Sassari e slot: nella spazzatura 100 milioni annui

1,1 Miliardi di euro. Questa la cifra giocata in Sardegna nel 2016 nelle slot machines, di cui 107 milioni solo a Sassari. Un dato in crescita e sempre più allarmante se si pensa che nel 2012 Sassari deteneva il primato con 76 milioni di euro spesi dai suoi cittadini in bar, circoli e attività commerciali che hanno posizionato al loro interno le macchinette mangiasoldi.

Gli indipendentisti lottano da anni contro il diffondersi di una piaga che colpisce soprattutto le zone più disagiate, poiché si ricerca nel gioco la possibilità di un colpo di fortuna per fare fronte al dilagare della disoccupazione e della miseria. A Sassari, ad esempio, il tasso di disoccupazione giovanile supera il 50%, più dell’80% delle pensioni non arrivano a 1000€ e circa il 20% delle famiglie si trovano sotto la soglia di povertà.

Facendo leva sul potere delle Amministrazioni, nel 2013, il partito indipendentista A Manca Pro s’Indipendentzia (oggi non più esistente) lanciò la campagna “Non li dias dinare a custu Istadu parassita”, a cui seguì un convegno con il coinvolgimento del SERD e la presentazione di una mozione in Consiglio Comunale grazie al consigliere Isidoro Aiello, approvata all’unanimità il 20/02/2014.

Di seguito i punti principali della delibera:

  • Istituire una Carta dei locali No slot per fare loro pubblicità positiva
  • Prevedere sgravi fiscali e incentivi economici per chi decidesse di non avere slot machine e videolottery nella propria attività
  • Redigere e approvare un regolamento in cui si stabilisca la distanza minima tra luoghi in cui si pratica il gioco d’azzardo e luoghi sensibili come scuole, ospedali, chiese, centri di aggregazione ecc.
  • Vietare la pubblicità a ogni forma di gioco d’azzardo e attività ad esso collegata in tutto il territorio comunale.
  • Regolamentazione degli orari di apertura e chiusura dei locali che ospitano il gioco d’azzardo.

Questa delibera non è mai stata applicata dalla sua approvazione, nel 2014, durante la Giunta Ganau e quindi in perfetta continuità con la Giunta Sanna; nonostante ciò, Sassari è stata testimone di un continuo fiorire di attività commerciali dedicate esclusivamente al gioco d’azzardo. In due anni è stato applicato solo il regolamento che prevedeva sgravi fiscali per chi decidesse di non possedere slot e videolottery nella loro attività, e il disciplinamento degli orari di accensione delle slot machine.

La lotta venne infatti ripresa nel febbraio 2016 con l’apertura di una nuova casa da gioco in via Vardabasso, di proprietà dei figli di Perrone, (ex assessore della Giunta Ganau e poi consigliere comunale del PD con Sanna). La casa citata, infatti, prevedeva una struttura con parcheggi sotterranei, ristorante e camere per la notte. Insomma, invece di disincentivare il gioco di azzardo, lo si rende appetibile sotto più punti di vista. Il Fronte Indipendentista Unidu organizzò un sit-in di protesta il 24 febbraio 2016, con grande partecipazione da parte di militanti e cittadini sensibili al problema, soprattutto data la vicinanza della Casa da Gioco con l’Ospedale Conti, in netto contrasto con uno dei punti principali della delibera stessa. In quella occasione il FIU chiese a gran voce l’applicazione della delibera o le dimissioni del Sindaco Nicola Sanna.

Il 1 aprile 2016 il FIU chiamò a Sassari un’assemblea pubblica invitando cittadinanza, SERD e istituzioni a discutere diverse forme di lotta e contrasto delle ludopatie a cui parteciparono esponenti del PD locale e componenti della Giunta e del Consiglio Comunale.

La mossa successiva di associazioni vicine al PD fu l’organizzazione di uno slotmob e delle feste per premiare singole attività che decisero di sostituire le slot con una libreria all’interno del loro bar. Sicuramente un gesto encomiabile, ma che nulla ha a che vedere con l’applicazione di una delibera esistente studiata appositamente per essere applicata a costo quasi zero nella maggioranza dei suoi punti, come il censimento dei locali no slot e la collaborazione con il SERD nella funzione di prevenzione e cura delle dipendenze.

La contraddizione è palese: nel sassarese si continua a vedere adesivi applicati sulle vetrine di chi rinuncia alle slot, insieme a giganti vele pubblicitarie con cui le case da gioco promuovono indisturbate la loro attività. Vele dislocate in tutta l’area cittadina, soprattutto nei punti nevralgici: S. Maria, a due passi da via Padre Zirano, in cui gli studenti e non solo prendono il pullman; Centro Commerciale Tanit; zone periferiche in cui il disagio economico è in costante crescita.

Sono passati quattro anni dalla proposta di A Manca, ma l’Amministrazione, sempre ad egemonia PD, si rifiuta  ancora ad applicare in toto una delibera approvata a febbraio 2014.

Certamente non è un problema di costi, di mezzi e di strumenti, ma di coraggio e forza nel contrastare un fenomeno che, sì, arricchisce le casse dello Stato e di chi produce questi strumenti sanguisuga, ma impoverisce economicamente e umanamente una società e un territorio ormai devastati.

Il SERD e i suoi operatori sono lasciati soli nella loro lotta quotidiana, le iniziative nelle scuole sono frutto della buona volontà di singoli docenti e dirigenti, l’accesso al gioco d’azzardo è sempre più facilitato e le conseguenze sempre più gravi.