«Non un centesimo alla sanità privata!» Manifestazione al Mater

La  locandina di Caminera Noa che chiama a raccolta i sardi contro l’impiego di denaro pubblico per l’apertura dell’ospedale privato del Qatar

Recentemente, in seguito alle polemiche sui problemi burocratici legati all’apertura del complesso ospedaliero di proprietà della fondazione del Qatar (il Mater Olbia), diversi portatori di interesse avevano minacciato di scendere in piazza per chiedere con forza la sua apertura (qui).

Addirittura l’ex deputato olbiese del PD Giampiero Scanu aveva dichiarato a mezzo stampa (qui) che «i folli ci sono anche in questa città. Non esistono solo a Cagliari e Sassari dove ci possono essere interessi rappresentati da un certo tipo di massoneria o legati alle cliniche private».

Ma evidentemente in Sardegna non tutti sono disposti a rimanere proni di fronte alla privatizzazione della sanità pubblica che vede nell’operazione “Mater” il suo fiore all’occhiello. Oltre ai numerosi comitati che scenderanno in piazza in diverse parti della Sardegna il 7 giugno e all’attivissima Rete Sarda Difesa Sanita’ Pubblica, spunta una originale mobilitazione del nuovo soggetto-progetto politico Caminera Noa.

Finora si erano fatte manifestazioni, assemblee affollatissime, fiaccolate, persino scioperi della fame, ma nessuno aveva mai organizzato una manifestazione davanti all’edificio che è diventato il pomo della discordia tra chi ci vede una imperdibile occasione di sviluppo economico e chi invece il simbolo della colonizzazione e della privatizzazione del diritto alla salute.

Caminera Noa ha lanciato ieri on line un appello che riportiamo integralmente affiancato da un evento facebook che invita i cittadini sardi alla mobilitazione.

Da notare che non si dice soltanto “no” ma si fanno anche proposte concrete sul come spendere quelle risorse destinate annualmente a finanziare il Mater (sono previsti circa 60 milioni di euro dei cittadini sardi per dieci anni erogati ogni anno dalle casse della Regione alle casse della Qatar Foundation).

buona lettura:

Giù le mani dalla sanità pubblica!

La sanità pubblica è un bene comune che va tutelato, in particolare quando si cerca di minarlo finanziando con denaro pubblico le strutture private come il Mater Olbia a scapito di strutture anche di eccellenza presenti sul territorio sardo.

Strutture ospedaliere: chiediamo il miglioramento dei servizi ospedalieri pubblici di grandi dimensioni che invece vengono impoveriti in tutta la Sardegna (Olbia compresa), e la tutela dei piccoli che sono a rischio chiusura o che vengono declassati e trasformati in pronto soccorso o strutture di lunga degenza. Un esempio è quello dei punti nascita: chiediamo che non vengano chiusi solo perché non rispondono a parametri, europei e italiani, stabiliti sulla base di concetti economici di austerity completamente decontestualizzati dalle realtà a cui vengono applicati.

Legge 124/98, articolo 3: Perché non destinare i finanziamenti regionali dati al Mater Olbia ad altre voci di spesa?
Chiediamo che la Regione Sardegna recepisca i commi 11 e 13. Essi prevedono che, se le strutture pubbliche non possono garantire entro 30/60 giorni l’erogazione di una prestazione sanitaria, questa venga effettuata in regime privato a rimborso da parte della Direzione Sanitaria competente, o intramoenia, al costo del solo ticket.

Breast Unit: l’idea iniziale del Mater Olbia era quella di un polo di eccellenza per l’ematologia pediatrica, trasformandosi poi (con il passaggio della partnership dal Bambin Gesù al Gemelli) teoricamente in centro specializzato in oncologia senologica. Ciò comporta il depauperamento della Breast di Cagliari, della SMAC di Sassari e metterebbe a rischio l’avvio della Breast di Nuoro.

Giù le mani dalla nostra terra!
La Costa Smeralda conserva ancora un enorme patrimonio naturalistico da tutelare dall’aggressione di chi vorrebbe attuare un enorme piano di speculazione basato essenzialmente sul cemento e l’intreccio di affari tra la politica e il fiume di petroldollari provenienti dalla Monarchia Saudita del Quatar.

La Qatar Investment Authotiy, il fondo sovrano del Paese più ricco del mondo, ha infatti acquistato nel 2012, la Smeralda Holding dal finanziere americano-libanese Tom Barrack, entrando in possesso di un patrimonio immobiliare consistente in 4 alberghi, la marina di Porto Cervo, il Pevero Golf Club e soprattutto nei 2.300 ettari di terreni vergini su cui oggi incombe la minaccia di una immensa lottizzazione.

Tenuto conto della necessità di salvaguardia di un importante patrimonio naturalistico, finora sfuggito alle cementificazioni per via di vincoli paesaggisti che ne impediscono la lottizzazione, occorre sottolineare che la vendita di terreni ad un fondo sovrano significa vendere direttamente parti del proprio territorio ad un Paese straniero, in questo caso una potente monarchia saudita in grado, con il flusso di investimenti milionari spalmati in più settori strategici, dai trasporti alla sanità, di influenzare decisioni politiche importanti in funzione di interessi estranei ai cittadini, sempre più vittime inconsapevoli di accordi siglati sulla loro pelle.

La vicenda del Mater Olbia non fa alcuna eccezione e anzi si presenta come una operazione coloniale senza precedenti, in cui la pressoché totalità delle forze politiche si sono schierate a favore dell’investimento saudita nella sanità sarda, la cui razionalizzazione si traduce in una drastica riduzione di servizi irrinunciabili, finendo per favorire gli investimenti del Qatar nel settore. In questo sconcertante scenario, il coro di promesse di centinaia di posti di lavoro fatte da una larghissima schiera di forze politiche, che deriverebbero dagli investimenti qatariani nel Mater Olbia, lasciano intravvedere il preludio per l’abbattimento di vincoli e impedimenti all’aumento di cubature e alla realizzazione di nuove faraoniche costruzioni. In poche parole più cubature, cemento e deroghe in cambio di petroldollari. In questa direzione pare essere orientato il governo Pigliaru e i suoi alleati sovranisti che intendono modificare il PPR del 2006.

Ad uno scenario di questo tipo diciamo no, decisi a difendere gli interessi del popolo sardo, le nostre risorse incontaminate e un modello di sviluppo che non metta a rischio il nostro habitat in cambio di business ed interessi politici di qualsiasi natura.