Mobilitazione dei bancari sardi: “Stanno smantellando il credito!”

Una foto della mobilitazione dei lavoratori e dei sindacalisti a Sassari

Lo scorso 21 febbraio 2017, a Sassari, l’assemblea dei lavoratori del Banco di Sardegna ha indetto un’azione di protesta per lamentare e denunciare attraverso il Sindacato le problematiche che stanno scaturendo dalla fusione dello storico istituto bancario sardo con una banca più piccola, la BPER (Banca Popolare dell’Emilia Romagna), avvenuta nel 2001. All’evento hanno partecipato tutte le seguenti sigle: CSS,  FABI, FIRST-CISL, CGIL-FISAC, UGL, UILCA, UNISIN.

Il piano, secondo quanto sostenuto dai lavoratori e in contrasto con quanto dichiarato dalla BPER stessa, è assolutamente quanto di più iniquo e lontano dalla realtà possa esserci. Tale condizione è stata già oggetto di denuncia da parte di diversi Sindacati, che attraverso quanto esternato dalla loro dichiarazione contenuta nell’accordo quadro sulle ricadute del personale, sostengono nero su bianco che le previsioni riguardanti l’occupazione, la politica del credito e la capillarità del gruppo nei territori, rilevano un lento ma inesorabile ritiro del Gruppo bancario dagli stessi, fatto che ha colpito soprattutto la Sardegna e il Sud-Italia.

Il programma della BPER, spinto da una carica fin troppo lusinghiera, prometteva il mantenimento della propria impronta di “banca di retail regionale”, creando idealmente nuove opportunità di sviluppo per le economie territoriali, l’estensione dei servizi al cliente e l’attivazione di nuovi canali, come da richiesta di mercato.

La realtà, allo stato attuale, è più grave che mai. La fusione, nel tempo, sta portando al totale decentramento dei maggiori enti decisionali dell’Isola, come ad esempio la Sardaleasing che ha trasferito tutte le proprie competenze alla sede di Milano. Stessa cosa accaduta alla Banca di Sassari, inglobata al Banco di Sardegna prima e poi passata al diretto controllo della BPER.

Fino ad ora il gruppo ha chiuso, secondo quanto riportato dal comunicato stampa, 102 sportelli, di cui 65 solo al Banco di Sardegna. Un numero altissimo, se si pensa alle filiali stanziate nel solo territorio dell’Isola. Oltre alla chiusura delle filiali poi, il cui processo sarà inarrestabile, c’è stato un drastico taglio dell’organico, fatto che andrà a peggiore la qualità dei servizi rispetto al cliente. I lavoratori, inoltre, invece di usufruire della tecnologia adeguata a snellire le operazioni, si ritrovano a dover operare tramite sistemi lenti e obsoleti, molto distanti dalle promesse fatte. A ciò si aggiunge il generale stato di confusione dei ruoli e il continuo ricambio di persone, che disorienta e crea un clima di caos, perfino nella clientela che perde così i propri punti di riferimento.

Per quanto riguarda la Sardegna, la delocalizzazione e la totale indifferenza delle peculiarità territoriali da parte della BPER, porterà a una progressiva condizione di subalternità, penalizzante tanto per le imprese locali quanto, di conseguenza, per l’economia dell’Isola.

Pare chiaro, alla luce di quanto descritto fino ad ora, che non siano più sufficienti la buona volontà e lo spirito di abnegazione dei lavoratori, ma che sia necessario un serio impegno nello sviluppo delle risorse umane, siano essi dipendenti o clienti.

Ci saranno a breve altre mobilitazioni da parte dei movimenti e dei sindacati.

IAW 2017: Sardegna e Palestina unite nella lotta

Volantino dell’evento
di Alessia Ferrari

IAW 2017: Sardegna e Palestina unite nella lotta 100 anni di colonialismo di insediamento 100 anni di lotta per la giustizia

A dare il via libera al progetto sionista di colonizzazione della Palestina fu una lettera, datata 2 novembre 1917, firmata da Arthur James Balfour. È passato un secolo da quando il Ministro degli Esteri britannico dava il suo benestare all’istituzione di un “focolare nazionale” ebraico in Palestina, un secolo in cui, a dispetto di quanto auspicava Ben Gurion, gli israeliani non sono riusciti a “estirpare il senso di identità nazionale” dei palestinesi. Se il tentativo di “genocidio culturale”, purtroppo ancora in atto, è per ora miseramente fallito, altrettanto non si può dire di un altro cardine del progetto sionista: il colonialismo di insediamento. Quest’anno l’Israeli Apartheid Week – evento che annualmente si tiene in più di 250 Università del mondo per denunciare le politiche di apartheid attuate nei confronti del popolo palestinese e le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale ad opera di Israele – propone una riflessione sul centenario della lotta popolare per la giustizia in Palestina e della resistenza palestinese alle confische e ai furti della loro terra. A Cagliari la IAW si articolerà in quattro giornate e sarà inaugurata il 27 febbraio con un seminario sul diritto allo studio e alla libertà accademica in Palestina, che vedrà la partecipazione di Charlotte Kates, coordinatrice del Samidoun Palestinian Prisoner Solidarity Network, e di Angelo Stefanini, docente dell’Università di Bologna. L’evento sarà anche l’occasione per ribadire l’opposizione degli studenti alla cooperazione tra UniCa e il Technion Institute of Tecnology di Haifa, istituzione accademica israeliana pesantemente implicata nell’occupazione dei territori palestinesi e leader nello sviluppo della tecnologia drone utilizzata per i periodici attacchi alla Striscia di Gaza.
Nel successivo incontro sarà approfondito il tema della colonizzazione della Palestina attraverso la proiezione di brevi documentari, a cui seguirà – grazie al prezioso lavoro di traduzione del Centro di Documentazione Palestinese – la presentazione del libro “La rivolta del 1936-’39 in Palestina” di Ghassan Kanafani, un documento fondamentale per la comprensione dell’attuale situazione in Medio Oriente.
Nella giornata conclusiva si vuole sottolineare l’universalità della lotta che accomuna il popolo sardo a quello palestinese, anche i sardi, infatti, sono impegnati in prima linea nella battaglia contro l’occupazione militare della propria terra, occupazione perpetuata dalla NATO con la collaborazione delle forze sioniste e con la piena complicità del governo italiano, il quale ha permesso che la Sardegna ospitasse il 61% del demanio militare italiano, trasformandola nel territorio più militarizzato d’Europa. Non si deve dimenticare che in un mondo globale sempre più intercorrelato e interdipendente ogni lotta può avere ripercussioni cruciali sul resto del mondo, e la nostra battaglia può essere d’aiuto anche al popolo palestinese poiché a esercitarsi in Sardegna e a far piovere bombe sulla nostra terra sono anche i cacciabombardieri delle Israeli Defence Forces.
Coloro che hanno seguito l’edizione della IAW del 2016 ricorderanno con rammarico che – complici le ingerenze israeliane – essa è stata osteggiata dalle autorità accademiche.
Questo non ha però affievolito la convinzione degli studenti cagliaritani che l’Università sia il luogo più idoneo per un evento di denuncia e sensibilizzazione come questo, e che l’Università non debba mai essere privata della sua sacra missione di educare allo spirito critico.

Il primo appuntamento è stasera alle 16.00 in Aula A, Viale Fra’ Ignazio da Laconi, partecipare è importante perché, come diceva Vittorio Arrigoni, conoscere è il primo passo verso una soluzione.

Per tutti i dettagli potete seguire l’evento al link:

https://www.facebook.com/events/639264149608949/

Intervista ad Anthony Muroni: “Rafforziamo il Fronte dell’Autodeterminazione”

Dopo esserti dimesso da direttore dell’Unione Sarda hai aperto un blog di discussione sulla Sardegna e i suoi problemi. Perché?

Le dimissioni sono arrivate in maniera così repentina – e sono state interpretate dall’opinione pubblica come il classico “fulmine a ciel sereno”, che non c’è stato proprio il tempo di pianificare nulla. Dopo oltre un mese di silenzio ho ritenuto che non fosse opportuno deludere chi si riteneva orfano di una voce che cantava fuori dal coro. Ho dunque deciso, confrontandomi con pochi amici, che fosse opportuno proseguire le battaglie che avevo portato avanti per anni, facendomi megafono di quella vasta parte della società sarda che non si sente più rappresentata da questa politica e da queste classi dirigenti. Così è nata l’idea del blog: un luogo virtuale da far diventare pubblica piazza. Un luogo di confronto aperto a tutti i contributi. Lo gestisco da solo, con apporti esterni volontari.
Ho rifiutato la pubblicità perché ho bisogno di sentirmi davvero libero. Come sta andando? La risposta è stata entusiasmante. Evidentemente c’era davvero bisogno di un luogo di discussione, confronto e proposta. Oggi cadono i quattro mesi dall’apertura di questo spazio web: abbiamo pubblicato 350 tra articoli e interventi, ricevuto oltre 1300 commenti. Le pagine viste, a oggi, sono 520 mila e gli utenti unici 190 mila. La nostra pagina Facebook ha 16 mila iscritti e cresce al ritmo di mille nuove adesioni a settimana.

Il tuo blog è bilingue. Perché questa scelta?

Tra le battaglie che in questi anni ho portato avanti sia da giornalista che da privato cittadino c’è quella della riscoperta e difesa dell’identità nazionale. Un tratto importante passa dalla nostra storia e l’altro, decisivo, dalla lingua. Molto resta da fare, a livello di battaglia culturale e politica, per far capire a tutti che la lingua è uno strumento di trasmissione delle conoscenze e di gestione dei rapporti in ogni settore socio-economico. Viviamo in un continente formato da 377 isole linguistiche che vanno preservate ma abbiamo bisogno di una ortografia ufficiale e unificante. Il dibattito in materia resta aperto e tutte le proposte sono bene accette. Ma poi occorrerà arrivare a sintesi.

Insieme al blog stai organizzando diversi incontri territoriali dove parli di “modernità”, “innovazione” e “fare sistema”. Cosa vuol dire?

Ho da tempo, almeno sei anni, maturato la convinzione che il bene della Sardegna non passa dal falso bipolarismo italiano, persino peggiore nella sua declinazione sarda. E non passa nemmeno dalla proposta antisistema del Movimento 5 Stelle. Gli incontri nei territori sono figli della miriade di inviti che ho ricevuto per parlare in pubblico delle questioni dibattute sul blog. I temi della proposta, dell’Innovazione, della modernità, del fare sistema sono assolutamente necessari per costruire una novità credibile, capace di suscitare speranza e di proporsi per sostituire l’attuale classe politica. Criticare, lamentarsi e demolire l’esistente non è sufficiente.

Il movimento indipendentista in questi anni ha sollevato molti dei temi di cui tratti. Che differenza c’è tra ciò che proponi e il progetto di convergenza unitaria attualmente in corso?

Credo sia in corso un processo troppe volte rimandato. Mi pare si stia facendo lo sforzo di privilegiare le cose che possano unire il fronte dell’autodeterminazione, mettendo per un attimo da parte quelle che per molto tempo l’hanno diviso. Stiamo lavorando in maniera parallela: io incontro centinaia di persone che forse non hanno mai votato fuori dal binario del bipolarismo italiano. Il mio compito – culturale, prima che politico o partitico – è quello di aprire loro uno scenario possibile, alternativo, che fin qui non avevano preso in considerazione. Per vincere bisogna arrivare almeno al 40%, dunque occorre più che raddoppiare la potenziale area di consenso dalla quale il polo dell’autodeterminazione parte.

Hai giustamente dichiarato che questo è il momento del dibattito. Ma alla fine bisognerà tirare le somme. Non è stato prematuro annunciare che non ti candiderai?

Sarebbe semmai stato prematuro annunciare che mi candiderò. Io ritengo che le auto-investiture siano il peggio della politica. Per essere leader bisogna essere riconosciuti come tali da una comunità molto vasta e bisogna avere caratteristiche precise. Oggi il fronte dell’autodeterminazione non ha bisogno di un capo che dica “Armiamoci e seguitemi” ma di una polifonia costruttiva, che lavori ad allargare il fronte e a creare prima un manifesto che tracci il perimetro dell’alleanza e poi un programma. Il leader arriverà di conseguenza. Non ho un partito, né ne fonderò uno. Sono a disposizione nella fase di costruzione. Il resto lo decideranno i cittadini e i vari movimenti.

Tzicu Pala sulla Collettività Unica di Corsica

di Tzicu Pala

IL PARLAMENTO FRANCESE APPROVA LA COLLETTIVITA’ UNICA DI CORSICA

A mezzanotte passata del 22 febbraio, in un emiciclo praticamente vuoto, l’Assemblea Nazionale francese ha finalmente ratificato il progetto di legge còrso per la creazione di un ente amministrativo unico per l’Isola. La votazione ha visto l’unanimità de gruppi parlamentari ad eccezione dei Repubblicani di Sarkozy e di un eletto centrista.
L’esecutivo còrso, presente in aula, ha mostrato soddisfazione, il presidente Simeoni ha affermato che si tratta di un grande passo per la Corsica.
Da parte sua il ministro della Pianificazione Territoriale francese Jean Michel Baylet ha rimarcato che “nonostante la repubblica francese sia unica e indivisibile, nel XXI secolo è giusto riconoscere le diversità”.
Date le caratteristiche di questa votazione, sia a livello di orario che di massiccio assenteismo, gli eletti còrsi nei partiti francesi – che recentemente avevano affossato questo passaggio parlamentare nonostante l’avessero sostenuto nell’Assemblea di Corsica – hanno potuto dissimulare le loro reali intenzioni, evitando di esporsi ulteriormente in doppiogiochismi imbarazzanti.

RIEPILOGO DELLA QUESTIONE
l’Assemblea còrsa ha approvato la creazione della Collettività unica di Corsica, un ente amministrativo unico che supera l’attuale divisione in tre realtà burocratiche territoriali.
Questo storico obiettivo dell’indipendentismo, teso ad annullare le divisioni amministrative dettate dallo Stato francese, ha ricevuto l’appoggio anche delle forze politiche che non fanno riferimento alla nazione còrsa.
Tuttavia qualche settimana fa nell’aula del Senato francese si è verificata una serie di voltafaccia collocabili a metà strada tra la sorpresa e la conferma di storiche ambiguità politiche della classe politica di centro destra unionista che per decenni ha gestito il potere in Corsica.
La votazione sulle decisioni dell’Assemblea còrsa in tema di Collettività unica di pochi giorni fa aveva dato esito negativo con 162 voti contrari e 143 a favore. I senatori della destra e i comunisti eletti in Corsica avevano votato contro mentre i centristi còrsi avevano dato il colpo di grazia con la loro massiccia assenza.
Lo stesso ministro francese della Pianificazione Territoriale, della Ruralità e delle Collettività Territoriali, Jean Michel Baylet, aveva auspicato pubblicamente prima della scorsa votazione che i senatori continuassero ad essere giudiziosi. Dopo la votazione il ministro aveva definito il risultato come “incredibile, un colpo basso per la Corsica che annulla una decisione dell’Assemblea còrsa appoggiata da tutti i gruppi eccetto i comunisti”. “Abbiamo assistito al balletto dell’ipocrisia”, aveva chiosato il Ministro che si era detto comunque impegnato a far rispettare la volontà dell’Assemblea còrsa.

 

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Fermare il G7: “FORA U G7”

Grafica promossa da “Antudo” (portale cui fanno riferimento le realtà sociali che si muovono per l’autodeterminazione e l’autogoverno dei territori) dopo l’annuncio del G7 a Taormina

Il 26 e 27 maggio si terrà a Taormina (provincia di Messina) un vertice del cosiddetto G7.
Il G7 è l’incontro di sette tra le più grandi potenze globali; parteciperanno, dunque, i capi di Stato di Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Canada e Italia con le rispettive delegazioni. Trump, Merkel, Hollande e Gentiloni si vedranno in Sicilia per confrontarsi su alcuni temi specifici: cyber controllo, smart city e sicurezza delle città contro il terrorismo.
Aldilà dei temi specifici, sarà per loro l’occasione per confrontarsi sugli equilibri economici e sui nuovi scenari di guerra a livello mondiale.

Ma il fermento nell’area antagonista e indipendentista siciliana è crescente e per questo fine settimana è prevista una assemblea internazionale. “FORA U G7” in  lingua siciliana, che accoglierà realtà siciliane, realtà italiane dell’antagonismo e della sinistra anticapitalista e realtà delle nazioni senza stato (compresa la Sardegna).
All’Università di Palermo in via Ernesto Basile, sabato 25 e domenica 26 febbraio dalle 10:00 alle 21:00, questo variegato movimento discuterà i termini della mobilitazione da organizzare a maggio.

Nella chiamata è forte la denuncia degli attivisti siciliani sul contrasto stridente tra i potenti della terra che si riuniscono per discutere gli equilibri dei potentati economici e le condizioni di sottosviluppo in cui versa l’isola: «Ancora una volta i “grandi” del pianeta si riuniscono per decidere le sorti del mondo e garantire gli interessi delle lobbies. E decidono di farlo in un posto simbolo: Taormina, la Sicilia. La Sicilia è la zona d’Europa col più alto tasso di disoccupazione; alla Sicilia appartiene l’attuale primato nel saldo delle migrazioni; la Sicilia delle strade che crollano, dell’acqua razionata ai cittadini, dei collegamenti che non esistono; è, appunto, Taormina, uno dei luoghi più turistici dell’Isola. Il simbolo di uno spazio “eccezionale” che stride con i paesaggi, naturali e umani, che la circondano; una cittadina concessa al consumismo dei ricchi turisti di passaggio nel Mediterraneo. In questi luoghi tanto significativi arriveranno questi capi di Stato; arriveranno gli americani che hanno pensato alla Sicilia come zona dove installare un sistema radar militare denominato “Muos” a forte impatto di inquinamento elettromagnetico. Arriveranno i francesi le cui multinazionali hanno comprato praticamente tutta l’acqua pubblica disponibile nella nostra isola e ora si apprestano a mettere le mani sul business dei rifiuti; ci sarà Gentiloni, esponente del Partito Democratico e marionetta gestita dallo stesso ex premier Renzi che ha ridotto la Sicilia a territorio tra i più poveri d’Europa».
Una occasione, quella delle contestazioni al G7, «per rialzare la testa» contro i veri responsabili della crisi economica individuati nei mercati e nella finanza.

Luana Farina sulla Breast Unit

Il 14 febbraio, presso il reparto di cardiologia del complesso ospedaliero di Sassari, l’attivista e paziente oncologica Luana Farina ha indetto un’azione di protesta, in collaborazione con le donne promotrici della raccolta firma della Breast Unit e attive da sempre, essendo anche loro pazienti oncologiche, come simbolo dei diritti fondamentali negati a chi ha necessità di visite di controllo in tempi brevi. In questa video intervista, lei stessa racconta la difficile situazione che sta vivendo l’Asl di Sassari che, per la perdita dei finanziamenti adibiti alla causa  e all’atteggiamento di totale subalternità da parte della Giunta Pigliaru, si è vista ricusata per sempre la presenza della Breast-Unit, consegnata al centro di senologia del Mater di Olbia.

Ad oggi diverse dichiarazioni da parte dei vertici ASL affermano che il progetto della Breast Unit sarà nuovamente portato avanti, ma siccome i pazienti non possono più affidarsi a volontà fantasiose organizzano una conferenza stampa aperta al pubblico dal titolo NOI che non aspettiamo l’8 marzo. Il comitato promotore è DONNE LIBERE IN LOTTA PER IL DIRITTO ALLA SALUTE (gruppo spontaneo di donne oncologiche senologiche). Gli interlocutori saranno i manager sanitari, l’assessore Regionale alla sanità, il presidente del Consiglio regionale, in qualità non solo di politico ma anche di medico, e il sindaco di Sassari, in qualità di Autorità massima sanitaria cittadina. Essi dovranno prendersi ciascuno per sé e per chi rappresentano la responsabilità per la mancata attivazione della Breast Unit e della nuova delibera, che tanto hanno millantato, la quale riguarda un prototipo di Breast Unit ma che, nei fatti, può essere definita soltanto come un percorso sperimentale non percorribile.

La conferenza stampa si terrà sabato 4 marzo, presso la Sala Mimosa dell’hotel Vittorio Emanuele al corso Vittorio Emanuele 102 Sassari, ore 10:00.

Avviciniamo Scozia e Sardegna

Intervista a Stefano Sanna, giovane cuoco e imprenditore sardo che lavora sull’export di prodotti alimentari di qualità sardi e che vive ad Edimburgo.

Hai lanciato una petizione per stabilire un collegamento diretto tra la Scozia e la Sardegna. Per quale motivo?

Ho lanciato questa petizione perché oramai per raggiungere la nostra cara Sardegna o per farci venire a trovare dai nostri parenti stiamo arrivando a prendere fino a tre aerei e farci anche sedici ore di viaggio tra scali e ore di volo, assieme ai nostri due figli. Io e mia moglie abbiamo allora avuto questa idea e l’abbiamo scritta insieme.

Quali sono le richieste nello specifico?

Chiediamo di attivare un volo diretto da Edinburgh ad Olbia. Abbiamo pensato all’aeroporto di Olbia perché questo raggrupperebbe più regioni sarde per i sempre più abitanti sardi in Scozia a differenza di Alghero o Elmas che servono una zona sola della Sardegna. L’aeroporto di Olbia è in espansione ed è il più frequentato dai turisti, quindi molto più interessante per le compagnie aeree e la petizione potrebbe avere maggiori possibilità di successo.

Perché la petizione è in inglese?

Perché vogliamo rivolgerci anche agli amici scozzesi che in passato venivano molto più spesso a visitare la nostra terra, soprattutto nel periodo compreso dall’autunno alla primavera, quando la Sardegna è tutta da scoprire anche da un punto di vista culturale e storico.

Tu lavori molto con l’export agroalimentare. Ci dici la tua su questo importante mercato?

In Sardegna i pastori sono sempre più strangolati dagli industriali e sono costretti a svendere totalmente il latte perché gli industriali devono fare concorrenza al latte rumeno e di altri stati membri UE. Le “grandi industrie” addirittura hanno pensato di usare il latte di altri stati per produrre i nostri formaggi, arrecando un danno abnorme alla nostra economia per non parlare di quello che pensiamo di acquistare noi consumatori e che in realtà non corrisponde al vero. Un mio sogno è quello di creare un’organizzazione tale da mettere veramente tutti i pastori, allevatori e vari artigiani d’accordo (in particolare i piccoli produttori che sono i più sofferenti) e quindi in condizione di essere autonomi.

Come?

Bisogna che chi di mestiere crei un piano economico nazionale per abbandonare completamente gli industriali (visto il loro risultato) e formare cooperative autonome per la produzione di formaggi e altri prodotti. Bisogna organizzarsi seriamente per l’export e la politica deve contribuire abbassando il più possibile il costo dei trasporti, rendendoli più veloci ed efficienti. Ci sono molti pastori e casari che non sanno a chi rivolgersi per fare le spedizioni e contattare i possibili acquirenti all’estero ed intraprendere così un mutamento commerciale a noi favorevole. Per ogni cambiamento ci vuole un ente serio che spieghi, esponga ed assista noi operatori economici. Parlando di logistica bisogna ricordarsi che il centro dell’Europa è l’Olanda, da lì si potrebbe creare un centro di distribuzione per far partire le spedizioni a tutta l’Europa, ma questo implicherebbe una grande opera economica nazionale. Ogni novità appena viene al mondo è molto delicata e bisogna sorvegliarla in maniera severa e rigorosa da attacchi esterni, e rendendo tutto trasparente perché alla prima incomprensione, al primo tentativo di sabotaggio ci si ammazza e ci si scorna tra di noi, trasformando una grande rivoluzione in una lite da bar.

E la Brexit?

Mi trovo diviso sulla Brexit, perché politicamente sono contro l’egemonia della Germania e soprattutto contro le multinazionali, ma con la Brexit non ci sarà il libero commercio e ci saranno le dogane e tutte le piccole aziende artigianali che vivono di tradizione, qualità e passione non riusciranno ad incassare il colpo perché non potranno pagare un’ulteriore spesa oltre al trasporto e alle altre spese. Ciò favorirà le merci alimentari prodotte dalle grandi industrie dannose alla salute, del tutto insapori e prive di tradizioni e di storia e in più i prezzi saliranno in picchiata, sopratutto per quanto riguarda frutta e verdura.
Abbiamo nella nostra terra le mani sapienti, secoli di tradizioni e di storia. Io penso che bisogna lavorare sul produrre un élite di prodotti dall’alimentare all’artigianato, fare ricerca e studiare per migliorarli ancora di più sempre seguendo le tradizioni e i disciplinari in maniera rigorosa.

Collegando turismo, cultura, archeologia e agroalimentare, si crea un’economia forte e dalle fondamenta indistruttibili.

Chi dice che io sogno dovrebbe ricordare l’avvento “dell’innovazione” in Sardegna, quando si crearono mostri come l’Alcoa o il petrolchimico, spacciandoli come futuro dei vostri figli e dicendo grazie allo Stato italiano per le centinaia di migliaia di posti di lavoro, quando si sapeva benissimo che la loro scadenza era ovvia e fatale, lasciando centinaia di migliaia di famiglie sul lastrico senza possibilità di altri impieghi, emigrazione di massa, tumori, terreno inquinato e imbonificabile per i prossimi 300 anni. O quando hanno voluto far ruotare l’intera economia di uno o più territori attorno alle basi militari della NATO, lasciando la popolazione senza altre alternative di sviluppo ed acclamando tristemente il “non cessate il fuoco”!

Ed infine nel guardare dei pastori lasciati soli, vedere l’unica via di salvezza un personaggio come Briatore e preferire girarsi dall’altra parte…

Petizione:

https://www.change.org/p/edinburgh-airport-flight-from-edinburgh-to-olbia-sardinia-and-olbia-edinburgh?recruiter=332203643&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=autopublish&utm_term=des-lg-share_petition-reason_msg

Impariamo Insieme o Imparemmu Impari?

Il Comune di Sassari con grande enfasi annuncia la fine della dispersione scolastica con un progetto appena bandito dal titolo “Impariamo insieme”, progetto che pagherà giovani laureati, utilizzando i fondi del 5 per mille (per un totale di 52 mila euro), per sostenere studenti delle medie in difficoltà con attività di recupero pomeridiano.

Lodevole iniziativa… ma la buona memoria non ci inganna, e dunque vorremmo rammentare all’amministrazione e ai cittadini che circa quattro anni fa una cooperativa di giovani precari con alte, altissime professionalità certificate, si presentò al Comune con un progetto che si chiama “Imparemmu Impari”, traduzione dal sassarese “Impariamo insieme”, del quale alcuni professionisti del settore si fecero garanti proprio a tutela della serietà degli intenti.

Tale progetto aveva come obiettivo la riduzione della dispersione scolastica, il sostegno agli studenti in condizioni di disagio sociale, economico e culturale e ai figli di immigrati con scarsa conoscenza della lingua italiana e difficoltà di integrazione, il recupero dei ragazzi a rischio di esclusione sociale con disturbi della personalità e dell’adattamento. Insomma, un progetto di forte impatto educativo ad ampio raggio che aveva una caratteristica a nostro avviso assai significativa: non chiedeva soldi pubblici, ma proponeva una tabella di tariffe assolutamente basse, tale da essere veramente accessibile a tutti, con la possibilità di essere talvolta quasi gratuita, laddove si fossero formati dei piccoli gruppi di apprendimento e di lavoro.

Cosa chiedeva la cooperativa all’amministrazione, prima a quella comunale e poi anche a quella provinciale? Chiedeva spazi. Aule pomeridiane, anche poche, dove poter mettere in pratica una, a nostro avviso, bellissima proposta di scuola popolare, di scuola di sostegno nel senso pedagogico per eccellenza. Tale proposta ha trovato tanti consensi, tanti complimenti, ma nessuno sponsor politico.

Dunque porte chiuse. Nessuna controproposta.  Finti problemi. Burocrazia. Rimpalli di responsabilità. Tanti, troppi per poter resistere, perché nel frattempo c’erano comunque le tasse, i contributi, la pubblicità, le spese. Una chiusura triste e scandalosa nello stesso tempo, un fallimento della collettività, metro dello stato di malattia della volontà politica di sostenere le proposte di lavoro e imprenditoria sociale dei nostri giovani.

Ma evidentemente il progetto era davvero bello se oggi finalmente lo hanno realizzato, lasciando intatto persino il nome (che in sassarese era più bello!), peccato che nel frattempo la cooperativa” Imparemmu impari” abbia dovuto chiudere i battenti, i precari per la maggior parte siano rimasti tali, e la dispersione nei passati quattro anni abbia lasciato sul terreno troppi numeri, troppe fragili persone.

Partimus dae Tue – Pro s’Alternativa Natzionale

Più di cento persone hanno partecipato all’incontro “Partimus dae Tue”, promosso dalle organizzazioni aderenti allo spazio di sintesi politica Pro s’Alternativa Natzionale, che si è tenuto domenica 19 Febbraio presso il castello San Michele a Cagliari.

L’incontro, che voleva essere il primo momento di politica partecipativa organizzato dai partiti e movimenti che aderiscono al progetto, ha raccolto un pubblico eterogeneo che ha seguito con attenzione i vari interventi introduttivi, con i quali sono state illustrate le ragioni e le necessità che hanno la Sardegna ed il suo Popolo di iniziare a percorrere la strada verso la propria autodeterminazione, e di farlo uniti.

Attraverso l’analisi degli open data statistici è stato fatto un focus sulla Sardegna, un crudo spaccato del presente e del futuro dell’isola che racconta di una terra e di un popolo “in via di estinzione”, in preda a un inesorabile spopolamento, con un livello di disoccupazione pari al 50% che, se confrontato con analoghi dati delle altre isole europee o di altre Nazioni affini alla nostra, le quali hanno prospettive di crescita opposte, ha messo in evidenza il fatto che la causa principale dell’attuale condizione e del futuro dei sardi, decisamente cupo, sia da ascrivere all’immobilismo della classe politica -incapace di attuare strategie coerenti per delle riforme strutturali- e alle oggettive condizioni di dipendenza in cui è mantenuta la Sardegna dai governi centrali e dalle loro propaggini isolane.

Fulcro della mattinata è stata la partecipazione dei presenti che hanno potuto esprimere, tramite l’ausilio di pannelli tematici predisposti dagli organizzatori, suggerimenti, idee e soluzioni su dieci settori d’intervento (Agricoltura, Difesa Dell’Ambiente, Igiene e Sanità, Industria, Lavoro e Formazione Professionale, Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Trasporti, Turismo, Artigianato e Commercio) che riprendevano le competenze attuali di alcuni assessorati della RAS.
Un pannello di lavoro a parte è stato dedicato alla raccolta di idee e suggerimenti sulla riforma Statutaria in continuità con il lavoro organizzato la settimana precedente nell’incontro di Pro s’Alternativa natzionale organizzato a Sassari.

In conclusione della mattinata, gli organizzatori dopo aver valutato gli apporti dei presenti, hanno deciso di dedicare i prossimi incontri tematici ai due argomenti che hanno destato più interesse e raccolto più idee e suggerimenti: Lavoro, formazione professionale e Pubblica Istruzione.

Per informazioni sul progetto Pro s’Alternativa Natzionale:

https://www.facebook.com/alternativanatzionale/?fref=ts

 

L’Alternativa Natzionale chiama a raccolta le idee.

Il progetto di aggregazione delle forze indipendentiste e civiche lanciato lo scorso ottobre al T-Hotel a Cagliari prende slancio. Dopo la giornata di studio e dibattito sulla necessità di riscrivere lo statuto autonomistico che ha inscritto in un unico perimetro diverse personalità del mondo politico e intellettuale sardo, il movimento “Pro s’Alternativa Natzionale” fa tappa a Cagliari per un brain storming sui temi caldi della politica sarda.

«Incominciamo il cammino Verso l’Alternativa Nazionale e partiamo da te» – si legge nel comunicato che stabilisce il programma dell’evento di domenica prossima al Castello di S. Michele. Non a caso l’incontro è stato chiamato “Partimus dae tue”, a rimarcare il fatto che nessun cambiamento è possibile senza la partecipazione diretta e il contributo dal basso dei cittadini i quali vengono invitati a «proporre, votare e discutere le idee migliori in un incontro partecipato il cui scopo è ragionare sui problemi e organizzare insieme un’agenda politica alternativa e concreta».

Ma non si tratta solo di scambiare idee e discutere in maniera disinteressati, anzi, la marcia verso la costruzione pratica dell’ “Alternativa” ha tutta l’aria di essere in fase avanzata:
«il risultato di questo incontro definirà il programma di avvio di Alternativa Natzionale e le prime conferenze aperte tematiche. Useremo carta, penna, parole e idee in libertà. Quali sono per te i problemi più urgenti della Sardegna? Quali i nostri punti di forza? Cosa vorresti aggiustare?»

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L’evento sarà strutturato in due fasi: una “creativa” per raccogliere gli input dei partecipanti, e una “valutativa” per discutere e selezionare le proposte che saranno oggetto dei futuri incontri.

Per contatti scrivere a: mesanatzionale@gmail.com

L’appuntamento è per domenica 19 febbraio a Cagliari, nel castello di S. Michele (Colle S. Michele) alle 9:15. I lavori dureranno tutta la mattinata.