“Mesa Natzionale” e Indipendentismo: chi pro e chi contro

La giornalista Daniela Piras
La scrittrice Daniela Piras

Dopo tanti anni di discussioni e confronti, diverse formazioni indipendentiste hanno avviato un percorso per la costruzione di uno spazio politico comune. Non si era mai arrivati a questo traguardo, sebbene la maggioranza della base indipendentista lo chiedesse a gran voce. Alcuni movimenti indipendentisti hanno talvolta collaborato per singole vertenze, vincendo anche alcune importanti battaglie, ma alle elezioni regionali del 2014 sono arrivate completamente segmentate lasciando campo libero ai blocchi rappresentati dai partiti italiani e delle loro guide indiane “sovraniste”.

Con la conferenza stampa dello scorso 15 ottobre al T-Hotel di Cagliari si cambia rotta, presentando una “Mesa Natzionale” e annunciando un “nuovo percorso politico basato sulla costruzione di una innovativa comunità politica civico-indipendentista”. Non tutti però hanno aderito a questo nuovo percorso, per lo meno non ancora. Restano fuori i soggetti di matrice sarda (spesso definiti dai più sovranisti) poiché hanno deciso di aderire organicamente al centro sinistra italiano (iRS, Rossomori, PDS) e si fa da parte anche lo storico Partito Sardo (Psd’az), benché nei lavori del suo ultimo congresso sembrava aver aperto ad un cammino di collaborazione e unità nazionale. Anche il neonato partito di sinistra, Libe.r.u., si sottrae momentaneamente al blocco.

La redazione di Pesa Sardigna ha deciso di dare mandato alla scrittrice  Daniela Piras di realizzare una serie di interviste ai portavoce di tutti i movimenti politici che si dichiarano favorevoli all’indipendenza, per meglio capire le ragioni di chi ha aderito e di chi non ha aderito alla “Mesa Natzionale”, cioè a quello che attualmente è l’unico progetto di alternativa nazionale al sistema politico coloniale  italiano.

A breve pubblicheremo le interviste.

A FORAS: Manifestada in Cabu Frasca

15094269_10154063114357514_7160423378234683615_nLantzada pro su 23 de custu mese sa manifestada ammanigiada dae A Foras, movimentu sardu contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna. Sa manifestada est istada pensada e organizada in sas adunàntzias de santugaine 2016 in Bauladu.

In sas chidas antepostas, s’organizatzione at a pubbricare comunicados, fissare su puntu de collida e fàghere cunferèntzias cun is mèdia. B’at a èssere peri unu giru de presentatziones de sa manifestada.

Finas custa bia, sa punna est crara: manifestare s’opositzione a s’ocupatzione militare de s’ìsula e intentare de abèrrere sas retzas pro intrare e interrùmpere sos esertzìtzios militares.

Su manifestu, bortadu in prus limbas, si podet atzapare a custu indiritzu: http://tinyurl.com/h566waf

#aforas #capofrasca23n

Terzo incontro internazionale organizzato da Scida

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Il 18 novembre – nell’aula teatro del polo universitario SEGP, in Via Nicolodi a Cagliari-si svolgerà il terzo incontro internazionale organizzato da “Scida-Giovunus Indipendentistas, volto alla conoscenza e all’approfondimento della situazione delle nazioni senza Stato e delle lotte dei movimenti indipendentisti giovanili.

Nelle scorse edizioni sono state ospiti anche delegazioni di Catalogna, Corsica ed Euskadi. Quest’anno, per la prima volta, ci sarà la partecipazione della Galizia, con Galiza Nova; i giovani del Bloque Nacionalista Galego, fronte di movimenti nazionalisti di Sinistra, rappresentato nel Parlamento autonomo; riconfermata la presenza dello Sinn Fein Republican Youth, la gioventù del partito repubblicano e socialista irlandese. Ci sarà anche il contributo di una delegazione dell’Unione Democratica Arabo-Palestinese e di un esponente della nazione curda.

I temi dell’incontro saranno principalmente tre: la situazione politica recente nelle nazioni ospiti; scuola e università; lavoro giovanile (e conseguente problema dell’emigrazione). La Galizia è stata uno dei più importanti fuochi di opposizione alla riforma dell’educazione spagnola (la LOMCE o Ley Wert), considerata da Galiza Nova come lesiva dell’insegnamento pubblico, laico e in lingua galiziana. Il BNG ha inoltre presentato una proposta di legge (Plan Retorna) per il rientro in patria dei propri giovani emigrati altamente qualificati. Galiza Nova, a tal proposito, esporrà le sue proposte per la creazione di uno spazio galiziano dell’educazione e del lavoro giovanile.

Nelle Sei Contee, lo Sinn Fein ha tenuto a lungo il Ministero dell’Educazione, materia che nell’Irlanda del Nord ha una certa autonomia rispetto al centro politico del Regno Unito. L’Irlanda, nel suo insieme, è stata altresì toccata da un alto tasso di emigrazione giovanile, causato, in particolar modo, dal fallimento delle politiche neoliberali di Dublino, spesso esaltate anche a casa nostra.

I delegati repubblicani, mostreranno quanto realizzato dal proprio partito sulle politiche dell’educazione e le modalità utilizzate per contrastare l’influenza negativa di Londra e le loro proposte in merito alla risoluzione del problema della disoccupazione ed emigrazione giovanile.

Sarà previsto anche un altro punto, per approfondire la conoscenza delle nazioni europee ospiti: Galiza Nova ci chiarirà le ragioni per le quali considerano la propria nazione come una colonia interna di Spagna e periferia entro l’Unione Europea; lo SFRY ci illustrerà come il proprio partito, durante la crisi economica, sia divenuto il primo dell’isola e come la Brexit potrebbe influenzare le mosse del partito a Belfast.

Ricordiamo, infine, gli altri appuntamenti: il 17 novembre, alle 10:30 nell’Aula Maria Carta di via Trentino (presso Università degli studi di Cagliari), si terrà la conferenza di presentazione dell’evento; il 19 novembre alle 22:00, nella Cueva Rock di Quartucciu ci sarà la festa di chiusura con un concerto che vedrà impegnati, oltre ai The Made In Indonesia (Geopolitical militant band) e i Jax Vain (Folk & Irish Rebel Songs), anche alcuni noti rappers sardi nella “Jam Campidanu Sound System”.

“Àndalas de Indipendèntzia”, la Mesa Natzionale presenta il progetto a Bauladu

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Ieri a Bauladu si è tenuto l’incontro “Àndalas de Indipendèntzia”, per illustrare il progetto di alternativa nazionale, nato per porre in netto contrasto le forze che lottano per la nostra terra contro lo strapotere della politica italiana e italianista.

Presenti alla conferenza organizzata da ProgReS la Mesa Natzionale al completo, Fronte Indipendentista Unidu, Sardigna Natzione Indipendentzia, Gentes, Sardigna Libera e numerosi militanti e cittadini interessati che hanno gremito la sala del centro sociale di Bauladu.

Il primo intervento è stato di Gianluca Collu, segretario di ProgRes, che ha subito messo in evidenza uno dei tanti problemi che caratterizzano l’attuale situazione sarda, ovvero lo spopolamento: “Circa 80.000 giovani non cercano lavoro, non si formano e non studiano più (fenomeno conosciuto in ambito europeo come NEET). In termini monetari parliamo di una perdita di un miliardo e settecento milioni di euro”. Secondo Collu, una possibile soluzione per iniziare un cammino di riqualificazione territoriale sarebbe creare “dei progetti che invertano questo trend negativo. La Mesa Natzionale deve essere un progetto di unità, che dia speranza ai sardi e al quale possono partecipare tutti, anche i non indipendentisti – a patto che non abbiano rapporti con i partiti italiani e siano favorevoli all’autodeterminazione della Sardegna”.

In sintonia con quanto detto da Collu, l’intervento di Bustianu Cumpostu (SNI), che ha sottolineato due importanti aspetti: il primo è che negli ultimi anni sempre più sardi hanno acquisito coscienza di appartenere alla nazione sarda; il secondo è che le idee e i temi indipendentisti sono diventati un fenomeno popolare. L’obiettivo della Mesa dev’essere quello di dare voce alle idee dei sardi: “mentre lo stato italiano ha varie e potenti armi a disposizione, quali il controllo del sistema scolastico, della sanità e il forte supporto a livello internazionale – conclude Cumpostu- il popolo sardo ha, invece, un solo modo per farsi sentire, facendo cioè leva sulle proprie forze”.

Anche Cristiano Sabino (FIU) sottolinea la particolarità del momento storico: “il ghiaccio si sta rompendo, sentiamo lo scricchiolio sotto i nostri piedi – continua Sabino – stanno venendo meno le certezze per quanto concerne l’immaginario di società civile. È su questa linea che si deve costruire il nostro progetto – conclude Sabino – e, per fare questo, abbiamo bisogno di tutto l’aiuto del popolo sardo. Sarà un percorso non privo di difficoltà, ma l’obiettivo è quello di mettere le radici per una coscienza nazionale collettiva”.

L’ultimo intervento è             stato quello di Gianfranco Sollai (Gentes), che ha sottolineato come nell’ambito dello stato italiano vi siano due realtà: la nazione sarda e quella italiana. La legislatura di quest’ultima, ci impedisce di cambiare le sorti dell’isola.

Quando si parla di “identità” s’intende sia quella culturale che economica. Dove manca la cultura infatti, manca il progresso, fatto che costituisce una delle maggiori piaghe del territorio sardo. Tutto ciò ha portato, come un cane che si morde la coda, al consolidarsi del servilismo nei confronti dello stato italiano. A fronte di ciò, Sollai ha evidenziato la necessità di “un apparato istituzionale esclusivamente sardo, che difenda gli interessi del proprio popolo”.

In chiusura il responsabile della formazione di ProgRes nonché curatore del sito Sardinian Socio-Economic Observatory, Frantziscu Sanna Carta, ha esposto un’interessante serie di dati e statistiche riguardanti la Sardegna nei contesti mediterraneo, europeo e globale, che hanno evidenziato come la nostra isola sia in una situazione di gravissima difficoltà ad ogni livello.

Sanità: la lotta dei cittadini contro i tagli di Pigliaru

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Il 9 Novembre a Cagliari ci sarà una manifestazione popolare organizzata dalla “Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica” contro il “Piano di riordino della rete ospedaliera sarda” con cui la Giunta Pigliaru ha previsto la chiusura degli ospedali e presidi medici nei territori più depressi economicamente della Sardegna tra cui Isili, Sorgono, Ozieri, ecc.

Inoltre il personale medico e paramedico ovunque è ridimensionato, sempre più mortificato, ed obbligato a fare straordinari non retribuiti.

All’interno della manifestazione si inserisce anche la richiesta della Breast-Unit da parte delle donne affette da patologie oncologiche del seno di Sassari e Nord Sardegna, per la quale i tempi di realizzazione sono strettissimi, in quanto per accedere ai finanziamenti europei la Regione ha tempo sino al 31 dicembre e nel Piano di riordino non se ne fa il minimo accenno.

«Ancora una volta» – sostengono gli organizzatori  – «a riempire i “buchi del bilancio sanitario” di cui gli unici responsabili sono i Partiti politici che governano la RAS, sono chiamati i cittadini sardi, tagliando a tutti il diritto ad una assistenza sanitaria pubblica, di qualità e gratuita e depredando i territori già disagiati di un altro servizio fondamentale come l’ospedale pubblico, sempre più a favore di una politica che orienti al privato e che conferma le scelte sfacciatamente neo-liberiste della politica regionale».

In questo quadro si inserisce la recente nomina ai vertici della Sanità sarda di un manager italiano, Fulvio Moirano,  il quale a sua volta ha nominato i direttori sanitari e amministrativi della Asl sarda (anche loro tutti italiani) che assumeranno dall’1 gennaio 2017 le stesse funzioni all’interno dell’Azienda per la tutela della salute (Ats), destinata ad inglobare nei prossimi due mesi tutte le altre sette aziende sanitarie dell’Isola. Direttore sanitario è Francesco Enrichens, 62 anni, piemontese, oggi alla guida dell’Ufficio 3, qualità, rischio clinico e programmazione ospedaliera del ministero della Salute. Il suo incarico durerà cinque anni a partire dal 14 novembre. Direttore amministrativo è invece Stefano Lorusso, 41 anni, lucano, dirigente amministrativo del servizio sanitario della Basilicata ma dipendente in aspettativa della Regione Puglia. Anche il suo incarico durerà cinque anni,  a partire dall’1 dicembre 2016.

È difficile pensare che questa “calata di barbari” di dirigenti non sardi, possa essere realmente al servizio degli utenti sardi e non essere braccio esecutivo di una politica sanitaria imposta da Roma, con la complicità della classe politica governante la Regione Sarda.

http://www.regione.sardegna.it/j/v/80?v=2&t=1&c=2133&s=27661

http://europadonna.it/breast-unit-il-libro/

 

 

DASS: la nuova frontiera dell’occupazione militare della Sardegna

divietodi-accessoIntervista all’attivista dell’Assemblea Sarda contro l’occupazione militare Fabrizio Addis sul Distretto Aerospaziale Sardo.

  1. Cos’è il Distretto Aerospaziale Sardo (DASS)?

Per Distretto Aerospaziale della Sardegna si intende la società di tipo consortile (51% a fondo pubblico, 49% a fondo privato) che si occupa di ricerca e sviluppo di tecnologie legate all’ambito aerospaziale. Quello sardo è uno dei 6 presenti all’interno del territorio italiano e il presidente è Giacomo Cao, docente ordinario di Ingegneria all’Università di Cagliari. Le società che vi partecipano ad oggi sono 25 e, a dispetto di quello che si racconta sull’uso esclusivamente civile del Distretto, numerose di queste sono direttamente colluse con l’apparato militare e ricevono commesse milionarie da esso. La lista delle società coinvolte è facilmente reperibile da questo link (http://www.unica.it/pub/7/show.jsp?id=32371&iso=20&is=7). Basta andare a fare una piccola ricerca sul web per rendersi conto di come industrie come Avio Spa, Alenia, Aermacchi vi figurino.

2. Che ruolo ha il PD nell’occupazione militare della Sardegna?

Il PD svolge un ruolo determinante, sia dal punto di vista italiano che sardo il Partito Democratico si dimostra per ciò che è ed è sempre stato: lo zerbino dei poteri forti e dell’apparato militare. In 3 anni di giunta Pigliaru si sono sentite poche voci contro, perlopiù a livello strumentale (basti ricordare la finta minaccia di bloccare la Trident da parte dell’assessore Maninchedda, poi mai attuata).

A dimostrazione dell’asservimento totale stanno le parole e le strategie dell’assessore Paci che ha da poco siglato un accordo che permetterà al DASS di accedere ai fondi POR FESR 2014 2020 (si parla di centinaia di milioni di euro) e che ha ribadito l importanza strategica per la Sardegna del progetto . Inoltre nella finanziaria 2015 vennero stanziati 500 000 euro sempre per il DASS. Se vogliamo quindi liberarci dalla presenza ingombrante dei militari non possiamo fare affidamento su questa gente

3. Che cos’è il dual use?

Per dual use si intende un sistema di uso civile/militare inerente specialmente alle tecnologie sperimentate all’interno del distretto. I casi più lampanti sono quelli dei droni Anteos sviluppati da Aermatica Spa e del razzo VEGA sviluppato da Avio Spa. Molte delle aziende coinvolte nel DASS sperimentano tecnologie dual use (Nurjana, Alenia aermacchi, Piaggio Spa). Risulta ancora più evidente quindi quale sia il ruolo reale del distretto che, sempre secondo la Strategia di Specializzazione, andrebbe a investire sul PISQ (Poligono Interforze del Salto di Quirra, N.d.R.) che viene descritto come polo d’attrazione per la presenza della Vitrociset che già vi sperimenta tecnologie militari/civili e che nacque nel ’56 sotto il patrocinio di Broglio, padre della ricerca aerospaziale in Italia.