Disertare le urne per tornare al popolo

Sono imminenti le elezioni politiche italiane. Cosa ne pensano le forze politiche e intellettuali indipendentiste e anticolonialiste? La redazione di Pesa Sardigna ha deciso di ospitare diversi interventi sul tema. Qui proponiamo un articolo di Antonello Pabis. Domani verrà pubblicato l’ultima dichiarazione . 

di Antonello Pabis

Care compagne e cari compagni,
ho deciso di non votare!
Ci pensavo da tempo ma solo oggi ho superato positivamente il dubbio sulla opportunità di esternare le mie considerazioni prima delle elezioni ma … ora ci sono: la sincerità prima di tutto!
Particolarmente dopo la perdita del sistema elettorale proporzionale che, occorre ricordarlo, fu voluta da sedicenti comunisti, quelli stessi che ci hanno portato all’odierno PD, non sono mai stato innamorato delle elezioni.
Poi una lunga autocritica, che intendo proseguire, mi ha portato a vivere con crescente disagio ogni appuntamento elettorale.
Oggi rifiuto anche quello che a buona ragione si può chiamare avventurismo elettorale e mi ritiro dal gioco, anche come elettore, mentre continuo la mia militanza di base.
Le ultime leggi elettorali confermano che, facendo parte dello Stato italiano, ci troviamo in presenza di un golpe bianco che ha portato a governare gentaglia mai eletta o eletta con l’inganno e, con un sistema truffaldino e antidemocratico che riempirà nuovamente il Parlamento di corrotti e mafiosi.
L’ultima legge elettorale è la peggiore di tutte e avrebbe giustificato l’organizzazione di uno sciopero generale dal voto, un sano e consapevole boicottaggio di massa!
Invece no, mentre l’astensionismo è diventato il primo “partito”, proprio perché nessuno ha saputo offrire un’alternativa credibile al sistema mercantile e clientelare vigente, incuranti di ciò, tutti a rincorrere la gran festa delle elezioni, avvallando così il sistema truccato.
Non sono un qualunquista e non metto sullo stesso piano Leu e il PD, ma ho ben presente la dichiarata disponibilità all’inciucio che li rende meno distanti da ciò che ci chiedono di credere.
Ciò significa che, ancora una volta, il sistema mercantile capitalista, colonialista e guerrafondaio non è messo in discussione e che si “naviga” all’interno di quello.
Credo sia maturato il tempo perché la sinistra (senza virgolette) ritorni ad essere la via del riscatto sociale, torni in mezzo al popolo, sia il popolo.
E che i suoi intellettuali siano realmente organici alle masse popolari, partendo effettivamente dalle persone più escluse ed emarginate.
Non voterò nemmeno Potere al Popolo perché, essendo “un invenzione” (tempestiva solo per le elezioni) rappresentativa di associazioni e movimenti soltanto a parole (con alcune ma insufficienti pregevoli eccezioni), produrrà soltanto nuove delusioni e sfiducia con il solo risultato di far aumentare l’astensionismo, il qualunquismo, i 5 stelle (il partito qualunquista per eccellenza) e lasciare altra spazio sociale alla destra.
Questa infatti, occorre pensarci, non può essere contrastata con i muscoli ma deve essere combattuta con l’intelligenza, tornando a occupare i territori nei quali il razzismo ed il fascismo si stanno insinuando.
Voglio continuare a vivere in mezzo al “mio” popolo ed esserne parte totalmente dedicata.
E non mi scoraggio, sapendo che non siamo pochi e che dobbiamo soltanto riconoscerci ed unirci, ciascuna e ciascuno con i suoi caratteri personali e la sua diversità.
In Sardegna sono già accesi cento fuochi di resistenza civile e di lotte dal basso, che dovremmo lavorare perché si connettano in reti sempre più larghe.
Dovremmo promuovere un’inversione di tendenza rispetto al separatismo e alla dispersione in corso; non perderci di vista e costruire ponti per il dialogo e la pratica sociale comune.
Dovremmo essere consapevoli che non sono le elezioni borghesi che cambieranno il mondo ma i movimenti di popolo che cambieranno anche le elezioni.
Non ce l’ho con le compagne ed i compagni che, illudendosi, inevitabilmente contribuiscono ad illudere anche altre/i o che hanno fatto scelte diverse dalla mia, anche quella di compiere “l’ennesimo sacrificio”, dato che non vedono alternative e considerandolo magari “il male minore”.
Ho verso di loro un affetto profondo e a loro voglio chiedere benevolenza, sperando che ci rivedremo nella pratica sociale, in mezzo a quel popolo di cui, escludendo ogni presunzione e supponenza, dobbiamo essere strumento!

(Dedicato sopratutto ai giovani, perché NON SPRECHINO LA LORO INTELLIGENZA, CONTINUINO AD ISTRUIRSI, NON SI STACCHINO MAI DAL POPOLO E CHE FACCIANO DELLA PRATICA SOCIALE LA LORO PRIMA COMPAGNA DI VITA!)