Ahmad Sa’adat da New dichiarazione: sciopero dei prigionieri una vittoria collettiva

Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/58/Latuff-saadat-3.jpg

Nell’ ambito della campagna per la libertà di Ahmad Sa’adat , il segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, e degli altri prigionieri politici palestinesi, è stata pubblicata una nuova dichiarazione del leader del FPLP, sulla sospensione dello sciopero di libertà e dignità.

La dichiarazione è ripubblicata qui di seguito:

Dichiarazione del Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Ahmad Sa’adat

“I prigionieri hanno fatto una nuova battaglia epica grazie alla loro volontà e determinazione, e hanno dimostrato che i loro diritti devono essere conquistati e non supplicati dalle masse del popolo palestinese, dalla nazione araba, e dalle forze della libertà in tutto il mondo.

I prigionieri in sciopero hanno raccolto la loro fermezza per contrastare e resistere a tutti i tentativi di interrompere lo sciopero. L’oppressione non è stata risparmiata agli scioperanti, il ché ha contribuito al deterioramento della salute dei prigionieri attraverso politiche repressive e misure contro gli stessi, in particolare la politica di trasferimento arbitraria, che non è cessata fino all’ultimo momento, oltre ai tentativi dell’occupante di diffondere menzogne, voci e disinformazione.

Gli eroi prigionieri hanno affrontato tutte queste politiche e pratiche ed hanno avuto per 41 giorni una volontà d’acciaio nei confronti delle forze d’occupazione, aggiungendosi ai punti di riferimento storici delle lotte del nostro popolo nel movimento di liberazione nazionale. 

Alle nostre masse palestinesi:
Questa vittoria è il frutto degli sforzi collettivi del popolo palestinese che si è radunato intorno allo sciopero, compresi i singoli e le istituzioni, i diritti umani, nazionali, organizzazioni umanitarie e popolari, attraverso i sacrifici dei martiri, dei feriti e dei prigionieri. È avvenuta attraverso il supporto delle forze popolari arabe in tutto il mondo arabo, e attraverso il supporto di tutte le forze della libertà, compresi i movimenti popolari e le organizzazioni, i comitati di solidarietà, i parlamentari, i movimenti di giustizia sociale, per far fronte all’imperialismo e alla globalizzazione, e il movimento Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni (BDS).

A tutti coloro che hanno partecipato alle azioni di solidarietà con il nostro sciopero per portarlo alla sua onorevole conclusione, inviamo tutti i nostri saluti ed il nostro apprezzamento, in particolare alle famiglie dei martiri, dei feriti e dei prigionieri. 

Per le masse del nostro popolo:
Anche se è troppo presto per fornire una valutazione finale dei risultati dell’esercizio, prima della dichiarazione ufficiale della leadership in sciopero, possiamo dire chiaramente che l’incapacità delle forze di occupazione per rompere lo sciopero o contenerlo è una vittoria per i prigionieri e per la loro volontà e determinazione di continuare il confronto.

Questa vittoria ha implicazioni importanti: in primo luogo, per ribadire il fatto che i diritti possono essere presi e mai elemosinati, e che la resistenza è stata la leva principale per tutte le conquiste del popolo palestinese in epoche successive alla rivoluzione. In secondo luogo, che le diverse fazioni del movimento dei prigionieri e l’atmosfera della divisione non hanno impedito l’unità d’azione di tutte le fazioni nazionali ed islamiche sui campi di confronto, a patto che la bussola della lotta rimanga diretta allo scontro principale contro l’occupazione. Il terzo punto importante è che non si esaurisce il confronto con lo sciopero; invece, si deve continuare, al fine di rafforzare i risultati dello sciopero, espanderli e costruire sulla base di essi. Questo è fondamentale per ricostruire e unificare il corpo del movimento dei prigionieri palestinesi e presentare un modello di vita per la nostra gente che porti avanti sforzi sinceri per far progredire la causa palestinese e farla uscire da questa crisi e da un quadro di divisione.

Alle nostre masse palestinesi:
Ciò che devono fare le nostre forze politiche e fazioni palestinesi per sostenere i prigionieri e rafforzare la loro costanza è il ripristino della nostra unità nazionale verso un percorso di avanzamento, lasciandosi alle spalle la passata e presente fase di girare a vuoto senza fine.

Ancora una volta, i nostri saluti a tutte le forze palestinesi, arabe e internazionali popolari che hanno contribuito a rafforzare la fermezza dei prigionieri, portando avanti la loro battaglia per la strada della vittoria.

Gloria ai martiri, e la vittoria è certa!”

Gineologia: quattro appuntamenti tra Siniscola, Sassari, Cagliari e Alghero

Locandina del ciclo di seminari

No Una de Mancu, il gruppo spontaneo di Donne di Siniscola sta collaborando insieme alla Rete Kurdistan Sardegna, Asce di Nuoro e Donne Sarde per la Cultura per ospitare sabato 27 maggio a Siniscola alle ore 19 presso il Bar Montalbo il seminario di valenza internazionale sulla “Gineologia -La scienza delle Donne” a cura dell’attivista Curda Haskar Kırmızıgül che nel suo tour europeo verrà anche in Sardegna.

No Una de Mancu sostiene il progetto delle Donne Curde per l’importanza che esso apporta alla questione femminile e all’auspicata parità dei ruoli tra Donne e Uomini. Sosteniamo le Donne Curde per il cambiamento della società attraverso l’abbattimento del Patriarcato e per reinterpretare la società da una prospettiva femminile. Capiamo l’importanza di questo seminario e auspichiamo che il messaggio di Haskar sia ascoltato da Uomini e Donne perché la battaglia di queste donne, al di là anche della questione Curda, che appoggiamo e siamo dalla parte dei Curdi, è di estrema importanza perché questo modello di società in uso nello stato de-facto del Rojava, se fosse applicato anche da noi, renderebbe le società di tutto il mondo realmente migliori. Il messaggio di queste Donne è rivoluzionario.

Sono previste anche altre tre tappe (oltre quella di Siniscola inclusa nel programma di cui sotto) per il seminario sulla gineologia a cura di Haskar Kırmızıgül:

– Mercoledì 24, ORE 18.30: SASSARI, L’Ultimo Spettacolo, C.so Trinità 161

– Giovedì 25, ORE 18.30: ALGHERO, ResPublica, Piazza Pino Piras

– Venerdì 26, ORE 17.30: CAGLIARI, Sa Domu Studentato Occupato (nell’ambito della Tattoo Circus), via Lamarmora 126, QUI

– Sabato 27, ore 19.00: SINISCOLA, Bar Montalbo, Via Gramsci 103

Per approfondire:

http://www.uikionlus.com/wp-content/uploads/ocalan_liberare-la-vida-la-rivoluzione-delle-donne.pdf

http://www.infoaut.org/images/Reportage_Medioriente/jineoloji2.pdf

Oristano: attenti ai finti indipendentisti!

di Davide Pinna (Furia Rossa)

Le elezioni comunali di Oristano purtroppo non vedono la partecipazione di alcuno schieramento indipendentista, e ci sarebbe qui da aprire tutto un discorso sulla necessità di unirsi e di passare dalle amministrazioni comunali per costruire spazi di governo indipendentista e iniziare a mostrare che l’indipendentismo può governare e può farlo meglio dei partiti italiani. Tuttavia una formazione che si definisce indipendentista concorre: in queste poche righe punto a dimostrare non solo come tale formazione non sia indipendentista, ma sia addirittura in continuità con le logiche di governo coloniale che hanno affossato piccole città come Oristano negli ultimi sessant’anni; parlo del Partito dei Sardi.

Se volessimo provare a tratteggiare la cronistoria della presenza PdS a Oristano, incontreremmo molte difficoltà. In effetti questa formazione non ha mai partecipato alla vita politica della città di Eleonora, non ha mai preso parola sulle questioni che in questi anni hanno animato il dibattito pubblico locale, come il futuro dell’aeroporto di Fenosu, l’uscita da Abbanoa, il progetto del golf nella pineta di Torregrande o la centrale termodinamica di San Quirico. Per verificare questa affermazione basta fare una ricerca nell’archivio della testata online Linkoristano, abbastanza costante nella pubblicazione di interventi e comunicati politici: la stringa di ricerca “Partito dei Sardi” non produce alcun risultato degno di nota.

Tuttavia, il PdS, pur non avendo preso parte alla vita pubblica di Oristano, è presente da molto in città e più precisamente è presente negli uffici di Via Carducci, quelli dove ha sede la Asl n. 5. Che la nomina dei dirigenti delle Asl avvenga per quote e lottizzazioni non è fatto nuovo, né ha una rilevanza giuridica, dato che lo spoil system non costituisce reato; certamente si potrebbe discutere sull’opportunità morale di questo sistema, ma meglio rinviare ad altra sede la discussione. Se ci si attiene ai fatti, gli ultimi due direttori generali della ASL n. 5 sono Mariano Meloni e Maria Giovanna Porcu, entrambi di Macomer, proprio come Paolo Maninchedda. Macomer è una città di 10 mila abitanti (distretto della Asl di Nuoro) e non necessariamente i suoi abitanti si conoscono tutti, però basta una rapida ricerca sul web per capire che Maninchedda, Meloni e Porcu si conoscono e che le nomine di primo piano della Asl oristanese sono in quota proprio all’assessore ai Lavori Pubblici. Le polemiche fra l’altro non sono mancate, come quando la minoranza del consiglio comunale di Macomer (il sindaco Antonio Succo è del Partito dei Sardi) denunciò pubblicamente il fatto che su 100 lavoratori interinali impiegati nella Asl di Oristano, 30 erano di Macomer, chiedendo all’assessorato alla Sanità, ai manager delle Asl e agli esponenti del PdS di chiarire in base a quali criteri di priorità e professionalità venissero fatte le assunzioni (https://www.bentos.it/la-asl-di-oristano-il-partito-dei-sardi-gli-ex-tessili-e-i-veleni-della-politica-macomerese/). Ribadisco che non ci sono aspetti giuridici che voglio mettere in evidenza, la questione è puramente politica: il Partito dei Sardi è entrato a Oristano non dalla porta principale, ma dalla finestra sul retro. Ha costruito il proprio consenso sulla base di vecchie logiche, che guarda caso sono proprio le stesse che hanno affossato piccole città come Oristano dal dopoguerra. Per chi vorrebbe presentarsi con il biglietto da visita dell’indipendentismo moderno e del partito dell’amore, non sono cose di poco conto.

Ma poi questo indipendentismo esiste? Il PdS si presenta in coalizione con l’UDC e con la lista civica del consigliere comunale Salvatore Ledda. Non risulta ad oggi che i vertici locali dell’UDC o Ledda abbiano mai professato il loro indipendentismo; non può neanche valere il discorso del non-dipendentismo perché l’UDC è un partito italiano e il discorso credo si possa interrompere qui senza bisogno di altre argomentazioni. Questa non è peraltro l’unica incompatibilità fra Maninchedda e i suoi alleati: Ledda e Giuliano Uras (il candidato sindaco UDC della scorsa tornata elettorale) sono stati tra i principali fautori del referendum consultivo per l’uscita da Abbanoa che si è svolto a Oristano qualche mese fa. Questo referendum era poco più che una recita propagandistica, ma tuttavia come possono Ledda e Uras dopo tante parole contro il gestore unico dell’acqua accordarsi con l’assessore che ha la delega per Abbanoa e che tante volte la ha difesa?

Fino a poche settimane fa il PdS era in trattativa con il centrosinistra., ma la fine la scelta è ricaduta sulla coalizione di centro che evidentemente offriva condizioni politiche migliori e che mette insieme due candidati sindaco della scorsa tornata elettorale i cui voti, sommati, rappresentano il 46% delle preferenze. Se indipendentismo significa occupare i posti di potere, scendendo a compromessi con qualsiasi forza politica a seconda delle esigenze e della geografia elettorale, allora il PdS è indipendentista, ma credo che la parola del vocabolario più adatta a definire questi comportamenti sia opportunismo.

Polìtica

A Foras Fest: 2 giugno di lotta

Stamattina la conferenza stampa a Cagliari, in cui gli attivisti hanno presentato il significato politico e il programma della giornata del 2 giugno.

Ecco i passi salienti del comunicato presentato stamane:

A Foras è un’assemblea nata il 2 giugno del 2016 a Bauladu, composta da comitati, collettivi, associazioni, realtà politiche e individui che si oppongono all’occupazione militare della Sardegna.
È una realtà antifascista, anticolonialista, antirazzista, antiomofoba e antisessista. A Foras è un’assemblea orizzontale, aperta e inclusiva che lotta per il blocco delle esercitazioni, la completa dismissione dei poligoni sardi, il risarcimento delle popolazioni da parte di chi ha inquinato e la bonifica dei territori compromessi. Tutti questi obiettivi si possono raggiungere solo attraverso la creazione di un movimento unitario, popolare e di massa, radicato in tutta la Sardegna, e con la solidarietà attiva di tutti gli altri movimenti e comitati locali di lotta, sardi e non, che si battono per l’autodeterminazione dei popoli.

Nell’arco del suo primo anno, l’Assemblea di A Foras ha promosso diverse iniziative, dalle manifestazioni presso i poligoni di Capo Frasca (23 novembre 2016) e Quirra (28 aprile scorso), alle presentazioni del dossier sul Poligono di Quirra, fino alle assemblee informative nelle piazze, nei paesi, nelle città, nelle università e soprattutto nelle scuole.
Per portare avanti questi diversi percorsi, A Foras si è strutturata in sei gruppi di lavoro, nati durante il primo A Foras Camp, svoltosi a Lanusei nel settembre 2016. Oltre al gruppo di lavoro sulla comunicazione, è stato creato un gruppo che studia gli effetti delle basi sull’economia dei diversi
territori, un altro dedicato alla storia del movimento sardo contro l’occupazione militare e al contesto geopolitico internazionale. Altri due gruppi portano avanti il lavoro rispettivamente nelle scuole e nelle università. Infine è attivo un gruppo tematico sulla RWM Italia, la fabbrica di bombe di Domusnovas.

L’ultima manifestazione promossa da A Foras per il 28 aprile, Sa Die de sa Sardigna contra a s’ocupatzione militare, che prevedeva un corteo nei pressi del Poligono di Quirra, è stata ostacolata con qualsiasi mezzo possibile dalla Questura di Cagliari (forte anche del recente Decreto Minniti), con minacce, intimidazioni e infine col divieto di manifestare e il blocco di tutti i presenti entro due cordoni di celerini.
È necessario rispondere con la solidarietà a questo e a tutti gli attacchi repressivi che negli ultimi anni ha subito il movimento contro l’occupazione militare della Sardegna, rilanciando e sostenendo tutte le iniziative utili al raggiungimento degli obiettivi.
In questo momento è più che mai necessaria una risposta unitaria e popolare, che rilanci il tema cruciale della dismissione delle basi militari con una grande mobilitazione di massa. Per questo A Foras si rivolge a tutte e tutti i sardi, oltre che ai solidali al di fuori della nostra isola, a singoli e organizzazioni, movimenti, comitati e associazioni che condividono l’obiettivo della liberazione della Sardegna dall’occupazione militare e in generale dalla filiera bellica.

Venerdì 2 giugno, a un anno esatto dalla nascita di A Foras, si vuole capovolgere la festa della repubblica italiana e farne una giornata nella quale il popolo sardo lancia un grido contro quello stesso Stato che ha imposto unilateralmente il 66% di servitù militari dell’intero territorio italiano sulla Sardegna. Un grido contro lo Stato italiano, la NATO, gli altri eserciti stranieri e le multinazionali che operano ogni giorno nella nostra terra per trarre profitto dall’industria bellica.
La giornata del 2 giugno si svolgerà all’indomani dell’ennesima mega esercitazione imposta dall’alto e che questa volta riguarda le acque del sud Sardegna: “Mare aperto 2017”. Il pericolosissimo precedente creato da questa esercitazione sta nell’appropriarsi di ulteriori specchi d’acqua, non soggetti a servitù durante l’anno. Non solo ogni anno la Sardegna subisce lo scippo di oltre 35 mila ettari di terra di proprietà del demanio militare, ma con l’operazione “Mare aperto”, nell’assoluto silenzio del governo regionale, si è verificata un’ulteriore usurpazione della nostra isola, che è a disposizione per i giochi di guerra di eserciti di tutto il mondo.

Programma della manifestazione

Per questa giornata simbolica, A Foras sceglie Cagliari, dove intende tenere annualmente questo appuntamento come giornata di tutti coloro che si riconoscono in questi obiettivi. Sarà una giornata di informazione e di festa, articolata in due momenti fondamentali, il corteo e il concerto. Nella mattina il corteo sfilerà colorato da centinaia di bandiere sarde per le principali strade di Cagliari: partenza da Marina Piccola alle 10.30 e movimento sul lungomare, viale Diaz, viale Colombo, via Roma e piazza Matteotti.
Nel pomeriggio, a partire dalle 15:00, l’appuntamento è al Colle di S. Michele per un grande concerto di autofinanziamento, dove si alterneranno oltre 10 gruppi musicali, con l’intervento di diversi altri artisti che sostengono A Foras e che hanno condiviso l’appello. Anche attraverso la musica si vuole rappresentare la varietà e molteplicità delle componenti di A Foras: saranno presenti diversi generi musicali (progressive, jazz, rap, hip hop, folk e canzone d’autore) e diverse generazioni di artisti, non solo sardi. Tra i nomi che si alterneranno sul palco: Patrizio Fariselli, Enzo Favata, i Menhir, Futta, Claudia Crabuzza, Nicola di Banari, il coro Tenore Luisu Ozzanu, Slim Fit, Dr. Drer & Crc Posse.
Durante il concerto saranno proiettati diversi contributi video e si ascolteranno testimonianze e contributi dai diversi territori e realtà che costituiscono A Foras.
Sarà inoltre allestita una mostra dell’artigianato e delle autoproduzioni locali, che rappresentano un piccolo esempio di economie etiche e sostenibili.

Diversi sono stati gli interventi alla conferenza di stamane da parte delle componenti politiche indipendentiste e del movimento antagonista che costituiscono A Foras.

Enrico Puddu: “Il 2 giugno Aforas chiama una giornata intera di lotta e festa contro l occupazione militare. La giornata sarà divisa in due momenti: un corteo la mattina con partenza da Marina Piccola alle 10.30 che si muoverà per il lungomare, viale Diaz, viale Colombo, via Roma e piazza Matteotti. Mentre il pomeriggio il tutto si sposterà al Colle San Michele con apertura alle 15 con un concertone con oltre 10 gruppi, interventi culturali e politici, video e tanta musica. La giornata vuole essere di festa, di massa e popolare per tutte e tutti i sardi che s’impegnano quotidianamente contro un problema che non può più essere rimandato.”
Bustianu Cumpostu: “Con questa manifestazione del 2 giugno si rendono evidenti delle novità, primo il collegamento generazionale tra chi si è sempre impegnato storicamente nella lotta contro l’occupazione militare e di giovani che si sono organizzati in questi ultimi anni, la seconda è il salto di qualità evidente nella lotta che non è solo una lotta contro le basi militari che recano un danno alla salute, ambiente e economia ma in quanto sono evidenza di un occupazione militare del territorio nazionale dei sardi, ormai intollerabile e non più compatibile con il popolo sardo”.
Luigi Piga interviene: “Rilanciamo con forza la lotta con il 2 giugno per rendere la nostra attività politica quanto più popolare possibile, condizione imprescindibile per la trasformazione sociale della nazione sarda. La data del 2 giugno vuole essere simbolica per tutte le componenti di Aforas poichè la festa della Repubblica si è trasformata in una festa sciovinista delle forze armate e per la componente indipendentista l’occupazione militare rappresenta uno dei tanti modi di sfruttare la nostra terra”.

LEO: un romanzo di Daniela Piras

Daniela Piras, scrittrice sassarese notoriamente impegnata nel dibattito per l’autodeterminazione del popolo sardo.

È edito dalla Talos Edizioni l’ultimo romanzo di Daniela Piras, “Leo”. Il libro racconta la storia di uno studente universitario e della sua difficoltà a trovare il proprio posto all’interno della società, attraverso “Leo” l’autrice affronta un fenomeno sociale molto attuale ma non ancora molto conosciuto, quello relativo ai ritirati sociali, fenomeno noto in Giappone con il nome di Ikikomori: si tratta di un piccolo esercito, costituito da ragazzi per lo più adolescenti, che decide di chiudere ogni rapporto con la società e di auto recludersi in casa, cercando di sviare in questo modo i tanti problemi causati dal confronto con i propri coetanei, con l’altro sesso e, in genere, con una società considerata ostile.

Il romanzo vanta la prefazione dei due massimi esperti in Italia del fenomeno dei ritirati sociali, Matteo Lancini e Antonio Piotti. Matteo Lancini è psicologo e psicoterapeuta, presidente della fondazione Minotauro di Milano e dell’AGIPPsA (Associazione Gruppi Italiani di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Adolescenza); Antonio Piotti è psicoterapeuta e insegna Prevenzione delle condotte auto lesive e del tentato suicidio adolescenziale presso l’alta scuola di psicoterapia psicoanalitica dell’adolescenza e del giovane adulto A.R.P.Ad-Minotauro di Milano.

Un libro che fa riflettere sulle fragilità dei giovani in un’epoca in cui ostentare e apparire al meglio pare essere diventato un dovere sociale.

La trama: Leo è uno studente universitario fuori sede, un ragazzo introverso e con false sicurezze allo stesso tempo, la sua vita scorre monotona e tranquilla mentre, parallelamente, la sua mente crea un mondo incantato ricco di avvenimenti, in totale contrasto con la realtà. Il viaggio introspettivo racconta la vita del protagonista che scorre su due binari che non si incontrano mai; tre episodi in particolare (un femminicidio, una rapina e la scoperta di un cadavere) scuotono la sua esistenza e lo portano a mettere in discussione il suo ristretto mondo. Tra un’allucinazione e una presa di coscienza, Leo si troverà catapultato, suo malgrado, nel mondo degli adulti.

Domani, nella biblioteca Comunale di Tissi, in via Dante 3, (ore 18:30) si terrà la presentazione del romanzo “Leo”.

Silanus: motzione pro nche catzare sos Savoia dae sa toponomàstica

In Silanus sa chistione de sa toponomàstica, pro seguru, non rapresentat unu de sos problemas printzipales, ma non devet èssere cunsideradu nemmancu unu problema de pagu contu. Sa revisione de sas targas presentes in sas carreras de sa bidda est divènnida una netzessidade istòrica e culturale.
Pro custu motivu su grupu de minoria Liberamente Silanus at depositadu una motzione pro nche catzare sos nùmenes de sos Savoia dae sas intitulatziones de sas carreras. Personàgios chi si sunt distintos in totu s’ìsula e in totu su meridione italianu pro èssere istados protagonistas de disauras, de ochidòrgios e de torturas.

Silanus, che a totu sas àteras biddas, apartenet a s’istòria e a s’istòria apartenent fintzas sos tzitadinos suos illustres chi ant dadu su contributu issoro a sa bidda e a sa sotziedade in generale. Persones che a Pepinu Fiori, a Francu Pintus, a Frantziscu Mura, a Màriu Màsala, pro nde mentovare unos cantos. Paesanos de gabbale chi diant merèssere una targa prus de cale si siat tirannu sabàudu. In sas dies imbenientes amus a bìdere comente s’at a espressare su consìgiu comunale.

Su ligàmene a sa motzione:

http://liberamente.silanus.net/2017/05/cancellare-i-savoia-dalle-nostre-vie/

Alternativa Natzionale: la posizione di Claudia Zuncheddu

Con la conferenza stampa dello scorso 15 ottobre al T-Hotel di Cagliari si cambia rotta annunciando un “nuovo percorso politico basato sulla costruzione di una innovativa comunità politica civico-indipendentista”. La redazione di Pesa Sardigna ha deciso di dare mandato alla scrittrice  Daniela Piras di realizzare una serie di interviste ai portavoce di tutti i movimenti politici che si dichiarano favorevoli all’indipendenza, per meglio capire le ragioni di chi ha aderito e di chi non ha aderito al progetto dell’ “Alternativa Nazionale”, cioè a quello che attualmente è l’unico progetto alternativo al sistema politico coloniale italiano. Ecco la quinta intervista alla segretaria di Sardigna Libera, Claudia Zuncheddu.

1. Nel corso della tua esperienza come consigliere regionale hai dato più volte voce agli indipendentisti. Quali sono le differenze che riscontri tra quello che era il tuo ruolo e quello di chi, oggi, da indipendentista, appoggia l’attuale giunta? Secondo te oggi gli indipendentisti possono dire di avere una rappresentanza all’interno del consiglio regionale?

Per cinque anni, no-stop, ho portato il Pensiero dell’Indipendentismo moderno all’interno della Massima Assemblea dei sardi. E’ stata un’esperienza straordinaria di vigilanza, di lotte e di proposte per la difesa dei diritti e delle ambizioni del nostro Popolo. Nelle grandi battaglie, portate avanti in prima persona e talvolta vinte attraverso vie giudiziarie per l’appoggio politico negato dai consiglieri di centro destra e di centro sinistra, mi è mancato il sostegno attivo del mondo indipendentista.

In quei cinque anni ritengo che l’indipendentismo sardo abbia perso una grande opportunità per portare avanti lotte importanti su ampio raggio all’interno delle istituzioni. Sarebbe stato un momento di crescita e di emancipazione politica per tutti.

Capii sin dal giorno dell’insediamento che il mio ruolo sarebbe stato di grande responsabilità rispetto ai sardi, un ruolo che mi ha richiesto molta attenzione, studio e preparazione. Dovevo conoscere e vigilare su tutta l’attività dell’Assemblea e della Giunta, senza mai trascurare gli insidiosi dettagli. Ero considerata da tutte le parti politiche “la voce fuori dai cori” a cui ben poco sfuggiva. Sono stata definita da tutta la classe politica sarda,  “incontrollabile” perché libera. Di fatto la mia libertà politica in Consiglio era un’anomalia. Ero scomoda perché non ricattabile e fuori dalle dinamiche di mercati e mangiatoie su cui tutti indistintamente si tuffavano.

Ho presentato numerosissime istanze, mozioni, interrogazioni, proposte di Legge. Ho contrastato con forza tutte le operazioni di stampo coloniale scoprendo molti “inciuci” di una classe politica che si dichiarava al servizio dei sardi. Ho rivendicato in tante occasioni la necessità per la nazione sarda di spazi di sovranità in politica internazionale. Ho fatto sì che si modificasse il linguaggio istituzionale dove era persino caduto in disuso il concetto di Popolo e di Nazione.

Ritengo che oggi l’indipendentismo ed in primis il Popolo sardo, non abbia alcuna reale rappresentanza nel Consiglio della RAS. La XV Legislatura firma la pagina più feroce e antipopolare della storia dell’Autonomia. Ciò significa che né in Giunta né in Consiglio sono presenti voci libere e indipendentiste che si sono opposte a questo progetto che vuole l’annientamento dell’identità, de sa zenia, della nostra nazione.

2. Abbiamo assistito, negli ultimi tempi, ad una grande frammentazione del movimento nazionale, alcuni gruppi indipendentisti (Partito dei sardi e Irs), hanno anche scelto di allearsi con la coalizione di centro sinistra italianista. A tuo avviso, queste scelte hanno determinato lacerazioni insanabili nel mondo indipendentista?

La frammentazione non è un problema di oggi, né può essere attribuita al Partito dei sardi e a Irs. Il Partito dei sardi ha pesanti responsabilità per il suo operato politico. Ancora una volta sulle sigle direi che l’abito non fa il monaco. E’ un camouflage della vecchia politica. La storia degli uomini non va mai dimenticata, essa aiuta a capire anche il loro operato presente. Il leader conosce bene il gioco dell’alternanza di governo e sa cogliere diligentemente il momento giusto per saltare sul carro del vincitore: destra? Sinistra? Tutto fa brodo. Per il suo operato di governo e per le scelte, anche in campo energetico, il Partito dei sardi sicuramente non è a fianco del Popolo sardo. Esso con l’ambiguo “sovranismo” ha contribuito a far retrocedere l’indipendentismo. Resta incomprensibile il passaggio di chi si è prima qualificato indipendentista e poi sovranista. Metamorfosi opportunistica?

Irs, è un’altra cosa. Il suo passaggio in Consiglio, seppur breve, lo considero un’opportunità perduta per dare continuità a quella fase storica di politiche indipendentiste da me aperta nella precedente legislatura. E’ stato un passaggio che non ha lasciato traccia per il suo operato, e non certo perché si è candidato all’interno di una coalizione di centro sinistra (italiana). Questo è secondario.

Il tema sulle alleanze merita un approfondimento per definire, una volta per tutte, le pesanti responsabilità dell’intero mondo indipendentista, sino ad oggi incapace di organizzarsi unitariamente e di superare i miseri settarismi, per dare risposte e prospettive concrete ed organizzate ai problemi reali dei sardi.

Sovranisti e sedicenti indipendentisti in Giunta e in Consiglio, hanno sposato le politiche liberiste, hanno colpito la scuola pubblica per far sì che il Popolo sardo fosse ancora più sottomesso. Chi ha sostenuto e votato per la ASL Unica? Chi ha impugnato la sentenza contro i comitati territoriali per favorire le lobby del fotovoltaico a Narbolia? Chi ha svenduto il ricco patrimonio SBS di Arborea a Bonifiche Ferraresi, per un pugno di mangime? Chi ha sostenuto il ritorno del carbone in Sardegna? …E sono solo alcuni esempi.

3. Sardigna Libera nasce nel 2012. Quali istanze rappresenta e perché aderisce a Sa Mesa Natzionale?

Sardigna Libera nasce con l’obiettivo di contribuire politicamente, insieme a tutti gli altri movimenti indipendentisti, alla liberazione nazionale sarda, con la consapevolezza che tale obiettivo può essere raggiunto solo con l’Unità delle forze dei sardi liberi e con il superamento anche dei gruppi organizzati oggi esistenti. Partecipa al tavolo di Mesa Natzionale per promuovere momenti di dibattito con forze diverse e per far confluire tutti nella direzione di un vasto schieramento eterogeneo che accolga formazioni politiche, sociali, culturali, economiche…. di cui i movimenti indipendentisti sono solo una parte non maggioritaria. La Sardegna necessita di questo schieramento di forze, di blocco sociale, che si ponga come alternativa al blocco dei partiti politici italiani.

Sardigna Libera siede alla Mesa Nazionale senza rinunciare al confronto con altre formazioni ed entità indipendentiste e non solo. La prospettiva per Sardigna Libera non è la creazione di nuovi partiti o di strutture verticali ma promuovere il dibattito che esiti nella nascita di un coordinamento di rete nazionale, orizzontale, che accolga il maggior numero di sardi.

4. Sa Mesa Natzionale manterrà le porte aperte verso tutte le organizzazioni che vorranno con essa interfacciarsi per costruire un blocco nazionale alternativo ai partiti italiani e alle loro coalizioni. Questa esperienza si focalizzerà solo nel portare avanti battaglie comuni o, a tuo parere, si orienterà alla costruzione di un blocco elettorale e quindi di una classe dirigente nuova per il governo della Sardegna?

Sa Mesa Natzionale, per definizione, è un tavolo di confronto politico dinamico e di elaborazione, dove chiunque può confrontarsi portando come ricchezza le proprie peculiarità.

Essa non può essere l’anticamera che conduce ad una casa chiusa. Sarebbe una contraddizione visto che bisogna fare lo sforzo di uscire dalle proprie case per incontrarsi e condividere uno spazio pubblico ampio. Dobbiamo avere l’intelligenza di ritrovarci nelle praterie e non chiusi in tancati con i muretti a secco. Ben vengano tutte quelle azioni e quei confronti che ci conducono nelle praterie.

Un progetto così ambizioso che coinvolge tutto il popolo sardo, che aspira alla sua libertà e indipendenza, deve per forza confrontarsi anche in tutti i momenti elettorali.

Il momento elettorale è un momento di confronto democratico in cui si sanciscono i rapporti di forza. Il voto è un’arma a cui non possiamo rinunciare… Non possiamo più presentarci disarmati.

5. Hai preso parte alla manifestazione contro la Asl unica, il 13 dicembre; come medico ti sei sempre esposta in prima linea per quel che riguarda la tutela del diritto alla salute. Quanto ritieni sia importante avviare un percorso di lotte condivise sui problemi che più affliggono la Sardegna, come quello relativo la sanità?

Rispetto alla mia esposizione nelle lotte per la salute ambientale e delle persone… sono un medico di frontiera. Le lotte di un popolo, come quella per il diritto alla Sanità Pubblica di qualità e gratuita per tutti, sono la risposta a chi ieri ed oggi vuol privare di un diritto inalienabile i sardi, per creare un profitto alle lobby private della sanità.

Per troppo tempo i sardi sono stati divisi e si sono divisi anche sulle lotte per i diritti dovuti al lavoro che non uccide, all’ambiente pulito, alla conservazione e valorizzazione della nostra cultura e della nostra identità.

Nei migliori trattati colonialisti, e la Sardegna c’è in pieno, per dominare e rapinare un Popolo si incomincia con il dividerlo e negargli la propria identità.

Siamo comunque sulla buona strada.

Per leggere le altre interviste clicca qua:

Intervista a Bustianu Cumpostu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/01/08/alternativa-nazionale-la-posizione-di-compostu/

Intervista a Pier Franco Devias:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/01/11/alternativa-nazionale-la-posizione-di-devias/

Intervista a Gianluca Collu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/04/17/alternativa-natzionale-la-posizione-di-collu/

Intervista a Cristiano Sabino e Alessandra Ruggiu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/01/alternativa-natzionale-le-posizioni-di-ruggiu-e-sabino/

Uno spettro si aggira per la Sardegna: Il Compagno T. (oggi a Cagliari)

Il libro di Cristiano Sabino edito da Condaghes: “Compagno T. Lettere a un comunista sardo”

Venerdì 12 maggio 2017 alle ore 18.00 al Jester Club in via Roma 257 a Cagliari si svolgerà la presentazione del libro di Cristiano Sabino “Compagno T. Lettere a un comunista sardo”. Domani sarà il turno di Siniscola nell’auditorium comunale alle ore 17:30.

La presentazione a Cagliari è organizzata da Il Manifesto Sardo e dalla Libreria Edumondo e prevede gli interventi dello storico Francesco Casula, del direttore de Il Manifesto Sardo Roberto Loddo, che ha curato l’introduzione del libro, del saggista e attivista del movimento linguistico Pepe Corongiu e l’autore, Cristiano Sabino.

A Siniscola invece organizza la sezione Luisu Ozanu del Psdaz di Siniscola con gli interventi dell’operatore culturale Roberto Carta, dell’autore e con la moderazione di Alessia Pau.

Agli inizi del Duemila, la Sardegna appariva come un vero e proprio laboratorio di idee e in molti iniziavano ad interrogarsi sulla fine del ciclo storico autonomistico. Nuovi movimenti si affacciavano sulla scena di un nuovo sardismo e la musica, le subculture giovanili, la narrativa e perfino il dibattito accademico ne venivano contaminati positivamente. Sono gli anni delle grandi manifestazioni internazionali contro la globalizzazione e il neoliberismo. Ma sono anche gli anni del tramonto dell’immagine della Sardegna come paradiso incontaminato a causa della scoperta traumatica del disastro ambientale causato dai poligoni militari e dall’industria pesante. Sono gli anni in cui ci si rende anche conto che la lingua sarda, il patrimonio archeologico, la memoria storica e il paesaggio sono beni in grave pericolo, proprio a causa delle scelte compiute sotto l’egida dell’Italia repubblicana. Tutto ciò offre vigore ad una nuova generazione di indipendentisti che scendono nell’agone politico decisi a cambiare le cose.
Ora questa esperienza storica viene raccolta in un libro difficile da definire, tra il romanzo epistolare, il manifesto politico e il saggio storico-filosofico. La lingua, la storia, le basi e i poligoni militari, l’equivoco della modernità d’importazione, lo spopolamento, i luoghi comuni sui sardi e sulla loro presunta incapacità di emanciparsi, le laceranti ferite dovute ai disastri ambientali e lo smantellamento di ogni prospettiva economica non basata sulla dipendenza e sulla subalternità, ma anche una feroce autocritica sulle involuzioni della sinistra e la crisi profonda del pensiero politico alternativo al modello liberista in un fitto dialogo dell’autore con il misterioso “Compagno T”.

Si tratta di una raccolta di lettere scritte con linguaggio franco e crudo che ricompongono una storia di militanza e passione civile, in una terra condannata ad essere una periferia senza valore. Uno scambio senza esclusione di colpi tra due compagni oramai divisi da un vertiginoso rift culturale prima ancora che politico. Da una parte l’adesione acritica all’ideologia di Stato che gradualmente ma inesorabilmente trasforma i rivoluzionari rossi in tiepidi difensori dello status quo affetti da una vera e propria sindrome di Stoccolma verso l’oppressore. Dall’altra una ricerca continua e instancabile per strappare quel velo di Maya, frutto di una storia di alienazione ma diventato ormai norma e natura, che ha portato la maggioranza dei sardi a riprodurre automaticamente i medesimi meccanismi della subalternità.

Una “j’accuse” diretta e graffiante ma mai distruttiva, sempre con lo sguardo rivolto al futuro e al progetto.

A Villacidro summit per fare le pulci al “Piano regionale per i rifiuti”

Seminario di formazione regionale: approfondimenti e valutazioni critiche sul nuovo Piano regionale per i rifiuti Venerdi 12 maggio a Villacidro, dalle ore 17.00 presso il Centro @all-in in Via Parrocchia, 190

A Villacidro si terrà il seminario annuale organizzato da Zero Waste Sardegna. In quest’occasione si entrerà nello specifico del nuovo piano per la gestione dei rifiuti, approvato il 23 dicembre 2016 dalla Giunta sarda con modalità del tutto riservate e prive di confronto e con la decisione di non sottoporlo alle procedure di VAS (Valutazione Ambientale Strategica). L’atto – commentano gli organizzatori del seminario – oltre che essere gravemente antidemocratico, impedisce il dibattito nel merito delle scelte da operare per gli anni a venire, esautorando amministratori e cittadini da qualsiasi possibilità di dare un contributo in uno dei settori da cui maggiormente dipende la qualità della vita delle nostre comunità. L’aggiornamento del Piano ha seguito un iter frettoloso, irragionevole e contraddittorio, in aperto contrasto con la normativa sovranazionale, nazionale (statale n.d.R.) e regionale. Tali norme stabiliscono infatti: a) che i Piani di gestione dei rifiuti debbano essere sottoposti obbligatoriamente a VAS per assicurare che l’attività antropica sia compatibile con le condizioni per uno sviluppo sostenibile; b) che la partecipazione del pubblico non solo deve essere assicurata, ma deve avvenire in una fase iniziale, quando tutte le alternative sono ancora praticabili. In merito ai contenuti del Piano, dall’analisi dei dati si evince che, al di là delle mere dichiarazioni di principio, per la Giunta regionale le priorità per una corretta gestione dei rifiuti sono rappresentate dal potenziamento del parco inceneritori, piuttosto che dagli investimenti nella prevenzione, nel riciclo e nel recupero dei materiali post consumo. Questo nonostante la diminuzione dei rifiuti prodotti, le discrete percentuali di raccolta differenziata, la presenza di impianti di selezione, la diminuzione dei quantitativi inviati ad incenerimento, indichino che è possibile in Sardegna l’adozione di una strategia volta all’eliminazione degli sprechi e orientata a minimizzare lo smaltimento in discarica azzerando il ricorso all’incenerimento. Per approfondire e riflettere insieme su questi temi, l’Associazione Zero Waste Sardegna ha organizzato un incontro, aperto a comitati, associazioni e amministratori, che vuole essere una prima occasione per conoscere il nuovo Piano regionale rifiuti e aprire finalmente il dibattito pubblico. Si affronteranno i seguenti temi: la gerarchia europea per la gestione dei rifiuti e le scelte della politica regionale; le previsioni di Piano su raccolta differenziata e articolazione impiantistica; gli scenari futuri e le alternative possibili; gli impatti sanitari e ambientali; le ragioni del nostro ricorso al TAR. Interverranno come relatori Mauro Aresu del Comitato Non Bruciamoci il Futuro, Franca Battelli di Zero Waste Sardegna, Agostino Petruzzelli del WWF Sardegna, Claudia Zuncheddu di ISDE Sardegna, la Sindaca di Sarule Mariangela Barca  di Zero Waste Sardegna.

Atobiu de semingiu: ProgReS coinvolge i sardi nella politica

Locandina dell’evento

Sabato 6 maggio ProgReS (Progetu Repùblica de Sardigna) ha tenuto a Carbonia un incontro denominato “Atobiu de semingiu”.

Si tratta del primo di una serie di incontri nel territorio nazionale sardo aventi lo scopo di rilanciare la prospettiva indipendentista. “S’atobiu” ha offerto l’occasione di illustrare ai presenti i principi fondanti il documento politico di Progetu Repùblica ed alcune statistiche sulla Sardegna elaborate dal SSEO (Sardinian Socio- Economic Observatory).

La metafora della semina rimanda alle finalità degli incontri, che non si risolvono nella presentazione di ProgReS, ma mirano ad un suo radicamento nel territorio attraverso il successivo avvio di “tzda” ossia centri di attività politica capaci di tradurre in pratica gli obiettivi del partito.
L’idea è quella di restituire ai Sardi un ruolo attivo nella vita pubblica attraverso il coinvolgimento della cittadinanza nei processi decisionali e nell’elaborazione di soluzioni ai problemi del territorio.
Progres Progetu Repùblica ritiene che solo tramite la partecipazione attiva alla vita pubblica il popolo Sardo potrà sviluppare il senso di responsabilità e la volontà necessari a rimettersi in piedi e camminare spedito verso la propria autodeterminazione.
In quest’ottica, l’incontro di sabato ha offerto a Progetu Repùblica l’occasione di invitare i presenti e tutta la cittadinanza di Carbonia ad una conferenza aperta, che si terrà prossimamrnte col supporto de Pro S’Alternativa Natzionale, nella quale si lavorerà insieme su un tema di rilevanza centrale per il Sulcis e la Sardegna.