Il carnevale estivo e il vizio della folklorizzazione – di Davide Mocci

di Davide Mocci

Alcune cittadine e piccoli paesi della Sardegna, sempre guardandosi attraverso le lenti della cultura italica, da qualche decina d’anni a questa parte hanno cominciato a organizzare il famoso “carnevale estivo”. Molti esperti locali o amministratori menzionano la “tradizione ancestrale”, il “rito dionisiaco o apollineo” e la “cultura carnascialesca” ma ignorano quanto possa essere dannosa la commercializzazione e la presentazione in stile safari africano di un evento che non solo rappresenta per molti un fattore identitario, ma che ha un senso solo nel periodo che gli compete, in quanto legato ai cicli stagionali e ai rituali pagani prima e cristiani poi. Questo bisogno di presentarsi allo straniero nella solita veste del selvaggio eclettico, riprendendo gli stereotipi che ci sono stati affibiati e che noi, di tutta risposta, abbiamo pensato di farli nostri e vederli come positivi, raggiunge livelli altissimi soprattutto d’estate, periodo di massima affluenza di turisti e che anziché cercare di adattarli a quelli che sono i nostri tempi di vita e le nostre sfaccettature culturali, siamo noi che adattiamo la nostra esistenza al periodo di maggiori presenze nell’isola.

Basti pensare a quanto faccia specie vedere i Mamuthònes o i Bòes e Merdùles in giro per le piazze della Sardegna, con addosso i loro trenta chili di campanacci e i mantelli di pelle mentre si schiatta dal caldo, a farsi ammirare dalle facce inebetite dei turisti che magari pretendono pure che le maschere non si muovano troppo affinché possano fare una foto. Già, perché il totale asservimento di quanto concerne la nostra cultura ai tempi imposti dal mercato, inculca nel turista medio l’idea che chi abita quest’isola sia di contorno; quasi come se faccia parte della scenografia di un eterno spot promozionale e di cui loro sono i protagonisti sorridenti, sempre al centro dell’inquadratura e della narrazione, ignorando la realtà sociale che li circonda perché, dopotutto, sono in vacanza e soprattutto stanno “portando soldi”.