No occupazione militare, prossima tappa: Lanusei

articolo campeggioNello slogan elettorale di Francesco Pigliaru “Oggi comincia il domani” era compresa anche la promessa di una «riduzione delle servitù militari» che infestano la Sardegna per migliaia di ettari estesi su tutta l’isola. All’indomani dell’incendio causato dall’aereonautica tedesca all’interno del poligono di Capo Frasca, la RAS aveva chiesto di sforbiciare almeno settemila ettari a partire dalla chiusura del poligono in questione.
Il Governo italiano “amico” (espresso non solo dalla stessa parte politica, ma anche dalla stessa corrente di partito facente capo a Matteo Renzi) aveva aperto le porte al dialogo, però non solo Capo Frasca è ancora lì, ma l’Esercito italiano si riprenderà il simbolo stesso dell’occupazione militare della Sardegna, cioè l’isola di S. Stefano dove fino a pochi anni fa stazionavano i sommergibili armati a testate nucleari statunitensi.
Il governatore Pigliaru – per quel che conta – ha scritto una lettera al Ministro della Difesa Pinotti lamentando la “vocazione turistica” dell’arcipelago de La Maddalena (come se il problema fosse questo!), ma, come da copione, lo stato italiano sembra poco interessato ai pareri dei sardi, anche di quelli ben asserviti al colonialismo.

Oggi è più evidente che mai lo scontro tra due interessi contrapposti: da una parte quello dello stato italiano che definisce “necessaria e urgente” la rioccupazione militare dell’arcipelago maddalenino, dall’altro quello nazionale sardo ormai insofferente alla presenza invasiva dei militari italiano e NATO e all’uso bellico che viene fatto di gran parte del territorio.

liberu s stefanoUn malcontento crescente che in questa estate si è manifestato con diverse azioni contro l’occupazione militare. Lo scorso primo settembre gli indipendentisti di Libe.R.U. hanno fatto una sortita nell’isola di S. Stefano per denunciare l’imminente occupazione italiana: «abbiamo voluto rivendicare il diritto dei sardi di decidere sul destino della Sardegna», ha spiegato il segretario del partito Pier Franco Devias ai media presenti sul luogo.
sarasmilitariAll’inizio di luglio gli studenti dell’Università di Cagliari avevano cacciato la Marina Militare dall’Univesità che era stata invitata dalla rettrice Del Zompo con la scusa di un seminario su questioni ambientali.

Ma la novità più significativa della lotta contro l’occupazione militare è senza dubbio la nascita dell’Assemblea generale sarda che ha organizzato una massiccia campagna di propaganda muraria a ridosso di Ferragosto e che si riunirà dal 7 all’11 settembre nel bosco di Selene a Lanusei, confrontandosi con temi di vitale importanza individuati nel corso di un processo costituente democratico e partecipatissimo a cui hanno aderito comitati, associazioni pacifiste, movimenti indipendentisti e tanti singoli cittadini.

Di seguito i riassunti dei workshop che verranno affrontati nel corso dei lavori del campeggio. Gli workshop saranno giovedì 8 e venerdì 9 settembre, tra le 10:00 e le 13:00 e tra le 16:00 e le 19:00:

  1. Le collaborazioni tra le università sarde e l’apparato militare, DASS & Technion
    Da sempre le università rappresentano un territorio privilegiato per le politiche prodotte dal Capitale, dove quest’ultimo può penetrare tranquillamente imponendo una modellazione gerarchica nella produzione dei saperi.
    Il workshop si suddividerà in tre parti ben distinte:
    I – riguarderà il distretto Aerospaziale Sardo. Proveremo ad analizzare il ruolo duale (civile e militare) che il distretto avrà, provando a rompere la narrazione dominante che descrive il DASS solo come uno strumento che può aprire ampi spazi di possibilità nel settore aereospaziale.
    II – riguarda invece gli accordi tra l’università di Cagliari e il Technion Institute che svolge ricerca e sviluppa le tecnologie militari usate dalle forze di sicurezza israeliane. Qui si analizzerà più da vicino l’accordo che l’università di Cagliari ha attuato, provando ad ipotizzare alcuni passaggi pratici che accrescano la forza della campagna “No Technion”
    III – riguarda invece il rapporto sempre più forte tra università e apparati militari, analizzando più da vicino la convenzione che l’università di Sassari ha firmato e che “permetterà ai giovani militari di seguire corsi di studio universitari che consentano di raggiungere riconosciuti obiettivi formativi”.
  2. La fabbriche di bombe di Domusnovas: la RWM s.p.a.
    La fabbrica di armi di Domusnovas della RWM s.p.a, ha un ruolo centrale nella produzione e vendita
    di armamenti e ordigni a paesi coinvolti in conflitti bellici in tutto il mondo. Non solo esercitazioni militari e coinvolgimento in operazioni di guerra:
    la nostra terra da il suo contributo alla “filiera bellica” già dalla fabbricazione delle bombe.
    Dal ruolo della fabbrica agli scenari geopolitici, dalla situazione del Sulcis alla questione del ricatto occupazionale, discuteremo in questo tavolo per porre le basi per un lavoro continuativo nel territorio che rilanci la lotta contro l’RWM.
  3. Comunicazione esterna e propaganda: creare un immaginario contro l’occupazione militare

Parte fondamentale di un percorso di lotta è la comunicazione, senza di essa un fatto smette
di avere una valenza politica. Un lavoro che non può essere slegato dagli altri gruppi
ma che dovrà lavorare in sinergia. Da una parte il lavoro sarà quello di individuare gli obbiettivi politici dal breve al lungo periodo e individuare quali sono, di volta in volta, i referenti.
A qual punto dotarci degli strumenti maggiormente adatti al compito che ci stiamo dati.
Se è vero che buona parte della partecipazione alla manifestazione di Capo Frasca si è data grazie alla copertura mediatica dei maggiori organi di stampa isolani, allora è altrettanto vero che una buona parte del lavoro sarà agevolata se riusciremo a lavorare bene sul terreno della comunicazione. In generale l’obbiettivo dovrebbe essere quello della creazione di un immaginario che diventi patrimonio comune e di massa, nel quale ci si possa rispecchiare negli anni e che crei un’amalgama utile a portare avanti la lotta nel miglior modo possibile.

4. Contrastare la narrazione militarista nelle scuole elementari, medie e superiori

La scuola é il luogo nel quale l’occupazione militare viene presentata e normalizzata agli occhi della popolazione sarda. In quest’ambito l’apparato militare oltre a legittimare la propria presenza cerca di trovare nuove reclute tra i giovani. La narrazione militarista viene introdotta nelle scuole tramite presentazioni, visite in caserme e poligoni fino a diventare parte integrante dei percorsi formativi con progetti di alternanza scuola lavoro che si svolgono in ambito militare.
Se il movimento contro l’occupazione militare vuole darsi un carattere di massa non può prescindere dalla presenza nelle scuole, organizziamoci dunque per impedire ai militari l’ingresso nei luoghi della formazione e dall’altra per creare i presupposti che consentano alle nuove generazioni di avvicinarsi in modo critico alla tematica dell’occupazione militare. La necessità è quella di trovare un sistema che permetta di dare una risposta pronta ed efficace atta a contrastare la presenza militare all’interno degli istituti sardi e al contempo di trovare nuovi strumenti per veicolare la propria narrazione he siano adattabili ai diversi contesti in cui si opera.

5. Economia, lavoro, salute, ambiente le ricadute sociali dell’occupazione militare.
All’interno della lotta contro l’occupazione militare, una parte importante del lavoro sarà dedicata all’analisi dell’impatto degli insediamenti militari sull’economia, il lavoro, la salute e l’ambiente del nostro territorio. Intendiamo sviluppare il lavoro approfondendo i seguenti temi:
– Ricatto occupazionale: a fronte degli enormi profitti dell’industria bellica, i pochissimi posti
di lavoro distribuiti nei territori limitrofi agli insediamenti militari, in cambio dell’enorme territorio sottratto all’intera comunità.
– Calcolo del mancato sviluppo dei territori interessati dall’insediamento militare da contrapporre all’economia di assistenza derivante dagli indennizzi.
– Il disastro Economico derivante dai danni Ambientali e alla Salute. Analisi degli studi che si sono susseguiti nel corso degli ultimi anni e quelli emersi di conseguenza al Processo che si è tenuto negli scorsi anni a Lanusei contro i generali di Quirra.
– Bonifiche dei territori che sono interessati da attività belliche. Calcolo dei costi per la realizzazione di questi interventi. Individuazione dei possibili sviluppi in termini di professionalizzazione e di occupazione.

6. La storia del movimento contro l’occupazione militare in Sardegna e gli scenari internazionali.

Con riferimenti essenziali alla situazione geopolitica attuale, vogliamo raccogliere informazioni e documenti che parlino della nostra storia, cercando di costruire passo passo una narrazione condivisa che ci permetta di interrogarci sugli errori e sulle conquiste dei movimenti del passato.
La Sardegna ha avuto e ha tuttora un collocamento nello scacchiere internazionale negli obiettivi della Nato e dei suoi alleati. Attraverso lo studio degli attuali scenari di guerra e le attività militari sull’isola possiamo orientare l’analisi e l’azione del movimento verso obiettivi pratici di disturbo e sabotaggio della guerra.La prima grande distinzione riguarda la strategia NATO-USA nei confronti dell’URSS prima, nei confronti dei paesi del sud-mediterraneo, dopo.
Oggi lo scontro si sviluppa su tutto l’arco, dall’Ucraina al mediterraneo.

info e logistica:

https://aforascamp2016.noblogs.org/post/2016/08/31/info-utili-dedicate-ai-campeggiatori-sopravvivere-alla-foras-camp-2016/