Piano Kalergi: musica per suonati sardi

di Carlo Manca

C’è una nuova epidemia ideologica in Sardegna. Il Piano Kalergi è il pattume intellettuale all’ultimo grido che gira da alcuni anni in Europa e che è approdato da relativamente poco sulla nostra isola.

L’idiozia, che ha afflitto trasversalmente lo spettro politico, individua le dimostrazioni del fantomatico piano di sostituzione etnica (o razziale, a seconda di chi ne parla) in elementi come il basso tasso di natalità in Sardegna o la diffusione dei centri di accoglienza sparsi nell’isola. Fra aggravanti e conferme si possono menzionare, ad esempio, le proteste occasionali per la bassa qualità del cibo in alcuni centri di accoglienza che vengono considerate delle prove tecniche di golpe, le citazioni occasionali di Imam, le elucubrazioni o le predizioni di sedicenti esperti dell’informazione che somigliano di più a dei romanzieri, le citazioni decontestualizzate e distorte di capri espiatori vari (ora Boldrini, ma prima Kyenge), il decadimento dei “valori” della società Occidentale, il miscuglio con le sempreverdi accuse al sionismo mondiale e alla massoneria, gli extraterrestri e i rettiliani. La nuova versione de I protocolli dei Savi Anziani di Sion, è una realtà. Finalmente il modello moderno è uscito, lo aspettavamo tutti.

Il metodo attraverso cui si propagano queste teorie, è presto detto: allarme, paura, sovraesposizione mediatica, fonti inesistenti o date per rimosse o distorte, collegamenti storici che seguono un filo logico arbitrario e inconfutabile per via della sua stessa fantasia. E nonostante tutto ciò, il complottista medio manifesta vittimismo. Qualcuno ricorderà il solito mantra del “I TG non ne parlano! Diffondi prima che sia troppo tardi!”. Non c’è da avere ciecamente fiducia nei giornali e né nei telegiornali, poiché i giornalisti non sono spogli da idee politiche e interessi, ma un altro conto è evitare di diffondere una bufala come quella del piano Kalergi.

Si critica inoltre il pensiero unico, prima ancora di definire cosa si intenda per “pensiero unico” – sempre che esista sul serio, come se l’anticonformismo in ambito di opinioni fosse un valore, a prescindere dalla validità delle opinioni e dalla loro veridicità. L’attacco al pensiero unico è l’immancabile ancora di salvezza attraverso cui si vorrebbe far passare l’opinione qualunque, ovvero l’inconsistenza fatta vapore acqueo, per posizione assolutamente lecita al pari di tante altre documentate (sorvolo sul discorso epistemologico correlato). Una roba da turisti della democrazia, in cui, sulla base che ogni opinione debba necessariamente essere valida, si vorrebbe far passare un pensiero rivestito di estetica della ribellione – che si fa forte del suo stoicismo per il fatto che non regge la quantità di opinioni “conformi” al pensiero unico – come altrettanto valido a paragone con un’opinione la cui validità è comprovata da metodo e documentazione.

Da uno studio del Sardinian Socio-economic Observatory, si può vedere come l’ “invasione“, di cui diverse persone in allarme parlano, sia certamente un’esagerazione in termini pratici. Infatti questa è un’immagine data da una percezione falsata e indotta da quelle frange politiche che hanno tutto l’interesse a fare leva su una paura di una popolazione diseducata al senso critico e cresciuta a pane e sciovinismo.
Lo studio si può consultare a questo indirizzo: http://www.sardinianobservatory.org/2017/04/04/migranti-sardegna-sullisola-5-470-31-dei-richiedenti-asilo-presenti-italia-961-alloggiati-nei-cas-solo-39-nei-centri-sprar/, e smonta la teoria dell’invasione coi dati. Non si spiega infatti come un rapporto di 1 migrante ogni 250 sardi possa rappresentare un’invasione, men che meno se stiamo parlando di disperati disarmati che verranno semplicemente stipati in SPRAR o in CAS per alcuni mesi, in attesa dell’ottenimento del permesso di soggiorno.

Facendo una modesta ricerca sul motore di ricerca di Bing, nelle prime 12 pagine di risultati possiamo notare i seguenti siti che affermano che il piano Kalergi, di cui alcuni affermano che esista ed altri ne confutano l’esistenza:

  • Chi lo conferma?

Effedieffe, casa editrice cattolica conservatrice

http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=210544:il-piano-kalergi-il-genocidio-dei-popoli-europei&catid=35:worldwide&Itemid=152

The Living Spirits, sito di medicina alternativa, spiritualismo, cospirazionismo

http://www.thelivingspirits.net/david-icke-in-ita/europa-unita-una-catastrofe-calcolata.html

Imola Oggi, quotidiano di impronta nazionalista italiana

Europa, inganno, immigrazione. “La verità sul piano Kalergi” di Matteo Simonetti

Progetto Atlanticus, blog di ufologia, massoneria, rettiliani e NWO, profezie e fantaarcheologia

http://www.progettoatlanticus.net/2013/10/il-piano-kalergi.html

Centro Studi Malfatti, piattaforma di impronta cattolica di centro

http://www.centrostudimalfatti.org/cms/wp-content/uploads/2014/01/Genocidio-D.pdf

Conoscenze al confine, portale di spiritualismo, medicina alternativa, parapsicologia

Il “Piano Kalergi” – la storia segreta dell’Unione Europea

Identità, blog di impronta fascista

http://identità.com/blog/2012/12/11/il-piano-kalergi-il-genocidio-dei-popoli-europei/

La Stella Nera, blog di complottismo, NWO, massoneria, scie chimiche

https://lastellanera.wordpress.com/tag/piano-kalergi/

Centro San Giorgio, sito di impronta cattolica reazionaria

http://www.centrosangiorgio.com/occultismo/mondialismo/pagine_mondialismo/il_piano_kalergi.htm

Don Curzio Nitoglia, blog di un chierico cattolico conservatore

La CIA, Kalergi e l’Unione Europea

Ereticamente, portale di impronta tradizionalista e reazionaria

Su ‘La verità sul Piano Kalergi’, di Matteo Simonetti – Flavia Corso

Qui Europa, quotidiano di impronta cattolica e tradizionalista

http://www.quieuropa.it/lelite-integrazionista-del-piano-kalergi-premia-bergoglio/

Intelligonews, quotidiano di destra

http://www.intelligonews.it/societa-e-protagonisti/articoli/18-marzo-2015/24573/la-verita-sul-piano-kalergi-e-le-origini-della-ue-se-ne-parla-poco-e-nessuno-sa/

No Censura, portale di impronta conservatrice e complottista

http://www.nocensura.com/2013/11/la-storia-segreta-dellunione-europea-il.html

Apocalisse Laica, portale

Il piano Kalergi: Ecco spiegato il genocidio dei popoli europei

L’intellettuale dissidente, quotidiano di impronta rossobruna

http://www.lintellettualedissidente.it/editoriale/la-storia-segreta-dellunione-europea-il-piano-kalergi/

Fronte di liberazione dai banchieri, blog di impronta qualunquista

http://frontediliberazionedaibanchieri.it/article-il-piano-kalergi-il-genocidio-dei-popoli-europei-117650465.html (rimanda al blog “Identità”)

Byoblu, blog di impronta qualunquista

Il Piano Kalergi

Altra realtà, blog di impronta spiritualista e qualunquista

http://altrarealta.blogspot.it/2013/11/il-piano-kalergi.html

Antimassoneria, blog di impronta cattolica reazionaria

Il Piano Kalergi – Quello che Nessuno ti ha mai detto sull’Europa

(rimanda al quotidiano “Qui Europa”)

Unione per il socialismo nazionale, blog di impronta neonazista

https://socialismonazionale.wordpress.com/tag/piano-kalergi/

  • Chi lo smentisce?

Vice, quotidiano

https://news.vice.com/it/article/piano-kalergi-complotto-estremisti-italiani

Linkiesta, quotidiano indipendente

http://www.linkiesta.it/it/article/2015/09/28/cose-il-piano-kalergi-la-bufala-dei-migranti-che-uccideranno-gli-europ/27568/

Indiscreto, portale di cultura pop

Kalergi e l’Europa dei pecoroni

Il juke-box del piano Kalergi

Giornalettismo, quotidiano

Piano Kalergi, Fusaro rilancia la bufala razzista sul genocidio programmato dei popoli europei

Il Piano Kalergi: l’ultima fantasia neonazista

Mazzetta, blog di impronta libertaria

“Il piano Kalergi”, i Protocolli dei savi di Sion riscritti dal nazistume

Termometro Politico, portale di politica

Complotti, cospirazioni e misteri della rete: il Piano Kalergi

Next, quotidiano

Kalergi: il piano de La Gabbia per diffamare Laura Boldrini

Matteo Salvini contro il terribile Piano Kalergi

Il Primato Nazionale, quotidiano di impronta fascista (nda: sì, fascista, hai letto bene, è clamoroso)

Esiste davvero il “Piano Kalergi”? Ecco la risposta

Bufale un tanto al chilo (BUTAC), blog di debunking

http://www.butac.it/il-piano-kalergi-per-lo-sterminio-degli-europei/

Il campione raccolto vuole che il profilo di chi afferma che il piano esista sia il seguente: tradizionalista, spiritualista, conservatore/identitario, filofascista/filonazista, cattolico, autoritario. Ci sono tutti i crismi dell’ur-fascismo, la mitomania verso il clero cattolico, l’antisocialismo (contro socialisti, anarchici e comunisti) e c’è anche il vecchio jolly dell’antisemitismo (con annesso negazionismo dell’olocausto).

L’indipendentismo sardo è anch’esso affetto da tale morbo ideologico moderno. Non l’indipendentismo storico, fortunatamente. O meglio, lo è solo una minuscola parte di questo, perché attraverso la creduloneria nei confronti del piano Kalergi, abbiamo una schiera di parvenus nell’indipendentismo sardo: ci sono una serie di personaggi che si sono “scoperti” indipendentisti perché hanno dato per buona, quando non per accertata, la teoria del piano Kalergi, e quindi pensano che la quantità di migranti che l’Italia colloca in Sardegna (ricordiamolo: ad ora sono circa il 3% del totale sul suolo dello Stato italiano) sia un tentativo di annacquamento etnico o, come piace ad alcuni tacchini estremisti, un inquinamento razziale. Niente di più lontano dalla realtà. Ma è inutile parlare di realtà, perché quella del complottista medio (fra cui il neo-indipendentista sardo di matrice cospirazionista) è una lettura molto filtrata dalle nozioni-rivelazioni ma non dal senso critico, sempre in cerca di nuove conferme – anche irrilevanti – alla teoria del piano di annullamento di etnie e identità nazionali.

Ci sarebbe a questo punto da dire che nessuna etnia nella Storia è mai da considerare come cristallizzata nel tempo (a meno che parliamo di culture defunte come quella nuragica, latina, etrusca, etc.), dal momento che ogni cultura che abbia coscienza di sé stessa e che sappia proiettarsi in avanti nel tempo, può accorgersi di non essere immutabile e di sapere che potrà rispondere alle dinamiche globali in base ai propri strumenti collettivi di lettura del mondo, che la porteranno progressivamente a declinare i cambiamenti in seno all’umanità in maniera locale, al ritmo che tale cultura riesce a metabolizzare nel bene o nel male. Ciò viene ignorato o rifiutato da vari nazionalismi di nazioni senza Stato e da vari nazionalismi di Stati già esistenti. E viene ignorato o rifiutato in funzione del fatto che spesso le nazioni senza Stato accettano l’identità coloniale che gli Stati centrali hanno assegnato al popolo sottomesso, oppure viene ignorato o rifiutato in funzione del fatto che ogni Stato centrale teme qualsiasi forza centrifuga che non finisca, fra le altre cose, per confermare la rappresentazione che tale Stato ha di sé stesso, e quindi sopprime e omologa le espressioni antropologiche interne ai confini stabiliti. Si parla infatti sempre in termini di “diversità” purtroppo, parlandone in termini economici e non solamente in termini di espressione individuale, dando per scontato che invece all’interno dei confini, qualsiasi essi siano, ci debba essere un’omologazione integrale che preveda, quando va bene, un gioioso interclassismo nazionalitario o, quando va male, una aristocrazia guerriero-spiritualista.

La cosa più spaventosa è che in entrambi i casi, quello della nazione senza Stato o dello Stato già costituito, si vorrebbe denunciare la soppressione di qualsiasi “diversità”, senza considerare – o forse omettendo volontariamente -, che la diversità è innanzitutto un fattore individuale e solo in un secondo momento è collettivo. La “diversità” è culturale giacché è collettiva, perché è la somma dei compromessi che gli individui raggiungono in una data espressione geografica, in un determinato periodo storico, in cui si danno delle regole compatibilmente col loro ambiente e in mutevole continuità con le persone che hanno preceduto. Gli individui creano cultura, la cultura crea individui, e non esiste nessuna entità di cultura astratta che sia immobile nel tempo e che prescinda dagli individui di una comunità, né esistono individui che non siano stati cresciuti da una cultura.

Per questi motivi trovo che sia seriamente pretestuoso per un indipendentista sardo parlare di identità e di sostituzione etnica, perché ne starebbe parlando, palesando quindi xenofobia a buon mercato, solo quando vede nella propria terra alcune migliaia di poveri disgraziati che hanno avuto l’unica colpa di essere nati nella sponda “sbagliata” del Mediterraneo e che fuggono a causa di guerre, persecuzioni, land grabbing, desertificazione, capitalismo. E l’apprendimento della notizia degli sbarchi spesso è accompagnato da frasi infami, come ad esempio l’accusa di vigliaccheria per i migranti o l’accusa di finta povertà per il solo fatto che possiedono uno smartphone (che però è diventato un nuovo strumento standard della vita moderna, quasi al pari di un computer, e che spesso è uno smartphone rigenerato da quelli che l’Occidente restituisce alle case produttrici), e insinuazioni come ad esempio il ripopolamento coatto attraverso le donne immigrate. Quest’ultimo punto in particolare è confutato da uno studio del SSEO, consultabile a questo indirizzo: http://www.sardinianobservatory.org/2016/05/25/tasso-di-fecondita-in-sardegna-crolla-anche-quello-delle-donne-straniere/.

Gli indipendentisti di cui sopra, quindi, palesano di aver scoperto il giocattolo dell’indipendentismo per vie traverse, e si riempiono la bocca di “identità” e “sovranismo” invece di fare una critica seria e parlarne incentrando la critica sulla colonizzazione totalizzante italiana, che è stata la causa principale della scomparsa di gran parte dell’espressione popolare sarda, quindi non solo la modernità – che non è affatto un problema finché si può riuscire ad appropriarcisi di essa – ma la falsa speranza nell’immedesimazione nello stereotipo di italianità per sentirsi pronti per la vita moderna.

Infatti è del tutto assente, ad esempio, una critica al folklore da questa nuova compagine indipendentista, che invece viene accetta il folklore secondo l’espressione di un’identità romanzata e riproposta nelle varianti che richiede il mercato ad uso e consumo dell’occhio turistico filtrato attraverso l’italianità.  È del tutto assente una critica alla trasformazione del territorio in funzione di offerta turistica. È del tutto assente un reinserimento graduale delle lingue di Sardegna su tutti i livelli di istruzione. È del tutto assente una serie di critiche strutturali che invece vengono date per assodate e ignorate più o meno volontariamente.

Inoltre è seriamente pretestuoso che si parli di attacco all’identità sarda, quando le stesse lamentele vengono scritte nelle reti sociali in un italiano scritto male o in un sardo scritto ancora peggio – emblemi di scarsa scolarizzazione, di scarsità di strumenti critici e di mancata alfabetizzazione nella lingua purtroppo colonizzata -, segno inequivocabile che questa nuova identità sardignola di tanti indipendentisti dell’ultim’ora altro non sarebbe che la declinazione locale del complottismo e del razzismo europeo, che avrebbe l’aspirazione di proporre a targhe alterne l’indipendenza contro l’Italia che “ci riempie di negri” e una tregua con l’Italia perché “siamo sardi, ma anche italiani, ma in negri ci stanno invadendo”.

Racconta alla gente che qualcuno vuole sostituire la tua etnia, e ti crederanno cercando conferme in qualsiasi elemento anche non attinente; racconta alla gente che la vernice è fresca, e loro si imbratteranno le mani pur di capire se è vero.