Due chiacchiere con gli editori della neonata casa editrice “Catartica Edizioni.”

Due chiacchiere con gli editori della neonata casa editrice “Catartica Edizioni.”

Perché fondare una casa editrice?

Daniela: Perché sentivamo la necessità di creare un punto di riferimento che a Sassari non c’era. Abbiamo deciso di chiamarla “Catartica” per intendere un senso di rinascita e di cambiamento, sia personale che professionale, che vogliamo portare avanti. Il progetto editoriale che abbiamo in mente è alternativo all’industria editoria massificante ed omologante, un’industria che sforna volumi e volumi di persone non perché abbiano scritto qualcosa di davvero interessante, ma quasi esclusivamente di persone che “Sono qualcuno”, abbiamo notato che i libri esposti nelle vetrine dei grossi gruppi editoriali hanno le copertine con sopra i visi delle stesse persone che sono solite frequentare i salotti buoni della tv, giornalisti asserviti al potere, uomini di spettacolo, VJ, cantanti del secolo scorso quasi dimenticati e comici. In questa situazione i dispersi sono proprio i libri, nel senso nobile del termine, per cui abbiamo deciso di dare spazio ad autori emergenti che siano innanzitutto originali, vogliamo concentrarci sulle storie della quotidianità, legate ai piccoli centri, alle periferie, a qualsiasi cosa di bello provenga da una sottocultura ancora inesplorata.

Quali tematiche troveranno spazio all’interno delle vostre collane?
Giovanni: Vogliamo fornire al lettore uno sguardo critico sul mondo, attraverso libri che offrano al lettore la possibilità di conoscere voci controcorrente, dissonanti, disallineate. Abbiamo l’idea di dare spazio ai temi dell’impegno sociale, dell’attivismo politico, di chi, in sintesi, si dà da fare, in questo preciso momento storico, per portare avanti un progetto di riscatto sociale, di rivoluzione intellettuale, di impegno civico. Questo lo possiamo fare prendendo come punto di riferimento il dibattito politico e culturale che in Sardegna è molto vivo, ad esempio sui temi della sovranità, dell’autodeterminazione, dell’indipendenza, della democrazia, dell’ecologismo e dei diritti civili. Abbiamo pensato di dedicare una collana, che si chiamerà “I diari della motocicletta” a tutti coloro che, di questi tempi, dimostrano di avere lo spirito di “rivoluzionare” lo status quo. Una collana dedicata ai saggi politici rivolti alla Sardegna e che documentino le battaglie che molti, nonostante il clima di rassegnazione diffuso che si respira, stanno portando avanti oggi, magari lontano dai riflettori, una collana dedicata alla nostra “Resistenza”, quella di chi pensa che in Sardegna ci si possa e ci si debba vivere, poiché ritiene che ci siano alternative all’emigrazione che riguarda i nostri paesi, in maniera preoccupante. La Sardegna che vogliamo raccontare è lontana da quei programmi in lingua sarda che passano nelle reti locali, non parla di qualcosa di idilliaco che non c’è più e che si ricorda con nostalgia fittizia, ma parla di una Sardegna che esiste oggi, e che in tanti ignorano.

La vostra prima pubblicazione è dedicata ad Antonio Gramsci, perché questa scelta?
Giovanni: Questa scelta per noi ha una duplice valenza; se da una parte volevamo dare risalto ad una delle figure storiche più importanti del Novecento, ricordandone lo spessore intellettuale a ottant’anni dalla morte, i principi e i valori di libertà e di indipendenza di pensiero per cui si è battuto tutta la vita, dall’altra volevamo attirare l’attenzione al genere di testi contenuti in questo volume. Cioè una serie di racconti, incluse le traduzioni delle celebri fiabe dei Fratelli Grimm che Gramsci fece in carcere per i figli della sorella Teresina, tra il 1929 ed il 1931. Nelle nostre intenzioni vi è infatti quella di dare spazio ed importanza alle raccolte di racconti e questo classico della letteratura ci sembrava un buon modo per dare inizio a questo nostro progetto editoriale che, prima ancora di un progetto economico, vuole essere un progetto culturale indirizzato a fornire al lettore degli strumenti critici per interpretare il mondo. Nella nostra idea di raccolta di racconti deve essere predominante un tema comune indirizzato alla trasmissione di messaggi o alla descrizione di realtà spesso marginali e poco conosciute.

Cosa pensate si debba fare per dare maggiore spazio alla lingua e agli autori sardi all’interno dei vari Festival organizzati in Sardegna?
Daniela: Serve maggiore sensibilità da parte della politica e maggiore attenzione ai progetti che si vanno a finanziare. Si parla tanto di riscoperta delle nostre radici culturali, di lingua e cultura sarda ma si fa ben poco per finanziare e favorirne l’affermazione, lo sviluppo. Tutto sommato siamo in un particolare momento storico, di riscoperta e valorizzazione delle nostre radici, del nostro patrimonio di conoscenze artistiche, linguistiche e culturali che aiuta ad acquisire la consapevolezza di come i sardi siano stati, nel corso della storia, un popolo ricco di esperienze storiche. Attorno alla questione della lingua sarda si sviscerano temi legati alla nostra cultura, alla nostra storia e alla nostra identità, la quale è permeata da esperienze collettive e da scambi culturali, tutto ciò non solo ci rende protagonisti del nostro tempo e della nostra storia ma ci aiuta anche a costruire gli strumenti su cui impiantare il nostro presente e il nostro futuro. Tutta la costruzione dell’identità si basa su una sommatoria di esperienze che chiamiamo cultura, quando questa ci rappresenta. Negli anni a venire sarebbe opportuno vedere una maggiore apertura verso gli autori sardi nei festival sparsi per la Sardegna, e anche di vedere nascere altre iniziative, ai quali possano partecipare ospiti internazionali ed italiani ma che abbiano il cuore e i testi con le radici in Sardegna; che non precludano l’accesso agli autori sardi meno noti, e chissà che, a tal fine, il progetto culturale a cui abbiamo dato vita non possa in qualche modo dare il proprio contributo. Nei nostri obiettivi c’è inoltre anche quello di creare una collana di testi in sardo, una sfida alla quale non vogliamo certo sottrarci.

http://www.catarticaedizioni.com