L’autoindeterminazione e la sua cura

Sono imminenti le elezioni politiche italiane. Cosa ne pensano le forze politiche e intellettuali indipendentiste e anticolonialiste? La redazione di Pesa Sardigna ha deciso di ospitare diversi interventi sul tema cominciando con un articolo del professor Gianluigi Deiana.
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di Gianluigi Deiana
Gianluigi Deiana

Per come sono messe le cose, soprattutto a sinistra, una sana e consapevole indeterminazione rispetto alle vicine elezioni politiche consente di lasciar passare la buriana senza rovinarsi il fegato, e questa è in termini generali una soluzione raccomandabile per tutti i soggetti sensibili alla patologia politica: è vero che si sconta l’aspetto negativo di questo non fare, tuttavia si conserva almeno la coscienza del fatto che si tratta di una indeterminazione decisa tra sé e sé (una auto-indeterminazione) che è sempre meglio di una determinazione scelta da altri (una etero-determinazione). Esempi ricorrenti e sempre uguali di etero-determinazione sono la candidatura in Sardegna dell’ex plenipotenziario di Rifondazione Claudio Grassi, che è emiliano (Liberi e Uguali), il paradosso di un cartello elettorale chiamato enfaticamente “Potere al Popolo” che è finito da subito sotto il potere concreto della forma residuale del PRC-PCI, la cancellazione romana di Roberto Cotti dalle candidature Cinque Stelle ecc.

L’auto-indeterminazione è quindi il campo base per tutti noi portatori sani della malattia elettorale, per i quali la tentazione della ricaduta potrebbe essere deleteria ancora una volta; tuttavia, mai dire mai, sembra essere spuntata, in questo giardino di male piante extrainsulari, una piantina autoctona che una manifestazione di interesse la merita: curiosamente si chiama “autodeterminatzione”, e nel gioco di significati veicolati dalle parole (specialmente le doppie parole) si pone come una plausibile risoluzione dell’alternativa secca tra l’auto-indeterminazione (cioè astenersi) e l’etero-determinazione (cioè votare per Grassi o per il cartello elettorale PRC-PCI o buttarla alle Cinque Stelle).

Fatti salvi i buoni propositi di questi soggetti, cioè il proposito di LeU di rifare una sinistra di governo, il proposito di Potere al Popolo di avviare un progetto di sinistra ricostruito di sana pianta dal basso, il proposito della stella sana dei Cinque Stelle di ripulire dai buchi neri tutto il cielo stellato, abbiamo anche il dovere di misurare questi buoni propositi sulla realtà; la realtà è rispettivamente questa: LeU è già oggi un partito politico, il quale con numeri visibilmente scoraggianti sta andando incontro alla prospettiva di un debole ruolo di opposizione secondaria in un panorama politico instabile dominato in maggioranza dalla destra ed egemonizzato in opposizione dalle quattro stelle sporche delle Cinque Stelle.

Potere al Popolo è nato come un progetto politico e solo subordinatamente, in funzione di rodaggio interno e di visibilità pubblica, come cartello elettorale; tuttavia per come stanno andando le cose, non solo in Sardegna, e per come sono già andate recentemente altre volte con cartelli come “Cambiare si può” o la “Lista Tsipras”, cioè a farsi benedire, è ormai concreta l’ipotesi che il cartello elettorale stia diventando il sudario del progetto politico; questo sacrosanto progetto, infatti, di tutto avrebbe bisogno per aprire le ali meno che della colla necessaria a tenere insieme un cartello elettorale.

Buttare il voto alle stelle poteva essere ragionevole, da sinistra, cinque anni fa; ora è chiaro però che le stelle non sono milioni di milioni ma sono solo cinque, esattamente come le dita di una mano: lotta alla corruzione, lotta ai migranti, disconoscimento dei sindacati, sintonia con la grande impresa, assenza totale di idee sulla politica europea: quattro cattive stelle contro una; la cancellazione in Sardegna della ricandidatura di Roberto Cotti, meritevole di tante cose e soprattutto della denuncia mondiale del business militare RWM e di Finmeccanica, è una meteora al contrario di portata letteralmente stellare, e questo spiega in senso lato il carattere illusionistico, cioè meteorico al contrario, di tutto questo fenomeno politico.

AutodetermiNatzione: vengo ora alla possibile risoluzione del mio strano rebus, la lista di AutodetermiNatzione; personalmente non so quasi niente di come essa sia stata concepita, anche se il suo concepimento era assolutamente nell’ordine delle cose; infatti ogni fidanzamento degnamente coltivato alla fine concepisce qualcosa e qui ci troviamo al primo esito di un fidanzamento degnamente e ponderatamente coltivato; ciascuna delle parti contraenti può presentare motivi di simpatia o motivi di dubbio, e nella contraenza stessa si possono lamentare preclusioni o esclusioni che sarebbe stato bene evitare, ma la risultante è da considerare assolutamente benefica nel contesto dato.

Il contesto dato, anche e particolarmente in questo caso, è per l’immediato un contesto elettorale (e quindi AutodetermiNatzione non può non essere ora un cartello elettorale) e per la prospettiva un vero e proprio progetto politico (la cui prova del nove sarà inevitabilmente il prossimo rinnovo del consiglio regionale); anche qui quindi le elezioni politiche italiane rivestono una funzione sia di rodaggio interno che di visibilità pubblica, tuttavia, a differenza dei casi precedenti, i passi finora compiuti non sembrano preludere a un mortifero effetto sudario, quale quello per cui in altri casi il cartello ha finito per ibernare o seppellire il progetto (si vedano Sa Mesa, il FIU, Sardegna Possibile ecc.).

A questa analisi, che personalmente ritengo condivisibile da parte di molti compagni, devo aggiungere qualcosa di mio: non riguarda lo scontato carattere variabile di questa nuova piantina, cioè la multiformità politica e l’interclassismo sociale: la piantina infatti deve crescere nel terreno sociale e non sotto vetro in un orto botanico; riguarda invece il fatto (minore) che stimo sinceramente molti dei compagni che vi si sono impegnati in prima linea, cioè Bustianu, Filippo, Pier Franco, Lucia ed altri ancora; e riguarda in ultimo (ma con importanza dirimente) l’esplicitazione di una chiara e incontrovertibile posizione antirazzista, priva di infingimenti, di se e di ma, che spero sia resa a prescindere dal calcolo elettorale.

Strada facendo, e cioè tra le elezioni politiche italiane e le elezioni regionali sarde, ci attendono due compiti: il primo, fronteggiare di nuovo con questi stessi compagni la spada di Damocle del sito prescelto per le scorie nucleari; il secondo, realizzare (su questa che ora ne appare come la pietra angolare di fondazione) il grande progetto politico della autodeterminazione del popolo sardo; è un compito immane per il quale i compagni che vi si sono impegnati finora non dispongono probabilmente di forze autosufficienti; auguro loro apertura, ponderazione e saggezza.