Rilanciare l’economia sarda con Lavoro e Dignità

2013

#1 Come è nato il vostro comitato e di che si occupa?

Nel 2015 furono organizzate a Sassari delle assemblee per pensare soluzioni politiche contro la povertà e per creare nuovo lavoro, a cui parteciparono decine di persone di varia provenienza nell’area della sinistra. Fu condiviso un documento che intorno a fine anno vide la costituzione del Comitato per il lavoro, la dignità e la vita.  Vi aderirono singoli cittadini, l’Associazione L’Altra Sardegna, la Confederazione sindacale sarda e il Fronte Indipendentista Unidu. L’obiettivo, dopo assemblee, raccolta firme, incontri coi cittadini e gli amministratori pubblici, è l’emanazione da parte del Consiglio regionale sardo di una legge che recepisca la proposta.

#2 Che proposta avete elaborato per spezzare il circolo vizioso disoccupazione-emigrazione-spopolamento?

Ridistribuire più equamente le entrate regionali, utilizzate ora a vantaggio di pochi col pretesto degli investimenti, paradigma delle politiche neoliberiste. Il problema non sono gli investimenti di per sé, ma il modo rapace ed escludente con cui vengono effettuati, alimentando la corruzione e lo sperpero. Caratterizza la nostra proposta un’idea comunitaria e solidaristica della società organizzata, anche nella sua interfaccia istituzionale. Per la quale le risorse andrebbero razionalizzate – ad esempio, facendo eseguire le opere pubbliche non complesse direttamente dai senza lavoro, formati adeguatamente e coordinati da professionalità competenti – e spalmate a beneficio di chi ne ha più bisogno, senza fare assistenzialismo.
La proposta è sintesi e armonizzazione di diverse esigenze:

  • Mettere in sicurezza la capacità minima di spesa delle persone – obiettivo ineludibile in questo contesto disperante – contenendo gli effetti della crisi e dei licenziamenti;
  • Dare vita alla sperimentazione (per almeno tre anni) di una nuova forma di sviluppo economico partendo dalla vocazione e dai bisogni delle persone e dei territori, attraverso una progettazione continua, libera e flessibile, rispetto ai mercati mutevoli e alla crescente esperienza;
  • Sostenere l’attività delle imprese e degli enti pubblici mettendo loro a disposizione risorse a costo zero;
  • Creare sviluppo ecosostenibile aprendo la nostra economia sofferente a un ingente numero di senza lavoro (oltre 120.000 persone) nei settori che la caratterizzano: agricoltura e allevamento, turismo, tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale, artigianato, cura della persona etc., evitando loro l’emigrazione e lo spopolamento dei territori, creando le condizioni per migliori approdi professionali.

A chi è in grado di lavorare sarebbe garantito un reddito mensile (reddito da lavoro garantito) di 780 euro netti in cambio di un impegno settimanale dai 2 ai 4 giorni, a seconda delle competenze; mentre a chi non è in grado e non gode di pensioni o altri redditi andrebbe un sostegno mensile (sostegno di solidarietà) di 450 euro netti. Ulteriori informazioni sulla nostra proposta, QUI

#3 Quali sono le differenze con la proposta del movimento italiano 5Stelle sul reddito di cittadinanza?

La proposta del M5S, pur con diversi punti in comune, è diversa dalla nostra. La loro riguarda l’intero territorio italiano, la nostra, la Sardegna. Nella loro proposta il lavoro da compiersi è condizionato all’iscrizione presso i Centri per l’impiego e all’offerta di lavoro proveniente dal mercato (posti vacanti); un approccio dunque passivo, che va da ultimo accettato non potendosi rifiutare più di tre volte. La nostra proposta si caratterizza, invece, per il protagonismo dei soggetti interessati (senza lavoro, imprese ed enti pubblici) nello spirito di una nuova forma di sviluppo economico dal basso, per cui si richiede una progettualità libera ma continua. Troppo esiguo inoltre il contributo di 8 ore settimanali richiesto nei progetti sociali organizzati dai comuni.

#4 Che cosa pensate della legge regionale recentemente approvata dalla giunta regionale proposta dal partito italiano SEL?

La legge regionale 2.8.2016 istitutiva del reddito di inclusione sociale, con un finanziamento di circa 30 milioni annui, ambisce a tutelare una gamma ampia di situazioni di disagio sociale (per la mancanza di un lavoro, di una casa…), prevedendo inoltre di “combattere il fenomeno dello spopolamento e dell’emigrazione giovanile”, di contrastare il “fenomeno della dispersione scolastica” e la “sindrome di burnout negli operatori che lavorano nel campo delle politiche sociali”. Situazioni indubbiamente meritevoli di tutela, ma la nostra proposta è altro.

 

Proposta del Comitato per il lavoro, la dignità e la vita: https://comitatoperillavoroladignitalavita.wordpress.com/2016/03/01/lavoro-dignita-e-vita-appello-per-una-legge-regionale/#more-7

NO BASI: repressione e fogli di via

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Intervista a Nicola Piras, militante dell’Assemblea Generale Sarda contro l’occupazione militare.

  • Pochi giorni dopo l’incontro nazionale contro l’occupazione militare “AForasCamp” hai ricevuto dalle forze di polizia un foglio di via da Teulada e Sant’Anna Arresi della durata di 3 anni. ci puoi raccontare come sono andate le cose?
    Durante il campeggio di Lanusei sono stato fermato diverse volte da polizia e carabinieri. Dopo l’ultimo controllo, avvenuto in data 9 settembre e durato un’ora e mezza, sono stato invitato formalmente a presentarmi, un paio di giorni dopo il campeggio, in Questura a Cagliari per ritirare una notifica del 2 novembre 2015. Una volta andato negli uffici del capoluogo mi è stato consegnato il foglio di via con annesse motivazioni. Sono interdetto da quei luoghi perché il 28 ottobre 2015 ero stato identificato mentre FACEVO un sopralluogo in un’area DEMANIALE nei dintorni del poligono, prima di un corteo (NO TRIDENT) per cui era stata chiesta l’autorizzazione.

  • Sei l’unico ad essere stato raggiunto da queste misure repressive?
    Sfortunatamente il fogli di via consegnati a compagni e compagne in lotta contro le basi sono 22 e il numero è in via di aumento con il montare delle mobilitazioni.

  • Come procede la costruzione di un movimento di massa contro l’occupazione militare della Sardegna?
    Il campeggio appena concluso è stato un momento di costruzione, di confronto e discussione tra territori e collettivi che non avevano mai collaborato assieme. Il momento fondamentale è stata la plenaria, momento in cui tutte queste entità hanno scelto la strada del dialogo e della collaborazione in vista di un autunno di lotta. Il nostro auspicio è che il cambio di passo sia immediato, tutti i tavoli di lavoro abbiano il loro seguito nei territori e si possa cercare insieme quelle date che possano portare tutto il popolo sardo a praticare l’obiettivo dello stop delle esercitazioni tramite le invasioni dei poligoni dell’isola. Crediamo veramente che se si è decisi nelle intenzioni, ognuno con le proprie possibilità e capacità possa dare un contributo decisivo in questa enorme lotta che ci deve vedere tutte e tutti protagonisti. Ogni territorio, paese, città, gruppo di affinità, partito, individuo ha voce in capitolo nel movimento, ci sono momenti, mezzi e obiettivi di breve, media e lunga durata. Il campeggio penso abbia messo delle priorità rispetto alle proposte da portare avanti all’unisono con forza e decisione. Allo stesso tempo ogni iniziativa particolare o temporanea merita rispetto e condivisione; TANTI MODI, UN UNICA LOTTA!

Tra le prossime tappe merita una citazione il campeggio antimilitarista proposto dalla Rete No basi né qui né altrove, che si terrà tra il 6 e il 10 ottobre vicino a Decimomannu.
L’assemblea generale sarda contro l’occupazione militare si troverà invece in una zona del centro Sardegna il 16 ottobre per un ragionamento sui due campeggi, ma soprattutto per rilanciare la lotta e trovare delle date in cui organizzare cortei di massa che abbiano l’intenzione di interrompere le esercitazioni!

Sa festa de su Sardu in Bonarcadu

su-moru-cagliadu-muduSu 24 e 25 de custu mese in Bonàrcadu, at a acudire su bonu de sos ativistas de su bilinguismu. Un’ocasione non solu pro aprofundire sas temàticas de custu setore, ma fintzas pro cunsentire a cronista e polìticos de intrare in cuntatu cun unu mundu chi a s’ispissu calicunu bidet cun pregiudìtzios e clichè, a bias cunsideradu mortu, ma chi òperat comente unu riu càrsicu: andat a fundu pro torrare a essire a pìgiu.

Programa

Sa manifestatzione la promovet su Coordinamentu pro su Sardu Ufitziale, organizatzione amparadora de sa modernizatzione de su sardu e de sa Limba Sarda Comuna aprovada dae Renato Soru in su 2006, paris cun unu grustu mannu de assòtzios e cun s’amparu logìsticu de sa comuna de Bonàrcadu e de s’assòtziu polifònicu Su Condaghe. S’ocasione la dat sa Die Europea de sas Limbas promòvida pro su 26 de cabudanni dae s’Unione Europea. S’obietivu de sa Festa, chi est cròmpida a sa de tres editziones a pustis de sas duas, andadas bene a beru, in Sèdilo (2014) e Òschiri (2015), est pròpiu su de denuntziare su disinteressu de sas istitutziones regionales, non cun cuntierras de pagu contu, ma presentende su chi ant fatu de bonu sos ativistas, mancari sena s’agiudu de sa Regione, in s’ùrtimu annu pro sa limba sarda. Cunforma a sa lege, diat dèvere èssere s’assessoradu cumpetente a promòvere custos addòvios, ma dae meda non b’at sinnales positivos. S‘atzione de s’assessora Claudia Firino in custos ùrtimos duos annos e mesu no est istada bastante: una parte de sos ativistas est isperende ch b’apat unu rimpasu, un’àtera parte est denuntziende custa situatzone. B’at fintzas chie, in manera provocatòria, at propostu de fundare unu partidu de sa limba sarda e de si presentare in sas eletziones.

Ma si sa polìtica non càrculat sa limba sarda, su movimentu linguìsticu torrat su corpu cun sa democratzia digitale dae bassu e cun unu muntone de àteras initziativas istòricas, polìticas, culturales, editoriales, musicales, artìsticas. Su programa est a beru ricu e de calidade.

S’idea de base no est sa de sa cunferèntzia clàssica verticale in ue faeddant in pagos e su pùbicu ascurtat passivu. Sos organizadores, imbetzes, cherent una comunicatzione orizontale, cun interventos numerosos ma curtzos chi content sa richesa de sa proposta polìticu-culturale de su movimentu linguìsticu comente tèsseras medas de unu mosàicu chi sa dimensione e s’imàgine sua sos esternos e s’opinione pùblica a bias no la cumprendent. E, in fines, b’est pròpiu sa Festa, est a nàrrere unu mamentu chi sos ativistas de totu sa Sardigna s’addòviant pro cumpartzire e crèschere in pare.

Si cumintzat cun s’istòria: Màriu Antiogu Sanna contat sas acuntèssidas de Barisone de Arbarèe chi in Bonàrcadu at bisadu una corona pro sa Sardigna; Federicu Francioni analizat su raportu intre sos intelletuales e sa limba sarda; Isabella Tore faeddat de su problema de s’insinnamentu de s’istòria sarda in iscola; Frantziscu Cheratzu e Riccardo Mura e Maurizio Virdis presentant “Sintesa”, su primu sintetizadore vocale de su sardu; Gianfranco Fronteddu presentat su primu tradutore automàticu italianu-sardu istandard; Claudia Soria mustrat su “Digital Language Diversity Project”, programa europeu in ue b’est fintzas su sardu. De Facebook in sardu e de sas pàginas in ue si insinnat s’iscritura ufitziale, si nd’interessat Martine Faedda (CSU).

Pustis una pàgina literària cualificada: Jubanne  Piga presentat su romanzu suo “Sa vida cuada”, e  Giagu Ledda  sa tradutzione sua  de su romanzu de  Gràssia Deledda “La madre”; Gianni Garbati  e Pierpaolo Cicalò presentant sa tradutzione in sardu de su Don Chisciote de Cervantes; b’est  Mauro Mura pro sa Rivista Làcanas; Sandro Dessi mustrat su libru suo de fumetes in sardu “Caratzas”; Paolo Lubinu, iscritore e regista,  presentat “Jesu Cristu Etzu”. Cùngiant su merie Giuseppe Delogu, Pierfranco Devias (Lìberu), Elvira Usai (sìndiga de  Santu Giuanne Suergiu), Domitilla Mannu (Assòtziu “Pro no ismentigare”), Paola Coronas, Cristiano Sabino (FIU), Marieddu De Montis (grupu facebook “Solu in sardu”), Rosa Corongiu (“Solu in sardu”), Enrico Fodde (Assòtziu ArcheoBuddusò).

S’incras mangianu a sas 9.00 si torrat a cumintzare cun sa ghia de Gonàriu Carta, Roberto Carta e Giommaria Fadda, moderadores de su CSU. Sarvadore Serra, Giosepe Corronca e Lisandru Dessi presentant sa  rivista digitale Limba Sarda 2.0. Pustis s’aberit un’ispàtziu dedicadu a su catalanu con Joan Elies Adell Pittarch, Roberto Lai, Stefano Campus e Carla Valentino chi faeddant rispetivamente de su protzessu indipendentista, de s’istòria e de sa situatzione de S’Alighera. Fabrizio Pedes mustrat “Scratch”, programa de animatzione pro pitzinnos cun sos cumandos in sardu istandard.  Frantziscu Casula crarit comente cheret fata sa didàtica in Limba Sarda Comuna.

“S’architetura de Simon Mossa” est su tema de Andrea Faedda.   Frantziscu Sanna Carta faeddat de  “Seo, unu progetu pro contare de sa Sardigna cun is datos abertos”. Pustis si faeddat de turismu identitàriu con Marco Galleri e de comunicatzione comertziale con Maria Vittoria Dettotto e Fulvio Micheli Seone.

Sa parte finale est dedicada a Carla Puligheddu (Assòtziu Fèminas Sardistas), Giuanna Dessì, Paola Coronas, Giovanna Casagrande, Lidia Fancello (Lab Gaddura), Pitzente Migaleddu, Bustianu Cumpostu (Sardigna Natzione), Bàrtolu Porcheddu (Sardigna Nostra), Marco Murgia (Rossomori), Franciscu Sedda (Partidu de sos Sardos).

In custas duas dies b’at a èssere fintzas  una mustra de su libru in sardu, una regorta de sas erbas locales cun su nùmene in sardu a incuru de sa Biblioteca Comun
ale de Bonàrcadu e disvagos pro pitzinnos. B’at fintzas sa possibilidade de dormire, e de mandigare gastende pagu, bastat chi b’apat una prenotazione chi racumandamus meda.

In programa unu sero musicale sàbadu in s’anfiteatru (cuncordos polifònicos Su
Condaghe e Donu Reale de Buddusò) e unas cantas rapresentatziones artìsticas domìniga mangianu a incuru de Clara Farina (recital subra de sos mortos de sas Fosse Ardeatine), un’esibitzione de Andrea Andrillo, Arrogalla e Elio Turno Arthemalle cun su “Don Chisciote de sa Màntzia” in sardu.

Totu lìberu e totu gratis francu su màndigu e totu autofinantziadu sena perunu cuntributu pùblicu. Si cùngiat cun una vìsita ghiada in sardu domìniga merie   in sa crèsia de Nostra Sennora de Bonacatu, chi at ospitadu in s’edade mèdia su bisu natzionalista de su giùighe Barisone de Arbarèe. Unu messàgiu craru a una classe dominante chi sighit a non carculare unu fermentu culturale-linguìsticu mancari siat una resursa de importu pro chi sa Sardigna non siat  petzi un’espressione geogràfica pèrdida in su mare de sa globalizatzione.

 

Assemblea diretiva CSU: Roberto Carta, G
onàriu Carta, Giosepe Coròngiu, Giommaria Fadda, Martine Faedda, Giuanne Garbati, Nicola Merche, Pàulu Mugoni,  Perdu Solinas,  Sarvadore Serra.

Pro info Giuseppe Corongiu 3286478828 gcorongiu@gmail.com

Un corpo forestale d’élite per la Sardegna

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Progetu Repùblica de Sardigna in un comunicato esprime preoccupazione per le sorti del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Sardegna. Il Corpo Forestale Sardo possiede delle competenze specifiche in base alle esigenze del suo territorio che vanno dalla salvaguardia e tutela dell’inestimabile patrimonio floro-faunistico (anche in funzione antincendi e anti bracconaggio), alla difesa dell’immenso patrimonio archeologico che fa della Nazione sarda un grande museo a cielo aperto.

Per tale motivo negli anni si è puntato molto sul Corpo poiché si tratta di una realtà consolidata dell’Isola e di esempio per tante altre regioni del continente, vista l’organizzazione e l’efficienza. Di diversa veduta – incalzano gli indipendentisti di ProgReS – è la Giunta Pigliaru la quale, «invece di salvaguardarlo, denigra il Corpo Forestale Sardo con rinvii sulla riforma della legge statutaria e promesse che si susseguono ormai da mesi, senza trovare riscontro nei fatti». Progetu Repùblica ritiene che «il Corpo Forestale sia indispensabile alla salvaguardia, tutela e difesa del territorio Nazionale sardo, per questo crediamo che sia determinante rendere il Corpo ancora più all’avanguardia e preparato nella complessa materia ambietale e riteniamo che il CFVA debba diventare a tutti gli effetti un vero e proprio corpo d’élite». Il partito indipendentista propone pertanto di abbassarne l’età media (oggi di 51 anni) procedendo a nuovi concorsi per far acquisire competenze e dinamismo grazie alla creazione di nuclei specifici specializzati in inquinamento ambientale e dediti all’archeologia visto il nostro inestimabile patrimonio. Gli indipendentisti propongono anche il rinnovo del parco mezzi e l’acquisto da parte della Regione di elicotteri tipo Elitanker da utilizzare al posto dei Canadair per la lotta attiva contro gli incendi.

ProgReS sostiene infine le richieste dei lavoratori del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Sardegna riguardanti il «riconoscimento delle qualifiche di polizia Giudiziaria e pubblica sicurezza, una maggior chiarezza sulle progressioni di carriera, concorsi interni, sicurezza del personale, visite mediche, contrattazione specifica separata per il CFVA, indennità d’istituto uguale alle altre forze di polizia, riconoscimento di lavoro usurante e che non ci sia più una così marcata disparità di trattamento tra CFVA e altri corpi di polizia, nel riconoscimento dello status giuridico».

 

Indipendentisti contro il rincaro ARST

Azione FIU, SNI e CSS 13/09/2016
Azione FIU, SNI e CSS
13/09/2016

Nella mattinata del 13 settembre, il Fronte Indipendentista Unidu, Sardigna Natzione Indipendentzia e la Confederazione Sindacale Sarda hanno organizzato una mobilitazione in via Padre Zirano, da tempo oramai immemorabile capolinea provvisorio sassarese, per dire no agli ingiusti aumenti tariffari ARST imposti agli utenti, dei quali sono maggiormente rappresentativi gli studenti, i lavoratori e gli anziani.

Lo slogan dichiarato a gran voce durante la manifestazione: “A si mòere est unu deretu, no unu lussu!”

Il provvedimento coercitivo Pigliaru- ARST per la messa in atto dei nuovi costi è stato emanato con la delibera della Giunta Regionale 20/06 del 12 aprile 2016, integrata dalla deliberazione del 40/04 del 6 luglio 2016. Grazie ad esso, dal 1/09/16 si avranno dure conseguenze, quali:

  • Rincari oltre il 29% per i biglietti nei tragitti inferiori ai 30 km;
  • Rialzo sugli abbonamenti mensili e sulle corse semplici (Il prezzo di due corse semplici è maggiore del vecchio biglietto andata/ritorno);
  • Eliminazione dei biglietti A/R e introduzione del Biglietto giornaliero con conseguenti costi aumentati a carico dell’utente;
  • Introduzione di una sovrattassa in caso di acquisto del biglietto a bordo degli autobus. Da sottolineare il fatto che innumerevoli comuni non vedono la presenza di punti vendita accreditati;
  • Abolizione delle agevolazioni previste per anziani e per le famiglie meno abbienti e con studenti a carico, che si basavano sulle soglie ISEE (studenti e over 65).

Si evince che se da una parte l’amministrazione millanta “semplificazione e armonizzazione” del sistema dei trasporti pubblici, dall’altra approva esosi aumenti del costo dei biglietti. Gli organizzatori, infatti, dichiarano che “[…] con l’eliminazione della differenza per reddito, la Giunta Pigliaru ha messo i più poveri sullo stesso piano dei ricchi contro ogni logica, il buon senso ed ogni forma di giustizia sociale”.

De facto, il patto costringerà l’utenza in una morsa ritratta dai prezzi crescenti per dei servizi scadenti e talvolta completamente assenti e/o inesistenti. Politicamente parlando, come sottolineano anche FIU, SNI e CSS, le immediate o graduali conseguenze dell’aumento dei prezzi e dell’eliminazione sostanziale della fasce di reddito saranno:

  • Attacco al diritto allo studio;
  • Disincentivo all’utilizzo dei mezzi pubblici e compromissione del diritto alla mobilità di studenti, lavoratori e anziani;
  • Aumento dello spopolamento dei paesi oggi ancora più isolati tra loro e dai servizi forniti dai grandi centri cittadini (Università, ospedali, INPS, ecc.).

Gli organizzatori, sono saliti sugli autobus, hanno parlato con gli studenti e i pendolari e lasciato loro volantini informativi, proponendo il ritiro dell’accordo e il ripristino del vecchio piano tariffario per le tratte inferiori ai 30 km, la riattivazione delle agevolazioni (prima prevista per anziani e studenti sulla base dell’indicatore ISEE), l’apertura di nuove biglietterie poiché esigue sul territorio e la cura delle fermate di sosta con installazione di panchine e pensiline.

Megadiscarica regionale a Villacidro: Si prepara la battaglia.

Intervista ad Antonio Muscasmusca-arcobaleno

Con delibera del 6 settembre 2016 il governo sardo ha dato il via libera alla realizzazioe di una megadiscarica regionale a Villacidro. Qual è il tuo giudizio?

Purtroppo, nonostante le battaglie che cittadini e comitati del territorio stanno portando avanti da anni e le richieste ripetute di adottare politiche diverse per il trattamento dei rifiuti, il governo Pigliaru ha tirato dritto per la sua realizzazione, mentre politici e amministratori locali restano colpevolmente in silenzio.

Quali sono le ragioni della tua contrarietà?

La megadiscarica fa parte di un progetto più vasto a carattere regionale che include il potenziamento di vecchi e la realizzazione di nuovi inceneritori. È facile quindi comprendere che proseguire su questa linea, con gli enormi investimenti in gioco (si parla di centinaia di milioni di euro), significherebbe compromettere ogni alternativa almeno per i prossimi venti trent’anni. È necessario intervenire ora: potremmo altrimenti non avere un’altra opportunità.

È un tema questo che, anche se potrebbe non apparire, ha attinenza con le servitù e il furto del territorio poiché la realizzazione e la gestione delle discariche segue le stesse e precise logiche delle basi militari e degli altri progetti di speculazione e distruzione ambientale: le discariche, infatti, oltre ad andare contro le direttive europee e, quindi, incontro alle sanzioni che puntualmente ci vengono comminate, vengono realizzate senza coinvolgimento delle comunità e contro la loro volontà; garantiscono lauti profitti a pochi e soliti noti e alle mafie e, per contro, comportano costi economici oramai insostenibili e, nonostante ciò, in continua crescita. Quando già non sono pericolose per le tipologie di materiali che vi finiscono col cosiddetto secco, divengono aree di destinazione illegale di rifiuti pericolosi che ben si celano sotto gli immensi mucchi di spazzatura. L’affare discariche è ben rappresentato anche dal clima intimidatorio che si respira quando diventano oggetto di contestazione e di polemiche per la pessima gestione e per gli innumerevoli incidenti ambientali che sempre più spesso si verificano. Ciò, senza menzionare le condizioni disumane in cui si trovano ad operare i lavoratori, strumenti di continuo ricatto e spesso teste d’ariete per demolire le proteste e zittire le amministrazioni.

Si ripete spesso che non esistono ancora alternative valide, collaudate ed economicamente sostenibili? Cosa ti senti di rispondere in merito?

Diversi studi e ricerche scientifiche documentate oggi dimostrano il grave impatto delle discariche sulla salute e l’ambiente. Attorno alle discariche, e per diversi chilometri di distanza, diventa impossibile ipotizzare scenari di agricoltura sostenibile o anche di semplice utilizzo delle aree per scopi diversi: inquinamento del suolo, delle falde e dell’aria, la presenza massiccia di gabbiani e di cornacchie che modificano l’avifauna locale, sono solo alcuni degli elementi di trasformazione del territorio e di compromissione di vastissime aree sotto il punto di vista ambientale e paesaggistico.

Trovo stupido e offensivo per la nostra intelligenza che, per curare interessi economici privati, la comunità, l’ambiente e l’economia vengano relegati ad un ruolo marginale portando avanti un piano rifiuti del 2008, folle e antistorico: oggi la tecnologia e la conoscenza consentono di adottare soluzioni all’avanguardia per evitare il ricorso alle discariche e agli inceneritori. La salvaguardia del territorio e delle nostre vite, il diritto all’autodeterminazione, la consapevolezza acquisita dopo anni di torti e prevaricazioni subiti, ci impongono scelte ragionate e intelligenti, in contrapposizione alla mediocrità e scelleratezza di chi oggi ancora propone soluzioni antistoriche e folli.

Come intendete muovervi ora?

L’appuntamento è per sabato 17 settembre a Villacidro, in un’assemblea pubblica discuteremo delle problematiche ambientali e sanitarie delle discariche e promuoveremo delle iniziative per impedire la realizzazione di questo progetto e determinare un cambio netto di rotta nella gestione dei rifiuti.

Collaborazione militare fra Università di Cagliari e Sionisti

Intervista ad Alessia Ferrari sulla collaborazione militare fra Università di Cagliari e il Technion di Haifa.

• Come nasce la campagna contro la collaborazione dell’Università di Cagliari e il Technion?
Nel 2foto004 la società civile palestinese ha lanciato un appello al boicottaggio accademico e culturale di Israele come contributo alla lotta palestinese. Ciò si basa sul fatto che le accademie israeliane sono complici del sistema di oppressione israeliano, che nega ai palestinesi diritti fondamentali, tra cui la libertà accademica e il diritto all’istruzione. Il boicottaggio accademico si inserisce all’interno della campagna del BDS, che propone il boicottaggio, il disinvestimento e l’adozione di sanzioni nei confronti di Israele.

• Perché boicottare un istituto di ricerca israeliano? La libertà di ricerca non dovrebbe essere toccata.
Le accademie israeliane sono un punto chiave della struttura ideologica ed istituzionale del regime coloniale attuato da Israele, infatti sin dalla loro fondazione sono legate all’establishment politico-militare e svolgono un ruolo fondamentale nel nascondere al mondo i crimini commessi da Israele, diffondendo a livello internazionale l’immagine di una democrazia illuminata che eccelle nell’innovazione tecnologica.
Il Technion in particolare ha prodotto la tecnologia dei Bulldozer Caterpillar D9 con comando remoto, che vengono utilizzati per distruggere le case dei palestinesi e far posto agli insediamenti coloniali. In secondo luogo è leader nello sviluppo della tecnologia drone impiegata per i periodici bombardamenti sulla Striscia di Gaza. Il sistema universitario israeliano inoltre riserva trattamenti preferenziali a soldati e riservisti, discriminando gli studenti palestinesi. Per esempio il Technion riconosce crediti accademici e benefici economici agli studenti impegnati nell’esercito. Il Technion ha anche espresso solidarietà ai suoi “studenti combattenti” che hanno preso parte ad operazioni militari come “Margine Protettivo” che, oltre a provocare la morte di più di 1.500 palestinesi, ha causato la distruzione dell’Università di Gaza e di diverse scuole dell’Onu. La militarizzazione dell’Università è una pratica che si sta diffondendo purtroppo anche da noi, mediante l’attivazione di corsi specificamente indirizzati ai soldati.
In molti sono del parere che la libertà di ricerca sia inviolabile, ma anche le Università tedesche degli anni Trenta e del Sud Africa dell’apartheid hanno ottenuto dei buoni risultati scientifici; noi pensiamo che se un’accademia è complice nella violazione dei diritti umani è di questo che le si deve chiedere conto, non della “buona ricerca” prodotta. Inoltre la scienza non è mai neutrale in una situazione di oppressione, perché viene utilizzata per stendere un manto di legittimità sulle istituzioni, così da coprire il loro lato criminale.

• Che rapporti ci sono tra l’Università di Cagliari e il Technion?
Esiste un accordo nel settore farmaceutico la cui referente è la Prof.ssa Morelli. Per chiedere che tale accordo non sia rinnovato abbiamo costituito il gruppo “Studenti contro il Technion”, a cui hanno aderito vari gruppi di sinistra e indipendentisti sensibili alla causa di liberazione del popolo palestinese dal colonialismo e dall’occupazione israeliana. È stata creata una omonima pagina Facebook, gestita con i compagni di Torino a loro volta impiegati in una campagna di boicottaggio del Technion. Abbiamo ottenuto un incontro con la Rettrice Maria del Zompo, che ha dichiarato di non essere informata sulla cooperazione esistente con il Technion, e di ignorare le implicazioni di quest’ultimo con la macchina da guerra israeliana. Ci siamo così mossi per documentare il tutto e abbiamo redatto un dossier informativo sul Technion e sul DASS, che è stato consegnato alla Rettrice e alla Morelli. Entrambe sono state invitate a un’assemblea pubblica che si terrà il 21 ottobre, in cui vogliamo dar vita a un contraddittorio tra chi ritiene che non si debbano porre dei limiti alla ricerca scientifica, e chi, come noi, ritiene che esistano dei limiti etici e che al primo posto debba essere posto il rispetto dei diritti umani. All’incontro sarà presente Enrico Bartolomei, l’accademico promotore di una petizione firmata da più di 300 accademici, che chiede l’interruzione delle collaborazioni tra le Università italiane e il Technion. Interverrà inoltre Fausto Gianelli dei Giuristi Democratici, avvocato da anni impiegato sul fronte della difesa dei diritti umani.

 

No occupazione militare, prossima tappa: Lanusei

articolo campeggioNello slogan elettorale di Francesco Pigliaru “Oggi comincia il domani” era compresa anche la promessa di una «riduzione delle servitù militari» che infestano la Sardegna per migliaia di ettari estesi su tutta l’isola. All’indomani dell’incendio causato dall’aereonautica tedesca all’interno del poligono di Capo Frasca, la RAS aveva chiesto di sforbiciare almeno settemila ettari a partire dalla chiusura del poligono in questione.
Il Governo italiano “amico” (espresso non solo dalla stessa parte politica, ma anche dalla stessa corrente di partito facente capo a Matteo Renzi) aveva aperto le porte al dialogo, però non solo Capo Frasca è ancora lì, ma l’Esercito italiano si riprenderà il simbolo stesso dell’occupazione militare della Sardegna, cioè l’isola di S. Stefano dove fino a pochi anni fa stazionavano i sommergibili armati a testate nucleari statunitensi.
Il governatore Pigliaru – per quel che conta – ha scritto una lettera al Ministro della Difesa Pinotti lamentando la “vocazione turistica” dell’arcipelago de La Maddalena (come se il problema fosse questo!), ma, come da copione, lo stato italiano sembra poco interessato ai pareri dei sardi, anche di quelli ben asserviti al colonialismo.

Oggi è più evidente che mai lo scontro tra due interessi contrapposti: da una parte quello dello stato italiano che definisce “necessaria e urgente” la rioccupazione militare dell’arcipelago maddalenino, dall’altro quello nazionale sardo ormai insofferente alla presenza invasiva dei militari italiano e NATO e all’uso bellico che viene fatto di gran parte del territorio.

liberu s stefanoUn malcontento crescente che in questa estate si è manifestato con diverse azioni contro l’occupazione militare. Lo scorso primo settembre gli indipendentisti di Libe.R.U. hanno fatto una sortita nell’isola di S. Stefano per denunciare l’imminente occupazione italiana: «abbiamo voluto rivendicare il diritto dei sardi di decidere sul destino della Sardegna», ha spiegato il segretario del partito Pier Franco Devias ai media presenti sul luogo.
sarasmilitariAll’inizio di luglio gli studenti dell’Università di Cagliari avevano cacciato la Marina Militare dall’Univesità che era stata invitata dalla rettrice Del Zompo con la scusa di un seminario su questioni ambientali.

Ma la novità più significativa della lotta contro l’occupazione militare è senza dubbio la nascita dell’Assemblea generale sarda che ha organizzato una massiccia campagna di propaganda muraria a ridosso di Ferragosto e che si riunirà dal 7 all’11 settembre nel bosco di Selene a Lanusei, confrontandosi con temi di vitale importanza individuati nel corso di un processo costituente democratico e partecipatissimo a cui hanno aderito comitati, associazioni pacifiste, movimenti indipendentisti e tanti singoli cittadini.

Di seguito i riassunti dei workshop che verranno affrontati nel corso dei lavori del campeggio. Gli workshop saranno giovedì 8 e venerdì 9 settembre, tra le 10:00 e le 13:00 e tra le 16:00 e le 19:00:

  1. Le collaborazioni tra le università sarde e l’apparato militare, DASS & Technion
    Da sempre le università rappresentano un territorio privilegiato per le politiche prodotte dal Capitale, dove quest’ultimo può penetrare tranquillamente imponendo una modellazione gerarchica nella produzione dei saperi.
    Il workshop si suddividerà in tre parti ben distinte:
    I – riguarderà il distretto Aerospaziale Sardo. Proveremo ad analizzare il ruolo duale (civile e militare) che il distretto avrà, provando a rompere la narrazione dominante che descrive il DASS solo come uno strumento che può aprire ampi spazi di possibilità nel settore aereospaziale.
    II – riguarda invece gli accordi tra l’università di Cagliari e il Technion Institute che svolge ricerca e sviluppa le tecnologie militari usate dalle forze di sicurezza israeliane. Qui si analizzerà più da vicino l’accordo che l’università di Cagliari ha attuato, provando ad ipotizzare alcuni passaggi pratici che accrescano la forza della campagna “No Technion”
    III – riguarda invece il rapporto sempre più forte tra università e apparati militari, analizzando più da vicino la convenzione che l’università di Sassari ha firmato e che “permetterà ai giovani militari di seguire corsi di studio universitari che consentano di raggiungere riconosciuti obiettivi formativi”.
  2. La fabbriche di bombe di Domusnovas: la RWM s.p.a.
    La fabbrica di armi di Domusnovas della RWM s.p.a, ha un ruolo centrale nella produzione e vendita
    di armamenti e ordigni a paesi coinvolti in conflitti bellici in tutto il mondo. Non solo esercitazioni militari e coinvolgimento in operazioni di guerra:
    la nostra terra da il suo contributo alla “filiera bellica” già dalla fabbricazione delle bombe.
    Dal ruolo della fabbrica agli scenari geopolitici, dalla situazione del Sulcis alla questione del ricatto occupazionale, discuteremo in questo tavolo per porre le basi per un lavoro continuativo nel territorio che rilanci la lotta contro l’RWM.
  3. Comunicazione esterna e propaganda: creare un immaginario contro l’occupazione militare

Parte fondamentale di un percorso di lotta è la comunicazione, senza di essa un fatto smette
di avere una valenza politica. Un lavoro che non può essere slegato dagli altri gruppi
ma che dovrà lavorare in sinergia. Da una parte il lavoro sarà quello di individuare gli obbiettivi politici dal breve al lungo periodo e individuare quali sono, di volta in volta, i referenti.
A qual punto dotarci degli strumenti maggiormente adatti al compito che ci stiamo dati.
Se è vero che buona parte della partecipazione alla manifestazione di Capo Frasca si è data grazie alla copertura mediatica dei maggiori organi di stampa isolani, allora è altrettanto vero che una buona parte del lavoro sarà agevolata se riusciremo a lavorare bene sul terreno della comunicazione. In generale l’obbiettivo dovrebbe essere quello della creazione di un immaginario che diventi patrimonio comune e di massa, nel quale ci si possa rispecchiare negli anni e che crei un’amalgama utile a portare avanti la lotta nel miglior modo possibile.

4. Contrastare la narrazione militarista nelle scuole elementari, medie e superiori

La scuola é il luogo nel quale l’occupazione militare viene presentata e normalizzata agli occhi della popolazione sarda. In quest’ambito l’apparato militare oltre a legittimare la propria presenza cerca di trovare nuove reclute tra i giovani. La narrazione militarista viene introdotta nelle scuole tramite presentazioni, visite in caserme e poligoni fino a diventare parte integrante dei percorsi formativi con progetti di alternanza scuola lavoro che si svolgono in ambito militare.
Se il movimento contro l’occupazione militare vuole darsi un carattere di massa non può prescindere dalla presenza nelle scuole, organizziamoci dunque per impedire ai militari l’ingresso nei luoghi della formazione e dall’altra per creare i presupposti che consentano alle nuove generazioni di avvicinarsi in modo critico alla tematica dell’occupazione militare. La necessità è quella di trovare un sistema che permetta di dare una risposta pronta ed efficace atta a contrastare la presenza militare all’interno degli istituti sardi e al contempo di trovare nuovi strumenti per veicolare la propria narrazione he siano adattabili ai diversi contesti in cui si opera.

5. Economia, lavoro, salute, ambiente le ricadute sociali dell’occupazione militare.
All’interno della lotta contro l’occupazione militare, una parte importante del lavoro sarà dedicata all’analisi dell’impatto degli insediamenti militari sull’economia, il lavoro, la salute e l’ambiente del nostro territorio. Intendiamo sviluppare il lavoro approfondendo i seguenti temi:
– Ricatto occupazionale: a fronte degli enormi profitti dell’industria bellica, i pochissimi posti
di lavoro distribuiti nei territori limitrofi agli insediamenti militari, in cambio dell’enorme territorio sottratto all’intera comunità.
– Calcolo del mancato sviluppo dei territori interessati dall’insediamento militare da contrapporre all’economia di assistenza derivante dagli indennizzi.
– Il disastro Economico derivante dai danni Ambientali e alla Salute. Analisi degli studi che si sono susseguiti nel corso degli ultimi anni e quelli emersi di conseguenza al Processo che si è tenuto negli scorsi anni a Lanusei contro i generali di Quirra.
– Bonifiche dei territori che sono interessati da attività belliche. Calcolo dei costi per la realizzazione di questi interventi. Individuazione dei possibili sviluppi in termini di professionalizzazione e di occupazione.

6. La storia del movimento contro l’occupazione militare in Sardegna e gli scenari internazionali.

Con riferimenti essenziali alla situazione geopolitica attuale, vogliamo raccogliere informazioni e documenti che parlino della nostra storia, cercando di costruire passo passo una narrazione condivisa che ci permetta di interrogarci sugli errori e sulle conquiste dei movimenti del passato.
La Sardegna ha avuto e ha tuttora un collocamento nello scacchiere internazionale negli obiettivi della Nato e dei suoi alleati. Attraverso lo studio degli attuali scenari di guerra e le attività militari sull’isola possiamo orientare l’analisi e l’azione del movimento verso obiettivi pratici di disturbo e sabotaggio della guerra.La prima grande distinzione riguarda la strategia NATO-USA nei confronti dell’URSS prima, nei confronti dei paesi del sud-mediterraneo, dopo.
Oggi lo scontro si sviluppa su tutto l’arco, dall’Ucraina al mediterraneo.

info e logistica:

https://aforascamp2016.noblogs.org/post/2016/08/31/info-utili-dedicate-ai-campeggiatori-sopravvivere-alla-foras-camp-2016/

Terra bruciata: alcune proposte a confronto

incendio sardegna

uno dei tanti roghi che ha colpito la Sardegna questa estate

È stata un’estate letteralmente di fuoco per la Sardegna, una delle peggiori nella storia recente dell’isola. Decine di roghi hanno mandato in fumo migliaia di ettari boschivi e macchia mediterranea ed hanno impegnato le forze antincendio in una battaglia difficile ed estenuante.

Ma chi c’è dietro gli incendi? Ci sono interessi economici e politici? Quali sono le strategie più efficaci per contrastare il fenomeno e salvare l’isola dalla desertificazione?

Nel corso dell’estate in tanti si sono espressi. Vediamo di fare una sintesi per raccogliere le idee.

Ha fatto molto discutere la proposta del nuovo partito indipendentista Libe.R.U. che in una conferenza, stampa tenuta il 28 luglio, ha annunciato la campagna nazionale “Firma su Fogu”, giocata sul doppio significato del verbo sardo “firmare” che significa sia firmare che fermare. La proposta di legge regionale – per cui gli attivisti del partito stanno organizzando banchetti e portando i moduli in diversi comuni della Sardegna – è articolata in tre punti: 1) organizzare una massiccia campagna di sensibilizzazione pubblica sulla gravità del fenomeno; 2) rafforzare il sistema antincendi della Regione partendo dal rinnovo del parco automezzi antincendio, compresa una flotta regionale di canadair e elicotteri all’avanguardia; 3) chiedere al Consiglio Regionale che si faccia promotore di un’iniziativa di legge di riforma del Codice Penale per un inasprimento della pena di chi appiccia un fuoco, equiparandolo al reato di strage.

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la campagna “firma su fogu” di Libe.R.U.

Quest’ultima posizione, peraltro, è stata ripresa dalla leader del partito di estrema destra Fratelli d’Italia (http://www.fratelli-italia.it/2016/07/22/incendi-sardegna-meloni-governo-problema-nazionale-piromani-pene-esemplari-paghino-danni/) e ha fatto parecchio discutere, suscitando forti reazioni nell’area della sinistra antagonistica alla quale il partito Libe.R.U. si richiama (https://moras.noblogs.org/post/2016/08/10/fuoco-amico/). La petizione ha comunque riscontrato un discreto successo ed è stata sposata persino da alcune amministrazioni colpite dai roghi.

Sul tema è intervenuto anche il sindacato Unione Sindacale di Base (USB), molto presente nel mondo dei lavoratori del settore, con una nota assai approfondita che insiste soprattutto sul taglio manageriale imposto dalle politiche governative. L’USB fa notare come il problema dei roghi in Sardegna sia aggravato dal «numero esiguo di personale e conseguentemente per il sovraccarico di lavoro; per la scarsa dotazione di mezzi e per la mancanza di un coordinamento, nella fase iniziale, che guidasse la disposizione delle squadre segnalando la priorità d’intervento».

L’USB però denuncia anche la scarsità dei mezzi a disposizione e la dislocazione delle Sedi di Servizio «presidiate da una singola squadra di 5 Unità, insufficienti per la vastità di zone di competenza da coprire». L’inefficienza del servizio antincendi però non è frutto del caso o dell’incompetenza, bensì di politiche basate sui tagli, e chiede l’attuazione di alcuni punti strategici che riportiamo sinteticamente:

1) Attuazione Colonna Mobile Regionale come disposto dalla CIRCOLARE n. EM-01/2011 e ancora oggi assente.

2) Apertura delle nuove sedi distaccate per garantire maggiore capacità e celerità di intervento.

3) Rinnovo parco mezzi antincendio perché i mezzi sono ormai vecchi di 25 anni.

4) Rientro vigili del fuoco fuori sede. Sono tanti i VVF permanenti fuori sede che da anni prestano servizio fuori dall’isola, formati ed informati addestrati, eppure non si prende in considerazione il loro rientro.

5) Superamento della politica manageriale dei comandi, dal momento che si continua a tagliare senza scrupoli e a mettere la sicurezza dei cittadini alla stregua di una qualsiasi voce di capitolato.

Ma è possibile capire se ci siano interessi materiali dietro i roghi?

Riportiamo un passaggio di una lunga e profonda intervista su Il Cambiamento a Giorgio Pelosio, amministratore di Teletron Euroricerche (azienda che si occupa di sistemi di rilevazione ambientale):

«Domanda. C’è un business dietro gli incendi? Chi ci guadagna? Per fare un esempio, prima ha parlato di 300 mila euro occorsi per spegnere 300 ettari in un incendio del 2007. In quel caso, chi ha guadagnato?


Risposta. Certamente tutti quelli che hanno fatto questo servizio, tutti quelli che hanno fornito il carburante, tutti quelli che hanno fatto delle missioni, tutti quelli che girano intorno alla macchina dell’antincendio. La campagna antincendio io la vedrei più come ”campagna incendi”. Ma non sto affermando nulla di nuovo, sulla stampa appaiono da oltre 40 anni articoli in tal senso.

D. Sono privati?

R. Ci sono certamente anche privati. I canadair sono della protezione civile però gestiti da società private sotto il controllo dei vigili del fuco. Poi ci sono gli elicotteri che sono per lo più di società private. Ma è evidente che dietro tutta questa macchina girano un sacco di soldi. Per ogni ora (questi sono dati della protezione civile), se girano quattro canadair e un elicottero ci sono circa 50-60 mila euro di interventi. Siccome un intervento può durare dalle 5 alle 10 ore, lì si vede quali interessi si mettono in moto con un incendio».

Pelosio individua dunque nelle tecnologie di monitoraggio un buon deterrente ai roghi, perché rendono l’intervento molto più tempestivo e abbassano drasticamente i costi che – come noto – aumentano proprio nel caso d’interventi lunghi.

La domanda posta da Pelosio è inquietante e fa pensare: perché la RAS «dal 2005 ha delegittimato questi impianti (N.d.R. rilevazione ambientale), che sono stati abbandonati in maniera incomprensibile»?
 I costi sono legati alla durata delle operazioni di spegnimento, quindi più tempo occorre a spegnere un incendio, maggiore è il costo e quindi anche i guadagni.
 Chi ci guadagna dunque dall’allungamento delle procedure antincendio?

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il banner del Fronte Indipendentista che accompagna la richiesta alla RAS di istituzione di una Commissione regionale di inchiesta

Ed è su questo che interviene un’altra organizzazione indipendentista, il Fronte Indipendentista Unidu che, con un lungo comunicato, invita a «seguire la scia dei soldi» che i roghi si lasciano dietro. Il Fronte chiede che il Consiglio Regionale della Sardegna istituisca una Commissione di Inchiesta sui roghi, assumendosi la responsabilità davanti a tutto il popolo sardo di individuare le responsabilità e gli interessi materiali che ci stanno dietro.

Tale Commissione – scrive il Fronte in un comunicato – avrebbe «un enorme valore tecnico e politico. Tecnico perché può raccogliere ed elaborare una serie di dati e informazioni da varie fonti per ricostruire con precisione “il mondo dei roghi”. Politico perché nel caso non proceda efficacemente, o peggio si verifichino tergiversamenti od ostruzionismi di vario genere, questa sarà una grande responsabilità che i componenti della Commissione si assumeranno di fronte a tutto il Popolo sardo, responsabilità che certamente non mancheremo di attaccare in qualsiasi modo».

Fonti

Documento USB: http://tinyurl.com/z93jd76

Fronte Indipendentista Unidu: http://www.fronteindipendentista.org/it/notizie/comunicati.html

Intervista a Giorgio Pelosio: http://www.ilcambiamento.it/foreste/incendi_sardegna.html

Articolo di Sardinia Post su proposta di Libe.R.U.: http://www.sardiniapost.it/cronaca/incendi-parte-la-campagna-liberu-devias-lassessore-si-dimetta/

Fratelli d’Italia: http://www.fratelli-italia.it/2016/07/22/incendi-sardegna-meloni-governo-problema-nazionale-piromani-pene-esemplari-paghino-danni/

MoRAS – “Fuoco amico”: https://moras.noblogs.org/post/2016/08/10/fuoco-amico/