NOAS DAE CATALUNYA

Questa sezione sarà aggiornata ogni ora in vista del referendum sull’indipendenza della Catalunya. La delegazione internazionale del Comitadu sardu pro su referendum de sa Catalunya collaborerà a stretto contatto con la redazione di Pesa Sardigna.

 

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29-9:

La delegazione arriva a Girona nella serata di venerdì e si dirige verso Barcellona. Qui, al Barrio de El Guinardó, occupa, insieme ad altri militanti indipendentisti catalani, la scuola primaria Pit-Roig, che nella giornata di domenica sarà un seggio referendario;  in tutto si contano circa trenta persone.

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30-10: 

Alle due di notte arriva la polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, che- in modo estremamente sereno- verifica la presenza dei militanti e si dilegua. La delegazione dormirà nel seggio e nel frattempo scrive un programma per lo stesso, che prevede attività ludiche e informative.

Nella mattina tornano i Mossos d’Esquadra che vogliono sapere circa le attività svolte durante l’occupazione. Non viene identificano alcun militante.

Colazione alla scuola primaria Pit- Roig
Seggio occupato (scuola primaria Pit- Roig)
Torrent d’en Melis

Nello stesso distretto di  El Guinardó  sono presenti altre due scuole: una, Torrent d’en Melis (foto), attiva e con molte persone che la occupano e l’altra, Torrent de Can Carabassa, che ora è chiusa, comincerà le attività alle sei del pomeriggio. Le scuole sono tutte connesse e in contatto tra loro e saranno utilizzate come seggi.  C’è una certa allerta per il pericolo infiltrati.

La delegazione passa la mattinata a visitare i vari seggi. Inoltre hanno fatto diverse interviste, tra le quali una a Pere, attivista della sinistra anticapitalista catalana, che si può trovare a questo link. I seggi utilizzano piattaforme internet per coordinarsi e per organizzare l’afflusso dei militanti che li occupano.

La situazione fino alle 12 è molto tranquilla: nei centri occupati si svolgono attività sportive, ludiche, sono presenti dei banchetti con cibarie, tavoli di discussione e informazione, e i bambini giocano. I militanti fanno volantinaggio per le strade per chiedere alla popolazione di sorvegliare alcuni seggi che sono in parte scoperti, poiché il pericolo arriverà stanotte, dato che con grande probabilità la polizia spagnola, la Guardia Civil, tenterà di sgomberare i seggi.

Tra non molto la delegazione del Comitadu sardu pro su referendum de sa Catalunya si muoverà al centro di Barcellona per incontrare delegati e segretari della CUP, la sinistra catalana.

Infopoint di Barria de Gràcia

Adesso, ore 15, la delegazione si trova nel quartiere più rosso e indipendentista di Barcellona: Gràcia. Il Comité de defensa del referendum de Gràcia ha organizzato un infopoint permanente, in cui è affisso il programma per tutti i distretti e vengono distribuiti i volantini

Volantino che invita la popolazione ad occupare i seggi

che si stavano dando nella mattinata ad El Guinardó come in tutti gli altri  quartieri. Vicino all’infopoint si trova una piazza in cui si svolge una festa, anch’essa permanente,  che vede un programma piuttosto variegato: musica, concerti, balli, cibarie e confronto. Nonostante la tensione in vista della giornata di domani Barcellona è gioiosa, in ogni angolo della città; il referendum è infatti una grande mobilitazione popolare e dovunque ci sono manifestazioni di questo genere.

Festa al Barria de Gràcia

Marco Santopadre, della Rete dei comunisti in una nota: “Al momento circa 200 scuole sono occupate in tutta la Catalogna dai cittadini e dagli studenti, in una quindicina i Mossos hanno identificato i presenti minacciando lo sgombero domattina per impedire l’apertura dei seggi. In una scuola del quartiere del Raval i Mossos hanno impedito l’occupazione. Grandi manifestazioni di solidarietà con i catalani oggi a Madrid, Santiago, Bilbao. Piccole manifestazioni fasciste in varie città, saluti romani e inni franchisti. Il capo del Pp in Catalogna, Albiol, ha paragonato le urne elettorali del referendum catalano ai cesti della biancheria sporca che usa la moglie. La Guardia Civil ha occupato la sede dei servizi informatici della Generalitat che avrebbe dovuto occuparsi della raccolta e del conteggio elettronico del voto”.

Alle 15.30 parte della delegazione incontra per caso Joseba Alvarez, responsabile dei rapporti internazionali di Batasuna.

Il pomeriggio prosegue all’Institut del Teatre dove si svolge la Benvinguda Internacionalista, una vera e propria internazionale nonché atto di solidarietà tra popoli: intervengono segretari e portavoce della sinistra anticapitalista

Locandina della Benvinguda Internacionalista

da (quasi) tutto il mondo. Per la Sardegna intervengono Pierfranco Devias, segretario nazionale del partito Libe.r.u. di cui riportiamo l

‘intervento al seguente link, e Cristiano Sabino, portavoce del Fronte Indipendentista Unidu e delegato del Comitadu Sardu pro su referendum de sa Catalunya (il suo intervento a questo link). Uno scenario mozzafiato, con centinaia di patrioti e rivoluzionari da tutta Europa- e non solo- arrivati in Catalunya

Institut del Teatre gremito di militanti comunisti e socialisti da tutto il mondo

per sostenere la “disconnessione” con la Spagna, fatto storico che rimescolerebbe le carte dello stesso assetto oligarchico della UE.

La delegazione fa ritorno alla scuola Pit- Roig.

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1-10:

Alle ore 5 molte vie di accesso sono chiuse dai trattori che creano un muro artificiale per le forze dell’ordine. Nel frattempo nelle scuole seggio si organizza la resistenza passiva. Il popolo catalano risponde al volantino distribuito il giorno prima, e le

Escola Pau Casals (Gràcia)

scuole si affollano: migliaia di cittadini, tra cui anche bambini e anziani, aderiscono per difendere i loro diritti. Questo è il responso popolare alla minaccia della Guardia Civil. Degli elicotteri sorvolano incessantemente Barcellona.

Il Comitadu sta verificando che in diversi seggi si sta votando regolarmente, quindi continua il presidio.
La Generalitat stamattina alle otto ha emesso una direttiva che prevede che qualora un seggio venga sigillato, il cittadino può recarsi in qualsiasi altro seggio con un documento di identità. Per impedire il referendum la Spagna dovrebbe chiudere tutti i punti voto.

Pit- Roig occupata per il referendum

Adesso, alle 10, la Guardia Civil sta entrando nei centri occupati e li sta sgomberando con la forza bruta: manganella e trascina via i cittadini, rompe i computer, ritira le urne con le schede. Nel frattempo la Guardia Civil si aggira anche nei pressi della scuola Pit-Roig dove è presente la delegazione del Comitadu Sardu pro su referendum de sa Catalunya. Alla Pit- Roig si stanno dando direttive su come agire: alla luce dei fatti è rischioso che bambini e anziani rimangano nella struttura, ma è importante comunque continuare con la resistenza pacifica.

Arriva un contrordine alle ore 10.30: sicché la Guardia Civil adopera una violenza inaudita anche davanti alla resistenza democratica e pacifica, pestando a sangue chiunque gli capiti a tiro, alcuni collegi potrebbero decidere di dare il lascia passare alle forze dell’ordine.

Dopo le violenze che continuano a perpetrarsi ad opera dello stato spagnolo, il presidente del governo catalano Puigdemont afferma: “Questa giornata sarà una vergogna per sempre per lo Stato spagnolo e un vanto democratico eterno per la Catalogna.”  Turull, consigliere di Presidenza catalano: “Chiediamo le dimissioni del rappresentante del Governo spagnolo in Catalogna per le violenze dello Stato”. Il rappresentante del governo spagnolo in Catalogna replica che l’unico responsabile di tutto quel che sta succedendo è Puigdemont e il suo governo. Apprezza il modo di agire delle polizie.La magistratura spagnola annuncia che potrebbe intervenire contro i Mossos d’Esquadra per la loro inerzia e passività. Ada Colau, sindaco di Barcellona, chiede le dimissioni di Rajoy.

I vigili del fuoco continuano a proteggere la popolazione e utilizzano i propri mezzi come barricata per evitare che la Guardia Civil arrivi nei seggi per sgomberarli.

Marco Santopadre, in una nota scrive: “Finora negli ospedali catalani sono stati curati circa 40 tra attivisti e votanti a causa della violenza della polizia, tre i feriti gravi
Il ministero degli interni spagnolo difende la “proporzionalitá” dell’intervento della polizia. A Placa de Catalunya è in atto una provocazione da parte di un gruppo di fascisti. Nei seggi dove si può votare ci sono lunghissime file, precedenza viene data alle persone disabili e agli anziani

Alle 15.30 i vigili del fuoco, che stavano proteggendo la popolazione, vengono caricati dalla polizia nazionale spagnola.

Il governo catalano chiede all’Europa di sanzionare la Spagna per le sue azioni criminali e per aver messo a rischio l’immagine dei diritti umani previsti dall’Europa stessa.

A Palermo Isati Iunco #PoterePopolareCentri Sociali Palermo e antudo.info promuovono un presidio di solidarietà al popolo della Catalogna (Concentramento ore 18:00 sotto il Consolato spagnolo “Grattacielo”- Piazzale Ungheria, 73).

Torrent d’en Melis

La delegazione ora, alle 16:20, si dirige verso la scuola più vicina, Torrent d’en Melis, per verificare se effettivamente questa e la Pit-Roig siano le uniche due rimaste aperte nel quartiere di El Guinardó. I pompieri presidiano la scuola con le persone che qualche ora fa

Institut Joan Brossa

hanno resistito all’attacco della polizia spagnola. La delegazione si sposta ulteriormente in un seggio nelle vicinanze della scuola Torrent d’en Melis, l’Institut Joan Brossa, poiché vi è scarsità di militanti.

La polizia catalana sfida i funzionari spagnoli della Guardia Civil che usano la violenza contro gli elettori a Gavà.

La delegazione riferisce che nella tarda serata l’allerta di intrusioni e cariche da parte della Guardia Civil sarà più alta, poiché conterà sulla stanchezza dei

Institut Joan Brossa

militanti, sulla minore affluenza e sul fatto che le urne saranno piene.

È ufficiale: alle 17 Magistratura, Tribunale Superiore e Guardia Civil indagano e identificano i Mossos d’Esquadra per passività. L’accusa è disobbedienza.

Dopo i vari interventi della polizia spagnola al referendum, i feriti alle 17:10 si attestano a 465. Vi sono diverse persone gravemente ferite.
Il vice presidente spagnolo nega l’evidenza, affermando che non vede brutalità nell’azione della polizia contro gli elettori, poiché le azioni sono state prese contro il materiale referendario e non contro le persone.

Institut Català de la Salut; la polizia che osserva
Folla davanti al seggio a Gràcia

Ore 18: La delegazione si dirige verso Gràcia e trova per la strada un altro seggio, all’Institut Català de la Salut. Arrivano alle 18:20 a Gràcia. Dei ragazzi presenti al seggio de l’Escola Pau Oasals spiegano che- quando si scorge la Guardia Civil in arrivo- si bloccano gli autobus e si utilizzano come barricata per rallentare la corsa della celere. Di solito la polizia desiste e prova ad attaccare un altro seggio. I militanti si muovono come un assembramento e pare quasi che a condurli sia metaforicamente un cervello collettivo.

Adesso la la delegazione fa rientro al Pit- Roig poiché un elicottero sorvola il seggio ed è quindi alta la probabilità di un assalto della Guardia Civil.

Nel frattempo arriva la notizia che 319 punti voto sono stati sigillati; ciononostante il governo catalano invita i cittadini a continuare nelle operazioni di voto.

Pit- Roig chiusa dai militanti

Alle ore 19 la delegazione ci informa che la Guardia Civil si sta dirigendo verso il seggio da loro presidiato, alla scuola Pit- Roig. I militanti e gli scrutatori che occupano il seggio adottano la decisione di tanti altri punti voto: sigillare autonomamente il seggio per impedire alla polizia di entrare e permettere la protezione dell’urna, per poi migrare verso un altro seggio.

Strada per Campins
Igualda

Oltre a pullman e autobus utilizzati come barricata mobile, o alla chiusura precoce di alcuni seggi, il popolo catalano decide di utilizzare anche ciò che la propria terra gli fornisce per rallentare l’arrivo della Guardia Civil ai seggi: nella strada per Campins si abbattono gli alberi adiacenti alla carreggiata per ostacolare il passaggio della polizia.
Ore 19: tutti i collegi di Igualda (Anoia) sono stati chiusi per contare i voti. Le urne sono portate di corsa dai membri dei tavoli elettorali dal seggio all’Ateneu della città. Il centro è pieno di cittadini che scortano il passaggio delle urne e applaudono.

Il seggio locato alla scuola primaria Pit- Roig viene chiuso ufficialmente alle 19:50. La delegazione farà tappa in un altro punto voto, che contribuirà a mantenere aperto e sicuro.
Negli stessi momenti si svolge una manifestazione presso la

Puerta del sol

Puerta del Sol a Madrid in solidarietà con la Catalogna e contro la repressione del governo Rajoy. Alcune fonti giornalistiche parlano di scontri con la polizia.

La delegazione si sposta nel seggio del Torrent de Can Carabassa. È ufficialmente cominciato lo spoglio delle schede alle ore 20, tutti i seggi sono chiusi.

Pablo Iglesias, leader di Podemos: “Il mondo intero ha visto l’uso della forza pubblica contro i cittadini. C’è una crisi di Stato. Ci sono migliaia di spagnoli che provano orrore per le immagini di oggi. Rajoy non si dimetterà, dobbiamo toglierlo dal governo. Quello che ha più senso è un referendum concordato, e oggi ne abbiamo avuto la conferma”.

Il numero dei feriti confermato alle ore 20:21 è di 761.

Arrivano i risultati ufficiali per il solo seggio della scuola Pit- Roig:
Totale voti: 1439
Sì: 94%
No: 4%
Nulle: 1%
Bianche: 1%

Mariano Rajoy afferma: “Non c’è stato alcun referendum per l’autodeterminazione in Catalunya”.

Ore 21:36: in tutta Barcellona vengono montati maxischermi per proiettare in tempo reale i risultati del referendum. Tra poco a Plaça de Catalunya avrà inizio una grande manifestazione di festa per proclamare i dati.

Ore 21:55: a Lleida i Mossos continuano a frapporsi tra i manifestanti e la polizia spagnola formando un cordone di sicurezza. La gente continua ad arrivare e la tensione aumenta. Negli stessi istanti a Barcellona si festeggia dappertutto e in particolare in piazza Catalunya.

Piazza Catalunya

Il governo catalano denuncia la Guardia Civil e la polizia per lesioni, costrizioni, minacce, disordini e crimini contro i diritti individuali. Le organizzazioni che hanno sostenuto l’indipendenza della Catalunya chiamano uno sciopero generale per il 3 ottobre.