Che succede dentro Autodeterminatzione?

 

di Alexis Barranger

Senza fare valutazioni strettamente politiche vorrei reagire da militante di AutodetermiNatzione, alle dimissioni di Anthony Muroni dal suo ruolo di portavoce della stessa coalizione. Come premessa vorrei sottolineare che: non ho mai aderito ad una delle sigle che compongono questo movimento; non ho l’intenzione di tifare per un partito o un’associazione politica in particolare, che proverò ad essere imparziale e infine che questa mia valutazione pubblica è un’opinione personale, svincolata da simpatie o ipotetici mandanti (anzi…).

Credo che siano tantissimi gli attivisti e i simpatizzanti che da circa una settimana si sentono delusi quando non addirittura abbandonati. L’annuncio delle dimissioni di Anthony Muroni è stato sorprendente e inaspettato, brusco e inquietante. Tutti noi, che per mesi abbiamo seguito l’evolversi della coalizione con grande entusiasmo avevamo ancora in testa gli applausi e i sorrisi del T-Hotel, i comizi con le sale piene in tutta l’isola, gli abbracci tra vecchi e nuovi militanti del non-dipendentismo sardo, la coesione storica di otto sigle che erano riuscite a costituire un sincretismo politico per proporre una nuova governance in Sardegna.

Eppure, un mese dopo il discreto risultato alle elezioni politiche italiane, il nostro portavoce annuncia le dimissioni su FaceBook, in totale autonomia: sorpresa generale e stupore. Chiamata dopo chiamata si profila il peggio, effettivamente nella «domu de cumone» qualcuno ha sbattuto la porta. Uno status di qualche riga, laconico benché pedagoga, quasi un sussurro nel silenzio post-elettorale. Sì, perché bisogna partire da lì. La critica e principalmente l’autocritica, sono gli elementi che permettono ad un movimento fatto di persone imperfette (senza voler entrare in dettagli ontologici) di cambiare rotta per non fare gli stessi errori, di strutturare tecniche e strategie, di anticipare un programma concorrenziale e convincente – detto in parole povere di esistere fra passato, presente, e futuro, elementi positivi e negativi, momenti di bravura e passaggi critici – cioè quello che non fece il Partito Democratico sardo fino al 4 marzo sera.
E questo momento della politica allo specchio, con il martello in mano (Nietzsche docet, sic!) sfortunatamente non è mai arrivato in modo chiaro. Mi piace stare nel dubbio, poiché esso porta ad assumere un pensiero necessariamente dialettico e dunque ad un’eventuale autocritica costruttiva. In politica, i monologhi e le litanie ditirambiche mi fanno paura; nascondere i fallimenti sotto il tappeto di casa non fa altro che accentuare le debolezze e le criticità di un movimento collettivo, poiché è costruito su una parziale illusione. Così fece il Partito Socialista francese prima della inesorabile scissione post-Macroniana, così per dire.

In seguito bisogna fare una critica dura, ma necessaria. Non si può in alcun modo sparire per più di una settimana dopo un evento del genere, che è pur normale (le dimissioni sono consuetudinarie in qualunque movimento politico del mondo), e non apocalittico (nessuno è indispensabile e non stiamo di certo cercando un messia, ma bensì un’azione/struttura sintetica e collettiva) ma chiaramente notevole. Esattamente questo: no-te-vo-le. Posto che io da attivista non so perché Anthony Muroni abbia dato le sue dimissioni, e posto che non fu certamente una cosa concordata (come si era detto, per la precisione), posso capire che non è di certo stato facile gestire una decisione individuale così impattante per l’intera coalizione. Capisco anche che alcune sigle non avrebbero firmato un comunicato stampa che ufficializzava le dimissioni dello stesso. Ma insomma, anche quello va detto. Non è la critica, e neanche l’imperfezione di una comunicazione mediocre che mi spaventa di più, ma bensì il silenzio totale di un intero tavolo politico che non si esprime né sul fondo né sulla forma, tranne che per aforismi e metafore distillate lì e là su FaceBook.

Come attivista avrei voluto che ci fosse una risposta o un comunicato che dimostra la serietà di AutodetermiNatzione e il rispetto per tutti coloro che gratuitamente hanno dedicato le loro forze e il loro impegno personale, politico, lavorativo, sociale e organizzativo alla coalizione durante la campagna. Insomma, preferisco uno schiaffo in faccia – dunque un comunicato maldestro e fatto nell’urgenza – ad un silenzio radio concordato. Detto ciò voglio dire che è stato un momento davvero difficile per tutti i componenti del tavolo, e capisco la loro voglia di dare tempo al tempo, per agire con saggezza, e penso che tutti loro siano sinceri, in buona fede e disposti a seguire il lavoro di AutodetermiNatzione con la più grande passione politica, e una dedizione che non metto assolutamente in dubbio. Ma forse anche questo doveva essere puntualizzato, anche timidamente e discretamente. È la critica che faccio a titolo personale, avendo letto centinaia di commenti di attivisti e simpatizzanti, sperando che sia costruttiva e che possa servire nel futuro.

Spero che il tavolo politico di AutodetermiNatzione possa trovare un accordo, e possa dotarsi di organi democratici per strutturare il movimento. Prendo atto del fatto che Anthony Muroni si è dimesso ufficialmente e sono sicuro che si impegnerà politicamente per continuare a far crescere la coalizione in vista delle regionali del 2019. Spero che una grande coalizione non-dipendentista non si basi su assunzioni leaderiste e personalistiche ma bensì sulla forza di tale movimento storico, ovvero i valori peculiari dell’indipendentismo e dell’autonomismo sardo, la democrazia radicale, il decentramento, l’attenzione per le categorie più deboli della società, la partecipazione collettiva etc… Spero inoltre che sia riservato più spazio a quelli che, come me, non sono aderenti di nessuna delle sigle che compongono il progetto, senza togliere nulla ai partiti e alle associazioni politiche che sono un patrimonio storico e intellettuale della lotta politica non-dipendentista in Sardegna. Auguro a tutti gli attivisti tranquillità, serenità, dialogo, partecipazione, convivialità e rispetto reciproco.

Nel frattempo, ho deciso di sospendere tutte le (mie) attività politiche che abbiano a che fare con AutodetermiNatzione fin quando la situazione non si sarà risolta con chiarezza. Tutti noi ci abbiamo messo la faccia, l’impegno, la fede e la voglia di metterci a lavorare. Tale impegno non può continuare serenamente in queste condizioni. Con tranquillità e felicità tornerò a militare appena il tavolo politico si sarà riunito e avrà deciso collegialmente il da farsi dopo le dimissioni di Anthony Muroni. Bisogna essere tranquilli, rispettosi, sereni (insisto) ma non bisogna mai e poi mai delegare la propria azione, la propria disponibilità e il proprio credo politico, né tacere quando non si è d’accordo o quando ci sentiamo insoddisfatti. Le critiche, fatte bene con sincerità, buona fede e dedizione, fanno sempre bene. Il silenzio e l’indifferenza oppure la paura di dispiacere a qualcuno è sempre un male individuale e collettivo.

Un bacio caloroso e sincero a tutti gli amici e le amiche di AutodetermiNatzione.