Mobilitazione dei bancari sardi: “Stanno smantellando il credito!”

Una foto della mobilitazione dei lavoratori e dei sindacalisti a Sassari

Lo scorso 21 febbraio 2017, a Sassari, l’assemblea dei lavoratori del Banco di Sardegna ha indetto un’azione di protesta per lamentare e denunciare attraverso il Sindacato le problematiche che stanno scaturendo dalla fusione dello storico istituto bancario sardo con una banca più piccola, la BPER (Banca Popolare dell’Emilia Romagna), avvenuta nel 2001. All’evento hanno partecipato tutte le seguenti sigle: CSS,  FABI, FIRST-CISL, CGIL-FISAC, UGL, UILCA, UNISIN.

Il piano, secondo quanto sostenuto dai lavoratori e in contrasto con quanto dichiarato dalla BPER stessa, è assolutamente quanto di più iniquo e lontano dalla realtà possa esserci. Tale condizione è stata già oggetto di denuncia da parte di diversi Sindacati, che attraverso quanto esternato dalla loro dichiarazione contenuta nell’accordo quadro sulle ricadute del personale, sostengono nero su bianco che le previsioni riguardanti l’occupazione, la politica del credito e la capillarità del gruppo nei territori, rilevano un lento ma inesorabile ritiro del Gruppo bancario dagli stessi, fatto che ha colpito soprattutto la Sardegna e il Sud-Italia.

Il programma della BPER, spinto da una carica fin troppo lusinghiera, prometteva il mantenimento della propria impronta di “banca di retail regionale”, creando idealmente nuove opportunità di sviluppo per le economie territoriali, l’estensione dei servizi al cliente e l’attivazione di nuovi canali, come da richiesta di mercato.

La realtà, allo stato attuale, è più grave che mai. La fusione, nel tempo, sta portando al totale decentramento dei maggiori enti decisionali dell’Isola, come ad esempio la Sardaleasing che ha trasferito tutte le proprie competenze alla sede di Milano. Stessa cosa accaduta alla Banca di Sassari, inglobata al Banco di Sardegna prima e poi passata al diretto controllo della BPER.

Fino ad ora il gruppo ha chiuso, secondo quanto riportato dal comunicato stampa, 102 sportelli, di cui 65 solo al Banco di Sardegna. Un numero altissimo, se si pensa alle filiali stanziate nel solo territorio dell’Isola. Oltre alla chiusura delle filiali poi, il cui processo sarà inarrestabile, c’è stato un drastico taglio dell’organico, fatto che andrà a peggiore la qualità dei servizi rispetto al cliente. I lavoratori, inoltre, invece di usufruire della tecnologia adeguata a snellire le operazioni, si ritrovano a dover operare tramite sistemi lenti e obsoleti, molto distanti dalle promesse fatte. A ciò si aggiunge il generale stato di confusione dei ruoli e il continuo ricambio di persone, che disorienta e crea un clima di caos, perfino nella clientela che perde così i propri punti di riferimento.

Per quanto riguarda la Sardegna, la delocalizzazione e la totale indifferenza delle peculiarità territoriali da parte della BPER, porterà a una progressiva condizione di subalternità, penalizzante tanto per le imprese locali quanto, di conseguenza, per l’economia dell’Isola.

Pare chiaro, alla luce di quanto descritto fino ad ora, che non siano più sufficienti la buona volontà e lo spirito di abnegazione dei lavoratori, ma che sia necessario un serio impegno nello sviluppo delle risorse umane, siano essi dipendenti o clienti.

Ci saranno a breve altre mobilitazioni da parte dei movimenti e dei sindacati.