Terra bruciata: alcune proposte a confronto

incendio sardegna

uno dei tanti roghi che ha colpito la Sardegna questa estate

È stata un’estate letteralmente di fuoco per la Sardegna, una delle peggiori nella storia recente dell’isola. Decine di roghi hanno mandato in fumo migliaia di ettari boschivi e macchia mediterranea ed hanno impegnato le forze antincendio in una battaglia difficile ed estenuante.

Ma chi c’è dietro gli incendi? Ci sono interessi economici e politici? Quali sono le strategie più efficaci per contrastare il fenomeno e salvare l’isola dalla desertificazione?

Nel corso dell’estate in tanti si sono espressi. Vediamo di fare una sintesi per raccogliere le idee.

Ha fatto molto discutere la proposta del nuovo partito indipendentista Libe.R.U. che in una conferenza, stampa tenuta il 28 luglio, ha annunciato la campagna nazionale “Firma su Fogu”, giocata sul doppio significato del verbo sardo “firmare” che significa sia firmare che fermare. La proposta di legge regionale – per cui gli attivisti del partito stanno organizzando banchetti e portando i moduli in diversi comuni della Sardegna – è articolata in tre punti: 1) organizzare una massiccia campagna di sensibilizzazione pubblica sulla gravità del fenomeno; 2) rafforzare il sistema antincendi della Regione partendo dal rinnovo del parco automezzi antincendio, compresa una flotta regionale di canadair e elicotteri all’avanguardia; 3) chiedere al Consiglio Regionale che si faccia promotore di un’iniziativa di legge di riforma del Codice Penale per un inasprimento della pena di chi appiccia un fuoco, equiparandolo al reato di strage.

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la campagna “firma su fogu” di Libe.R.U.

Quest’ultima posizione, peraltro, è stata ripresa dalla leader del partito di estrema destra Fratelli d’Italia (http://www.fratelli-italia.it/2016/07/22/incendi-sardegna-meloni-governo-problema-nazionale-piromani-pene-esemplari-paghino-danni/) e ha fatto parecchio discutere, suscitando forti reazioni nell’area della sinistra antagonistica alla quale il partito Libe.R.U. si richiama (https://moras.noblogs.org/post/2016/08/10/fuoco-amico/). La petizione ha comunque riscontrato un discreto successo ed è stata sposata persino da alcune amministrazioni colpite dai roghi.

Sul tema è intervenuto anche il sindacato Unione Sindacale di Base (USB), molto presente nel mondo dei lavoratori del settore, con una nota assai approfondita che insiste soprattutto sul taglio manageriale imposto dalle politiche governative. L’USB fa notare come il problema dei roghi in Sardegna sia aggravato dal «numero esiguo di personale e conseguentemente per il sovraccarico di lavoro; per la scarsa dotazione di mezzi e per la mancanza di un coordinamento, nella fase iniziale, che guidasse la disposizione delle squadre segnalando la priorità d’intervento».

L’USB però denuncia anche la scarsità dei mezzi a disposizione e la dislocazione delle Sedi di Servizio «presidiate da una singola squadra di 5 Unità, insufficienti per la vastità di zone di competenza da coprire». L’inefficienza del servizio antincendi però non è frutto del caso o dell’incompetenza, bensì di politiche basate sui tagli, e chiede l’attuazione di alcuni punti strategici che riportiamo sinteticamente:

1) Attuazione Colonna Mobile Regionale come disposto dalla CIRCOLARE n. EM-01/2011 e ancora oggi assente.

2) Apertura delle nuove sedi distaccate per garantire maggiore capacità e celerità di intervento.

3) Rinnovo parco mezzi antincendio perché i mezzi sono ormai vecchi di 25 anni.

4) Rientro vigili del fuoco fuori sede. Sono tanti i VVF permanenti fuori sede che da anni prestano servizio fuori dall’isola, formati ed informati addestrati, eppure non si prende in considerazione il loro rientro.

5) Superamento della politica manageriale dei comandi, dal momento che si continua a tagliare senza scrupoli e a mettere la sicurezza dei cittadini alla stregua di una qualsiasi voce di capitolato.

Ma è possibile capire se ci siano interessi materiali dietro i roghi?

Riportiamo un passaggio di una lunga e profonda intervista su Il Cambiamento a Giorgio Pelosio, amministratore di Teletron Euroricerche (azienda che si occupa di sistemi di rilevazione ambientale):

«Domanda. C’è un business dietro gli incendi? Chi ci guadagna? Per fare un esempio, prima ha parlato di 300 mila euro occorsi per spegnere 300 ettari in un incendio del 2007. In quel caso, chi ha guadagnato?


Risposta. Certamente tutti quelli che hanno fatto questo servizio, tutti quelli che hanno fornito il carburante, tutti quelli che hanno fatto delle missioni, tutti quelli che girano intorno alla macchina dell’antincendio. La campagna antincendio io la vedrei più come ”campagna incendi”. Ma non sto affermando nulla di nuovo, sulla stampa appaiono da oltre 40 anni articoli in tal senso.

D. Sono privati?

R. Ci sono certamente anche privati. I canadair sono della protezione civile però gestiti da società private sotto il controllo dei vigili del fuco. Poi ci sono gli elicotteri che sono per lo più di società private. Ma è evidente che dietro tutta questa macchina girano un sacco di soldi. Per ogni ora (questi sono dati della protezione civile), se girano quattro canadair e un elicottero ci sono circa 50-60 mila euro di interventi. Siccome un intervento può durare dalle 5 alle 10 ore, lì si vede quali interessi si mettono in moto con un incendio».

Pelosio individua dunque nelle tecnologie di monitoraggio un buon deterrente ai roghi, perché rendono l’intervento molto più tempestivo e abbassano drasticamente i costi che – come noto – aumentano proprio nel caso d’interventi lunghi.

La domanda posta da Pelosio è inquietante e fa pensare: perché la RAS «dal 2005 ha delegittimato questi impianti (N.d.R. rilevazione ambientale), che sono stati abbandonati in maniera incomprensibile»?
 I costi sono legati alla durata delle operazioni di spegnimento, quindi più tempo occorre a spegnere un incendio, maggiore è il costo e quindi anche i guadagni.
 Chi ci guadagna dunque dall’allungamento delle procedure antincendio?

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il banner del Fronte Indipendentista che accompagna la richiesta alla RAS di istituzione di una Commissione regionale di inchiesta

Ed è su questo che interviene un’altra organizzazione indipendentista, il Fronte Indipendentista Unidu che, con un lungo comunicato, invita a «seguire la scia dei soldi» che i roghi si lasciano dietro. Il Fronte chiede che il Consiglio Regionale della Sardegna istituisca una Commissione di Inchiesta sui roghi, assumendosi la responsabilità davanti a tutto il popolo sardo di individuare le responsabilità e gli interessi materiali che ci stanno dietro.

Tale Commissione – scrive il Fronte in un comunicato – avrebbe «un enorme valore tecnico e politico. Tecnico perché può raccogliere ed elaborare una serie di dati e informazioni da varie fonti per ricostruire con precisione “il mondo dei roghi”. Politico perché nel caso non proceda efficacemente, o peggio si verifichino tergiversamenti od ostruzionismi di vario genere, questa sarà una grande responsabilità che i componenti della Commissione si assumeranno di fronte a tutto il Popolo sardo, responsabilità che certamente non mancheremo di attaccare in qualsiasi modo».

Fonti

Documento USB: http://tinyurl.com/z93jd76

Fronte Indipendentista Unidu: http://www.fronteindipendentista.org/it/notizie/comunicati.html

Intervista a Giorgio Pelosio: http://www.ilcambiamento.it/foreste/incendi_sardegna.html

Articolo di Sardinia Post su proposta di Libe.R.U.: http://www.sardiniapost.it/cronaca/incendi-parte-la-campagna-liberu-devias-lassessore-si-dimetta/

Fratelli d’Italia: http://www.fratelli-italia.it/2016/07/22/incendi-sardegna-meloni-governo-problema-nazionale-piromani-pene-esemplari-paghino-danni/

MoRAS – “Fuoco amico”: https://moras.noblogs.org/post/2016/08/10/fuoco-amico/