Muroni: «ecco il mio pensiero politico per una Sardegna mai più subalterna»

Nella foto Anthony Muroni, ex direttore dell’Unione Sarda e attivista dell’associazione culturale Sardos

 

  1. Che cos’è e quali progetti ha l’associazione “Sardos”?

È un’associazione culturale che nasce proponendosi di favorire una forte animazione del dibattito pubblico. È anche un’aggregazione naturale per diversi settori della società sarda. Non per nulla può contare su piccoli imprenditori, professionisti, lavoratori, studenti, agenti culturali, esponenti di associazioni e amministratori pubblici.
Ognuno di loro si sente chiamato a partecipare all’elaborazione di proposte e alla promozione di confronti e analisi che possano coinvolgere un pubblico sempre più ampio.

2. Sardos possiede una strategia per costruire una alleanza organica alla nazione sarda? Se si ci soo paletti irrinunciabili?

Sardos non è un partito e se dipenderà dalla mia opinione, quella di uno dei soci fondatori, mai lo diventerà. Focalizzare la sua esistenza sul momento elettorale potrebbe distrarre l’associazione da quelli che sono i suoi scopi dichiarati. 
Credo, invece, ma questa è un’opinione personale e non una posizione ufficiale di Sardos, che dovrebbe agire come cinghia di trasmissione e momento di incontro tra tutti i soggetti indipendenti dalla partitocrazia italiana e intenzionati a riunirsi sotto un’unica bandiera e un programma di 10/12 punti, sostenibile, moderno e non dipendente.

3. Hai scritto sui social che “Sardos è un nome e un progetto”. Non pensi che ritenersi sardi non sia abbastanza per elaborare un progetto all’altezza dei tempi e della crisi del sistema politico e statuale che stiamo vivendo?

Sardos è un nome bellissimo. Vuol dire “Sardi”, uomini e donne, indica una nazionalità. Partire dalla presa di coscienza che programmi, strategie e gestione dei dossier devono avere base in Sardegna, impersonificati da una collegiale maggioranza di governo e da un presidente della Regione che abbia testa, cuore, gambe e anima in Sardegna. Caratteristiche che non potrà mai avere un governatore che deve rispondere non ai sardi ma a Berlusconi, Renzi o Grillo.

4. Quali sono le priorità programmatiche che mettete sul piatto?

Sardos non è un partito, come detto. Elaborerà, attraverso gruppi di studio territoriali, proposte che metterà a disposizione di chiunque si candiderà ad amministrare la cosa pubblica. Partiremo con Agrindustria, Turismo, Trasporti, Politiche europee, edilizia 3.0, Scuola, Federalismo interno, Mondo delle campagne, burocrazia, cultura, sanità, Politiche sociali, mobilità interna, gestione del paesaggio e lingua sarda.

5. Perché escludete un dialogo con i partiti italiani?

Per le questioni legate all’autonomia dalle segreterie e dalle lobby romane, anzitutto.
Non si può pensare – come hanno dimostrato prima Cappellacci e poi Pigliaru – al bene della Sardegna se si governa con le mani legate da rapporti di dipendenza.
Il problema – in astratto – non è quello di allearsi con partiti italiani, quanto di farlo in condizioni di evidente subalternità. È quello che ho sempre rimproverato a PDS e Irs: hanno accettato una coalizione come questo centrosinistra e un presidente come Pigliaru (i meno autonomisti della storia) pur di stare al governo, richiamandosi sempre a un’indipendenza dichiarata ma mai praticata. Altro discorso sarebbe stato se, nei fatti, la coalizione – pur comprendendo partiti italiani – fosse stata a trazione sardista e identitaria, con un forte antagonismo con Roma e la proposta di un solido patto generazionale di rinascita della Sardegna, partorito nell’Isola, condiviso con i cittadini e portato avanti senza nessuna subalternità rispetto allo Stato e al governo di turno.