Siamo in molti a dover fare le valigie, soprattutto dalla classe di scienze, ma anche da Economia Aziendale, Filosofia e Storie e Lingue e Letteratura straniere». Tanti docenti si guardano intorno sgomenti mentre facciamo le interviste e molti si avvicinano per dire la loro: «Anche io devo partire, eppure ho la 104. Come faccio a lasciare i miei genitori anziani e bisognosi di cure?» – incalza la professoressa di Francese Brigitte Usai. Eppure i posti ci sono, le famose cattedre di fatto: «ne abbiamo diritto» – continua Maria Nieddu – è assurdo che questi posti siano assegnati a docenti che magari non hanno vinto alcun concorso e non sono nemmeno abilitati. È un meccanismo diabolico!

imageLa rabbia e la delusione verso la classe politica sarda è alle stelle: «Non sono sorpresa, sapevo che c’era una possibilità di partire» – interviene la prof.ssa Anna Scarpa di scienze – «ma sono amareggiata dal fatto che la RAS non abbia salvaguardato i suoi cittadini e sia rimasta inerme davanti al pericolo di una deportazione di massa. Si sapeva che si correva questo rischio, perché la Giunta Pigliaru non ha mosso un dito per far valere il nostro statuto? Perché altre regioni si sono mosse e la Sardegna è rimasta a guardare?». C’è poi il problema dei trasporti: «ora dovremo prenotare un volo per essere il primo settembre dove siamo stati assegnati» – continua Anna Scarpa – «c’è il pericolo di non trovare posto o di dover sborsare una fortuna perché la nostra partenza coincide con il ritorno dalle ferie estive, a questo non hanno pensato i nostri governanti? Di questo non interessa niente a nessuno?». Ed emergono anche tante storie personali che rendono ancora più amara e difficile la scelta tra partire o doversi licenziare: «come si fa a sradicare i bambini per chi ha figli?» – continua la prof.ssa di scienze Angela Schiaffino – «fra chi deve partire ci sono colleghe vedove con bambini piccoli, come fanno? I bambini devono essere anche riscritti a scuola. Come fanno i colleghi che hanno genitori anziani da accudire? È una follia!». La delusione è tanta e non risparmia i sindacati: «tutti hanno diritto alle ferie» – aggiunge Monica Deledda – «ma com’è possibile che i sindacati siano chiusi in questa situazione di emergenza ed eccezionalmente aprano solo su appuntamento? Noi siamo abbandonati a noi stessi, con l’USP che ci manda via e i sindacati chiusi».

11911016_10153095457262514_1288649879_nCristiano Sabino, entrato in ruolo sul sostegno, è rimasto in Sardegna, ma ha deciso di avvicinarsi al Provveditorato per capire quanti dei suoi colleghi dovranno partire: «l’anno scorso» – dice Sabino –  «il comitato “Docenti Sardi per la Scuola Sarda” ha chiesto invano al Governatore Pigliaru che la RAS impugnasse davanti alla Corte Costituzionale la legge 107 ma Pigliaru ci ha risposto che era una buona legge. Abbiamo chiesto inoltre, insieme al “Movimento delle valigie”, guidato da Biancamaria Locci, che fosse applicato l’articolo 5 dello statuto sardo che prevede la possibilità per la RAS di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme d’integrazione e attuazione anche in materia di Istruzione di ogni ordine e grado, ma chi governa la Sardegna non l’ha fatto. Ora bisogna fare ripartire la lotta. Le uniche notizie di cui disponiamo sono queste: tra i 50 e gli 80 docenti sardi dovranno partire per l’Italia se vorranno mantenere il lavoro. Credo che  sia un numero sottostimato, in ogni caso la nostra linea di condotta deve essere questa: neanche un docente sardo deve lasciare l’isola perché la scuola sarda ha estremo e urgente bisogno di tutti loro!

Che riprenda la mobilitazione per opporci a una legge infame che non tiene in alcun conto della condizione della scuola sarda che ora è prima per dispersione scolastica e della condizione disastrosa dei trasporti che non permette ai docenti sardi di poter viaggiare facilmente.

Ma il nostro obiettivo principe deve essere la giunta Pigliaru che non ha mosso un dito per tutelare i nostri docenti e la nostra scuola e in particolare l’assessore Claudia Firino che l’anno scorso si è permessa di dire che “con la legge 107 del 2015 insegneranno fuori dall’Isola solo 10 docenti sardi”. Si tratta di dichiarazioni gravissime che dimostrano una grande incompetenza o pura malafede, perché chiunque conosca il mondo della scuola, era a conoscenza del fatto che l’anno scorso la mobilità riguardava solo i neo immessi in ruolo e che c’era il salvagente delle supplenze annuali prese prima dell’immissione, quindi i dati dei trasferimenti erano più che drogati».

Vittorio Emanuele II, Assassino di sardi: azione del Fronte Indipendentista

savoia_merdaHanno scelto la notte tra il 14 e il 15 agosto gli attivisti del Fronte Indipendentista Unidu, quando la città di Sassari è in festa per la storica festa popolare de la Faradda di li Candareri, per armarsi di scala e cambiare la toponomastica di una delle vie più importanti della città, quella appunto dove avviene la discesa dei grandi ceri votivi portati a braccia fino alla chiesa di S. Maria dai Gremi cittadini.

Tutto il corso “Vittorio Emanuele II, Re d’Italia” è diventato in un batter d’occhi “Vittorio Emanuele II, Assassino di Sardi” .

Gli indipendentisti hanno diramato un comunicato riportando una breve nota dello storico Francesco Casula per spiegare il loro gesto:

«Vittorio Emanuele II è stato l’ultimo re di Sardegna (dal 1849 al 1861) e il primo re d’Italia (dal 1861 al 1878). Con Vittorio Emanuele II, dopo la Fusione Perfetta con gli stati del continente, la Sardegna perderà ogni forma residuale di sovranità e di autonomia statuale per confluire nei confini di uno stato più grande e il cui centro degli interessi risultava radicato interamente sul continente. L’Unione Perfetta non apportò alcun vantaggio all’Isola, né dal punto di vista economico, né da quelli politico, sociale e culturale. Tale esito fallimentare, fu ben chiaro sin dai primi anni con l’aggravamento fiscale e una maggiore repressione che sfociò nello stato d’assedio, – che divenne sistema di governo – sia con Alberto la Marmora (1849) che con il generale Durando (1852)».

Sulla base di queste informazioni oggettive l’organizzazione anticolonialista ha chiesto – tramite una nota stampa – al comune di Sassari e in generale ai comuni di tutta la Sardegna «che a tutte le strade e le piazze intitolate ai Savoia vengano restituiti gli antichi toponimi o che, in mancanza di nomi antichi, esse vengano dedicate a personaggi della storia e della cultura della Sardegna oggi dimenticati o relegati a vie e piazze di secondaria importanza».

AForasCamp: «Sa luta no si firmat». Terminata la campagna muraria

campUn terzo dei paesi della Sardegna sono stati raggiunti in appena una settimana dalla campagna muraria contro l’occupazione militare, 130 comunità su 377 . In tutto più di 1500 manifesti murari attaccati e decine di migliaia di flyers distribuiti. Lo annunciano in un comunicato gli attivisti dell’Assemblea Sarda Contro l’Occupazione Militare fornendo un elenco dettagliato delle località toccate e delle foto più significative dei manifesti: «nella prima settimana di Agosto, l’Assemblea Generale sarda contro l’occupazione militare, ha affisso manifesti e svolto volantinaggi in zone strategiche, nei paesi e nelle località di mare. I manifesti presentano scritte in sardo, inglese, italiano come “A FORAS“, “military bases, get out!” “LIBERAMUS SA SARDIGNA” e “we are fighting for the freedom of our land”».

Ma la lotta per la fine delle esercitazioni e per lo smantellamento totale dei poligoni e delle basi militari non finisce qui, anzi è appena iniziata. Prossima tappa sarà l’iniziativa “un murale in ogni città”. Un collettivo di giovani muralisti riempirà la Sardegna di murales contro l’occupazione militare. Il primo è stato già realizzato nello studentato occupato di Sa Domu a Cagliari. Poi a Settembre – come noto tra il 7 e l’11 del mese – il movimento si è dato appuntamento nel bosco di Selene a Lanusei, per AFORASCAMP 2016. Il programma prevede momenti di confronto, di studio e di analisi collettiva ma anche documentazione, concerti, spazi per i bambini ed escursioni. Il campeggio sarà solo «il primo vero banco di prova di quello che aspira a essere il movimento che andrà a combattere la prepotente presenza dei militari in Sardegna, rilanciando già da subito, con la nuova assemblea generale del 10 settembre, gli appuntamenti di lotta per il prossimo autunno. Sa luta no si firmat. A FORAS!»


Intanto negli stessi giorni il Fronte Indipendentista Unidu ha diramato un appello all’indipendentismo, organizzato o meno, per partecipare ai lavori dell’Assemblea Sarda. «Il lavoro» – scrivono i militanti del movimento indipendentista – «sta procedendo speditamente ma riteniamo necessario che l’indipendentismo dia un contributo ancora maggiore. 
Soltanto partecipando, avanzando proposte in maniera democratica e orizzontale è possibile fare nascere un movimento di liberazione dall’occupazione militare e dalla guerra, che sicuramente ad oggi rappresenta uno dei pilastri della lotta di liberazione del nostro paese».

Riconoscere la condizione di “occupazione militare” della nostra terra e costruire un grande movimento di massa – continua la nota – «è il primo passo necessario perché si costruisca un movimento di liberazione nazionale capace di toccare anche altri punti di vitale importanza».

di seguito il documento sulla campagna muraria dell’Assemblea Sarda:

https://www.facebook.com/notes/aforascamp2016/campagna-muraria-contro-loccupazione-militare-130-paesi-raggiunti-verso-il-campe/682294998602945

di seguito l’appello agli indipendentisti del Fronte indipendentista Unidu:

http://www.fronteindipendentista.org/en/notizie/comunicati/276-invito-aperto-al-movimento-indipendentista-per-una-massiccia-partecipazione-ai-lavoro-dell-assemblea-generale-sarda-contro-l-occupazione-militare.html

Botta e risposta fra i Pinna e i Pastori Sardi: Ecco i video!

VIDEO 1

 

I Fratelli Pinna, dopo una lunga trattativa, sono costretti ad uscire fuori dal caseificio industriale che dirigono e a rispondere alle domande dei pastori sardi. Parlano protetti da un fitto cordone di polizia che attanaglia su due lati i pochi pastori disponibili ad ascoltarli. Infatti nel frattempo molti altri sono andati via perché – dicono – «non ci va di sentire le loro fesserie». La linea dei Pinna è respingere tutte le accuse e dichiarano fondamentalmente che loro non hanno nessuna responsabilità sul prezzo del latte perché a decidere «è il mercato» e che la questione del latte rumeno è stata «strumentalizzata dai media».

 

VIDEO 2

Uno dei Pastori risponde alle argomentazioni e alle scuse dei Pinna ribattendo che non è sostenibile un sistema dove a pagare le oscillazioni e le crisi del mercato siano sempre e solo i pastori.

Quando i razzisti hanno la solidarietà delle proprie vittime

Banner-Barbagia-La-Repubblica-2016

Periodicamente celebri personaggi italiani, noti giornalisti o alti funzionari dello Stato manifestano apertamente profondi pregiudizi razziali verso i sardi.

Non molti ricorderanno le parole di colui che, se il referendum “Repubblica o monarchia” si fosse risolto in favore della “monarchia”, sarebbe oggi Re d’Italia e quindi anche di Sardegna: Vittorio Emanuele di Savoia. Il “nobile” sabaudo nel 2005, scontento per una riparazione alla sua barca durante le vacanze in Sardegna, definì i sardi “capre puzzolenti”.

Altri avranno più fresche le parole dell’attore Paolo Villaggio che ebbe a dichiarare in una trasmissione che la Sardegna ha un basso tasso di natalità perché i sardi «preferiscono le pecore».
Molti ricordano inoltre le recenti dichiarazioni del Procuratore di Cagliari Roberto Saieva che in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario ha parlato di «istinto predatorio» dei sardi barbaricini come «base dei sequestri di persona a scopo di estorsione» e di numerosi altri delitti.

Infine di questi giorni è l’articolo del giornalista Corrado Zunino, finito in prima pagina sul noto giornale italiano La Repubblica, che a fronte di alcuni casi di maltrattamenti avvenuti in alcuni asili in Italia commenta: «non sale dalla profonda Barbagia il racconto del maltrattamento dei piccoli alunni. Tocca Roma, Grosseto, Pisa, Bolzano», come se in Barbagia fosse costume maltrattare i bambini.

Dietro a questo sguardo razzista sta l’impronta del noto antropologo e criminologo italiano Alfredo Niceforo, secondo cui i sardi sono una «razza maledetta» e «delinquente per natura» da trattare «col ferro e col fuoco» che è poi lo sguardo col quale tutti i colonizzatori stigmatizzano i loro colonizzati per giustificare l’occupazione delle loto terre e lo sfruttamento delle loro risorse.

Ma, in pieno manuale della colonizzazione descritto da illustri studiosi del fenomeno come Franz Fanon in “Pelle nera, maschere bianche” e da Edward W. Said in “Orientalismo”, rientrano anche le dichiarazioni del sindaco di Onne (Fonni), Daniela Falconi, che imputa una parte di responsabilità ai sardi per questa e altre dichiarazioni razziste. Il sindaco ha dichiarato alla stampa isolana che «se non ci fossimo dipinti così egregiamente banditi non sarebbe arrivato l’esercito a stanare i latitanti».

Insomma i sardi, con le loro narrazioni sui banditi, avrebbero giustificato e rafforzato i pregiudizi razziali di molti illustri italiani verso il popolo sardo.

Non hanno invece dubbi sulla natura razzista di tali dichiarazione gli attivisti del Fronte Indipendentista Unidu che hanno risposto prontamente con una campagna di denuncia sui socials sovrascrivendo la testata del celebre quotidiano italiano su un rotolone di carta igienica.

di seguito il link con le sconcertanti dichiarazioni del sindaco di Onne

http://www.sardiniapost.it/…/la-sindaca-fonni-barbagia…/

Casapound a difesa dell’occupazione militare della Sardegna

fasciPassano gli anni ma la funzione del fascismo è sempre la stessa, proteggere l’interesse dei potenti e delle classi dominanti con l’obbiettivo di frenare l’avanzata delle classi popolari e di imprigionare i popoli in cerca di libertà e indipendenza.

Come quel 02 agosto del 1980, mandati dalla N.A.T.O., servizi segreti italiani e criminalità organizzata, fecero da esecutori materiali della “Strage di Bologna”, oggi, dopo 36 anni i fascisti (del partito di Casapound) agiscono in difesa dei loro amici di vecchia data.

In sortita notturna a Sassari per compiere una delle loro “grandi azioni rivoluzionarie”, ovvero posare un sacco di immondizia recante il simbolo dell’euro e la scritta “La vostra accoglienza è solo business” sotto la sede cittadina del PD; hanno ben pensato, durante il loro tragitto, di coprire parte della campagna muraria contro l’occupazione militare della Sardegna portata avanti dall’Assemblea Generale Sarda.

La campagna muraria ha come obbiettivo la sensibilizzazione del nostro popolo sul tema delle basi militari; le stesse basi dove si esercita la N.A.T.O. per le sue guerre imperialiste (difese da P.D.  e stato italiano) che causano milioni di profughi e sfollati, gli stessi che poi approdano disperatamente sulle nostre coste in cerca di pace e di un pezzo di pane, e che oltre ad essere vittima dell’imperialismo subiscono lo sciacallaggio politico fascista che serve a distrarre le persone dal vero nemico: il capitalismo e il colonialismo.

«Ecco come cade la maschera dei fascisti di Casapound» – denunciano gli attiisti dell’Assemblea Generale Sarda – «che in passato hanno preso posizione critica contro le esercitazioni militari soltanto perché si addestrava Israele (ma in funzione antisemita, non certo anti imperialista o pacifista). Eccoli gli eroi di Casapound, difensori notturni di quelle basi militari volute dal PD e dalla N.A.T.O. che inquinano, colonizzano e impoveriscono la nostra terra, causando l’immigrazione dei nostri giovani e l’esodo di migliaia di disperati dalle zone colpite dalla guerra costringendo chi rimane ad una vita di miseria e malattie».

per informazioni su AFORASCAMP consultare il seguente link

https://aforascamp2016.noblogs.org/