Sacchetti “bio” e veleni di Sardegna

di Comitato No chimica verde- no inceneritori

La scienziata che in Italia ha reso famosi i sacchetti biodegradabili, o meglio il mater-bi, è Catia Bastioli, che oltre a essere amministratore delegato di Novamont lo è anche di Terna.

Catia Bastioli grazie all’aiuto dell’Eni ha deciso di fare la sua fabbrichetta di sacchetti a Porto Torres. Per chi non lo sapesse, uno dei siti più inquinati d’Italia. Per intenderci, sotto i terreni dove è stata impiantata la fabbrichetta verde, scorrono fiumi di benzene, dicloroetano, CVM e altro ancora. Ma sotto eh, sopra è tutto tinteggiato di verde. Il colore della speranza.

Quindi Novamont ed Eni (Versalis) rubandoci la parola Matrica hanno creato una joint venture che avrebbe dovuto trasformare uno dei siti più inquinati d’Italia nel polo più verde del mondo. Un’impresa talmente audace e green che pure Legambiente ci ha creduto, talmente tanto da diventare partnership di Novamont.

Poi chiedetevi perché Ciafani difende l’amica dell’amico.

Ah in questa greffa si è infilata anche Intesa San Paolo, che per restare sul pezzo fa tanti soldini dalle Cluster Bomb. Per le quali la convenzione ONU ne proibisce l’uso. Così giusto perché si parla di buone pratiche.

Ora il polo più verde del mondo, di verde non ha che il nome. Dal momento che Eni, come previsto dal buon senso e dalla legge, lo avrebbe dovuto prima bonificare.

Ma tornando ai nostri sacchetti, la Bastioli non è scienziata solo di nome. Infatti ha avuto una bella idea. Ovvero produrre i sacchettini con l’olio estratto dalla pianta del cardo. Idea che ha richiesto studi approfonditi e gli studi approfonditi ai giorni d’oggi costano e anche molto. Per l’esattezza 3,7 miliardi di euro solo dalla UE, non tutti a Novamont naturalmente. Poi qualche altro spicciolo lo ha dato la Regione Sardegna, ma poca roba solo 60 milioni di euro (soldi del contribuente).
Una parte di questi soldini sono serviti per finanziare le ricerche degli enti vari, tra questi anche illustri università, marketing e spesucce varie. Ma tanta fatica per nulla, purtroppo il cardo è scomparso dall’orizzonte. Non perché non fosse una pianta adatta, anzi al CNR hanno addirittura scoperto che oltre a produrre olio, dal cardo si poteva ricavare anche miele, farine vegetali insomma quelli la ricerca l’hanno presa sul serio. Il problema è che i contadini della Nurra, la seconda piana più fertile della Sardegna, dove si sarebbe dovuta coltivare la pianta spinosa, non ne hanno voluto sapere di sterilizzare le loro terre con i cardi.

Ma la Bastioli è una che non si arrende, così l’olio per i suoi sacchetti ha deciso di importarlo, smuovendo navi e innescando un circolo poco virtuoso, che di bio continua ad avere solo il nome.

E comunque la fabbrichetta per trasformare l’olio importato con le navi, in sacchetti biodegradabili, ha bisogno di energia. Ma non c’è problema, ora non ci è dato sapere i dettagli, fatto sta che vicino alla fabbrichetta bio, c’è la centrale termoelettrica di Versalis. Che non brucia farfalle, ma FOK (fuel oil of cracking) un derivato della lavorazione dell’etilene, talmente cancerogeno e nocivo che lo IARC (International Agency for Research on Cancer) lo mette nella tabella A1 che vuol dire massima nocività. Anche questo a Porto Torres arriva via nave.

In sintesi i sacchetti biodegradabili sono fatti grazie o comunque di lato a un inceneritore di rifiuti tossico nocivi in uno dei siti più inquinati d’Italia. Dove si ammalano e muoiono troppe persone. Alla faccia delle “produzioni ambientalmente virtuose e rispettose degli ecosistemi”.

E siccome però questi sacchetti vanno venduti e bene, il PD all’amica Catia Bastioli le ha regalato una legge sartoriale che non solo obbliga tutti ad usarli, ma cosa ancora più grave vieta ai cittadini di portarseli da casa. Pagandoli, considerati anche i soldi per produrli, una cifra esagerata!

Inevitabilmente il popolo è insorto, ma dal momento che la quadriglia si balla in famiglia, ci ha pensato Legambiente in modo totalmente disinteressato a difendere la nostra scienziata.

Ora che il mater-bi sia meglio del PVC non lo nega nessuno. Ma che prima di fare impresa green bisognava mettere in sicurezza terre, acque e persone, ma anche pesci, che da quei luoghi continuano a trarne solo malefici è ancora più certo.