Razzismo, marxismo e indipendenza

di Andrìa Pili

Il pensiero economico radicale e marxista è uno dei migliori strumenti per comprendere il razzismo contemporaneo. Il nesso tra capitalismo e razzismo viene individuato nella difesa della diseguaglianza a fondamento delle relazioni sociali ed economiche entro questo sistema (chi possiede i mezzi di produzione contro chi è costretto a vendere la propria forza lavoro) e nel ciclo politico-economico (l’uso strumentale dell’esercito industriale di riserva; la capacità di rappresentare gli interessi di classe e di condizionare la classe politica; l’interesse imprenditoriale nella riduzione del potere contrattuale dei lavoratori). Chi ne è privo o lo rifiuta difficilmente potrà affrontare un problema di capitale importanza per i nostri tempi o costituire un’opposizione valida tanto al razzismo istituzionale quanto allo smantellamento dei diritti sociali in Italia. L’impreparazione dei massimi esponenti del M5S, in questo senso, è emblematica di quanto questo movimento sia inutile a cambiare le cose e onesto compartecipe di questa deriva che coinvolge gli orientamenti generali attualmente dominanti la politica italiana.

Una delle tesi “progressiste” antiregionaliste, agli albori della Repubblica Italiana, era che i blocchi reazionari regionali – nel Sud e nelle isole – avrebbero potuto ostacolare le grandi riforme socioeconomiche per l’emancipazione delle classi sociali più deboli. Osservando la politica italiana attuale, forse questi timori dovrebbero essere rovesciati: un reazionario sardo al massimo, più o meno consapevolmente, condivide le stesse posizioni di un grande partito italiano o è succube della propaganda dei media italiani, anche slegati del tutto dalla realtà sociale del proprio territorio (emblematica la questione immigrazione, dove il punto di vista dominante e imposto a tutti è quello del cittadino del Nord Italia).

Una delle ragioni valide di sardismo e indipendentismo in questo inizio di XXI secolo è sicuramente quella di sottrarsi a questa deriva che – come il fascismo – è tutt’altro che una parentesi.