Lettera aperta ai militanti di Potere al Popolo (Sardegna)

Lettera aperta ai militanti di Potere al Popolo (Sardegna)

di Cristiano Sabino

Cari compagni e care compagne,
Oggi 24 marzo sarà una giornata importante per voi. Immagino dovrete discutere di questioni importanti legate al proseguo dell’esperienza intrapresa in occasione delle elezioni politiche italiane appena concluse.
In primo luogo l’emersione in Sardegna di una destra razzista, identitaria, sovranista e addentellata al sardo-fascismo del Psd’az. Si tratta di un blocco sociale e politico potenzialmente esplosivo che purtroppo affonda le sue radici in una capacità di questa nuova destra pragmatica e razzista di fare breccia nelle classi subalterne della nazione sarda.

Il secondo elemento è il tracollo della sinistra istituzionale egemonizzata dalle politiche liberiste, centraliste ed europeiste. La sinistra anticapitalista e persino alcune frange della sinistra indipendentista, ha molte responsabilità e voltare pagina è necessario. La sinistra va ricostruita contando sulla trazione delle lotte sociali, dei conflitti, della ricostruzione del tessuto connettivo nelle nostre comunità messo a dura prova da decenni di politiche antipopolari, centraliste e privatistiche. Chi nutrisse ancora facili tentazioni governiste a tutti i costi non commetterebbe solo un errore imperdonabile, ma dimostrerebbe di essere in effetti parte del problema e non della sua soluzione.

Il terzo elemento consiste nella necessità di sciogliere finalmente il nodo della questione nazionale sarda. La sinistra deve affrontare in maniera franca la questione dell’autodeterminazione e del diritto a decidere, dal piccolo al grande, dal controllo e dalla difesa delle comunità dagli attacchi speculativi delle multinazionali e dalle politiche di spopolamento e di privazione dei servizi essenziali, fino alle questioni che riguardano il profilo del rilancio di una vera e propria sovranità nazionale sarda. Se non lo facciamo noi lo faranno altri disgiungendo questione nazionale e questione sociale o, anche peggio, cavalcando la questione identitaria per drenarla verso politiche di carattere razzista e xenofobo. Ciò sta già avvenendo.

La quarta questione le abbraccia tutte, perché riguarda il percorso che intendiamo finalmente intraprendere in Sardegna per uscire dallo stadio di minorità relativo alla società sarda e alle dinamiche esterne alla Sardegna. Credo che noi tutti abbiamo presente il percorso che dobbiamo intraprendere. Per affrontare la deriva reazionaria, le grandi sfide che la crisi del capitalismo impone, il tracollo della società sarda e la desertificazione della nostra terra non è più tempo di “accordicchi” tra sigle e nemmeno di dare corpo ad organizzazioni periferiche a traino di centri metropolitani lontani. È necessario un progetto che parta dalla lotte qui in Sardegna, che si nutra dei conflitti reali qui in Sardegna, che sappia proporsi finalmente come sponda sincera e insieme pragmatica delle realtà di base e che abbia testa e braccia qui in Sardegna. Questo non vuol dire rinunciare a preziose collaborazioni, anche organiche ed organizzate, con chi fa la stessa cosa in altre porzioni del Mediterraneo, d’Europa e del mondo. Significa invece concepire un percorso autocefalo che da indipendente possa strutturare proficue sinergie con forze sorelle. Ma essere fratelli non significa essere subalterni, marginali, periferici, negazionisti della questione nazionale e sociale sarda.
L’assemblea Plenaria di Bauladu di Caminera Noa dello scorso 18 marzo ha aperto una discussione che proseguirà libera nei prossimi mesi. I nostri percorsi devono trovare uno spazio di confronto perché al loro centro sta il principio del potere popolare. Possiamo e dobbiamo trovare il modo di costituirci come movimento di liberazione del Popolo Sardo a partire dai quattro principi che – spero ormai per noi tutti – costituiscono le radici di qualunque percorso di trasformazione nella nostra terra: antirazzismo, superamento del liberismo, diritto all’autodeterminazione nazionale, sostenibilità.
Per questo vi auguro un buon lavoro sicuro che questa importante giornata di discussione possa concludersi con il medesimo auspicio.