Collaborazione militare fra Università di Cagliari e Sionisti

Intervista ad Alessia F. sulla collaborazione militare fra Università di Cagliari e il Technion di Haifa.

• Come nasce la campagna contro la collaborazione dell’Università di Cagliari e il Technion?

Nel 2004 la società civile palestinese ha lanciato un appello al boicottaggio accademico e culturale di Israele come contributo alla lotta palestinese. Ciò si basa sul fatto che le accademie israeliane sono complici del sistema di oppressione israeliano, che nega ai palestinesi diritti fondamentali, tra cui la libertà accademica e il diritto all’istruzione. Il boicottaggio accademico si inserisce all’interno della campagna del BDS, che propone il boicottaggio, il disinvestimento e l’adozione di sanzioni nei confronti di Israele.

• Perché boicottare un istituto di ricerca israeliano? La libertà di ricerca non dovrebbe essere toccata.

Le accademie israeliane sono un punto chiave della struttura ideologica ed istituzionale del regime coloniale attuato da Israele, infatti sin dalla loro fondazione sono legate all’establishment politico-militare e svolgono un ruolo fondamentale nel nascondere al mondo i crimini commessi da Israele, diffondendo a livello internazionale l’immagine di una democrazia illuminata che eccelle nell’innovazione tecnologica.
Il Technion in particolare ha prodotto la tecnologia dei Bulldozer Caterpillar D9 con comando remoto, che vengono utilizzati per distruggere le case dei palestinesi e far posto agli insediamenti coloniali. In secondo luogo è leader nello sviluppo della tecnologia drone impiegata per i periodici bombardamenti sulla Striscia di Gaza. Il sistema universitario israeliano inoltre riserva trattamenti preferenziali a soldati e riservisti, discriminando gli studenti palestinesi. Per esempio il Technion riconosce crediti accademici e benefici economici agli studenti impegnati nell’esercito. Il Technion ha anche espresso solidarietà ai suoi “studenti combattenti” che hanno preso parte ad operazioni militari come “Margine Protettivo” che, oltre a provocare la morte di più di 1.500 palestinesi, ha causato la distruzione dell’Università di Gaza e di diverse scuole dell’Onu. La militarizzazione dell’Università è una pratica che si sta diffondendo purtroppo anche da noi, mediante l’attivazione di corsi specificamente indirizzati ai soldati.
In molti sono del parere che la libertà di ricerca sia inviolabile, ma anche le Università tedesche degli anni Trenta e del Sud Africa dell’apartheid hanno ottenuto dei buoni risultati scientifici; noi pensiamo che se un’accademia è complice nella violazione dei diritti umani è di questo che le si deve chiedere conto, non della “buona ricerca” prodotta. Inoltre la scienza non è mai neutrale in una situazione di oppressione, perché viene utilizzata per stendere un manto di legittimità sulle istituzioni, così da coprire il loro lato criminale.

• Che rapporti ci sono tra l’Università di Cagliari e il Technion?

Esiste un accordo nel settore farmaceutico la cui referente è la Prof.ssa Morelli. Per chiedere che tale accordo non sia rinnovato abbiamo costituito il gruppo “Studenti contro il Technion”, a cui hanno aderito vari gruppi di sinistra e indipendentisti sensibili alla causa di liberazione del popolo palestinese dal colonialismo e dall’occupazione israeliana. È stata creata una omonima pagina Facebook, gestita con i compagni di Torino a loro volta impiegati in una campagna di boicottaggio del Technion. Abbiamo ottenuto un incontro con la Rettrice Maria del Zompo, che ha dichiarato di non essere informata sulla cooperazione esistente con il Technion, e di ignorare le implicazioni di quest’ultimo con la macchina da guerra israeliana. Ci siamo così mossi per documentare il tutto e abbiamo redatto un dossier informativo sul Technion e sul DASS, che è stato consegnato alla Rettrice e alla Morelli. Entrambe sono state invitate a un’assemblea pubblica che si terrà il 21 ottobre, in cui vogliamo dar vita a un contraddittorio tra chi ritiene che non si debbano porre dei limiti alla ricerca scientifica, e chi, come noi, ritiene che esistano dei limiti etici e che al primo posto debba essere posto il rispetto dei diritti umani. All’incontro sarà presente Enrico Bartolomei, l’accademico promotore di una petizione firmata da più di 300 accademici, che chiede l’interruzione delle collaborazioni tra le Università italiane e il Technion. Interverrà inoltre Fausto Gianelli dei Giuristi Democratici, avvocato da anni impiegato sul fronte della difesa dei diritti umani.