Parlano i docenti sardi deportati dalla «buona scuola»

valigeAncora non ci sono cifre ufficiali, ma negli uffici scolastici provinciali della Sardegna l’atmosfera è già rovente a causa della mobilità straordinaria prevista dalla famigerata legge 107, nota alla cronaca come “La Buona Scuola”.

L’anno scorso, l’assessore all’istruzione e alla cultura della RAS aveva dichiarato che si era fatto tanto rumore per nulla, perché dalla Sardegna sarebbero partiti solo in dieci.

Noi ieri mattina siamo andati all’USP (ufficio scolastico provinciale) di Sassari e abbiamo intervistato diversi docenti sardi che si accingono a fare le valigie.

In una città deserta e assolata, in un periodo in cui tutti pensano alle ferie e a fare un po’ di mare, un nutrito gruppo di docenti sardi assedia gli uffici dell’USP, per avere informazioni e cercare un qualche appiglio per non partire.

Maria Nieddu, della classe A060 (scienze) andrà in nord Italia e accetta di parlare con noi: «l’USP non ci riceve, dicono che sono pochi e che sono sommersi di lavoro. Ma com’è possibile che a due giorni dalla mobilità per la scuola secondaria non ci siano impiegati disponibili? Siamo in molti a dover fare le valigie, soprattutto dalla classe di scienze, ma anche da Economia Aziendale, Filosofia e Storie e Lingue e Letteratura straniere». Tanti docenti si guardano intorno sgomenti mentre facciamo le interviste e molti si avvicinano per dire la loro: «Anche io devo partire, eppure ho la 104. Come faccio a lasciare i miei genitori anziani e bisognosi di cure?» – incalza la professoressa di Francese Brigitte Usai. Eppure i posti ci sono, le famose cattedre di fatto: «ne abbiamo diritto» – continua Maria Nieddu – è assurdo che questi posti siano assegnati a docenti che magari non hanno vinto alcun concorso e non sono nemmeno abilitati. È un meccanismo diabolico!

imageLa rabbia e la delusione verso la classe politica sarda è alle stelle: «Non sono sorpresa, sapevo che c’era una possibilità di partire» – interviene la prof.ssa Anna Scarpa di scienze – «ma sono amareggiata dal fatto che la RAS non abbia salvaguardato i suoi cittadini e sia rimasta inerme davanti al pericolo di una deportazione di massa. Si sapeva che si correva questo rischio, perché la Giunta Pigliaru non ha mosso un dito per far valere il nostro statuto? Perché altre regioni si sono mosse e la Sardegna è rimasta a guardare?». C’è poi il problema dei trasporti: «ora dovremo prenotare un volo per essere il primo settembre dove siamo stati assegnati» – continua Anna Scarpa – «c’è il pericolo di non trovare posto o di dover sborsare una fortuna perché la nostra partenza coincide con il ritorno dalle ferie estive, a questo non hanno pensato i nostri governanti? Di questo non interessa niente a nessuno?». Ed emergono anche tante storie personali che rendono ancora più amara e difficile la scelta tra partire o doversi licenziare: «come si fa a sradicare i bambini per chi ha figli?» – continua la prof.ssa di scienze Angela Schiaffino – «fra chi deve partire ci sono colleghe vedove con bambini piccoli, come fanno? I bambini devono essere anche riscritti a scuola. Come fanno i colleghi che hanno genitori anziani da accudire? È una follia!». La delusione è tanta e non risparmia i sindacati: «tutti hanno diritto alle ferie» – aggiunge Monica Deledda – «ma com’è possibile che i sindacati siano chiusi in questa situazione di emergenza ed eccezionalmente aprano solo su appuntamento? Noi siamo abbandonati a noi stessi, con l’USP che ci manda via e i sindacati chiusi».

11911016_10153095457262514_1288649879_nCristiano Sabino, entrato in ruolo sul sostegno, è rimasto in Sardegna, ma ha deciso di avvicinarsi al Provveditorato per capire quanti dei suoi colleghi dovranno partire: «l’anno scorso» – dice Sabino –  «il comitato “Docenti Sardi per la Scuola Sarda” ha chiesto invano al Governatore Pigliaru che la RAS impugnasse davanti alla Corte Costituzionale la legge 107 ma Pigliaru ci ha risposto che era una buona legge. Abbiamo chiesto inoltre, insieme al “Movimento delle valigie”, guidato da Biancamaria Locci, che fosse applicato l’articolo 5 dello statuto sardo che prevede la possibilità per la RAS di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme d’integrazione e attuazione anche in materia di Istruzione di ogni ordine e grado, ma chi governa la Sardegna non l’ha fatto. Ora bisogna fare ripartire la lotta. Le uniche notizie di cui disponiamo sono queste: tra i 50 e gli 80 docenti sardi dovranno partire per l’Italia se vorranno mantenere il lavoro. Credo che  sia un numero sottostimato, in ogni caso la nostra linea di condotta deve essere questa: neanche un docente sardo deve lasciare l’isola perché la scuola sarda ha estremo e urgente bisogno di tutti loro!

Che riprenda la mobilitazione per opporci a una legge infame che non tiene in alcun conto della condizione della scuola sarda che ora è prima per dispersione scolastica e della condizione disastrosa dei trasporti che non permette ai docenti sardi di poter viaggiare facilmente.

Ma il nostro obiettivo principe deve essere la giunta Pigliaru che non ha mosso un dito per tutelare i nostri docenti e la nostra scuola e in particolare l’assessore Claudia Firino che l’anno scorso si è permessa di dire che “con la legge 107 del 2015 insegneranno fuori dall’Isola solo 10 docenti sardi”. Si tratta di dichiarazioni gravissime che dimostrano una grande incompetenza o pura malafede, perché chiunque conosca il mondo della scuola, era a conoscenza del fatto che l’anno scorso la mobilità riguardava solo i neo immessi in ruolo e che c’era il salvagente delle supplenze annuali prese prima dell’immissione, quindi i dati dei trasferimenti erano più che drogati».