Sardos: oltre il bipolarismo per l’autodeterminazione dei sardi

 

La neonata associazione “Sardos” a cui ha aderito il giornalista e blogger Anthony Muroni terrà domani mattina  una conferenza stampa a Cagliari. L’obiettivo è chiaro: «superare il bipolarismo fra centrodestra e centrosinistra e a tracciare “una via nuova all’autodeterminazione». L’obiettivo sono evidentemente le elezioni Regionali del 2019 e la linea è quella di rivolgersi alla vasta area sardista e indipendentista che finora non ha saputo trovare un accordo e che anzi si è presentata ripartita negli schieramenti colonialisti o persino divisa al di fuori di essi. Ciò non dovrà accadere – scrivono gli animatori dell’associazione – e come primo passo per «rianimare il dibattito politico, mettendo assieme partiti, associazioni, singoli che intendano creare un’alternativa politica per le elezioni regionali del 2019 fuori dai due poli italiani» verranno organizzati sette laboratori  diffusi nell’isola per raccogliere proposte operative concrete che funzioneranno da collante. L’area di riferimento politico individuata – continuano gli esponenti di Sardos  –  è «quella dell’astensionismo diffuso, delle formazioni civiche e regionali, dei partiti dell’autodeterminazione dal psd’az agli indipendentisti». I laboratori individuati sono Turismo, Trasporti interni e continuità, agroindustria, Ambiente, Cultura-istruzione-lingua, Zootecnia e ricerca, Spopolamento e federalismo interno, Zona Franca e fiscalità di vantaggio.

A presentare il progetto in una conferenza stampa convocata per domani alle ore 10.30 nella saletta del locale Le plus Bon a Cagliari, in via Giolitti (lato comune via Sonnino), saranno il presidente dell’associazione Alberto Filippini, avvocato cagliaritano, e Antonio Cardin, dirigente sassarese e vice-presidente.

Intanto Filippini anticipa sui social il succo della conferenza stampa: « La scellerata politica bipolare di questi ultimi venticinque anni ha dolosamente convinto i sardi che sia impossibile fare qualcosa per modificare lo stato delle cose e che sia quasi inutile impegnarsi per cambiare radicalmente le prospettive in materia di inquinamento, giochi di guerra e clientelismo. Fatto calare l’oblio su questi temi, l’innegabile orgoglio dei sardi per la propria terra finisce sterilmente per riversarsi contro i provocatori di professione e troll vari. Serve quanto prima un canale dove far confluire queste grandi dimostrazioni di amore per la Sardegna e indirizzarle positivamente verso azioni di cambiamento efficaci e durature».