Avviciniamo Scozia e Sardegna

Intervista a Stefano Sanna, giovane cuoco e imprenditore sardo che lavora sull’export di prodotti alimentari di qualità sardi e che vive ad Edimburgo.

Hai lanciato una petizione per stabilire un collegamento diretto tra la Scozia e la Sardegna. Per quale motivo?

Ho lanciato questa petizione perché oramai per raggiungere la nostra cara Sardegna o per farci venire a trovare dai nostri parenti stiamo arrivando a prendere fino a tre aerei e farci anche sedici ore di viaggio tra scali e ore di volo, assieme ai nostri due figli. Io e mia moglie abbiamo allora avuto questa idea e l’abbiamo scritta insieme.

Quali sono le richieste nello specifico?

Chiediamo di attivare un volo diretto da Edinburgh ad Olbia. Abbiamo pensato all’aeroporto di Olbia perché questo raggrupperebbe più regioni sarde per i sempre più abitanti sardi in Scozia a differenza di Alghero o Elmas che servono una zona sola della Sardegna. L’aeroporto di Olbia è in espansione ed è il più frequentato dai turisti, quindi molto più interessante per le compagnie aeree e la petizione potrebbe avere maggiori possibilità di successo.

Perché la petizione è in inglese?

Perché vogliamo rivolgerci anche agli amici scozzesi che in passato venivano molto più spesso a visitare la nostra terra, soprattutto nel periodo compreso dall’autunno alla primavera, quando la Sardegna è tutta da scoprire anche da un punto di vista culturale e storico.

Tu lavori molto con l’export agroalimentare. Ci dici la tua su questo importante mercato?

In Sardegna i pastori sono sempre più strangolati dagli industriali e sono costretti a svendere totalmente il latte perché gli industriali devono fare concorrenza al latte rumeno e di altri stati membri UE. Le “grandi industrie” addirittura hanno pensato di usare il latte di altri stati per produrre i nostri formaggi, arrecando un danno abnorme alla nostra economia per non parlare di quello che pensiamo di acquistare noi consumatori e che in realtà non corrisponde al vero. Un mio sogno è quello di creare un’organizzazione tale da mettere veramente tutti i pastori, allevatori e vari artigiani d’accordo (in particolare i piccoli produttori che sono i più sofferenti) e quindi in condizione di essere autonomi.

Come?

Bisogna che chi di mestiere crei un piano economico nazionale per abbandonare completamente gli industriali (visto il loro risultato) e formare cooperative autonome per la produzione di formaggi e altri prodotti. Bisogna organizzarsi seriamente per l’export e la politica deve contribuire abbassando il più possibile il costo dei trasporti, rendendoli più veloci ed efficienti. Ci sono molti pastori e casari che non sanno a chi rivolgersi per fare le spedizioni e contattare i possibili acquirenti all’estero ed intraprendere così un mutamento commerciale a noi favorevole. Per ogni cambiamento ci vuole un ente serio che spieghi, esponga ed assista noi operatori economici. Parlando di logistica bisogna ricordarsi che il centro dell’Europa è l’Olanda, da lì si potrebbe creare un centro di distribuzione per far partire le spedizioni a tutta l’Europa, ma questo implicherebbe una grande opera economica nazionale. Ogni novità appena viene al mondo è molto delicata e bisogna sorvegliarla in maniera severa e rigorosa da attacchi esterni, e rendendo tutto trasparente perché alla prima incomprensione, al primo tentativo di sabotaggio ci si ammazza e ci si scorna tra di noi, trasformando una grande rivoluzione in una lite da bar.

E la Brexit?

Mi trovo diviso sulla Brexit, perché politicamente sono contro l’egemonia della Germania e soprattutto contro le multinazionali, ma con la Brexit non ci sarà il libero commercio e ci saranno le dogane e tutte le piccole aziende artigianali che vivono di tradizione, qualità e passione non riusciranno ad incassare il colpo perché non potranno pagare un’ulteriore spesa oltre al trasporto e alle altre spese. Ciò favorirà le merci alimentari prodotte dalle grandi industrie dannose alla salute, del tutto insapori e prive di tradizioni e di storia e in più i prezzi saliranno in picchiata, sopratutto per quanto riguarda frutta e verdura.
Abbiamo nella nostra terra le mani sapienti, secoli di tradizioni e di storia. Io penso che bisogna lavorare sul produrre un élite di prodotti dall’alimentare all’artigianato, fare ricerca e studiare per migliorarli ancora di più sempre seguendo le tradizioni e i disciplinari in maniera rigorosa.

Collegando turismo, cultura, archeologia e agroalimentare, si crea un’economia forte e dalle fondamenta indistruttibili.

Chi dice che io sogno dovrebbe ricordare l’avvento “dell’innovazione” in Sardegna, quando si crearono mostri come l’Alcoa o il petrolchimico, spacciandoli come futuro dei vostri figli e dicendo grazie allo Stato italiano per le centinaia di migliaia di posti di lavoro, quando si sapeva benissimo che la loro scadenza era ovvia e fatale, lasciando centinaia di migliaia di famiglie sul lastrico senza possibilità di altri impieghi, emigrazione di massa, tumori, terreno inquinato e imbonificabile per i prossimi 300 anni. O quando hanno voluto far ruotare l’intera economia di uno o più territori attorno alle basi militari della NATO, lasciando la popolazione senza altre alternative di sviluppo ed acclamando tristemente il “non cessate il fuoco”!

Ed infine nel guardare dei pastori lasciati soli, vedere l’unica via di salvezza un personaggio come Briatore e preferire girarsi dall’altra parte…

Petizione:

https://www.change.org/p/edinburgh-airport-flight-from-edinburgh-to-olbia-sardinia-and-olbia-edinburgh?recruiter=332203643&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=autopublish&utm_term=des-lg-share_petition-reason_msg