Scuola di Polizia a Burgos: sprecati 20 milioni

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Foresta Burgos è una delle oasi più belle, ed ancora intatte, della Sardegna. Seppur in provincia di Sassari, si trova nel cuore dell’isola, tra lecci, roverelle, asini e, soprattutto, cavalli.
Nel silenzio dei boschi del Goceano, a tratti spezzato da ronzii e muggiti, si nascondono da un secolo i resti di un complesso militare dedicato all’addestramento della polizia e all’ammaestramento di equini.

A dispetto del suo isolamento, anche questo selvaggio angolo di montagna ora dimenticato ha seguito il corso della Storia. I primi insediamenti moderni sorsero a fine Ottocento, con una piccola azienda agricola locale. Poco più tardi il Regio Esercito effettuò dei sopralluoghi nell’area e, proprio per la sua posizione isolata ma allo stesso tempo pianeggiante, la ritenne adatta all’allevamento dei cavalli per Polizia e Carabinieri. Nel 1906 venne quindi istituito il Centro di Allevamento Governativo che, dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, perfezionò l’attività preparando gli animali agli scenari bellici, come traino e assalti di cavalleria.
Il vecchio Centro di Allevamento Governativo è ora un piccolo villaggio fantasma circondato da edifici desolati in località Foresta Burgos, rivestito da un’atmosfera spettrale e inquietante nonostante l’accecante luce estiva.

Tra il 1954 e il 1959 la struttura venne infatti abbandonata dai militari e si ebbe il passaggio di consegne all’Istituto di Incremento Ippico di Ozieri, ente della R.A.S.

Poi… il colpo genio: l’idea del 2003

Istituire a Foresta Burgos una scuola per l’alta formazione delle polizie a cavallo.
Nel 2004, anno in cui per un attentato muore il padre del sindaco di Burgos, Pino Tilocca (Prc), l’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu dice che si rende necessaria la presenza dello Stato laddove lo Stato è molto distante: con il compromesso delle ricadute occupazionali e del presidio delle forze dell’ordine si intende risarcire il territorio. Sono stati anni di progetti sulla carta e lavori intervallati da altri attentati e minacce agli amministratori locali, fino all’inaugurazione in pompa magna, marzo del 2011, in cui si è consumata l’ennesima gaffe. Per l’occasione, infatti, i vertici della Polizia si sono “scordati” di invitare i primi cittadini e le giunte locali, tranne uno di rappresentanza. Una scortesia che non è passata inosservata e ha alimentato polemiche.

Gli investimenti.

I sindaci dei piccoli paesi hanno creduto nella Scuola tanto che nel 2005 hanno formato 27 ragazzi, da tutti i nove comuni, per essere immediatamente assunti. Si trattava in gran parte di artieri ippici. “Eppure – dice il sindaco di Burgos, Tore Arras – di tecnici pronti ne avevamo già 70. Persone che lavorano con professionalità in tutta Italia”.

E per i sardi?
Oltre 20 milioni di euro spesi per un mero giocattolo elettorale,completamente abbandonato e chiuso per chiunque voglia accedervi.
Diventerà un’altra cattedrale nel deserto?
La struttura di Foresta Burgos è destinata a cadere in pezzi,come Surigheddu o Mamunthanas. Pronta per essere svenduta, tra qualche lustro al… miglior offerente.

La Sardegna si mobilita per la Palestina

pageLo scorso 6 Ottobre il gruppo Studenti contro il Technion, ha organizzato un’assemblea studentesca, che si è svolta al Palazzo delle Scienze nonostante il Direttore del Dipartimento di Informatica e Matematica avesse revocato, all’ultimo momento, l’aula precedentemente concessa. Il Prof. Loi ha motivato la sua decisione affermando di essere venuto a conoscenza del fatto che l’aula era stata richiesta per “fini non usuali”, aggiungendo che nella pubblicizzazione dell’evento da parte degli studenti erano state riportate “accuse dirette a un Dipartimento della Facoltà”.

Ma gli studenti rigettano le accuse ritenendole infondate: «nel nostro evento su Facebook (ancora disponibile nella pagina “Studenti contro il Technion”) e nei nostri volantini c’è scritto chiaramente che “L’accordo di cooperazione riguarda il Dipartimento di Scienze Biomediche, per cui non comprende lo sviluppo di armi”».

Gli studenti si erano proposti di dar vita a una discussione basata su alcune domande come la seguente: «È accettabile collaborare con istituzioni profondamente complici nella violazione dei diritti umani e del diritto internazionale? La libertà di ricerca deve essere garantita a qualunque costo, o è giusto porre dei limiti etici?». Il rifiuto da parte dell’Università a concedere uno spazio per affrontare tale dibattito ha deluso i ragazzi: «Ritenendo che l’Università debba essere un avamposto di dialogo e di difesa dei valori, siamo per questo molto amareggiati della decisione del Prof. Loi. L’esistenza di un accordo di cooperazione accademica con un’Università profondamente legata al’occupazione dei territori palestinesi e alla violazione dei diritti umani è una questione che riguarda noi studenti, riteniamo quindi di subire un’ingiustizia nel momento in cui si tenta di impedirci di dialogare sull’argomento».

Gli studenti non si sono comunque rassegnati e hanno svolto l‘assemblea nell’androne del palazzo. All’incontro ha portato la sua testimonianza l’attivista palestinese Riya Hassan, che ha sottolineato il fatto che questa battaglia è strettamente legata alla lotta del popolo sardo contro l’occupazione militare. Infatti il governo italiano ha fatto cospicui investimenti in tecnologia militare israeliana, che poi viene utilizzata anche per le esercitazioni che si svolgono sul territorio sardo.

La campagna degli studenti impegnati contro la cooperazione di UNICA e Israele continuerà il 21 ottobre, data in cui si terrà un evento a cui sono state invitate la Magnifica Rettrice Maria del Zompo e la Prof.ssa Morelli, referente dell’accordo. Entrambe hanno inizialmente accettato l’invito, ma hanno poi fatto sapere che, causa impegni istituzionali, non potranno essere presenti. Per vie informali la Rettrice ha proposto di invitare al suo posto il Prorettore Ciarlo, che tuttavia a oggi non ha ancora confermato. Al dibattito saranno presenti Enrico Bartolomei, l’accademico promotore a livello dello stato italiano della petizione, firmata ad oggi da più di trecento accademici e accademiche, che chiede di porre fine alla cooperazione con il Technion, e Fausto Gianelli, avvocato e membro dei Giuristi Democratici, da anni impiegato sul fronte della difesa dei diritti umani.

Intanto mercoledì 12 ottobre, alle 18:00, nel Corso Vittorio Emanule 32, nella sede della CSS, a Sassari, l’associazione Italia-Cuba e la Confederazione Sindacale Sarda organizzano un dibattito a cui parteciperà Ugo Giannangeli, avvocato esperto in diritto internazionale e impegnato nella difesa dei detenuti palestinesi. L’incontro è organizzato in collaborazione all’associazione Sardegna-Palestina ed è dedicato alla memoria di Graziella Deffenu, militante indipendentista e storica attivista per la difesa dei diritti dei palestinesi, recentemente e improvvisamente scomparsa.

OCCUPAZIONE MILITARE: la Sardegna si mobilita

dsc_5360Al via il II semestre di attività nell’ambito dell’occupazione militare in Sardegna. Dopo la Trident Juncture dello scorso novembre – l’imponente esercitazione NATO interrotta con successo dai militanti contro l’occupazione militare – indipendentisti, pacifisti, comunisti, anarchici e altre individualità sono di nuovo pronti per fronteggiare il nuovo ciclo di esercitazioni nei Poligoni in Sardegna (Capo Teulada, PISQ e Capo Frasca).

Hanno aperto le proteste i pescatori dell’oristanese bloccando due giorni fa le esercitazioni relative al Poligono di Capo Frasca, in due manifestazioni differenti: un centinaio di imbarcazioni nello specchio acqueo e circa 400 attivisti che da Marceddì hanno raggiunto il cancello della base. Rimane alta l’attenzione sulla mobilitazione del comparto pesca e lo sviluppo delle contestazioni, con Scanu (PD) e Capelli (CD) impegnati ad assicurare una tempestiva risoluzione della malcontento, puntando a prevedere gli stessi interventi compensativi (cd. indennizzi) previsti per gli altri due Poligoni. In particolare, il deputato nuorese ha dichiarato all’ANSA come “da parte dei sindaci ascoltati, compresi i primi cittadini di Arbus e Terralba, non è arrivata alcuna segnalazione su malattie o qualsiasi cosa possa essere ricondotta all’operatività della base. Resta invece il problema dei mancati indennizzi ai Comuni che hanno messo le aree a disposizione dei militari“.

Il clima in Sardegna è reso ancora più incandescente dalle attività e pressioni esercitate su La Maddalena, con la Direzione generale dell’Assessorato all’Ambiente che non più tardi di due settimane fa ha ritenuto di non assoggettare a V.I.A l’ampliamento di Santo Stefano, il potenziamento e la messa in funzione delle strutture alla luce delle accresciute esigenze di controllo del Mediterraneo e del Medio Oriente, aree sempre più incandescenti. Gli uffici dell’Assessorato, nella persona del Dg Paola Zinzula, hanno difatti già stabilito che “il progetto non ha impatti negativi e significativi sull’ambiente“.

Nel calendario per le attività di guerra nei prossimi mesi, si segnala l’imponente coordinamento di forze NATO nel Poligono di Teulada per Emerald Move 2016 (dal 3 al 14 ottobre), esercitazione nell’ambito dell’European Amphibious Initiative. Francia, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito figurano tra i paesi promotori, ma sostengono e partecipano all’E.A.I. anche Belgio, Danimarca, Germania, Portogallo, Svezia, Turchia e Finlandia. Il programma completo delle esercitazioni previste il II semestre 2016 è stato reso noto in esclusiva da Sardinia Post. Imponenti le attività previste anche nei Poligoni di Capo Frasca e di Quirra-Capo San Lorenzo (PISQ, Poligono Interforze del Salto di Quirra).

Numerosi gli eventi in programma in tutta la Sardegna. Dal 6 al 10 ottobre, nel sud Sardegna il campeggio antimilitarista promosso dalla Rete No Basi – Né qui Né altrove. Accoglienza e inizio sostanziale della cinque giorni di No Basi giovedì 6 ottobre, dalle 10:00 alle 12:00, nel parco di Santa Greca a Decimomannu. Per il 10 ottobre è previsto un corteo all’aeroporto di Decimomannu. Concentramento dei militanti previsto per le ore 10:00 al Parco Megalitico di San Sperate.

Ieri, giovedì 6 ottobre, si è svolta l’Assemblea studentesca “Etica e Scienza: quando la ricerca sostiene la guerra – il caso Technion“. Il Technion di Haifa è un istituto di ricerca scientifica israeliano che collabora sempre più strettamente con l’Università di Cagliari e con diverse industrie nel settore bellico, rapporto e relativi interessi che si inseriscono nel più ampio quadro del DASS, il Distretto Aerospaziale della Sardegna. Il Technion, oltre a sviluppare la tecnologia utilizzata nelle aggressioni militari alla Striscia di Gaza e nell’occupazione dei territori palestinesi, svolge un ruolo fondamentale nella militarizzazione delle istituzioni accademiche israeliane. Interverranno nell’incontro Riya Hassan (Palestinian BDS National Committee) e Alessia F. (Studenti contro il Technion).

Il 7 ottobre è previsto il comitato d’accoglienza per la visita di Gian Piero Scanu, presidente della IV Commissione uranio impoverito. Scanu, anche in tempi passati, aveva più volte parlato della paventata chiusura, senza termini e modalità precise, di Teulada e Capo Frasca, ma al contempo ha sempre chiamato fuori dal discorso il PISQ e la sua riconversione civile-scientifico, proprio per il progetto DASS.

La visita di Scanu si concluderà il 7 ottobre con una riunione in programma per le 11:30 in Prefettura. Appuntamento dei militanti contro l’occupazione militare a Piazza Palazzo a Cagliari, ore 10:00.

Sabato 16 ottobre, attesa la 5° Assemblea Generale Sarda contro l’Occupazione militare della Sardegna. Dopo la prima assemblea generale di giugno, momento in cui venne dato avvio a tutto il lavoro estivo in vista di un’estate ed un nuovo anno di lotta, il movimento contro l’occupazione militare ritorna a Bauladu. Dalle ore 10:00 incontro dei gruppi di studio sugli ambiti di interesse analizzati durante il campeggio, mentre alle ore 15:00 al via l’Assemblea Generale. I lavori si svolgeranno a partire dalle ore 09:30, nei locali del Centro Servizi San Lorenzo di Bauladu.

Fonte: http://www.zinzula.it/occupazione-militare-la-sardegna-si-mobilita-oggi-incontro-sul-caso-technion/

La repressione italiana in Sicilia- Intervista a Rosa Cassata

2000px-sicilian_flag-svgIntervista all’attivista indipendentista siciliana Rosa Cassata, riguardo una storia di ordinaria repressione da parte dello stato italiano, verso popoli che tentano di riprendersi l’autodeterminazione.

  • Di che cosa sei accusata?

Sono accusata di eversione e terrorismo internazionale secondo l’articolo 270 bis comma 2 codice penale.
L’accusa nasce dai miei rapporti con altri indipendentisti e nella fattispecie  con i  Serenissimi (Veneto). Nel gennaio 2014 ero stata filmata da telecamere nascoste nel capannone di Flavio Contin mentre salivo sul famoso “tank” del ‘97 per una foto  ricordo.
Il tanko era stato da tempo dissequestrato  e usato come memoria storica  in molte feste paesane.
Da lì le intercettazioni e i controlli su di me si fanno più serrati fino ad arrivare al 2 aprile 2014 con il blitz dei Ros e il conseguente  sequestro  di cellulari  PC e iter di identificazione con foto segnaletiche e impronte.
A gennaio 2015 i Ros mi restituiscono il materiale sequestrato, pare che tutto sia archiviato, invece a ottobre 2015 arriva il rinvio a giudizio.

  • Perché la repressione colpisce gli indipendentisti anche se si muovono alla luce del sole?

Non è  la prima volta che lo stato  occupante cerca di ingabbiare le idee di indipendenza (anche voi in Sardegna avete fatto questa esperienza).
A mio avviso il motivo che li spinge è la paura che i nostri popoli maltrattati, ignorati e ridotti alla fame possano ristabilire, come di diritto,  la loro sovranità.
Con un atto reazionario di memoria fascista, il presidente del consiglio Matteo Renzi si è costituito parte civile contro di noi in questo processo! Giusto per dare l’esempio e così scoraggiare chi parla di libertà! Ma noi resistiamo…. più che mai!

  • Qual è la situazione dell’indipendentismo siciliano?

L’indipendentismo in Sicilia ha molte facce e molte sono da scartare perché legate a vecchie politiche sterili.
Questa mia esperienza giudiziaria sta facendo riflettere molto e si spera in un’unione di tutti i movimenti per poter effettivamente fare qualcosa di  concreto per la Sicilia. A breve si svolgerà un incontro a Palermo di tutti i movimenti per poter sottoscrivere un documento di intesa.

Gli ambasciatori baschi in Sardegna. Report di un tour

Report di Giovanna Casagrande

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Libe.R.U, un nuovo movimento indipendentista sardo, ha aperto un giro di conferenze in cui ha accompagnato Anne, Xixil e Ekaitz, militanti di Askapena. L’organizzazione internazionalista basca è nel mirino del governo spagnolo che ne chiede la soppressione in quanto considerata organizzazione terroristica. È però di pochi mesi fa l’assoluzione di 5 militanti dell’organizzazione che, se condannati, rischiavano sei anni di carcere e  multe ingenti.

L’assoluzione della corte di  giustizia madrilena ha definito, nella sentenza che «…Askapena è una organizzazione che lavora su tematiche di solidarietà internazionalista e femminista», ma «non è provato alcun collegamento diretto con ETA…»

Davanti a un pubblico numeroso, i tre baschi  si sono alternati nella illustrazione della situazione storica, sociale e politica del Paese Basco, Euskal Herria.

In modo semplice e sintetico Anne, Xixil e Ekaitz hanno parlato del periodo franchista, del passaggio dal fascismo alla democrazia, definendo tale passaggio formale e non sostanziale per quanto riguarda il popolo basco.

Hanno parlato della repressione, degli omicidi politici, delle epurazioni cui i militanti baschi sono stati oggetto, dando le cifre complessive del corso degli anni, parlando degli arresti (40.000), delle detenzioni (5.000), delle persone torturate (10.000), dei feriti, delle persone costrette a espatriare (3.000). Cifre impressionanti che spiegano la situazione che, fino al 2006, ha visto in azione ETA, organizzazione politica armata,  nata nel 1959 e  fondata da un gruppo di studenti universitari di Bilbao in rotta con il Partito nazionalista basco (PNV).

Il percorso storico illustrato racconta la Spagna franchista, il passaggio alla democrazia borghese richiesto dall’Europa che non avrebbe consentito l’ingresso nella comunità europea di un paese sotto dittatura. Racconta la più celebre delle sentenze eseguite da ETA, (contro Carrero Blanco, erede di Franco), la repressione nei confronti delle organizzazioni politiche che non riconoscevano lo stato centrale. I ragazzi hanno evidenziato come, nonostante il conflitto politico, niente ostacolò il processo di autodeterminazione del popolo basco, che ha visto un rafforzamento con la creazione di  scuole clandestine in cui si insegnava l’euskera, lingua basca ormai diventata ufficiale al pari dello spagnolo, la nascita di  fonti alternative di informazione, radio, televisioni e giornali,  (quattro testate  vennero soppresse con accusa di terrorismo nel corso degli anni). Questo coinvolgimento della comunità rafforzò il sentimento indipendentista popolare, ponendo le basi per una revisione della politica, culminata, nel 2011, con l’abbandono della lotta armata e con una dichiarazione di un cessate il fuoco «permanente», «generale» e «verificabile dalla comunità internazionale».

aska_2L’incontro ha evidenziato come la politica indipendentista sia supportata dalla coscienza del popolo basco. Askapena è un movimento ampio e aperto che abbraccia organizzazioni studentesche, organizzazioni giovanili, femministe, coinvolte nell’affermazione del principio di indipendenza e contrarie al potere pel PNV, partito che, accontentatosi dell’autonomia, percorre una strada completamente opposta all’emnancipazione nazionale e sociale.

Vedendo le immagini di alcuni video proittati in sala, si è visto bene come la polizia autonoma basca persegue, per conto della Spagna,  metodi repressivi, tesi ad annichilire il dissenso e la lotta indipendentista.

Immagini che mostrano una presenza di giovani donne e uomini, pronti a una resistenza passiva pur di tutelare e proteggere persone non gradite al sistema che, eventualmente arrestate e condannate rischiano diversi anni di carcere come terroristi.

Al momento del dibattito chi scrive ha avuto la netta impressione che porzioni di indipendentismo sardo siano distanti dal capire il fenomeno basco e la portata politica di una organizzazione come Askapena. Alcune domande hanno rivelato la difficoltà a ragionare al di fuori del contesto locale,  cercando di paragonare, addirittura, la situazione sarda e quella di Euskadi, domande che vertevano solo su temi elettorali e non su come migliaia di giovani siano coinvolti in un processo ormai irreversibile di indipendenza.

Anne, Xixil e Ekaitx hanno addirittura avuto difficoltà a capire certe domande, avendo evidentemente superato culturalmente e politicamente il problema del “riconoscimento” da parte delle comunità di riferimento

Hanno dovuto spiegare brevemente la non assimilabilità della Catalogna con il Paese Basco, soffermandosi sul fatto che, vista la coscienza di massa consolidata, siano apparsi nel panorama politico, indipendentisti dell’ultima ora, in sintesi la politica che “insegue la piazza”, mentre da noi la politica perde la piazza, a favore di proposte “civiche” che niente hanno a che fare con un percorso volto all’indipendenza.

La loro perplessità riguarda la scarsa partecipazione dei giovani sardi a tematiche come la difesa dei territori contro le basi militari. I tre ambasciatori di Askapena sono, evidentemente, il frutto di un lavoro politico delle generazioni precedenti, nati in un contesto storico in cui l’autodeterminazione è una vocazione collettiva praticata, in cui la lingua è ufficiale e la cultura ha prodotto una visione di una società che non riconosce un governo dominante, e che non lavora per un patto con il potere al fine di ottenere briciole di gratificazione.

Alla domanda su Podemos che, anche in Navarra ha ottenuto consensi forse sottratti all’indipendentismo, hanno risposto che forse l’elettorato ha un passo più lungo della politica e con il voto a Podemos ha inteso manifestare la rottura di indugi, invitando a proseguire verso un cambiamento radicale, senza collusioni con PNV.

L’approccio di Libe.R.U con  organizzazioni straniere è un modo efficace per poter parlare “di noi” in una prospettiva ampia.

È impossibile immaginare che da decenni si seguano strade battute e senza uscita che atomizzano la militanza, creando partiti a basso consenso elettorale. Sarebbe invece necessario interrogarci e rapportarci con altre realtà, uscendo da una visione novecentesca della politica.

Investire in cultura, coinvolgendo associazioni, movimenti, collettivi, è una crescita collettiva di cui la Sardegna ha bisogno, come del pane, anzi come della indipendenza.