Rilanciare l’economia sarda con Lavoro e Dignità

2013

#1 Come è nato il vostro comitato e di che si occupa?

Nel 2015 furono organizzate a Sassari delle assemblee per pensare soluzioni politiche contro la povertà e per creare nuovo lavoro, a cui parteciparono decine di persone di varia provenienza nell’area della sinistra. Fu condiviso un documento che intorno a fine anno vide la costituzione del Comitato per il lavoro, la dignità e la vita.  Vi aderirono singoli cittadini, l’Associazione L’Altra Sardegna, la Confederazione sindacale sarda e il Fronte Indipendentista Unidu. L’obiettivo, dopo assemblee, raccolta firme, incontri coi cittadini e gli amministratori pubblici, è l’emanazione da parte del Consiglio regionale sardo di una legge che recepisca la proposta.

#2 Che proposta avete elaborato per spezzare il circolo vizioso disoccupazione-emigrazione-spopolamento?

Ridistribuire più equamente le entrate regionali, utilizzate ora a vantaggio di pochi col pretesto degli investimenti, paradigma delle politiche neoliberiste. Il problema non sono gli investimenti di per sé, ma il modo rapace ed escludente con cui vengono effettuati, alimentando la corruzione e lo sperpero. Caratterizza la nostra proposta un’idea comunitaria e solidaristica della società organizzata, anche nella sua interfaccia istituzionale. Per la quale le risorse andrebbero razionalizzate – ad esempio, facendo eseguire le opere pubbliche non complesse direttamente dai senza lavoro, formati adeguatamente e coordinati da professionalità competenti – e spalmate a beneficio di chi ne ha più bisogno, senza fare assistenzialismo.
La proposta è sintesi e armonizzazione di diverse esigenze:

  • Mettere in sicurezza la capacità minima di spesa delle persone – obiettivo ineludibile in questo contesto disperante – contenendo gli effetti della crisi e dei licenziamenti;
  • Dare vita alla sperimentazione (per almeno tre anni) di una nuova forma di sviluppo economico partendo dalla vocazione e dai bisogni delle persone e dei territori, attraverso una progettazione continua, libera e flessibile, rispetto ai mercati mutevoli e alla crescente esperienza;
  • Sostenere l’attività delle imprese e degli enti pubblici mettendo loro a disposizione risorse a costo zero;
  • Creare sviluppo ecosostenibile aprendo la nostra economia sofferente a un ingente numero di senza lavoro (oltre 120.000 persone) nei settori che la caratterizzano: agricoltura e allevamento, turismo, tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale, artigianato, cura della persona etc., evitando loro l’emigrazione e lo spopolamento dei territori, creando le condizioni per migliori approdi professionali.

A chi è in grado di lavorare sarebbe garantito un reddito mensile (reddito da lavoro garantito) di 780 euro netti in cambio di un impegno settimanale dai 2 ai 4 giorni, a seconda delle competenze; mentre a chi non è in grado e non gode di pensioni o altri redditi andrebbe un sostegno mensile (sostegno di solidarietà) di 450 euro netti. Ulteriori informazioni sulla nostra proposta, QUI

#3 Quali sono le differenze con la proposta del movimento italiano 5Stelle sul reddito di cittadinanza?

La proposta del M5S, pur con diversi punti in comune, è diversa dalla nostra. La loro riguarda l’intero territorio italiano, la nostra, la Sardegna. Nella loro proposta il lavoro da compiersi è condizionato all’iscrizione presso i Centri per l’impiego e all’offerta di lavoro proveniente dal mercato (posti vacanti); un approccio dunque passivo, che va da ultimo accettato non potendosi rifiutare più di tre volte. La nostra proposta si caratterizza, invece, per il protagonismo dei soggetti interessati (senza lavoro, imprese ed enti pubblici) nello spirito di una nuova forma di sviluppo economico dal basso, per cui si richiede una progettualità libera ma continua. Troppo esiguo inoltre il contributo di 8 ore settimanali richiesto nei progetti sociali organizzati dai comuni.

#4 Che cosa pensate della legge regionale recentemente approvata dalla giunta regionale proposta dal partito italiano SEL?

La legge regionale 2.8.2016 istitutiva del reddito di inclusione sociale, con un finanziamento di circa 30 milioni annui, ambisce a tutelare una gamma ampia di situazioni di disagio sociale (per la mancanza di un lavoro, di una casa…), prevedendo inoltre di “combattere il fenomeno dello spopolamento e dell’emigrazione giovanile”, di contrastare il “fenomeno della dispersione scolastica” e la “sindrome di burnout negli operatori che lavorano nel campo delle politiche sociali”. Situazioni indubbiamente meritevoli di tutela, ma la nostra proposta è altro.

 

Proposta del Comitato per il lavoro, la dignità e la vita: https://comitatoperillavoroladignitalavita.wordpress.com/2016/03/01/lavoro-dignita-e-vita-appello-per-una-legge-regionale/#more-7