Breast Unit – Intervista a Luana Farina

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Intervista a Luana Farina, militante del Fronte Indipendentista Unidu, da sempre impegnata nella lotta per i diritti civili, femminista, promotrice di diverse manifestazioni e proteste per la sanità sarda.

Che cos’è la Breast Unit e a chi si rivolge?

La Breast Unit (traduzione: Unità Senologica) – o per meglio dire- le Breast Units sono dei Centri multidisciplinari di senologia, ideati per la prevenzione e la cura del tumore al seno. In questi spazi viene assicurata, alle donne affette dal carcinoma del seno, un’assistenza da parte di un team di specialisti dedicati, che si fanno carico di tutti i bisogni fisici nonché psicologici delle pazienti. La donna viene accompagnata nell’iter della malattia, dalla diagnosi al follow up.
Si rivolge inoltre alle donne che non sono affette da tumore al seno, proponendo campagne di prevenzione, effettuando visite senologiche, mettendo a disposizione le sue strutture e i suoi medici con il programma italiano di screening mammografico. La Breast Unit dovrebbe peraltro garantire l’utilizzo di tecnologie avanzate e la presenza di personale altamente qualificato nella diagnostica senologica.

La Breast Unit è legge? È già stato avviato il percorso in qualche regione?

Esiste un documento italiano ufficiale, inviato dal Ministero della Salute nel 2012, che spiega e definisce ogni fase del percorso della Breast Unit: “Linee di indirizzo sulle modalità organizzative ed assistenziali della rete dei centri di senologia”. Tale dossier, oltre a definire le linee guida e analizzare le necessità che hanno portato all’ideazione di questo tipo di percorso, stabilisce che le Breast Unit devono essere istituite in ogni metropoli dell’Italia. Attualmente quasi tutte le città hanno applicato questo decreto: la Sardegna, invece, non ha ancora avviato il protocollo. Almeno non in tutte le città. Infatti, per quanto concerne la nostra isola, solamente Cagliari è provvista di questo importante sistema terapeutico olistico; a Sassari sono state fatte tante promesse, tuttavia ad oggi della Breast Unit non si vede nemmeno l’ombra. Da una parte le promesse della classe dirigente ospedaliera, dall’altra le sollecitazioni dei cittadini: ad oggi un nulla di fatto, che non potrà avere risvolti positivi, dato che la scadenza per l’avvio delle pratiche era prevista per il 1 gennaio 2017. I dirigenti della ASL Sassari e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria si erano impegnati pubblicamente, il 1 gennaio 2016, per la messa in atto del progetto e dovrebbero oggi rendicontare il perché del mancato ottemperamento alle loro dichiarazioni e, ancora una volta pubblicamente, assumersi le proprie responsabilità, in senno alle 40mila firme raccolte dai sassaresi e alle molteplici manifestazioni, che hanno visto in prima linea soprattutto ammalati e donne che non chiedevano altro che il proprio diritto alle cure.

Perché la Sardegna, nella fattispecie, ha bisogno della Breast Unit?

L’ASL Olbia nel 2009 pubblica un articolo che parla da sé: nel nord Sardegna ogni anno si ammalano 250 donne:
“I dati disponibili sono quelli del Registro Tumori del nord Sardegna relativi alla popolazione delle Asl di Sassari e di Olbia: in questo territorio vengono segnalati ogni anno 250 nuovi casi di tumore mammario infiltrante, potenzialmente capace di dare localizzazioni a distanza”

Ad oggi il trend è in aumento. È chiaro, allora, che l’istituzione di una struttura che sappia badare ad ogni aspetto di questa patologia sia ora più che mai necessario.
Per quanto riguarda tutte le categorie di tumori e il tasso di mortalità, la Sardegna si colloca al secondo posto tra il 2006 e il 2012, preceduta dalla Campania.

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