“Àndalas de Indipendèntzia”, la Mesa Natzionale presenta il progetto a Bauladu

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Ieri a Bauladu si è tenuto l’incontro “Àndalas de Indipendèntzia”, per illustrare il progetto di alternativa nazionale, nato per porre in netto contrasto le forze che lottano per la nostra terra contro lo strapotere della politica italiana e italianista.

Presenti alla conferenza organizzata da ProgReS la Mesa Natzionale al completo, Fronte Indipendentista Unidu, Sardigna Natzione Indipendentzia, Gentes, Sardigna Libera e numerosi militanti e cittadini interessati che hanno gremito la sala del centro sociale di Bauladu.

Il primo intervento è stato di Gianluca Collu, segretario di ProgRes, che ha subito messo in evidenza uno dei tanti problemi che caratterizzano l’attuale situazione sarda, ovvero lo spopolamento: “Circa 80.000 giovani non cercano lavoro, non si formano e non studiano più (fenomeno conosciuto in ambito europeo come NEET). In termini monetari parliamo di una perdita di un miliardo e settecento milioni di euro”. Secondo Collu, una possibile soluzione per iniziare un cammino di riqualificazione territoriale sarebbe creare “dei progetti che invertano questo trend negativo. La Mesa Natzionale deve essere un progetto di unità, che dia speranza ai sardi e al quale possono partecipare tutti, anche i non indipendentisti – a patto che non abbiano rapporti con i partiti italiani e siano favorevoli all’autodeterminazione della Sardegna”.

In sintonia con quanto detto da Collu, l’intervento di Bustianu Cumpostu (SNI), che ha sottolineato due importanti aspetti: il primo è che negli ultimi anni sempre più sardi hanno acquisito coscienza di appartenere alla nazione sarda; il secondo è che le idee e i temi indipendentisti sono diventati un fenomeno popolare. L’obiettivo della Mesa dev’essere quello di dare voce alle idee dei sardi: “mentre lo stato italiano ha varie e potenti armi a disposizione, quali il controllo del sistema scolastico, della sanità e il forte supporto a livello internazionale – conclude Cumpostu- il popolo sardo ha, invece, un solo modo per farsi sentire, facendo cioè leva sulle proprie forze”.

Anche Cristiano Sabino (FIU) sottolinea la particolarità del momento storico: “il ghiaccio si sta rompendo, sentiamo lo scricchiolio sotto i nostri piedi – continua Sabino – stanno venendo meno le certezze per quanto concerne l’immaginario di società civile. È su questa linea che si deve costruire il nostro progetto – conclude Sabino – e, per fare questo, abbiamo bisogno di tutto l’aiuto del popolo sardo. Sarà un percorso non privo di difficoltà, ma l’obiettivo è quello di mettere le radici per una coscienza nazionale collettiva”.

L’ultimo intervento è             stato quello di Gianfranco Sollai (Gentes), che ha sottolineato come nell’ambito dello stato italiano vi siano due realtà: la nazione sarda e quella italiana. La legislatura di quest’ultima, ci impedisce di cambiare le sorti dell’isola.

Quando si parla di “identità” s’intende sia quella culturale che economica. Dove manca la cultura infatti, manca il progresso, fatto che costituisce una delle maggiori piaghe del territorio sardo. Tutto ciò ha portato, come un cane che si morde la coda, al consolidarsi del servilismo nei confronti dello stato italiano. A fronte di ciò, Sollai ha evidenziato la necessità di “un apparato istituzionale esclusivamente sardo, che difenda gli interessi del proprio popolo”.

In chiusura il responsabile della formazione di ProgRes nonché curatore del sito Sardinian Socio-Economic Observatory, Frantziscu Sanna Carta, ha esposto un’interessante serie di dati e statistiche riguardanti la Sardegna nei contesti mediterraneo, europeo e globale, che hanno evidenziato come la nostra isola sia in una situazione di gravissima difficoltà ad ogni livello.