Tirocini: Traballu, no tzerachia!

Immagine tirocini

Lo scorso ottobre il progetto “Pro una Caminera Noa” aveva lanciato una campagna per denunciare la passività della Regione Sardegna a fronte della nuova normativa sui tirocini. Lo scorso 25 maggio 2017 – avevano denunciato in una nota gli attivisti di CN – «la Conferenza Stato-Regioni ha approvato le nuove “Linee guida in materia di tirocini formativi e di orientamento”. contenuti delle nuove linee guida sono nettamente peggiorativi rispetto al passato. Il nuovo quadro che viene proposto elimina le differenti tipologie di tirocinio, modulate a seconda del destinatario, liberalizzando di fatto il tirocinio. Viene aumentata la durata massima del tirocinio, da 6 a 12 mesi. Si lascia invariata l’indennità minima di partecipazione a 300€». Evidentemente il passaparola è corso in fretta in rete e molti ragazzi hanno contattato il referente della campagna, il giovane attivista Marco Contu che ha fatto studi specifici in materia.

Il passo successivo è una campagna di giovani tirocinanti e precari che non ci stanno ad essere trattati come schiavi e che annunciano di voler dare battaglia raccogliendo l’invito alla mobilitazione emesso da Caminera Noa. Questi ragazzi si sono organizzati e hanno aperto una pagina Facebook pubblicando un appello da firmare per poi lanciare una ampia mobilitazione con il fine di costringere la RAS ad intervenire con proprie linee guida che sostituiscano quelle del governo italiano, (peggiorative rispetto alla situazione precedente), e che prevedono una durata massima del tirocinio di 12 mesi e un’indennità minima di 300 euro al mese.

A fronte di questa legislazione che trasforma i tirocini in lavoro mal pagato, le richieste dei giovani tirocinanti in lotta sono chiare:

– una distinzione netta tra le tre tipologie di tirocinio
– una durata massima del tirocinio di 6 mesi
– una indennità minima di partecipazione di 800€
– controlli-filtro sulle offerte di tirocinio
– maggiori e genuini controlli ispettivi sui luoghi di lavoro

Il prossimo passo dopo aver inoltrato alle Istituzioni regionali la lettera firmata – annunciano i giovani tirocinanti – «sarà la convocazione di un’assemblea generale di tutti i giovani interessati dal problema per la prima metà di gennaio, in un luogo facilmente raggiungibile da tutta la Sardegna, allo scopo di organizzare le successive iniziative di mobilitazione».

Di seguito la lettera integrale pubblicata sulla pagina fb. Chi volesse sottoscriverla può tranquillamente andare sulla pagina Cambiamo le regole sui tirocini e scrivere un messaggio in bacheca.

LA LETTERA INTEGRALE

CAMBIAMO LE REGOLE SUI TIROCINI! Firma anche tu!

Siamo giovani sardi, tirocinanti, ex tirocinanti e potenziali tirocinanti. Siamo quella fascia di popolazione sulla quale continuano a pesare fortemente gli strascichi della crisi e le scelte politiche degli ultimi venti anni e oltre; la disoccupazione giovanile in Sardegna continua a rimanere su tassi allarmanti (56,3%) e sempre più spesso siamo costretti all’emigrazione, al lavoro nero, alla dequalificazione rispetto alle competenze che abbiamo acquisito con anni di studio o imparando un mestiere.

La prima esperienza di approccio al mondo del lavoro per molti giovani sardi è sempre più spesso il tirocinio, uno strumento di politica attiva periodicamente incentivato anche dalla Regione Sardegna, che, se di per sé, può essere uno strumento utile, nella realtà dei fatti si dimostra uno strumento atto a legittimare situazioni di sfruttamento del lavoro e utile solo ad abbattere il costo del lavoro per le imprese. Il tirocinio oggi si palesa come un ricatto vero e proprio in cui siamo chiamati a scegliere tra disoccupazione e lavoro sottopagato: è una situazione che non siamo più disposti ad accettare e per la quale chiediamo degli interventi immediati.

Deve essere chiaro: il tirocinio non costituisce un rapporto di lavoro ma unicamente una esperienza formativa per il tirocinante che, grazie all’affiancamento a un tutor, può conoscere dall’interno un determinato contesto lavorativo, vedere e conoscere in modo diretto come si svolge una professione o un mestiere, incrementare le proprie conoscenze e così poter orientare le proprie scelte nel mondo del lavoro. Il tirocinante non dovrebbe mai partecipare alla capacità produttiva di una impresa, il tirocinante non dovrebbe mai svolgere mansioni meramente pratiche e manuali; insomma il tirocinante non può svolgere attività di lavoro subordinato. Anche le linee guida “nazionali” del 25 Maggio 2017 sono abbastanza chiare: “al fine di qualificare l’istituto e di limitarne gli abusi […] il tirocinio non può essere utilizzato per tipologie di attività lavorative per le quali non sia necessario un periodo formativo”. Evidentemente la realtà dei fatti non è questa; infatti è ormai prassi che i tirocinanti svolgano attività lavorativa come un qualsiasi altro lavoratore, spesso con gli stessi ritmi e orari ma con una indennità lorda di 400€ o 450€ al mese e senza contributi previdenziali, e, quando il tirocinio è attivato con l’Avviso della Regione, all’impresa spetta un modico esborso di 150€.

Il 25 Maggio 2017 la Conferenza Stato-Regioni ha approvato le nuove linee guida italiane dove indica degli indirizzi da seguire sui vari aspetti che regolano il tirocinio; nonostante l’evidente abuso che si fa dei tirocini, al posto di porre un argine, queste linee guida sono nettamente peggiorative: esse liberalizzano di fatto l’istituto con il tirocinio extracurriculare unico, mentre prima la netta distinzione di tre tipi di tirocinio serviva a modulare ogni tipologia in base a chi fosse il destinatario; viene aumentata la durata massima del tirocinio a 12 mesi mentre prima il tirocinio formativo e di orientamento poteva durare massimo 6 mesi (non sono un po’ troppi dodici mesi per formarci?); viene fissata l’indennità minima a 300€, esattamente come in passato. Il quadro potenziale che si forma con queste modifiche, vede la possibilità per un’impresa di far lavorare un tirocinante fino a 8 ore al giorno, per 12 mesi, a 300€ lordi al mese! Che dire poi del rischio sempre più concreto di rimanere incastrati in un vortice continuo di tirocini, dove finito uno se ne inizia un altro per altri 12 mesi, con buona pace del desiderio di vedere un contratto di lavoro regolare?

Fortunatamente queste linee guida non sono legge ma solo linee di indirizzo, in quanto la regolazione ufficiale spetta alla Regione Sardegna che può disattendere completamente tali linee e formularne altre più favorevoli per i tirocinanti. Tanto per rafforzare quanto abbiamo già detto prima, i tirocini, rientrano nella materia “formazione” e non “lavoro” e su tale materia ha competenza esclusiva la Regione. Sappiamo che in Regione si sta già lavorando sulle nuove linee guida regionali e noi intendiamo intervenire con delle richieste ben precise.

Vogliamo:

  • una distinzione netta tra le tre tipologie di tirocinio: I) tirocini formativi e di orientamento, II) tirocini di inserimento/reinserimento al lavoro e III) tirocini in favore di disabili, persone svantaggiate e richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale, giacché ognuno di essi risponde ad esigenze diverse;
  • una durata massima del tirocinio di 6 mesi;
  • una indennità minima di partecipazione di 800€; dal momento che si continua a chiudere gli occhi rispetto al fatto che i tirocinanti svolgano effettiva attività lavorativa e anzi lo si accetta, allora vogliamo ricevere una somma più dignitosa;
  • controlli-filtro sulle offerte di tirocinio, almeno in quelle pubblicate nei canali ufficiali della Regione Sardegna; non è possibile continuare a vedere offerte per attività che non necessitano di formazione o che richiedono pregressa esperienza lavorativa, ciò contrasta con la normativa e sono il primo campanello d’ allarme rispetto a una futura situazione di abuso;
  • maggiori controlli da parte dei soggetti promotori e maggiori controlli sui soggetti promotori, rei troppo spesso di chiudere un occhio rispetto a situazioni di abuso;
  • maggiori e genuini controlli ispettivi sui luoghi di lavoro che, in caso di accertamento di un abuso, darebbero diritto al tirocinante a vedersi riconosciuta l’applicazione retroattiva di tutti i trattamenti economici e normativi spettanti ai lavoratori che svolgono le sue stesse mansioni.

Non possiamo non segnalare inoltre i sempre più frequenti ritardi nel versamento di quella modesta indennità che ci spetta e chiedere di intervenire a garanzia di una maggiore regolarità e puntualità.

Su questi punti daremo battaglia e siamo pronti a farci sentire.