Un voto per la questione sarda

Domani si svolgeranno le elezioni politiche italiane. Cosa ne pensano le forze politiche e intellettuali indipendentiste e anticolonialiste? La redazione di Pesa Sardigna ha deciso di ospitare diversi interventi sul tema. Qui proponiamo un articolo di Andrìa Pili. Con questo contributo si conclude il giro di pareri sul voto alle elezioni  dell’Italia.

di Andrìa Pili

La mia preferenza elettorale per queste Legislative parte da alcuni assunti fondamentali: il voto in Sardegna dovrebbe essere una scelta ponderata sulla base degli effetti che un determinato risultato può avere nel contesto sardo; i potenziali effetti positivi, per l’isola, che potrebbe avere l’affermazione di un determinato movimento politico italiano dipendono da quanto si sarà autonomamente costruito attivamente in Sardegna. Vediamo, brevemente, quali sono le forze principali in campo.

PD-Centrodestra: Rappresentano la continuità con i governi che – negli ultimi 25 anni – hanno portato avanti politiche neoliberiste a detrimento dei diritti sociali – innanzitutto sul versante del lavoro, dell’istruzione, ricerca e sanità pubblica – contribuendo alla crescita sia delle diseguaglianze sociali che delle diseguaglianze di sviluppo economico fra il Nord e le periferie del Sud e le isole, favorendo il drenaggio di capitale umano in favore del primo. Inoltre, entrambi gli schieramenti hanno attuato un razzismo istituzionale che volto a criminalizzare gli immigrati clandestini o a sacrificarne i diritti umani, in nome degli interessi particolari di partito. In Sardegna, il bipolarismo liberista è il centro principale del ceto politico-clientelare, mediatore degli interessi stranieri, a sostegno di progetti economici neocolonialisti e dell’occupazione militare dell’isola. Sono il nemico immediato di un progetto volto all’emancipazione nazionale e sociale della Sardegna.

LeU: La proposta politica di questa lista non mi pare credibile per diverse ragioni. Innanzitutto, il principale partito – MDP – è una parte di PD che ha condiviso tutto il percorso del cosiddetto centrosinistra sino al governo Renzi (Roberto Speranza e Pierluigi Bersani, ad esempio, hanno votato il Jobs Act). Infatti, la narrazione dominante di questa lista si basa sul mito di un centrosinistra autenticamente progressista che sarebbe stato tradito da Matteo Renzi: il renzismo offre alla quasi totalità dei dirigenti l’opportunità di nascondere la propria responsabilità nella degenerazione e nella crisi di una Sinistra italiana che, qualche decennio fa, esprimeva il partito comunista più forte dell’Occidente. Un buon programma non è tutto, se non è supportato da persone coerenti; a guidare LeU è un bel pezzo di politici professionali il cui primo interesse è quello di salvaguardare la propria posizione.

La sezione sarda distingue fra Sardegna e Italia, ammettendo la collaborazione con il PD nell’isola (o praticandola come nel caso del sostegno alla Giunta Pigliaru) e avversione al PD in Italia. La penisola è il centro dell’azione politica e alla Sardegna è attribuito un ruolo marginale, passivo, importante in primo luogo per piazzamenti nelle amministrazioni regionali e locali, a drenare voti per «il nazionale», a prescindere dalle politiche antisociali e colonialiste portate avanti e dal sostegno alla presenza dei poligoni militari. Non a caso, la lista punta unicamente sulle diseguaglianze legate al reddito fra le classi, tralasciando la questione della diseguaglianza di sviluppo fra centro/periferia, come se questa non incidesse ugualmente in negativo sulla qualità della vita; non hanno un’idea riguardo la questione sarda o meridionale (tanto da candidare dei continentali in nome di un presunto comune interesse italiano che ogni eletto deve rappresentare, in nome della fittizia Nazione costituzionale).

M5S: Come già scritto in una precedente riflessione (link), il Movimento che si presenta come alternativo in Italia, non propone nulla che possa affrontare la questione della subalternità economica, politica e culturale della Sardegna. Inoltre, a mio parere, rappresenta un nazionalismo populista italiano la cui ideologia si basa sul culto di una mitica Italia onesta del passato, rovinata dalla casta politica attuale e che i pentastellati dovranno restaurare. La Sardegna deve solo prepararsi a ricevere le azioni di un futuro salvifico governo pentastellato; Roberto Cotti, il più sensibile alla questione sarda è stato escluso dai candidati della lista di Grillo. Inoltre, si tratta innanzitutto di un marchio italiano il cui risultato elettorale prescinde da una vera base militante e da un reale lavoro sul territorio. Per questo, il voto al M5S non può cambiare in alcun modo a cambiare gli equilibri del contesto politico sardo; il suo successo, anzi, rischia di diffondere un messaggio italianista pericoloso, in quanto allontana i sardi dalla presa di coscienza della propria condizione e, quindi, dalle soluzioni per superarla

Potere al Popolo, PC: Senza entrare nel merito delle evidenti differenze fra le due liste, provo rispetto per entrambe perché credo che rappresentino delle proposte progressiste realmente alternative al centrosinistra, importanti nella ricostruzione di un movimento comunista in Italia. Tuttavia, in Sardegna rappresentano soltanto due marchi italiani; non rafforzano nessun movimento presente sul nostro territorio, né possono essere una base per un progetto di cambiamento fondato sugli interessi dell’isola. Analogamente al M5S, il loro risultato sarà più legato all’immagine mediatica italiana delle liste che a quanto fatto nell’isola. Entrambe le liste non hanno un’idea coerente riguardo la questione sarda, non riconoscono il diritto del popolo sardo all’autodeterminazione e non propongono una riforma dello Stato in senso federalista (anzi, PaP propone di fatto il vecchio centralismo, chiedendo il ripristino del Titolo V precedente alla riforma del 2001 – http://www.pesasardignablog.info/2018/01/03/potere-al-popolo-progetto-neocentralista/) .

Autodeterminatzione: L’unica lista che ha nella Sardegna il centro della sua azione, vede la questione sarda come prioritaria. Malgrado lo slogan «non siamo né di Destra, né di Sinistra» sia un espediente comunicativo molto discutibile fondato – a mio giudizio erroneamente – che tali definizioni possano allontanare dal voto qualcuno, credo che si tratti di una lista oggettivamente progressista: nessuna delle organizzazioni aderenti può essere definita di Destra, sicuramente non è di Destra il suo programma. È significativo che si sia pronunciata chiaramente contro le controriforme neoliberali del lavoro e dell’istruzione, oltre che in difesa della sanità pubblica e contro le politiche razziste dell’immigrazione. Al netto dei suoi limiti, votare Autodeterminatzione andrà a rafforzare un progetto politico diretto a cambiare gli equilibri nel nostro contesto, dando un maggiore potere al nostro popolo contro l’oligarchia sardo-italianista e contro lo Stato centrale, i maggiori responsabili del sottosviluppo sardo. Inoltre, significa rafforzare una proposta indipendentista coerente e progressista contro l’indipendentismo reazionario di PSdAz e Partito dei Sardi, contribuendo alla connessione fra indipendenza ed emancipazione reale che tali partiti – con il proprio collaborazionismo e sostegno alle politiche di PD e centrodestra, oltre che con la pratica di co-optazione di pezzi di ceto politico clientelare – rischiano di mettere in dubbio.