Gli indipendentisti catalani una minoranza? Facciamo i conti!

di Valeria Casula

L’impressionante tasso di votanti del referendum del 1 Ottobre in Catalogna

Sicuramente non sono esperta di diritto costituzionale spagnolo, ma le 4 operazioni fondamentali le conosco bene, per cui, poiché in questi giorni la maggiore argomentazione dei detrattori del referendum catalano è “sono una minoranza”, mi sono presa la briga di fare 2 conti semplici semplici.

Gli aventi diritto al voto sono 5,3 milioni (esattamente 5.343.458, se siete d’accordo d’ora in poi uso numeri tondi ma in Excel ci sono precisi, se vi servono) che avrebbero dovuto votare in 2.315 seggi.

Di questi seggi 319 sono stati diciamo “visitati” dalla Policia Nacional o dalla Guardi Civil che hanno sottratto le urne e/o hanno reso di fatto i seggi indisponibili al voto.

Dagli aventi diritto sottraiamo gli aventi diritto afferenti ai siti “non agibili” stimati in circo 736 mila elettori potenziali (ipotizzando che tali seggi avessero dimensione media degli altri, vale a dire circa 2.300 aventi diritto per seggio).

Risultato: gli aventi diritto in grado di poter esercitare questo diritto passano da 5,3 milioni a 4,6 milioni.

I votanti (di cui non sono stati sottratti i voti dalle forze dell’ordine) sono stati 2,26 milioni, vale a dire la metà circa degli aventi diritto con un seggio “disponibile”.

Faccio solo un breve cenno al fatto che questo dato è, a mio avviso, miracoloso in una giornata in cui sin dalla apertura dei seggi arrivavano notizie agli elettori sugli intervento delle forze dell’ordine e quindi sul rischio di prendersi qualche mazzata se avessero messo una croce in quella scheda, ma torno subito ai numeri.

Di questi, il 90%, pari a 2,020 milioni ha detto SÌ, 176.000 No e il resto bianche/nulle.

Quei SÌ rappresentano il 44% di tutti gli aventi diritto che avevano un seggio a disposizione (o di cui non sono state sottratte le urne).

Il dato del 38% calcolato sugli aventi diritto complessivi non ha alcun senso, visto che sono stati portate via le urne con i voti o non hanno più potuto votare oltre 700.000 aventi diritto che afferivano ai seggi “non agibili”.

Quindi una prima menzogna che continuo a leggere è che solo un terzo della popolazione è per l’indipendenza: il 44% non è un terzo della popolazione avente “reale” diritto di esercitare l’opzione di voto, in matematica.

Ma andiamo avanti con una premessa: in tutti i referendum l’adesione non è mai del 100%, quelli che comunque si sarebbero astenuti anche in condizioni di voto serene non possono essere imputati al NO. Nei referendum senza quorum, a differenza delle elezioni, l’astensione non indica una posizione ben precisa perché magari non ci si sente rappresentati dal quesito o si vuol far naufragare la consultazione, in quanto il quesito è un SÌ o un NO, e non andando a votare non si avvantaggia né una parte né l’altra. L’astensione non può che essere interpretata come indifferenza verso le due opzioni.

le delegazioni sarde e basche che hanno seguito le operazioni di voto

Ho fatto qualche simulazione. Immaginiamo che fosse andato a votare l’80% degli aventi diritto e immaginiamo ancora uno scenario particolarmente avverso all’indipendenza, vale a dire che il 90% di questo elettorato incrementale avesse votato NO.

In questo caso, ripeto considerando il SÌ realmente raccolti e solo il 10% di SÌ da parte dell’elettorato incrementale, la situazione sarebbe stata la seguente:

Votanti: 4,3 milioni
SÌ: 2,2 milioni (pari al 52%)
NO: 2 milioni (pari al 47%)
Il complemento a cento sono le bianche/nulle dei votanti reali

Al diminuire delle ipotesi di partecipazione al voto, lo scarto fra SÌ e NO si fa sempre più ampio in favore del SÌ, mentre con queste ipotesi (assolutamente irrealistiche, ma volutamente paradossali) di massiccia adesione al NO, i SÌ e NO si equivalgono con affluenza del 84%, solo sopra questa percentuale prevalgono i NO.

uno dei circa duecento collegi elettorali nella sola città di Barcellona

Poiché nessuno in buona fede può sostenere che il 90% di quanti non si sono recati alle urne avrebbero votato NO, non esiste scenario plausibile in cui il NO avrebbe potuto vincere con 2 milioni di SÌ raccolti su 2,2 milioni di votanti.

In conclusione: 2 milioni di “SI” su 2,2 milioni di votanti è un successo tale da poter rappresentare una minoranza solo nello scenario assolutamente inverosimile in cui il 90% dell’elettorato incrementale avesse votato “NO”, con affluenza maggiore o uguale al 85%!