Referendum e indipendentismo: No, Sì, Forse

15355938_10210007639699343_1718923438_nCome voteranno i movimenti indipendentisti sardi al referendum costituzionale di domani?

Diversi osservatori hanno fatto notare che gli indipendentisti non hanno una posizione univoca, insistendo sulla “solita divisione che alberga in questo campo”.
C’è da dire però che nessun movimento indipendentista è orientato per il SI, sebbene uno degli argomenti ribaditi anche recentemente dal fronte renziano – Renato Soru ed Elena Boschi sono intervenuti esplicitamente su questo – è che l’autonomia speciale non è in pericolo. Relativamente alla dichiarazione è intervenuto lucidamente uno degli intellettuali più attivi e rappresentativi del movimento nazionalista sardo, lo storico Francesco Casula, che ha parlato invece di una “nuova perfetta fusione”, smontando le argomentazioni del fronte sardo del SI:
<<il comma 13 dell’articolo 39 prevede espressamente “la revisione dei rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e Province autonome”>>

Insomma è solo questione di tempo e il nodo delle “autonomie speciali” viene solo rimandato ad un secondo round per completare il disegno neocentralista ed autoritario in corso.

Detto questo, la maggior parte dei movimenti indipendentisti si è schierato per il NO. Vediamo brevemente le diverse posizioni:

#1 Sardigna Natzione Indipendentzia: IL NON VOTO
SNI asserisce che votando al referendum si legittima tacitamente lo stato italiano. Dichiara a tal proposito Bustianu Cumpostu, leader del partito:
<<Il NO e il SI sono due SI all’accettazione della sudditanza imposta dalla costituzione italiana, sancita con l’art. 5) La Repubblica, una e indivisibile… . In ogni caso, infatti, sia che si opti per la costituzione in vigore o per quella riformata, si accetta l’appartenenza ad uno stato-nazione, uno e indivisibile e alla fusione statuale perfetta del 1848 unisce la fusione nazionale perfetta del 2016>>. 
Cumpostu aggiunge che se il 50% dei sardi diserterà le urne sarà un chiaro segnale della volontà di indipendenza per la Sardegna.

#2 Sardigna Libera: NO ALLA MANIPOLAZIONE
Claudia Zuncheddu, portavoce di Sardigna Libera, afferma che, nonostante il mantra di innumerevoli sardi sia Sardigna no est Italia, bisogna considerare il fatto che la Sardegna rimane ad oggi sotto l’ombrello politico della Carta costituzionale italiana e pertanto non può ignorarla. Prosegue, esponendo la scelta del movimento:
<<Il nostro NO alla Riforma è per opporci ad ogni manipolazione tesa a ridurre ulteriormente i nostri spazi di autonomia e di democrazia sanciti dal nostro Statuto speciale>>.

#3 Libe.r.u.: IL NO INDIPENDENTISTA
Pier Franco Devias, leader di Liberos Rispetados Uguales, dichiara che voterà NO perché indipendentista, in netta contrapposizione a quanto dichiarato da SNI, che attacca duramente. Devias dichiara:
<<Scuola, acque termali, porti, e mille altri aspetti della nostra autonomia lasciata pressoché inutilizzata da settant’anni di amministrazione italianista. Io penso che sia sempre meglio avere un’autonomia che domani puoi decidere di sfruttare al meglio che non avere nessuna autonomia. >>
Libe.r.u. inoltre ricorda che, nel caso di vittoria del SI, ci troveremmo a far fronte alla triplicazione delle firme necessarie per un disegno di legge di iniziative popolare.

#4 Fronte Indipendentista Unidu: NO ALLA SUPREMAZIA
<<Da indipendentisti e da uomini e donne che amano la libertà, non possiamo che essere contrari ad una riforma iniqua che puzza di P2 e, di rimando, a Licio Gelli, ideatore del “Piano di Rinascita Democratica” che insiste sulla necessità di “accentrare ed efficientare” lo Stato.>>
Viene introdotto così il comunicato stampa del FIU. Secondo il Fronte Unidu la “Clausula di supramazia”, l’aumento del numero di firme per le proposte di legge (da 50.000 a 150.000) e della soglia da raggiungere per ottenere il referendum abrogativo (dalle attuali 500.000 firme si andrà a 800.000), renderanno oggettivamente più difficile l’applicazione degli istituti di democrazia diretta. Dichiara nel cs il movimento:
<<il “DDL Boschi” fa sì che il Governo diventi il vero e unico titolare sia del potere legislativo che di quello esecutivo>>.

#5 ProgRes: STATUTO SARDO
Progetu Repùblica lancia la sua posizione, lasciando ai suoi attivisti libera scelta sul voto del referendum e affermando:
<<Progetu Repùblica rispetta la scelta di coloro che voteranno contro la riforma al fine di non vedere ulteriormente ridotto lo spazio di autonomia dalla revisione del Titolo V.  Tuttavia prende atto con rammarico che anche Partiti che si definiscono indipendentisti hanno seguito lo schema della propaganda unionista, appiattiti sulle posizioni italiane contrarie alla riforma, nonché incapaci di rilanciare un imprescindibile dibattito sulla riscrittura dello Statuto Sardo>>
Non a caso il partito dà ai militanti l’ultima parola: esso sostiene infatti che qualsiasi sia il risultato del referendum, si debba ripartire dallo Statuto sardo, che deve essere riscritto con il popolo secondo i seguenti principi: