Muroni: «la Sardegna si governa con testa, cuore e anima nell’Isola!»

1. Che cos’è e quali sono i presupposti politici del progetto “Polo dell’Autodeterminazione”?

Si tratta di un laboratorio di idee finalizzato ad aggregare forze politiche, movimenti e associazioni che credono la Sardegna debba essere governata in discontinuità di progetti e comportamenti rispetto alle forze politiche italiane che ci hanno condotto all’attuale disastro sociale, culturale ed economico. Raccogliamo idee, sperimentiamo buone pratiche, elaboriamo progetti, lavoriamo per far emergere forze nuove dalla società sarda. Il nostro obiettivo è quello di far governare la Sardegna ai sardi, rompendo il cordone ombelicale con la malapolitica italiana.

2. Le alleanze sotto scadenza elettorale non hanno mai portato molta fortuna agli assembramenti di stampo sardista e indipendentista. Perché questa volta dovrebbe essere diverso?

Ogni domanda è lecita ma questa contiene una affermazione (con parole offensive, come “assembramenti”) che è assolutamente fuorviante. Questo cantiere ha preso il via mesi fa, quando non c’erano elezioni in vista. Chi ne fa parte – e chi ne ha fatto parte, anche fuggevolmente – sa bene che le elezioni non sono mai state un assillo né l’obiettivo unico. Siamo consci di dover condurre un’operazione anzitutto culturale, fondata sui contenuti. Le elezioni – e l’eventuale successo delle nostre proposte e il termometro della nostra credibilità – saranno una conseguenza.

3. Mentre in Catalogna e in Corsica le forze nazionali trovano l’intesa e governano, in Sardegna alcuni credono ancora nelle alleanze con i partiti centrali. Scontiamo un gap storico rispetto ad altre nazioni?

Abbiamo già detto che non c’è nessuno spazio di collaborazione – né etico, né sui contenuti – con i partiti italiani che ci hanno condotto nell’attuale situazione. E nemmeno con chi continua a condividere le responsabilità della fallimentare Giunta Pigliaru. Serve, appunto, una svolta culturale: la Sardegna si governa con testa, cuore e anima nell’Isola, non con investiture dei soliti (tristemente) noti.

4. Come fare a superare lo scoglio dell’attuale legge elettorale voluta in maniera bipartisan da centro destra e centro sinistra per impedire l’ingresso in Regione di forze alternative al duopolio?

Io credo che il problema se lo debbano porre il centrodestra e il centrosinistra. Noi – se saremo alle elezioni – saremo in campo per vincere.

5. Avete una strategia per coinvolgere i soggetti che si battono per l’emancipazione della Sardegna che ancora non risultano organici al vostro progetto?

Non è più il tempo della tattica, delle presunte furbizie e delle strategie personali. Noi ci siamo costituiti e abbiamo lanciato un appello a tutti i cittadini sardi che si riconoscono nel nostro manifesto di valori e nel nostro programma di rilancio sociale, culturale ed economico, in discontinuità quando non in rottura col passato anche recente. Chi ci sta è ben accetto.

6. Dentro il Polo dell’Autodeterminazione ci sono varie sensibilità politiche, fino a poco tempo fa addirittura contrastanti. Sarà un problema comporre un programma sociale visto che convivono sotto lo stesso tetto tendenze liberiste e tendenze socialiste?

Mi pare che anche questa domanda sia preceduta da un assunto che tende a privilegiare le divisioni e non le cose che uniscono. L’esempio catalano e corso ci indica la strada: serve un fronte di liberazione nazionale, democratico e pacifista. Serve liberare tutte le istituzioni sarde dalle incrostazioni. Se partiamo dal presupposto che ogni punto di equilibrio che troveremo tra le nostre diverse sensibilità non potrà che essere migliore dalle pratiche di Pd e Forza Italia, non potrà che essere un successo.