Su di me una violenta tempesta di insulti e minacce nazi-razziste – di Cristiano Sabino

Il fascismo ha nel suo codice genetico il razzismo e il mito della guerra di civiltà. Qui a fianco la copertina della nota rivista fascista “La Razza”, materiale che veniva persino diffuso nelle scuole.

Altroché, i fascisti esistono ancora!

Lo scorso 17 agosto ho scritto la seguente riflessione sulla convergenza di fatto tra terrorismo jihadista ed estrema destra xenofoba:

Attaccare una città così aperta, cosmopolita e solidale con i migranti come Barcelona è un atto molto sospetto.

Questo attentato sembra pianificato da predicatori d’odio di stampo fascista (stile salviniani e casapound) per trasformare la nostra società aperta e plurale in un campo di guerra tra razze rivali!

Cosa c’è scritto in questo post? Che sono convinto che gli organizzatori dell’attentato siano i fascisti italiani? Che credo esistano le razze? Che metto in dubbio l’esistenza dell’ISIS o che al contrario ne sono partigiano? Sottoporrei questo banale testo critico a qualunque ragazzo normodotato in età scolare, diciamo alla fine del biennio delle superiori, per vedere quale lettura darebbero.

Non ho mai detto e neppure pensato che la strage di Barcelona non sia stata organizzata dall’ISIS, non ho né prove né indizi in questo senso. Dico solo che l’ISIS fa il gioco dell’estremismo di destra e che quest’ultimo cavalca tali fatti per avallare le proprie distopie su un’Europa fortezza, suprematista bianca, imperialista e segregazionista.

Ciò che bisogna fare per difenderci dal terrorismo è individuare e colpire i canali di finanziamento che passano anche tramite il nostro sistema politico nella misura in cui si mantengono legami d’affari con le principali monarchie e dittature arabe che apertamente o meno apertamente finanziano e armano il terrorismo.

E in secondo luogo bisogna contestare e possibilmente impedire ogni nuova guerra di aggressione stile Iraq, Libia, Siria, perché è grazie alla destabilizzazione di questi paesi che il terrorismo ha preso piede e si è espanso.

Portare avanti politiche islamofobe, securitarie, repressive, anti immigrazione a timbro fanatico-religioso come fanno i fascisti e i razzisti di tutte le parrocchie significa fare il gioco dei terroristi ed esserne moralmente e politicamente complici!

Il violento attacco di insulti e minacce sui social è definito tecnicamente “shitstorm”, ovvero “tempesta di merda”

Eppure nel giro di poche ore il mio profilo facebook è stato bersagliato in maniera sistematica da un mobbing di massa, presumibilmente organizzato. Tecnicamente si chiama shitstorm e funziona così: gruppi organizzati e molto aggressivi fanno rimbalzare un bersaglio (in questo caso il mio post) su gruppi aperti o chiusi e chiamano alla guerra santa contro l’untore.

Tutti gli insulti, gli attacchi, le aggressioni, le minacce, gli auguri di morte e di sofferenze a me e ai democratici e antifascisti che hanno scritto in mia difesa, hanno trovato la loro ragion d’essere nella incapacità di leggere e interpretare correttamente il suddetto semplice testo analitico, abilità e competenze che si dovrebbero acquisire al termine dell’obbligo scolastico.

Se io dico o scrivo ad una ragazza “sei bella, sembri una farfalla” non mi posso aspettare che questa capisca che sto sostenendo che lei è davvero una farfalla, a meno che non sia affetta da una grave sindrome di autismo. Il linguaggio è un universo simbolico molto complicato, per questo è importante leggere, imparare a confrontarsi, andare a scuola e non consumare le proprie meningi, preziosamente concesse da madre natura, con fake news e siti nazi-demenziali.

La storia è piena di eventi strumentalizzati a fini politici e propagandistici.

Se dichiaro che l’incendio di Roma sembra pianificato da Nerone per perseguire le sue politiche anticristiane, cosa ho detto? Che è stato lui?

Se dichiaro che l’attentato di Pearl Harbor sembra pianificato dal governo degli Stati Uniti d’America perché la sua classe industriale sta facendo pressioni al fine di entrare in guerra e vendere così le sue commesse belliche, sto negando che l’attacco aereo sia stato organizzato dai giapponesi?

Cristiano Sabino, noto esponente indipendentista sardo che con il suo post dello scorso 17 agosto ha fatto infuriare l’intero movimento fascista e leghista italiano, finendo perfino su Il Giornale di Sallusti.

Se allo stesso modo dico che il “maggio radioso” sembra pianificato dagli industriali italiani per il medesimo motivo, nego l’esistenza e l’attività degli interventisti? Certamente no, dico solo che c’è corrispondenza di fini tra agenti diversi e che gli esecutori materiali di un evento, consapevolmente o no, sono funzionali agli interessi di agenti terzi che senza sporcarsi le mani colgono la palla al balzo per realizzare i propri fini.

Possiamo fare tanti altri esempi storici: dall’attentato di Sarajevo all’erede al trono d’Austria all’affondamento del piroscafo Lusitania, all’attentato subito da Mussolini da parte di una anziana signora inglese, fino all’attacco delle torri gemelle da parte dell’organizzazione al-Qaida. In quest’ultimo caso l’attentato sembra pianificato dall’amministrazione Bush per giustificare una serie di aggressioni militari, dall’Afghanistan all’Iraq e stabilire in queste aree una salda egemonia di controllo delle risorse energetiche. Ho scritto che l’attentato alle Torri gemelle è stato eseguito dagli USA sebbene questa sia una teoria in circolazione? No, non l’ho detto. Ho detto ben altro, perché non sono un complottista ma sono uno che ragiona sulle cose e si fa domande non banali sugli eventi complessi che compongono il mondo moderno.

Se scrivo che esiste convergenza di obiettivi fra terrorismo jihadista ed estremismo di destra tanto che gli attentati a città note per la loro multiculturalità e volontà di interazione sono il miglior regalo che si possa fare alla crescita del consenso di movimenti politici basati sulla xenofobia, sul disegno securitario, sulla costruzione di una Europa fortezza dove gli stranieri sono segregati e privati dei diritti umani, sto negando la ferocia dell’ISIS o asserendo che non siano integralisti islamici gli attentatori?

No, ovviamente no. Ciò che ho scritto, in maniera certo sintetica e agile, è che esiste una convergenza nelle finalità politiche tra terrorismo jihadista e fascismo europeo e cioè la volontà di esacerbare le masse presenti in Europa e trasformare quest’ultima in un campo di battaglia tra “razze” (come i fascisti di ogni sorta amano chiamare le etnie e le culture differenti).

Non ho mai detto e neppure pensato che la strage di Barcelona non sia stata organizzata dall’ISIS, non ho né prove né indizi in questo senso. Dico solo che l’ISIS fa i gioco dell’estremismo di destra e che quest’ultimo cavalca tali fatti per avallare le proprie distopie su un Europa fortezza, suprematista bianca, imperialista e segregazionista, veicolando le sue politiche islamofobe, securitarie, repressive, anti-immigrazione a timbro fanatico-religioso.

Il fatto è che al contrario di ciò che si dice normalmente, forse per esorcizzare il male e i fantasmi della storia, i fascisti, i razzisti, i predicatori d’odio etnico e razziale esistono e sono anche tanti, ben organizzati, molto ignoranti e perciò frustrati e pronti alla rissa e al linciaggio, perfino pericolosi e capaci di menare le mani o più facilmente il bastone o il coltello, specie se in gruppi numerosi contro singole persone indifese.

E la realtà peggiore di tutte da accettare è che l’area sarda che si rifà all’indipendentismo e al sardismo variamente concepito si sta popolando di questi loschi figuri.

Basta scorrere le centinaia di commenti sotto il mio post per rendersene conto: personaggi dell’estrema destra italiana con le pagine piene di inni alla rifondazione dell’Impero romano che mi augurano la morte, la tortura, il licenziamento, di rimanere vittima di attentati terroristici, di bruciare vivo o soffocato, che augurano lo stupro alle compagne e alle patriote sarde che scrivono in mia difesa o che mi invitano a praticare sesso anale verso diversi animali, soprattutto pecore (ovviamente in quanto sardo, anzi in quanto “sardignolo”) e che dimostrano altre molteplici forme di razzismo antisardo, vengono sostenuti e incoraggiati da gente che nel suo profilo ha spazio per proclamazioni identitarie, nuraghes e pecore bollite in tutte le salse e slogan come “indipendèntzia e bo’”.

Cosa vuol dire questo? Che ha ragione Michela Murgia quando nel post di solidarietà nei miei confronti afferma che il fascismo non è una ideologia ma un metodo che accomuna chiunque lo pratichi.

Aggiungo anche un’altra cosa. Il fascismo non ha in comune solo il metodo della violenza, della prevaricazione e dello squadrismo vecchio stampo o 2.0, ma ha anche il razzismo e l’odio verso chiunque lavori a costruire una società aperta e solidale.

Quindi un nazista di Ostia con l’immagine di copertina dell’aquila imperiale e un fascista di Oristano con il vellutino e i quattro mori tatuati possono benissimo trovarsi spalla a spalla intenti ad istigarmi al suicidio. A me e a chiunque altro non condivida le loro equazioni musulmani= terroristi o le loro ridicole ricette per evitare ulteriori attacchi, come per esempio affondare i barconi pieni di profughi o espellere tutti gli immigrati e i rifugiati.

Per questo un fascista sardo con il vezzo dell’indipendenza non prova disturbo ad affiancare un fascista italiano con manie imperiali e centraliste che per attaccare me beffeggia la lingua sarda, dichiara che in Sardegna abbiamo solo le pecore e che comunque senza l’Italia moriremmo di fame. Perché per il fascista sardo in cusinzos la priorità è sempre e comunque il razzismo, il resto passa in secondo piano!

Molti amici, patrioti e compagni mi hanno invitato a chiudere il profilo, a ritirarmi temporaneamente a vita privata, a cambiare le impostazioni della mia privacy. Ho ringraziato ma ho declinato l’invito. Davanti ai predicatori d’odio e ai manganellatori della rete serve tenere la testa alta e lo sguardo puntato e fermo.

Nessun passo indietro, così tutti i riformisti e i moderati che quotidianamente paragonano fascismo e comunismo o che addirittura negano l’esistenza del pericolo fascista, forse cominceranno a farsi due domande.

Sì, perché i fascisti non solo esistono ma spesso sono pure travesti da patrioti sardi e da democratici, salvo poi rivelarsi per ciò che sono quando qualcuno, come in questo caso, li punge nel vivo delle loro torbide fragilità, facendogli salire il sangue alla testa e venire fuori allo scoperto con tutto il loro carico di odio e violenza repressa.

I fascisti esistono e vanno combattuti, sempre, senza paura o tentennamento alcuno!

“Paraulas e sonos”: Programma Estivo di promozione della lattura

Il titolo della  rassegna, organizzata dal Centro Studi Stugi Luigi Oggiano di Siniscola, è Paraulas e sonos. La  finalità della rassegna è quella di promuovere la lettura, creare momenti di aggregazione leggeri di carattere culturale, fuori dai consueti spazi pubblici (scuole, biblioteche), ma nei locali commerciali come bar o camping.  Questi eventi hanno anche come  obiettivo quello di promuovere il CSLO, che ha tra i sui fini principali la ricerca storica sul Senatore Luigi Oggiano, la  raccolta delle fonti storiche, la promozione dei suoi valori umani e morali.  A questo proposito il CSLO ha  già organizzato un convegno su Luigi Oggiano e un giornata rievocativa in ricordo di Lorenzo Pusceddu.

Il primo evento programmato  (il 18 agosto, ore 19.00) è stato dedicato alla  narrativa.  Si è svolto presso il Bar  “La  Colmena”, a  La Caletta,  con il romanzo L’oltraggio della sposa in presenza dell’autore  Ottavio Olita e con la presentazione di Massimo Dadea.

Si tratta di un avvincente romanzo, tratto da una storia  vera avvenuta nel periodo postunitario in una località della Meridione d’Italia.  I temi  del libro sono strettamente legati alle vicissitudini di una donna e di un ufficiale del Regno d’Italia. I temi pregnanti ruotano intorno alle relazioni sentimentali della coppia e mettono in luce il ruolo della donna in una società caratterizzata dai valori tradizionalisti. Di un certo rilievo anche il tema, modernissimo, delle verità processuali e del condizionamento delle sentenze da parte dell’opinione pubblica.

Il secondo evento  si svolgerà nel bar Gana ‘e Gortoe, il 26 agosto, alle ore 19.00,   dove si alterneranno letture di  poesia e brani musicali in presenza delle autrici, con letture espressive di testi di Giuseppina  Carta, Rosalba Satta e Benedetta Gatto.  Per quanto riguarda la musica si esibirà il Tenores Luisu Ozzanu di Siniscola e Federico Ventroni e Gesuino  Deiana.

 Alla  rassegna  poetica collabora l’Associazione Amistade di Olbia. Anche questa collaborazione rientra tra gli obiettivi del CSLO: quello di istituire relazioni di scambio con altre realtà dell’isola e che condividono ideali  e finalità comuni.

Il terzo evento  è programmato si svolgerà al Selema Camping di Santa  Lucia il 2 settembre, alle ore 19.00. In questa occasione interverrà l’autore Giacomo Mameli con il libro Come figlie, anzi, edizioni Cuec.   Si tratta di una raccolta di testimonianze di esperienze di vita vissute  prevalentemente  in Sardegna da donne di provenienza rumena, polacca, africana, latinoamericana. Il grande tema del libro è il fenomeno sociale delle migrazioni femminili e delle diverse implicazioni Un tema che l’autore ha già affrontato in Le ragazze sono partite.   La presentazione si svolgerà nella cornice del Camping Selema e si aprirà con delle letture di brani e con l’intervento critico  di presentatrici locali.

Coròngiu: «Su Tuls est una lege trunca-limba sarda»

Dimandas a Pepe Coròngiu

1. Pro ite sa Majoria de tzentru sinistra in Regione est traballende a una lege noa in sa limba. No esistet giai sa lege 26?

Mi creo chi siat una sutacommissione de sa commissione cultura a traballare subra su Testu Ùnicu de sa Limba Sarda. Mi penso chi sa majoria non nd’apat galu faeddadu a manera ampra e ufitziale. E semper e cando ant rinviadu s’esame de unos cantos meses. Est pagu prus de un’initziativa personale. Unu dispetu de su mundu folk contra a cussu Lsc. Deo personalmente penso chi su tzentrumanca non si podet prestare a custa operatzione. Lu diat pagare meda pro sas eletziones. Diat pèrdere unu muntone de votos ponende mente a ideàticos.

2. Cales sunt sos aspetos prus dannosos de tale testu de lege?

Ca ammesturat limba e folklore e neutralizat sa Lsc ponende sas bases pro torrare a cuntzetos comente su campidanesu e logudoresu chi pariant ismentigados. Promitit de gastare unu muntone de dinare pro nudda iscreditende su mundu linguìsticu. Escluit dae s’iscola gadduresu, tataresu e tabarchinu, mentres oe bi sunt. Creat su cuntzetu vagamente ‘etnitzista’ de arte ‘propria’ riferidu a s’autoctonia. Non m’agradat.

3. Ite est sa LSC e chi sunt sos innimigos suos?

Est unu còdighe iscritu pro iscrìere su sardu a livellu ufitziale. Sunt contra sos chi negant e non cherent s’ufitzialidade de sa limba. Finas si faeddant in sardu e sunt indipendentistas. Cherent su sardu pluridialetu e non limba normale. Sunt autocolonizados e italianistas linguìsticos finas si non si nde sapint. Foras de sa Lsc b’est su caos.

Pepe Coròngiu 

4. Sa LSC podet èssere megiorada fintzas iscurtende sas crìticas de chie la refudat?

Apo semper fatu e ascurtadu sas crìticas. Sa Lsc est unu ‘megioru’ de sa LSU e de sa Mesania. Cando fia diretore in Regione aia finantziadu unu progetu gestidu dae un’impresa ispetzializada pro la megiorare. Ma in sa riunione finale unu linguista meda importante aiat postu su vetu. Custa beridade simple simple, iscontzat totu sa còntiga de Corongiu chi no at mai ascurtadu sas crìticas. Coròngiu at fatu su dovere suo e àteros ant contadu fàulas. Si podet megiorare, ma lu podet fàghere una commissione de linguistas ghiada dae unu guvernu sàbiu. Non chie cheret iscontzare totu. Su megioru est un’iscùsia pro la brusiare.

5. A ite diat batire sa doppia standardizzazione de sas gai naradas variantes “campidanesa” e “logudoresa”?

A fàghere sa limba sarda a cantos, a arrogos, a orrugos. A pezzi. Diamus nàrrere a su mundu chi su sardu no esistit. Ma chi esistit unu pluridialetu folk chi costat unu muntone de dinari. Diamus èssere ridìculos in totu su mundu ponende fatu a custa classificatzone acadèmica imbentada e imposta dae professores mandrones chi no ant lèghidu Contini, Bolognesi e Mongili.

6. Sa limba sarda est cundennada a mòrrere?

Si a fàghere egemonia sunt sas sutacommissiones comente cussa de su Tuls, emmo. Si binchet su folklore, emmo. Si colat s’idea acadèmica de su pluridialetu, emmo. Ma nois los amus a firmare. No pasaran.

Il carnevale estivo e il vizio della folklorizzazione – di Davide Mocci

di Davide Mocci

Alcune cittadine e piccoli paesi della Sardegna, sempre guardandosi attraverso le lenti della cultura italica, da qualche decina d’anni a questa parte hanno cominciato a organizzare il famoso “carnevale estivo”. Molti esperti locali o amministratori menzionano la “tradizione ancestrale”, il “rito dionisiaco o apollineo” e la “cultura carnascialesca” ma ignorano quanto possa essere dannosa la commercializzazione e la presentazione in stile safari africano di un evento che non solo rappresenta per molti un fattore identitario, ma che ha un senso solo nel periodo che gli compete, in quanto legato ai cicli stagionali e ai rituali pagani prima e cristiani poi. Questo bisogno di presentarsi allo straniero nella solita veste del selvaggio eclettico, riprendendo gli stereotipi che ci sono stati affibiati e che noi, di tutta risposta, abbiamo pensato di farli nostri e vederli come positivi, raggiunge livelli altissimi soprattutto d’estate, periodo di massima affluenza di turisti e che anziché cercare di adattarli a quelli che sono i nostri tempi di vita e le nostre sfaccettature culturali, siamo noi che adattiamo la nostra esistenza al periodo di maggiori presenze nell’isola.

Basti pensare a quanto faccia specie vedere i Mamuthònes o i Bòes e Merdùles in giro per le piazze della Sardegna, con addosso i loro trenta chili di campanacci e i mantelli di pelle mentre si schiatta dal caldo, a farsi ammirare dalle facce inebetite dei turisti che magari pretendono pure che le maschere non si muovano troppo affinché possano fare una foto. Già, perché il totale asservimento di quanto concerne la nostra cultura ai tempi imposti dal mercato, inculca nel turista medio l’idea che chi abita quest’isola sia di contorno; quasi come se faccia parte della scenografia di un eterno spot promozionale e di cui loro sono i protagonisti sorridenti, sempre al centro dell’inquadratura e della narrazione, ignorando la realtà sociale che li circonda perché, dopotutto, sono in vacanza e soprattutto stanno “portando soldi”.

Altro che Costituzioni farlocche, parliamo di conflitto sociale! – di Andrìa Pili

                        di Andrìa Pili

Un partito indipendentista serio, se volesse creare un dibattito serio sulla futura Repubblica di Sardegna, si occuperebbe di toccare il nodo del conflitto sociale interno. Ovviamente, una Costituzione rifletterà i rapporti di forza nella società sarda; dunque, ogni discorso rivolto “ai sardi” indistintamente, in cui si ribadisce ossessivamente che dobbiamo amarci tutti senza dubitare di alcuno o ci si lancia in vaneggi sulla ricerca della felicità, della verità e della giustizia o sul concetto di nazione (ignorando la scienza politica e la logica) … non ha nulla a che fare con un dibattito politico. Del resto, “elevare il dibattito” è tutto il contrario di ciò che il PdS ha fatto da quando esiste, diffondendo soltanto fesserie o robacce prepolitiche mutuate dal dibattito partitico italiano; sul piano della cultura politica sardista, un passo indietro enorme.
Sono un ammiratore delle recenti rivoluzioni latinoamericane. In Venezuela, Bolivia, Ecuador, la creazione di nuove Costituzioni democratiche e sociali avanzate è stata il risultato di una rivoluzione democratica popolare contro l’oligarchia neoliberale e filostatunitense. Per un movimento rivoluzionario democratico sardo l’ambizione dovrebbe essere la stessa. Non “virtù dell’amore” o un impianto massimo liberale da fine della storia e delle ideologie ma cultura del conflitto, lotta di classe, socialismo, anticolonialismo, nazionalismo rivoluzionario.
Che una retorica similsardista e autonomistica possa andare d’accordo con la dipendenza politica ed economica e l’oppressione della maggioranza è una cosa che sa bene chiunque conosca la storia della Sardegna, non solo quella degli ultimi 70 anni; un fenomeno come il “sovranismo/indipendentismo” di notabili e del ceto politico rappresentati nel PdS o il diffuso “sardismo” ostentato dai partiti italiani nell’isola (a parole, molti di questi sono per una maggiore autonomia) vanno letti secondo il periodo storico che stiamo vivendo dall’ultimo piano di Rinascita in poi. Disporre di maggiori poteri “regionali” può rientrare negli interessi del nostro ceto politico, in termini di maggiore potere di allocare soldi pubblici e posti di lavoro (e quindi legittimazione e consenso per sé stesso) in compensazione della perdita delle prebende dei decenni passati; “maggiore autonomia” o addirittura “indipendenza” non necessariamente rappresenterebbero una reale emancipazione per i sardi subalterni. Ecco perché, a mio parere, avremmo bisogno di tutto un altro dibattito sull’indipendentismo rispetto a quello comparso in questi ultimi due giorni sulla stampa sarda tra i vaneggi e l’infantilismo di alcuni autoproclamati padri costituenti, l’amore per la Costituzione italiana di altri, passando per la difesa della specificità e larghe forme di autonomia speciale da parte di esponenti di partiti che difendono l’occupazione militare della Sardegna.

La lotta contro la “tortura bianca” dell’anarchico sardo Davide Delogu

Intervista rilasciata dal Collettivo sassarese S’Idea Libera

– Chi è Davide Delogu, perché si trova in carcere e dove è recluso?

Davide è un prigioniero anarchico sardo condannato a 15 anni per alcuni reati avvenuti in Sardegna e qui giudicato. Dopo numerosi trasferimenti nelle carceri italiane, tutti finalizzati a isolarlo e punirlo per le lotte portate avanti, ora è rinchiuso nel carcere di Augusta in Sicilia.

  • Delogu è sottoposto al regime di 14 bis. Puoi spiegarci in cosa consiste?

Il regime 14bis è definito un “regime di sorveglianza particolare” che prevede una carcerazione più dura e caratterizzata da numerose restrizioni. Le motivazioni per le quali un prigioniero può essere sottoposto a 14bis sono diverse e a discrezione dell’amministrazione penitenziaria. In generale il 14bis è previsto per i prigionieri il cui comportamento viene ritenuto una “minaccia per la sicurezza del carcere”. Nella realtà, il 14bis è uno strumento a cui le amministrazioni penitenziarie ricorrono per isolare e punire quei prigionieri che vengono ritenuti una minaccia all’ordine imposto dentro il carcere. Davide è solo un esempio di una lunga lista di prigionieri che, protagonisti di scioperi dentro le carceri, ad esempio, sono stati sottoposti a questo regime. Cosa prevede? Il 14bis prevede restrizioni in tutti gli ambiti: sul vestiario, sul vitto, sul possesso, acquisto o ricezione di oggetti normalmente permessi, sui libri, sulla corrispondenza, sull’uso di radio o TV, sull’ora d’aria, sui colloqui. Nel caso di Davide, come di altri prigionieri, si viene privati della socialità interna (quindi nessun contatto con nessun detenuto), isolamento totale e continuativo, detenzione in una cella liscia, cioè priva di radio, televisione, armadio e fornelli (l’unica cosa concessa sono il letto, tavolo e sgabello). Le due ore d’aria si svolgono in un’ulteriore cella un po’ più grande di quella dove si è rinchiusi per tutto il giorno. Di fatto senza mai vedere il sole. Non si ricevono le normali visite mediche, obbligatorie in questo genere di regime. Non si riceve posta, né viene inviata la propria. Non si possono avere né libri né giornali. L’unico colloquio è quello con l’avvocato. Questa è la realtà del 14bis perché, ricordiamoci, oltre la carta, il carcere non è fatto di applicazione della cosiddetta legge, ma di totale discrezionalità del regime carcerario.

Il regime 14bis può essere, per legge, applicato per un periodo non superiore ai 6 mesi, prorogabile più volte, e ogni volta in misura non superiore ai 3 mesi. Nel caso di Davide il 14bis è un trattamento che gli è stato riservato diverse volte e, così come per altri prigionieri, la totale discrezionalità di poter rinnovare il regime garantisce all’istituzione carceraria la possibilità di tenere isolamento un prigioniero per periodi lunghi e reiterati.

Oltre il 14bis, è importante ricordare come, sin dal primo giorno di trasferimento nel carcere di Augusta,  siano state negate a Davide tutte le attività normalmente garantite per legge, come la partecipazione a corsi scolastici, professionali, sportivi e ricreativi. Le restrizioni relative alla socialità, dunque, sono iniziate ben prima dell’applicazione del 14bis e senza nessuna motivazione.

  • Da tempo Delogu conduce una battaglia perché i diritti umani e la dignità dei detenuti vengano rispettati. Puoi sintetizzarci il percorso delle lotte messe in pratica?

Quella che Davide porta avanti è una lotta contro il carcere, una prospettiva quindi che parte dalla rivendicazione dei diritti dei prigionieri, ma che è parte di una lotta ben più ampia. Questo è un aspetto da tenere bene a mente, perché per questa dimensione politica di lotta Davide è stato individuato come un soggetto pericoloso per il carcere. La lotta portata avanti da Davide ha un piano di lotta individuale e quotidiana che lo ha portato a opporsi e denunciare sempre gli abusi che si vivono in carcere, fino alla rivendicazione di una pratica di autoliberazione come è stato il tentativo di evasione avvenuto il 1° Maggio dal carcere di Augusta (comunicato consultabile al link  https://www.autistici.org/cna/2017/05/24/comunicato-dellanarchico-sardo-prigioniero-davide-delogu-sul-tentativo-di-evasione/).

Ma Davide è stato protagonista, insieme a numerosi altri prigionieri, di proteste collettive dietro le sbarre. Detenuto nel carcere di Buoncammino a Cagliari, nell’estate del 2013, partecipò alle proteste messe in atto da numerosi detenuti nel carcere cagliaritano che denunciavano le condizioni detentive al limite dell’umano a cui venivano sottoposti.
È noto come il carcere di Buoncammino (ormai trasferito nella nuova sede-fortezza di Uta) si sia distinto per le condizioni oppressive dei carcerati che, in un comunicato dell’epoca delle proteste, riferivano del “sovraffollamento intollerabile con detenuti ammassati in celle lager in condizioni igieniche e strutturali al limite dell’indecenza, speculazione sui prezzi della merce, trattamenti inumani, abusi di qualsiasi genere e troppo, troppo altro ancora”.

A partire da maggio del 2013 decine di detenuti iniziarono lo sciopero del carrello in segno di protesta contro le barbarie che erano costretti a subire. Come previsto il loro grido non fu ascoltato dall’orecchio sordo dell’apparato carcerario e la protesta si infiammò.

Conseguenza di queste rivolte, oltre le perquisizioni, le minacce e le intimidazioni (e risulta anche un pestaggio), fu il trasferimento di una parte dei “ribelli”, tra cui Davide che venne spostato al Pagliarelli di Palermo e accusato di tentata evasione. La presunta intenzione di evadere, il fatto che fosse parte attiva nelle proteste e la sua “contiguità agli ambienti anarchici” gli sono costati il regime 14-bis.

  • Lo scorso 28 luglio 2017 si è svolto un presidio di solidarietà a Cagliari. Chi l’ha organizzato e quali sono le richieste di tale mobilitazione?

Il presidio è stato organizzato da amici/amiche, compagni/compagne di Davide che da tempo sono al suo fianco e organizzano presidi anche in concomitanza con le udienze che si svolgono al tribunale di Cagliari (udienze alle quali si vuole negare la partecipazione dal vivo di Davide attraverso l’uso della videoconferenza, pratica questa che segna un ulteriore meccanismo di isolamento).  Il presidio è stato parte di una campagna più vasta lanciata in solidarietà a Davide dopo la notizia dell’inizio dello sciopero della fame. Davide in un lungo reclamo al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari chiede, infatti, la sospensione del regime, la possibilità di avere la TV, un tavolo e l’uso del fornellino. Tra le “pericolosissime” richieste, anche quella  di ricevere la foto di un caro amico morto da poco, richiesta negata. La campagna, che si è svolta in tutto lo stato italiano, con scritte, striscioni, invio di lettere e cartoline, ha l’obiettivo di esprimere solidarietà e vicinanza a chi, come Davide, lotta dentro il carcere, e di fare pressione affinché le richieste di Davide vengano accolte.

Ad oggi è importante dire come la lotta portata avanti da Davide, e la solidarietà avuta, abbia in parte portato al raggiungimento di alcuni obiettivi: ora può fare l’ora d’aria con altri prigionieri, ha ricevuto la foto dell’amico scomparso e la corrispondenza è stata sbloccata.

  • Negli scorsi anni si è avuta una mobilitazione per la territorialità della pena in occasione della campagna per la liberazione dell’indipendentista Bruno Bellomonte. Credete che questa tematica sia ancora attuale e che la vicenda di Delogu possa essere un volano per un rilancio da parte del movimento anticolonialista?

Crediamo che ogni lotta, come quella della territorialità della pena, debba avere sempre chiaro il fatto che, al di là delle richieste specifiche e legittime, vi sia il rifiuto totale e incondizionato verso la logica del carcere e la sua stessa esistenza. Detto ciò, è fondamentale supportare ogni lotta, dentro e fuori, che rivendichi i diritti dei detenuti, non perché crediamo che sia possibile avere un carcere più umano ma perché, come per le lotte che avvengono fuori dalle sbarre, crediamo che attraverso una pratica di lotta si cresca nel proprio percorso di autodeterminazione, individuale e collettivo.

La lotta per il rispetto di una legge prevista dall’ordinamento stesso, quello della territorialità, è una di queste: non è forse indicativo che, a fronte di tanti posti creati nelle nuove galere sarde, si siano trasferiti tantissimi detenuti da fuori (che per di più non volevano ovviamente stare qui perché lontani dai propri cari), e invece ai prigionieri sardi che chiedono l’avvicinamento, questo viene negato? Questo rende evidente come l’obiettivo del carcere non sia la cosiddetta riabilitazione o il rispetto dei diritti, ma quello dell’isolamento e della punizione. Questo aspetto è quindi purtroppo ancora attuale e riguarda tanto i prigionieri sardi, quanto quelli non sardi che qui vengono deportati. Rispetto a questo, pensiamo che la vicenda di Davide sia esemplificativa ancora una volta di cosa sia il carcere e che questa debba diventare una lotta non solo “per Davide”, ma in solidarietà a tutti i prigionieri e le prigioniere che, come lui, subiscono ma non si arrendono. Il discorso è quanto noi ci arrendiamo a questo stato di cose e accettiamo che ancora avvengano. Se ne siamo consapevoli, se lottiamo per l’autodeterminazione di un popolo, non possiamo allora non lottare per rompere le prime e più pesanti catene che ci legano a questo Stato di oppressione: il carcere.

Bisogna quindi chiedere al movimento anticolonialista e agli individui che in questa lotta si riconoscono se siamo ancora in grado di lottare contro il carcere e lottare affianco dei prigionieri.

La risposta, pensiamo, ognuna debba darla da sé e magari anche in momenti collettivi di confronto.

 

Link utili:

https://sidealibera.noblogs.org/

evaliber2@inventati.org

Brigata Sassari: male l’inerzia, peggio l’elogio – di Carlo Manca

di Carlo Manca

Concepire come naturale l’esistenza della Brigata Sassari, attualmente unica divisione etnica dell’esercito italiano, è una cosa comune per chi si sente italiano in Sardegna. Lo si dà per scontato per diversi motivi, fra cui il nome che glorificherebbe la città, la tradizione e l’accettazione supina del vetusto sciovinismo italiano, la pace diplomatica fra la classe politica sarda e la rappresentanza locale dell’esercito italiano, la retorica pacifinta di un corpo armato che va in giro per le scuole a raccontare di “portare la pace”, paradossalmente seguendo tutte le missioni della NATO e tutti gli interessi del silenzioso imperialismo italiano.

Facciamo finta che tutti questi elementi che rendono scontata l’esistenza e l’accettazione della Brigata Sassari fossero in qualche maniera “accettabili”, ma va detto che, giusto per eufemizzare, tutto ciò sia un po’ meno scontato per chi si sente sardo (ma non italiano) e cittadino del mondo con cuore e cervello in Sardegna.

Qui si aprirebbe un capitolo, dal momento che, essendo quella una divisione etnica, automaticamente implicherebbe l’esistenza della sardità, cosa che è vera per via di diversi fattori, e che essa venga forzosamente assimilata alla subordinazione all’italianità e alla sua ragione di Stato, cosa altrettanto vera. Un po’ come venivano considerati gli ascari, che erano tali proprio a causa della loro appartenenza etnica: un ascaro era tale se militava nell’esercito italiano ma non era italiano, bensì eritreo, somalo, libico.
Andiamo oltre.

Per molti sardi, l’accettazione dell’esistenza della Brigata Sassari e della resistenza della sua retorica apologica al limite fra l’eroismo ed il vittimismo, si possono considerare analoghe a come tanti sassaresi e altrettanti sardi considerano il folklore nostrano legato a musica, balli e abbigliamento da festa: un dato elemento era già lì da quando ci si ricorda e viene quindi considerato come una cosa indiscutibile, da ricordare di tanto in tanto attraverso qualche parata o qualche altra dimostrazione basata su una sovraesposizione di particolari estetiche semi-decontestualizzate, su cui non ci si pone troppe domande sui contenuti e su cui è difficile pronunciarsi a causa dell’indifferenza sul tema e dell’inerzia con cui il tema viene riproposto. Inerzia, quindi, è una parola chiave.

Tuttavia, tessere le lodi della Brigata Sassari, chiedere la pulizia per le scritte ingiuriose nei suoi confronti, chiedere la manutenzione dei monumenti ad essa dedicati e calcare la mano sulla glorificazione di chi ha dato la vita per le mire espansionistiche della patria degli altri (cioè della patria italiana), omettendo quindi che si trattasse di giovani sardi  fra l’incudine e il martello, si dimostra ancora un oggi un complesso di rivendicazioni che non possono che essere tacciate di retorica e visione del mondo sciovinista, colonialista e guerrafondaio, in una sola parola: fascista.
E infatti ci ha pensato bene CasaPound a fare questa cafonata politica made in Sassari.

Finas a cando ais a èssere italianistas, ais a malegastare sa vida pro sa pàtria angena!

Costituzione sarda o carta igienica – di Cristiano Sabino

di Cristiano Sabino

Avantieri il Partito dei Sardi, cioè quel partito fondato dal noto trasformista Paolo Maninchedda e dall’ex ideologo di IRS Francesco Sedda saldamente ancorato al carrozzone della Giunta Pigliaru, ha annunciato al mondo di aver evacuato nientepopodimenoche la “Costituzione della Repubblica di Sardegna”. Nello stesso momento in cui governi indipendentisti stanno facendo la storia in Corsica e in Cataloga con grande forza e umiltà, in Sardegna tristi figure giocano con le parole e tirano fuori dal cilindro improbabili costituzioni repubblicane ricamate in solitaria davanti al PC con Wikipedia alla mano.

Per capire di cosa stiamo parlando facciamo uno di quei giochi che si trovano sulle pagine sbiadite dei cruciverba estivi. Trova le differenze:

Catalunya 2017, dopo un processo di crescita verticale dell’indipendentismo, dimostrazioni di piazza che hanno coinvolto milioni di persone e un governo sorretto interamente da forze indipendentiste (da quelle moderate a quelle schiettamente anticapitalistiche), il prossimo primo ottobre si celebrerà un Referendum “vincolante” per l’indipendenza. Cioè se vince il “Si” entro 48 ore il governo della Generalitat proclamerà la nascita della Repubblica catalana indipendente. E la Costituzione? Nonostante l’enorme forza popolare che sostiene i partiti indipendentisti al governo la bozza della Costituzione della futura repubblica catalana è stata affidata ad un vasto numero di saggi e giuristi catalani indipendenti dai partiti.

Sardegna 2017, un partitino da nulla, pieno di transfughi e acclamatori dei due indiscussi leader fondatori, che ha la responsabilità storica di tenere infilata la spina del peggiore governo regionale centralista e subalterno della storia autonomistica sarda, per farsi pubblicità tira fuori dal cilindro una “costituzione” che dichiara di voler garantire quei diritti sociali e civili che nella realtà vengono fatti a pezzi proprio dalla medesima Giunta Pigliaru. Non solo, proprio mentre nella maggioranza si valuta un testo unico che farebbe a pezzi quel poco di politica linguistica conquistata negli scorsi anni e contro le stesse dichiarazioni di un anno fa di Sedda che sul blog Limbasarda2.0 difendeva l’unificazione linguistica, oggi sul blog del PdS leggiamo che la “costituzione” è stata tradotta in logudorese, campidanese e in limba de mesania. Alla faccia della coerenza!

Ma vediamola questa “costituzione” scritta,  letta, sottoscritta e approvata nel salottino di casa dai due leader maximi dell’indipendentismo governativo.

Nel preambolo, a parte il linguaggio mutuato dai testi del catechismo e dal libercolo di pugno seddiano “I Sardi sono capaci di amare” c’è un passaggio interessante che ci da la cifra della megalomania di questi curiosi padri costituenti:

«Noi oggi, dunque, approviamo questa nuova Carta de Logu per onorare un impegno storico verso il desiderio di libertà e felicità passato, presente e futuro delle donne e degli uomini di Sardegna»

Servono commenti? Abbiamo davanti a noi due novelli Benjamin Franklin e Mariano IV!

 Ma il meglio deve ancora venire:

«Noi, la Nazione sarda, oggi, attraverso questa nuova Carta de Logu ci facciamo Repubblica di Sardegna».

È questo il punto fondamentale di tutta l’opera omnia partorita dai due grandi statisti, ovvero l’identificazione di se stessi con la nazione sarda. È un vizietto antico a tutti ben noto, il medesimo che spinse Sedda a rivelare al mondo la vera essenza della bandiera sarda, scomunicando e processando per eresia chiunque non giurasse sui famosi tre “non” (non nazionalistanon sardistanon violento) e non si sottomettesse al movimento politico di cui si concepiva padre fondatore e supremo ideologo.

Il resto della nuova costituzione più bella del mondo è una collazione di articoli che descrivono il Disneyland preferito dai due nuovi Platone: una Sardegna bella, giusta, indipendente, insomma il Bengondi dove tutto è accessibile, solidale, coeso, efficace, fighissimo!

Quando la realtà in cui si vive fa schifo e soprattutto quando si è responsabili e complici del peggior governo regionale della storia autonomistica, quando si è lavorato con solerzia per spaccare ogni movimento di unità nazionale e quando non si è neppure in grado di fare rispettare i pochi punti di sovranità previsti dallo Statuto d’autonomia, allora si cerca di evadere nel mondo fiabesco dello Stato che vorrei e ci si immagina come Napoleone sul cavallo bianco a dispensare giustizia, libertà e bellezza ad una massa di popolani acclamanti e fedeli.

Ma i sogni sono sogni e la realtà è realtà e questa costituzione è quello che è, cioè carta igienica di bassa fattura. E nella realtà i due padri costituenti sono solo due opportunisti che passeranno alla storia per aver contribuito ad infangare e rendere ridicolo l’indipendentismo sardo con “costituzioni” farlocche autovalidate.

Ciò che resta da capire è il perché lo stiano facendo, se per convenienza monetaria, megalomania, disturbi della personalità, ingenuità, strambo patriottismo o motivazioni più profonde che probabilmente apprenderemo solo il giorno in cui apriremo gli archivi.

Buona costituzione a tutti!

Caminera Noa: segundu passu

La locandina che sponsorizzava l’assemblea “Pro una Caminera Noa”

Esattamente due settimane dopo l’assemblea del 23 Luglio a Santa Cristina di Paùlle (Paulilatino) e su mandato dell’assemblea plenaria  viene attivata la mailing de “Una Caminera Noa” al seguente indirizzo: camineranoa_mailinglist@autistici.org. La scelta del servizio su cui gli attivisti hanno attivato la mailing list, Autistici/Inventati,  non è casuale perché si tratta di un formato gestito da compagne e compagni che gestiscono personalmente l’attivazione di indirizzi mail e mailing list, dunque senza automazione, al fine di creare un server indipendente per una comunicazione libera, gratuita e universalmente accessibile (qui il manifesto di A/I https://www.autistici.org/who/manifesto).

Il tavolo di presidenza dell’assemblea “Pro Una Caminera Noa”

L’assemblea svoltasi il 23 a Santa Cristina ha dato prova della forte necessità che molte realtà di sinistra per l’autodeterminazione (indipendentiste e non) attraversano in questo periodo. La necessità di aprire un dialogo aperto e costruttivo volto a mettere a sistema le analisi e le lotte portate avanti da ciascuno, affinché possano essere declinate in un sentiero comune che veda come orizzonte condiviso quello della liberazione della Sardegna dal bisogno, dal ricatto economico e dall’oppressione coloniale.

Alcune foto dell’assemblea di S. Cristina di Paulilatino.

La giornata sin da subito si è mostrata foriera di contenuti e spunti su cui cominciare a lavorare, attraverso il contributo di moltissim* compagn* che hanno partecipato, intervenendo su vari temi quali democrazia e rapporti tra comunità, antirazzismo e lotta al capitalismo e imperialismo; riconoscimento del conflitto nazionale e diritto all’autodeterminazione, riempiendo così la mattinata che è servita all’assemblea a prendere confidenza con i valori e i principi cardine su cui puntellare il dibattito da costruire.

Nel pomeriggio si è dato ampio spazio agli interventi di carattere specifico, preparati dalle organizzazioni e realtà più strutturate che hanno partecipato alla costruzione del dibattito, andando ad analizzare le contraddizioni insite nella sanità, nei servizi sociali e nella scuola sarda; il lavoro in Sardegna e le specificità di alcuni settori come l’edilizia e l’agricoltura, le risposte alla disoccupazione giovanile e le vertenze sindacali nella grande distribuzione organizzata; la questione abitativa e gli sfratti; la legge elettorale e gli spazi democratici da presidiare.

L’Assemblea si è presa l’impegno di approfondire ogni singolo tema sollevato dai compagn*, attraverso la pubblicazione e la gestione condivisa del materiale di analisi prodotto in questa giornata e nelle prossime, così da garantire trasparenza e piena partecipazione a chiunque voglia spendersi in questo percorso. Per rafforzare il lavoro sui singoli temi è stata proposta la creazione di tavoli/gruppi di lavoro tematici.

L’Assemblea si è data appuntamento per Settembre con all’ordine del giorno le modalità di lavoro su come procedere e quindi quali forme organizzative attuare.

Il banchetto per le firme della campagna “Io ero straniero” per l’abolizione della “Bossi-Fini” 

L’Assemblea ha altresì deciso che alla costruzione e all’organizzazione dell’incontro di Settembre dovrà lavorare un comitato volontario di organizzazione.

Per renderci immediatamente operativi si invita chiunque voglia far parte del COMITATO VOLONTARIO DI ORGANIZZAZIONE a comunicarlo appena possibile in questa mailing list.

Una parte degli interventi del e sul 23 Luglio sono stati pubblicati sull’ultimo numero del Manifesto Sardo (http://www.manifestosardo.org/il-numero-243/).

Sa Federatzione de sa Gioventude Indipendentista lompet a Iscanu

In su freàrgiu de ocannu nascheit sa FGI, animada dae su bisòngiu de atzapare una prospetiva comuna pro mìgias e mìgias de giòvanos/as sardos/as, istudiantes o traballadores/as, de sas bidda o de sas tzitades o disterrados; una dimensione chi permitat su cunfrontu abertu in pitzu de sos temas chi como non si podent prus delegare, gasi comente s’autodeterminatzione de su pòpulu sardu.

A oe sa netzessidade de sa Federatzione est sa de agregare cantu prus possìbile in manera chi sa dibata si potzat ismanniare e arrichire de cuntributos, anàlisis e esperièntzias. Pro custu motivu, a pustis de sas presentadas de Aristanis e Casteddu, sa FGI at detzisu de presentare custu progetu in Iscanu, unu de sos tzentros prus de importu (economicamente, istoricamente e culturalmente) de su Montiferru.

S’addòbiu at a èssere in Iscanu, carrera Vittorio Emanuele 7, in sos locales de su Comune Betzu a sas 19:00.

Su tesseramentu est abertu a totu sas pitzocas e pitzocos intre sos 14 e sos 29 annos, s’òrdine de sa die cunsistet in sa presentada de su manifestu e de s’istatutu de sa FGI e in sa dibata chi sighit.