Gigi Riva e la paura dell’indipendenza

di Omar Onnis

Divide l’intervista all’Unione dove Gigi Riva dichiara qualche dubbio pragmatico (non in linea di principio, però) circa la possibile indipendenza della Sardegna.
Gigi Riva non è un politico, né uno storico, né un sociologo, neppure un economista; insomma è un ex grande campione, un mito sportivo, un emblema, ma non è che abbia proprio i titoli di dispensatore di Verità, su queste faccende.
Ha detto delle banalità, ha snocciolato un paio di luoghi comuni. Non starei a farne un caso.

Viceversa è imbarazzante quel che si legge su altre testate, sul medesimo tema, da parte di persone apparentemente più competenti.
Penso al pezzo di Luciano Marrocu (uno storico) sulla Nuova di ieri (o avantieri). Una serie di paralogismi (non si usa la storia a scopi politici, sostiene, un attimo prima di usare la storia a scopi politici), che sfociano poi nell’unico argomento che dobbiamo essere lieti e fieri di essere accolti nella grande nazione italiana, così ben guidata in nome della costituzione più bella del mondo.
Si può dissentire senza che arrivi la Guardia Civil?

Ma soprattutto, cos’è, adesso, tutta questa premura di trovare ragioni contro l’autodeterminazione? Qualcuno la teme? E se sì, chi è che la teme e per quali ragioni? Io mi farei queste domande, prima ancora di discutere della questione.

Nel frattempo il presidente Pigliaru, scatenando la sua proverbiale grinta, rimprovera il Veneto e la Lombardia per l’intenzione di tenersi i 9/10 delle imposte versate sul loro territorio. Non si fa, dice il professore-presidente, bisogna essere tutti leali e a disposizione dello stato centrale. Il che spiega perché lui e il suo fido compare Paci abbiano combinato tanti guai nella vertenza entrate. Non era impreparazione o pressapochismo, erano proprio scelte fatte con convinzione. Per l’Italia. Sia pure a svantaggio della Sardegna (ma chi se ne importa, mica sono stati messi lì per fare i comodi della Sardegna).

Ma a noi non ci fregano mica. A noi ci pensano i… Riformatori. Quelli dei referendum sull’abolizione delle province (che sono ancora lì, ma senza consigli provinciali, ossia gli organi democratici di quegli enti) e sul taglio non degli emolumenti ma del numero dei consiglieri regionali (con conseguenze non casuali aggravate dalla successiva legge elettorale oligarchica: chapeau!).

Cosa fanno questi filantropi (ops, si può dire “filantropo” o qualcuno si è intestato la qualifica in esclusiva?)? Propongono un referendum per far inserire nella costituzione italiana la notizia che a Sardegna è un’isola.
Referendum, Sardegna=isola, costituzione italiana. Se riuscite a tenere insieme senza ridere queste tre cose eterogenee e scompagnate, vincete una tessera omaggio del partito dei Riformatori e qualche altro gadget (che non specifico).

Mi raccomando, facciamoci fregare ancora. Alla faccia dell’asino sardo!