Un telefono rosso soccorrerà i lavoratori sfruttati

Da sinistra: Isabella Russu (responsabile tavolo “traballu” di Caminera Noa), Enrico Rubiu (USB), Alessia Etzi (portavoce di Caminera Noa)

Si è appena conclusa la conferenza stampa di lancio della campagna Telèfonoruju contro lo sfruttamento del lavoro stagionale e precario e di sostegno mutualistico a tutti i lavoratori e le lavoratrici vittime di sfruttamento.

Sono intervenuti:
Isabella Russu (coordinatrice tavolo di lavoro Traballu” di Caminera Noa)
Alessia Etzi (portavoce di Caminera Noa)
Enrico Rubiu (Unione Sindacale di Base)

Ecco la pagina fb dedicata dove sarà possibile rivolgersi per ricevere sostegno (qui).

Di seguito un breve resoconto che riassume i punti salienti della campagna diffusa dal soggetto-progetto Caminera Noa.

Perché questa campagna?
Come ogni anno, con l’arrivo della stagione estiva, sempre più lavoratori e lavoratrici vengono “assunti” nelle strutture ricettive della Sardegna per soddisfare la richiesta turistica.

È noto che una grande percentuale di lavoratori stagionali non siano assunti regolarmente, e quando lo sono difficilmente il CCNL viene rispettato: 12 ore di lavoro, nessun giorno libero, straordinari non pagati e condizioni disumane sono le caratteristiche di questi lavori.

Da quest’anno è ormai conclamata l’anomalia dei tirocinanti: il sito dell’ASPAL è invaso da annunci che richiedono tirocinanti bagnini, camerieri, aiuto cuochi, lavapiatti, bagnini e tutte quelle professioni tipiche della stagione estiva.

Caminera Noa insieme all’Unione Sindacale di Base (USB), in prima linea contro lo sfruttamento dei lavoratori e in particolare dei non garantiti, ha deciso di sostenere la loro lotta e di dare supporto e assistenza sindacale a tutti coloro che vivono una condizione di sfruttamento e hanno deciso di opporvisi.

Il modello turistico di massa, il classico “mordi e fuggi” tipico di ben note zone italiane e ben conosciuto anche in terra di Sardegna, crea le condizioni affinché i lavoratori e le lavoratrici siano sempre meno formati e coscienti dei loro diritti, a fronte di un crescente sfruttamento. Noi iniziamo da qui: chiediamo più controllo da parte degli organi competenti e daremo ascolto e assistenza a chi decide di non voler più sottostare a queste nuove forme di schiavismo.
Come sarà articolata la campagna “Telèfono Ruju”?
La nostra idea è quella di raccogliere più segnalazioni possibili attraverso i nostri contatti: mail, pagina Facebook dedicata e un telefono che verrà presto trasformato in un cellulare a cui scrivere su Whatsapp e Telegram.

Per questo motivo abbiamo creato un adesivo che avrà la funzione di diffondere i mezzi con cui entrare in comunicazione con i nostri operatori.

Dopo una prima fase di raccolta delle segnalazioni, la USB fornirà consulenza per la fase vertenziale e, nel caso fosse necessario, anche assistenza legale.

Chi potrà partecipare?
Caminera Noa e la USB Sardegna (con le sue sedi a Nuoro, Terralba e Cagliari) sono i promotori, ma siamo aperti a tutte le forme di collaborazione con associazioni, organizzazioni e singoli che vedono nel lavoro stagionale e nei tirocini male utilizzati l’ultima frontiera dello sfruttamento legalizzato.

Già il circolo Me-Ti di Cagliari ha dato la sua disponibilità, abbiamo bisogno di forze e teste per crescere e creare un Osservatorio Permanente dello sfruttamento.

Cosa chiediamo alle istituzioni competenti?
Le nostre richieste sono quelle di far rispettare le (poche) norme relative al lavoro stagionale: più controlli negli esercizi e nelle strutture ricettive da parte dell’Ispettorato del lavoro; controllo e rimozione degli annunci non conformi sul sito dell’ASPAL perché è assurdo che proprio sulla bacheca di Sardegna Lavoro siano presenti offerte che riguardano tirocinanti per ricoprire il ruolo di lavapiatti.

Il tirocinio NON è un lavoro!
Traballu! No tzerachia!

Bilinguismo o truffa?

La campagna in favore del bilinguismo della  ormai disciolta organizzazione A Manca pro s’Indipendentzia

Ha avuto grande risalto mediatico (di respiro anche a livello della stampa statale) la notizia secondo cui ormai il sardo entrerà nelle scuole dell’isola per via maestra.

La Regione Sardegna ha approvato infatti una legge sulla lingua sarda e sulle altre lingue parlate nell’isola (catalano, gallurese, sassarese e tabarchin) con un testo unificato di «Disciplina della politica linguistica regionale». Il testo – secondo i promotori – garantisce lo status ufficiale della lingua sarda.

Con questa legge – sostiene il promotore di MDP Paolo Zedda, «la Sardegna attua anche la riforma Moratti sulla quota regionale dei piani di studio, cosa che consentirà di insegnare la storia della lingua sarda nelle scuole».

Non sembra essere dello stesso avviso l’organismo di attivisti linguistici (CSU) che in questi anni ha continuamente denunciato lo smantellamento della politica linguistica della giunta Pigliaru.

Ecco il comunicato integrale in lingua sarda normata (LSC), aspetto che – come sappiamo – è stato il vero pomo della discordia di questa legge e che ne risulta anche essere il tassello mancante dato che ogni discorso sulla standardizzazione (senza la quale nessuna lingua può essere ritenuta tale) è rimandata ad una ulteriore commissione di esperti.

Altro aspetto da verificare è l’insegnamento in lingua sarda a scuola. Altre regioni a statuto speciale lo consentono perché godono di una protezione forte grazie allo Statuto, mentre lo Statuto sardo, come è noto, non fa cenno della lingua sarda. Ci sarebbe da chiedersi perché questa maggioranza non ha fatto nulla per modificare lo Statuto in tal senso avendo i numeri e anche un governo “amico”.

Di seguito il comunicato del CSU. Buona lettura.

 

Su Cussìgiu Regionale, cun sa lege de disciplina de sa polìtica linguìstica, at detzìdidu de non detzìdere rinviende sos detèrminos pro sa standardizzazione a unu organismu nou formadu dae una trentina de espertos mutidu Consulta de su Sardu. Su Coordinamentu pro su Sardu Ufitziale espressat dudas mannas pro su percursu seberadu, fintzas si manifestat prèsiu pro su reconnoschimentu de su traballu de isperimentatzione de sa Lsc reconnotu in s’artìculu 9. In sas àteras normas non s’intrat in su mèritu ca si tratant interventos giai prevìdidos dae sa lege regionale 26/97 e de sa lege 482/99 chi benint torrados a modulare ebbia. S’efetu de sas normas at a èssere fintzas torrada dae sos impignos finantziàrios non decrarados. S’imprenta originale de sa lege fiat negativa meda, sa dibata in Cussìgiu at limitadu meda sos disacatos chi si timiant. De su restu, totu sos temas de sa polìtica linguìstica abarrant abertos e tando in sa legislatura imbeniente at a èssere netzessàriu mudare deretu s’impiantu legislativu in pessu aprovadu.

Dal colonialismo industriale allo sviluppo sostenibile

Una immagine pubblicitaria di stampo razzista e modernista apparsa sui giornali sardi all’epoca del “Piano di Rinascita”

La Cooperativa Omnia Green Service organizza un’intera giornata di riflessione, socialità e turismo sullo sviluppo sostenibile. A Bolotana il 24 giugno 2018 si terrà infatti l’evento “Dall’industria allo sviluppo sostenibile“. Un percorso tematico sulla zona industriale di Ottana alla montagna di Bolotana per raccontare il territorio.

Il territorio verrà raccontato dai protagonisti, da ex lavoratori di Ottana e familiari testimoni dell’impatto dell’industria sulla cultura, sulla società e sul territorio.
La giornata sarà dedicata al recupero dei territori e del valore e soprattutto alla raffinata arte popolare del saperlo vivere, partendo dei mestieri antichi come prima risposta di cambiamento per porre le basi per una innovazione che possa essere sostenibile.

Di seguito pubblicchiamo il programma:

Ore 9,30 Ritrovo alla zona industriale di Ottana
Benvenuto e presentazioni.
Testimonianze ex lavoratori di Ottana e familiari.
Inizio del cammino con auto proprie con soste di 
riflessione partecipata da Ottana al paese di Bolotana, 
fino alle località più importanti e suggestive della 
montagna di Bolotana, il suo patrimonio storico- archeologico e naturalistico

Ore 13,00 pranzo con prodotti locali presso la struttura del campo di tiro al piattello dove saranno presenti esposizioni di produttori e artigiani locali.
Quota di partecipazione al pranzo 20 euro con prenotazione al numero: 3343134553

Ore 16,00 L’informazione e la condivisione, la forza dell’unione per la rinascita sostenibile
Presentazione di lavori editoriali e cinematografici su tematiche ambientali e sociali 
Coordinamento a cura di Elisabetta Uda e Cristian Cadoni, Soc. Coop. Omnia Green Services, Progetto Ecoturismosardegna.it in collaborazione con Giulia Serra, IlMarghine.net
Interverranno: 
Cristiano Sabino, che presenterà il suo libro: Compagno T. Lettere 
a un comunista sardo, Edizioni Condaghes
Casi coraggiosi di rinascita: produzioni agricole d’eccellenza: L’oro di Bolotana, il pluripremiato olio Ozzastrera e il giovane Terracuza
Tradizioni artigiane che si tramandano e innovano: il falegname artista Salvatore Cherchi 
Antonio Sanna, autore, insieme a Umberto Siotto, del documentario-inchiesta che racconta le origini e la storia del polo petrolchimico di Ottana, Senza passare dal VIA. 
Ore 18,00 Proiezione 
Saluti e conclusioni

Info e prenotazioni (necessaria!): 3343134553

La sfida fra Arru e Caminera Noa sul Mater

Il mondo dei social rivela sempre molte sorprese. Dopo la (riuscita) manifestazione di Caminera Noa contro il finanziamento pubblico al mater Olbia e alla sanità privata, uno dei promotori del soggetto-progetto (ex consigliere comunale Enrico Lobina), ha twettato il link ANSA attinente alla manifestazione e poco dopo è giunta la risposta dell’assessore dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza Sociale Luigi Arru.

Lobina ha risposto entro i 280 caratteri consentiti dal noto social annunciando che il soggetto-progetto politico Caminera Noa è pronto al confronto pubblico e Arru ha raccolto il guanto.

Pochi minuti fa, Caminera Noa ha postato sulla sua pagina fb una risposta ad Arru, dichiarando che entro breve verrà resa nota la proposta per l’incontro pubblico:

Dopo la manifestazione di ieri l’assessore regionale alla sanità Arru ha commentato con il seguente tweet:

“Continuiamo a fare polemica su informazioni non corrette; la spesa per ospedali e sanità privata della Sardegna è la più bassa d’Italia; si daranno sodi solo se faranno prestazioni ad alta complessità per ridurre mobilità fuori Sardegna”

Assessore siccome la matematica non è un’opinione e scripta manent le ricordiamo quali sono i dati che si trovano nelle delibere regionali che lei ha proposto e fatto approvare.

Ci chiediamo se Arru conosca le sue delibere o se piuttosto non gliele scriva qualcun altro.

Deliberazione n. 21/12 del 24.4.2018
Il budget per il Mater Olbia è pari a € 55,6 milioni annui.
Il budget per le prestazioni ospedaliere private è invece di € 98.986.877. A questa somma si aggiungono per il 2018 € 1.800.000 esclusivamente dedicati all’acquisto di prestazioni di alta complessità. Il totale è di € 100.786.877. Di questi, altri € 1.500.000 andranno al Mater per un totale di € 58.100.000 annui.

Le prestazioni di alta complessità erogate dalle strutture private accreditate sono pari a € 22.128.274,30, che sommate a € 1800.000 giungono a € 23.928.274,30, corrispondenti a meno del 24% del totale del budget, cioè meno di un quarto! (Arru afferma che i soldi ai privati vanno solo per prestazioni ad alta complessità)

Il tetto di 1.800.000 è virtuale, ovvero si può sforare senza limiti. Infatti, come riporta la delibera:

“In sede di stipulazione dei contratti con le singole strutture l’ATS deve determinare un tetto netto e un tetto lordo e pertanto vengono applicate le disposizioni contrattuali concernenti la decurtazione tariffaria del 20% prevista per le prestazioni erogate oltre il tetto netto.

Per quanto attiene il periodo successivo al 2018, l’Assessore ritiene che sia necessario prevedere con successivo provvedimento la definizione delle risorse per l’acquisto di prestazioni di assistenza prevalentemente ospedaliera per gli erogatori privati ed in particolare per l’ospedale privato della Gallura come di seguito specificatamente indicato:

– per le prestazioni di alta complessità, sulla base delle risorse disponibili […]; inoltre, per il nuovo ospedale della Gallura sulla base di una valutazione favorevole dei dati di mobilità sanitaria e del percorso intrapreso dallo stesso quale centro di alta specializzazione ed eccellenza clinica, con obiettivi di affermazione a livello nazionale ed internazionale per la diagnosi, la cura, la riabilitazione e la ricerca scientifica correlata all’assistenza socio-sanitaria;

– per le altre prestazioni (notare bene “altre prestazioni”, ovvero non esclusivamente quelle di alta complessità! ndr) necessarie per portare a regime l’ospedale Mater Olbia […] previa definizione nei rapporti con lo Stato della normativa applicabile alla Regione in materia sanitaria, ivi inclusa la possibilità di procedere all’adozione di idonee norme di attuazione, attraverso un incremento del tetto storico regionale […].”

Mater Olbia: posti letto convenzionati 242, struttura ancora chiusa ma ridimensionamento rete ospedaliera sarda già in atto con relativa chiusura di numerosi reparti e strutture.

Signor Assessore, a breve proporremo data e luogo dell’incontro pubblico.

Cordiali saluti.

I portavoce di Caminera Noa

Mai più un centesimo a Mater e sanità privata

di Daniela Piras

Grande partecipazione ieri mattina (domenica 17 giugno, n.d.R.) alla manifestazione in difesa della sanità pubblica indetta da Caminera Noa. Esponenti del sindacato USB, unione dei sindacati di base, di Potere al popoloPartito comunista PCLA Foras, rappresentanti di vari comitati di cittadini uniti nelle lotte a tutela dei diritti per un servizio sanitario in grado di soddisfare tutti i cittadini. Ciò che colpisce immediatamente è il nome scritto nell’insegna: “Mater Olbia – Hospital”. Appare già chiaro che ci sia qualcosa che non quadra; il territorio dove è situata la struttura è a pochi chilometri dal centro della città di Olbia, quindi siamo in Gallura, in Sardegna. Il nome in inglese appare un tantino insolito, e pare rappresentare bene ciò che i portavoce del soggetto-progetto Caminera Noa denunciano come “La più colossale operazione coloniale degli ultimi trent’anni, a cui nessuno in Sardegna ha avuto sinora il coraggio di contrapporsi”.

Un pezzo di territorio sardo, una futura struttura ospedaliera dal sapore straniero che rischia di diventare l’emblema di una speculazione ad opera dei magnati dell’edilizia del Qatar. Giovanni Fara, uno dei due portavoce di Caminera Noa, afferma che «Questa non è una battaglia di campanile, è una battaglia che attraversa la Sardegna e che si unisce alle mobilitazioni di coloro che nelle ultime settimane sono scesi in piazza in difesa dei presidi ospedalieri de La Maddalena, Isili, Sorgono, Muravera e Iglesias. Vogliamo portare l’attenzione sulla contropartita del Qatar che è legata agli interessi sull’isola: il rischio è che la Giunta Pigliaru metta mano alla PPR del 2006, togliendo i vincoli che finora hanno permesso di preservare migliaia di ettari di terreno dall’aggressione del cemento. Da questo potrebbe scaturire un mega investimento immobiliare da parte del Qatar.»
«L’ospedale è il simbolo di un immenso spreco di denaro pubblico – spiega Luana Farina, responsabile del tavolo sanitario di Caminera Noa e portavoce del comitato “Donne libere in lotta per il diritto alla salute” – oggi vogliamo far valere tutte le istanze relative alle criticità della sanità. Le risorse pubbliche devono finanziare le strutture pubbliche, questo non è avvenuto e ciò sta portando alla depauperazione del servizio. Questa scelta di voler finanziare con soldi pubblici, quindi soldi nostri, ben 60 milioni di euro, una struttura privata come il Mater Olbia, non è che la punta dell’iceberg; dietro ci sono accordi economici e finanziari.»

Alla manifestazione sono presenti diversi esponenti politici, comitati, USB – unione dei sindacati di base, associazioni culturali. Aldo Pireddu, di “Potere al popolo” afferma che «occorre garantire una sanità pubblica per tutti, implementando i servizi offerti, noi non siamo contro la sanità privata, a patto e a condizione che sia complementare e non sostitutiva di quella pubblica.»
Enrico Rubio, dell’USB spiega che il sindacato ha sostenuto sin da subito questa battaglia: «La sanità pubblica in Italia e soprattutto in Sardegna sta andando a ramengo da tempo e, in previsione dell’apertura del Mater la situazione sta peggiorando ancora, stiamo andando incontro alla distruzione della sanità, specie dei piccoli ospedali, si crea così un alibi perfetto per arrivare ad aver bisogno di strutture come il Mater Olbia.»
Sono tanti gli interventi in difesa della sanità pubblica, le denunce di sfacelo degli condizioni degli ospedali “in alcuni mancano persino le garze”, i dati catastrofici relativi alle 70 mila persone che, in Sardegna, hanno rinunciato a curarsi nel 2017, le lista d’attesa interminabili alle quali si va incontro prenotando visite di controllo tramite il CUP “Per effettuare una mammografia occorre aspettare a novembre del 2019!”. Tutto ciò stride con il continuo invito a “lavorare con la prevenzione” che i cittadini sardi si sentono rivolgere dagli operatori sanitari.

Una delle testimonianze più toccanti è stata quello di Emanuela Cauli, del comitato “Cittadini in difesa del Paolo Merlo de La Maddalena”; parole che sembrano arrivare da un mondo a parte, dove l’isolamento è davvero preoccupante, e dove si assiste ad un abbandono che fa quasi paura. «Il nostro era un ospedale perfetto, voluto dai nostri nonni e dai nostri padri cinquant’anni fa; ora è diventato un poliambulatorio senza neanche le strumentazioni di base. A La Maddalena non si può nascere, si può solo morire. Siamo stati silenziati, io sono stata perfino bannata dalla pagina facebook della RAS per aver espresso il mio disappunto. Noi siamo in balia delle condizioni meteo, siamo terrorizzati. Siamo l’isola del vento, del Maestrale; l’elicottero o il traghetto, in condizioni sfavorevoli potrebbero non partire e, a quel punto, non potremmo fare niente. Se ti senti male, a La Maddalena, ci rimani».
Una manifestazione che ha avuto la capacità di portare all’attenzione di tutti i cittadini sardi le criticità legate al diritto alla salute, alla pericolosità di determinate scelte politiche che potrebbero portare ad un concreto peggioramento del servizio in sé, con tutte le conseguenze che inevitabilmente ne seguirebbero.

Il fronte contro il Mater si allarga

Per giorni le principali testate giornalistiche sarde hanno ospitato attacchi trasversali alla mobilitazione contro il finanziamento pubblico al Mater Olbia (di proprietà della Qatar Foundation), senza nemmeno ospitare il diritto di replica del nuovo soggetto-progetto politico (con la sola eccezione di Olbia.it).

Uno dei rilievi di PD, FI e associazioni vicine a questi partiti, è stato l’isolamento di Caminera Noa.

Eppure Caminera Noa non è affatto isolata. I primi ad annunciare la presenza di una delegazione alla mobilitazione di domenica sono stati gli attivisti della tavola sarda contro l’occupazione militare “A Foras” con la nota dell’8 giugno “più ospedali meno militari” pubblicata sulla pagina fb del movimento.

In secondo luogo è arrivata la formazione della sinistra italiana Potere al Popolo (qui), che già pochi giorni prima dell’annuncio della mobilitazione di Caminera Noa, era intervenuta a mezzo stampa contro l’operazione Mater.

Poche ore fa invece il lungo e articolato comunicato dell’Unione sindacale di base (USB) che da manforte alla mobilitazione di domenica.

In silenzio invece gli attivissimi attivisti grillini di Olbia i quali evidentemente stanno attendendo di capire se i loro vertici italiani la pensano come Beppe Grillo (che ha ospitato un endorsment al Mater), oppure no, e nell’attesa tacciono.

Di seguito il comunicato della USB. Buona lettura:

MATER OLBIA: così preparano la fine della Sanità Pubblica Gallurese

 

Qualcuno s’era illuso che la dipartita del prete manager avesse potuto scongiurare l’insano progetto.  Illusione rivelatasi fallace visto che esso può essere usato come cavallo di Troia per una nuova avventura coloniale con conseguente calata di milioni di metri cubi di cemento sulle coste sarde. Il progetto che era di Don Verzè è stato prontamente ripreso dagli sceicchi qatarioti che, forti dei loro petrodollari hanno deciso di continuarlo per farne un “centro di eccellenza” Il Mater Olbia. Per realizzare il loro progetto (con fondi regionali) cioè con soldi pagati da noi tutti hanno avuto bisogno di sostegno prima di tutto logistico e questo è stato fornito loro dal ceto manageriale e politico che ha retto la sanità in tutti questi anni

Sono gli stessi che hanno fatto “carne di porco” della sanità pubblica che hanno favorito “i generosi investitori stranieri.

Hanno fatto sì che le strutture ospedaliere pubbliche funzionassero al minimo per creare il “bisogno” di una sanità alternativa privata-convenzionata (nel senso che il pubblico mette i soldi e i profitti diventano privati),

 

E allora chiediamoci, insieme ai cittadini galluresi,  perché essi debbano fare file interminabili presso ospedali lontani per una banale visita oculistica o per un intervento alla cataratta mentre l’apparecchio laser è stato restituito senza mai essere stato utilizzato.  Si volevano creare i presupposti per l’apertura di una divisione di oculistica presso il privato?

– Perché si deve ricorrere ad un privato o agli ospedali di Nuoro o di Sassari per un semplice intervento di rimozione di un neo?, visto che  mancando un servizio di Dermatologia efficiente, per non aspettare tre mesi per una visita, si è costretti a ricorrere ad un privato;

– Perché la Chirurgia del Giovanni Paolo II non garantisce la visita dì un endocrinologo dopo un intervento alla tiroide?;

– Perché ad Olbia si deve, mediamente, attendere 4 mesi per una banale visita cardiologica?;

-Perché si costringono i pazienti colpiti da ictus ad andare a Nuoro, Sassari o Cagliari dato che in Gallura manca la stroke Unit in grado di intervenire in due o tre ore?;

– Perché si continua ad assistere al trasferimento di neonati con problemi?;

-Perché è necessario recarsi a Tempio per un semplice tamponamento nasale visto che ad Olbia manca il pronto soccorso di Otorinolaringoiatria?;

– Perché i privati devono avere il monopolio della riabilitazione?;

-Perché non esiste un servizio di  Radioterapia per i pazienti oncologici costringendoli al calvario dei viaggi della speranza verso Nuoro o Cagliari con tutta la loro sofferenza e i disagi del viaggio sopportati da loro stessi e spesso dai loro  loro familiari?;

 

Queste sopra elencate, sono solo alcune delle problematiche, non le elenchiamo tutte perché altrimenti riempiremmo pagine su pagine.

Può ipotizzare qualcuno  che la soluzione per tutti i mali sia un ospedale privato? Siamo sicuri che cambierà qualcosa per i pazienti galluresi col Mater?

NOI CREDIAMO CHE NON SIA COSÌ.

Questa struttura costerà alla Sanità Pubblica sarda circa 60 milioni di euro annue per 10 anni; le deroghe concesse dal governo sul taglio ai posti letto e sulla riduzione della spesa per i convenzionati sono una trappola perché questo ha un costo, e, sarà finanziato interamente dal bilancio della Regione sarda. Il Mater farà concorrenza al pubblico e gli Olbiesi abbandoneranno felici il pubblico per fare la prestazione al Mater?

 

Noi riteniamo che il miglioramento sanitario in Sardegna ed in Gallura debba passare da una gigantesca opera di moralizzazione che permetterebbe, con le risorse già stanziate, di avere una sanità pubblica di eccellenza, senza dover ricorrere a mirabolanti proposte, che possono allettare un territorio divorato dalla crisi come la Gallura, ma che sarebbero solo un terreno di pascolo per gli affaristi che nella sanità pubblica hanno fatto le loro proprie fortune.

È indispensabile il potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale e che vengano messe in primo piano la cronicità e la disabilità, aspetti con cui dovremo sempre più confrontarci in futuro, settori, questi, che al Mater non interessano perché non profittevoli, perché, sia chiaro a tutti, al Mater non interessa il benessere sanitario dei galluresi, al Mater interessano i profitti.

 

Chi ora promette un futuro radioso è chi ha collaborato a non far crescere la sanità pubblica e che non ha fatto nulla per impedirne lo sfascio. Perché dovremmo ancora fidarci di loro?

Il problema non è quello di aprire nuovi ospedali, ma fare piazza pulita di chi ha sistematicamente prosciugato le risorse di tutti i Sardi. Il problema si risolve potenziando la Sanità Pubblica e non indebolendola in tutto il territorio della Sardegna.

 

PER QUESTI MOTIVI LA USB ADERISCE E FA PROPRIA LA MANIFESTAZIONE A DIFESA DELLA SANITÀ PUBBLICA INDETTA DA CAMINERA NOA

La guerra del Mater Olbia (tutti contro Caminera Noa)

Hanno lanciato un sasso nello stagno e indietro è tornato uno tzunami. Forse gli attivisti del nuovo soggetto-progetto politico sardo Caminera Noa nemmeno si aspettavano una tale levata di scudi (e di conseguenza anche una così grande focalizzazione di interesse) alla loro campagna contro il finanziamento pubblico all’ospedale di proprietà della Qatar Foundation “Mater Olbia”.

Si erano dati appuntamento sotto il palazzo regionale in una decina per annunciare le ragioni della manifestazione indetta davanti ai cancelli del Mater, sulla strada statale 125 Orientale Sarda, domenica prossima alle ore 11:00.

«È solo un’operazione di natura colonialistica, che poco ha a che fare con la sanità e molto con le logiche di mercato» – aveva dichiarato all’Ansa Sardegna Giovanni Fara, uno dei due portavoce. «Diremo che la sanità pubblica non si tocca – ha aggiunto l’altra portavoce, Alessia Etzi, insieme con il delegato della USB Enrico Rubiu, sindacato co-promotore della manifestazione – Il Mater è l’emblema di uno scambio tra Italia e Qatar che toglie risorse alla sanità pubblica, a danno di strutture anche di eccellenza presenti nel territorio sardo – dicono – i 58 milioni annui che la Regione stanzierà per il Mater potrebbero essere utilizzati per potenziare gli ospedali nei territori».

Il sospetto è che dietro ci sia una partita di giro legata  alla nuova legge urbanistica che, «se approvata – spiegano i tre referenti della mobilitazione – consentirebbe di sbloccare a favore del Qatar la costruzione di due milioni di metri cubi su circa 2300 ettari. Il Mater sarebbe semplicemente una contropartita, e non partirà sino a quando il ddl Erriu non avrà il via libera, ecco perché si registra tutta questa fretta di varare la legge sul governo del territorio».

Inoltre, a quanto pare, il Qatar punta anche su altri nodi economici e militari nevralgici, sono passate in sottotraccia le dichiarazioni del consigliere regionale dell’Upc, Pierfranco Zanchetta, il quale ha recentemente rivelato  che «dal prossimo anno i marinai dell’emirato dovrebbero perfezionare la loro formazione alla scuola allievi sottufficiali della Marina militare italiana Domenico Bastianini, uno dei pilastri della Marina italiana nella formazione di nocchieri, nostromi e tecnici di macchina. (…) La cooperazione tra la marina qatarina e quella italiana e’ frutto del lavoro svolto con un assidua presenza a Doha della ministra delle Difesa Roberta Pinotti- spiega Zanchetta-. La marina dell’emiro Al Thani ha annunciato anche l’acquisto di quattro corvette per la difesa aerea».

Qatar asso pigliatutto, qualcuno avverte, anche sull’affare “metano”. Insomma una vera e propria presenza economica pesante che non rende ben chiaro quali siano gli interessi effettivi e quali quelli usati come paravento propagandistico e cavallo di troia.

Una posizione non nuova quella esternata da Caminera Noa, già espressa a suo tempo dall’ex Consigliere regionale Claudia Zuncheddu, la quale aveva bollato quella del Mater una operazione neo-coloniale: «urbanistica e sanità trovano la sintesi nella più grande operazione neocoloniale italo-araba in Sardegna, il Mater Olbia. Sull’ambiguo ospedale nato su les affaires e gli scandali di Don Verzè fanno pace le grandi religioni e si riconciliano tutte le forze politiche di centro destra e di centro sinistra.

Sull’altare del Mater come ultimi sacrifici, a fine legislatura, si offrono Sanità Pubblica e Territorio. Passa il Piano di riordino della rete ospedaliera sarda, con la decimazione di interi servizi sanitari ed ospedali in tutta la Sardegna. Ci si avvia verso la privatizzazione del Sistema sanitario pubblico ed il ritorno al Far West nell’edilizia (…). A noi sardi dicono che intanto ci salverà il Mater Olbia, l’ospedale privato che funzionerà solo con i nostri finanziamenti pubblici, dicono. Ma i 58 milioni all’anno per dieci anni dalle casse sarde all’emiro non bastano più e l’apertura si rinvia da un’anno all’altro. È palese che insieme all’alibi della Sanità pressano gli interessi del cemento».

Queste e altre dichiarazioni però non avevano causato alcuna rivolta degli schiavi. Schiavi – per continuare a usare questa metafora letteraria – che invece si sono subito rivoltati al pensiero che la protesta si spostasse proprio ad Olbia e proprio davanti al Mater Olbia.

Così i giornali cartacei e on-line sardi sono stati tempestati di attacchi, alcuni al vetriolo, contro Caminera Noa.

A picchiare giù duro il consigliere regionale di Forza Italia Giuseppe Fasolino, che difende a spada tratta l’apertura di un «polo di eccellenza sanitaria in Sardegna, in grado di intervenire in tutte quelle situazioni che oggi costringono molti sardi a recarsi fuoridal’isola per le cure e a molti altri ad abbandonare i percorsi terapeutici per l’insostenibilità delle spese» (Nuova Sardegna, 12 giugno ). Fasolino nella medesima intervista ripropone poi il leitmotiv delle critiche standard a Caminera Noa: dire si al Mater non significa dire no alla sanità pubblica, il Mater sarà convenzionato, quindi sarà pubblico, il Mater non è sostitutivo ma integrativo, ecc..

Poi la presa di posizione del Tavolo Associazioni Gallura (Tag) attraverso la segretaria territoriale della CGIL e portavoce del Tag Luisa Di Lorenzo che si è detta addirittura «sorpresa, preoccupata e indignata dalla manifestazione indetta a Olbia da un gruppo indipendentista contro la nascita dell’ospedale Mater Olbia». La mobilitazione contro il finanziamento pubblico al fondo del Qatar sarebbe un attacco alla Gallura. Chissà se la segretaria territoriale della CGIL a suo tempo si è indignata alla stessa maniera per il contenuto della seguente relazione:

«la scelta strategica per noi è qualificare il nostro SSN, non privatizzarlo. È per questo che da subito ci siamo detti contrari all’apertura del Mater di Olbia che è stato visto da parte della politica della Provincia di OT come un volano di sviluppo. Perché invece non investire quelle risorse nell’efficientamento dei servizi pubblici? Forse quei capitali esteri si sarebbero potuti impiegare per sviluppare altri settori produttivi, senza contare che per noi non è indifferente da dove viene il finanziamento e dove vanno le nostre risorse» (stralcio della relazione della segreteria Funzione Pubblica della CGIL al convegno del 2015 sull’argomento).

Infine il PD olbiese che, dopo aver denigrato il profilo politico del nuovo soggetto-progetto politico («anonimi gruppi», «iniziativa di pochi, priva di senso, frutto di un’analisi semplicistica e riduttiva dell’argomento», ecc..), ricalca sostanzialmente le posizioni di Forza Italia sull’argomento, con toni se possibile ancora più a tinte rosa per l’iniziativa del Qatar: «il Partito Democratico di Olbia, da sempre sostenitore dell’apertura di un ospedale di eccellenza in città, riconoscendo il valore che tale iniziativa riveste, con la guida di eccellenza della Fondazione Gemelli e gli importanti investimenti del Qatar, si augura che tale iniziativa rappresenti l’ultimo “colpo di coda” di iniziative mai sopite contro un investimento fondamentale per la nostra città e i nostri territori».

Caminera Noa, per tutta risposta e senza scomporsi, ha diramato un lungo comunicato invitando tutte le voci critiche e palesemente ostili al pubblico confronto proprio in occasione della manifestazione. E per rilanciare la mobilitazione ha messo sul piatto nuovi argomenti che hanno anche la funzione di disinnescare tutte le critiche e gli attacchi subiti in queste 48 ore sulla carta stampata, sulle riviste on-line e anche alle immancabili numerose minacce e insulti arrivati sui social:

«Il 17 al Mater daremo la parola a tutti, anche a chi ci sta attaccando. Ma intanto chiariamo alcune cose fondamentali.

Rispondiamo alle molte critiche che sono arrivate e mezzo stampa e sui social alla nostra mobilitazione “Mancu unu citu in prus a su Mater Olbia e a sa sanidade privada”.

Nonostante si faccia di tutto per evitare di associare la realizzazione del Mater Olbia al ridimensionamento della rete ospedaliera pubblica, la verità è facilmente dimostrabile e tutta contenuta nelle diverse disposizioni che si sono succedute a cominciare dal 2014.

L’accordo stipulato, o meglio sarebbe dire imposto da Renzi a Pigliaru per agevolare “gli investimenti privati nelle strutture ospedaliere” è chiaramente riportato nella legge di stabilità 164 del 2014, nel cap. 16 ai commi 1 e 2.

Art.16. Misure di agevolazioni per gli investimenti privati nelle strutture ospedaliere.

  1. Al fine di favorire la partecipazione di investimenti stranieri per la realizzazione di strutture sanitarie, per la regione Sardegna, con riferimento al carattere sperimentale dell’investimento straniero da realizzarsi nell’ospedale di Olbia, ai fini del rispetto dei parametri del numero di posti letto per mille abitanti […], per il periodo 2015-2017 non si tiene conto dei posti letto accreditati in tale struttura. La regione Sardegna, in ogni caso, assicura, mediante la trasmissione della necessaria documentazione al competente Ministero della Salute, l’approvazione di un programma di riorganizzazione della rete ospedaliera che garantisca che, a decorrere dal 1° gennaio 2018, i predetti parametri siano rispettati includendo nel computo dei posti letto anche quelli accreditati nella citata struttura.
    2. Sempre in relazione al carattere sperimentale dell’investimento nell’ospedale di Olbia e nelle more dell’adozione del provvedimento di riorganizzazione della rete ospedaliera di cui al comma 1, la regione Sardegna nel periodo 2015-2017 è autorizzata ad incrementare fino al 6% il tetto di incidenza della spesa per l’acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati […]. La copertura di tali maggiori oneri avviene annualmente all’interno del bilancio regionale […]”

Soldi pubblici quindi, e posti letto, da sottrarre al resto dell’isola per un’opera, il Mater, che forse mai vedrà la luce, mentre la rete ospedaliera pubblica viene costretta ad annaspare.
In tutta questa vicenda non può non saltare agli occhi che nella riorganizzazione della rete ospedaliera approvata dal Consiglio regionale nella seduta del 25 ottobre 2017 si fa riferimento solo alla prima parte della legge 164, e viene omessa completamente la parte in cui testualmente la Regione Sardegna “assicura l’approvazione di un programma di riorganizzazione della rete ospedaliera che garantisca che, a decorrere dal 1° gennaio 2018” si includano “nel computo dei posti letto anche quelli accreditati nella citata struttura”.

Svista o voluta omissione? Il “punto di riferimento per la Gallura”, costerà caro all’isola: 178 posti letto convenzionati in fase di avvio che diventeranno 242 a regime. Così, mentre la parola d’ordine per gli ospedali pubblici è “riduzione della spesa”, per il Mater, gli euro messi a bilancio ammontano a 55,6 milioni all’anno (Deliberazione di Giunta Regionale n.24/1 del 26/06/2014) e non ci sarà da rallegrarsi per i galluresi: a cambio di quest’opera, che forse mai verrà completata, e barattata per 2 milioni di metri cubi di nuovo cemento lungo la costa, già stanno chiudendo i reparti di Tempio e il presidio di Santa Teresa.

L’efficienza della sanità pubblica non può essere un mero taglio delle spese ma una reale riorganizzazione che garantisca uguali servizi di qualità per tutti, in maniera indistinta a prescindere dalla densità abitativa delle aree di interesse.
I galluresi come i restanti cittadini sardi hanno il sacrosanto diritto di curarsi, senza farsi prendere in giro da chi continua a promettere il paradiso a prezzi scontati e non cascare nella trappola di barattare i loro diritti con quelli degli altri sardi.

Detto questo, abbiamo deciso di aprire la nostra manifestazione a chiunque voglia confrontarsi con noi, anche se da posizioni critiche o addirittura antagonistiche. L’unica cosa che esigiamo è il rispetto del nostro diritto democratico alla libertà di opinione che non permetteremo a nessuno di mettere in discussione.
Per questo motivo Caminera Noa invita tutti i cittadini di Olbia e Gallura, singoli o associati, a partecipare domenica 17 alla manifestazione contro la privatizzazione della sanità sarda di cui il Mater Olbia è l’emblema, a sostegno della Sanità Pubblica, sempre più impoverita sia di risorse sia di servizi.
Chi è interessato si potrà iscrivere a parlare, a titolo personale o uno in rappresentanza di ogni organizzazione, movimento, associazione, sindacato ecc.; si potrà intervenire per esprimere il proprio parere FAVOREVOLE o CONTRARIO, nel rispetto della pluralità d’opinione. A tutti sarà dato il microfono, ciò a dimostrazione che Una Caminera Noa muove da presupposti sì di lotta, che vuol dire individuare un problema e portarlo all’attenzione del pubblico per informare, ma soprattutto di apertura al dibattito, partendo dall’incontro e non dallo scontro, con i territori che più soffrono di questo impoverimento sanitario pubblico, a differenza di chi sui social ha usato termini violenti e persino minacciosi. Caminera Noa ribadisce, in particolare ai giornalisti abituati ad etichettare a tutti i costi, che il nostro non è un progetto esclusivamente indipendentista, e che si tratta invece di un soggetto-progetto politico aperto e pluralista, nato un anno fa fuori da logiche di aggregazioni pre elettorali, in continua evoluzione, basato sui valori democratici fondamentali e condivisi: l’antifascismo, l’antirazzismo, la necessità di superare il liberismo come modello economico, la sostenibilità e il diritto all’autodeterminazione.»

 

Evento Facebook della mobilitazione
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Perché il Mater Olbia non giova alla Gallura

di Carlo Manca

Premessa: scrivo questo modesto contributo, sapendo già di fare un buco nell’acqua. Parlare di Mater Olbia è un argomento spinoso e scrivo questo articolo principalmente per un pubblico a cui non riuscirò ad arrivare. Non sappiamo quanta gente si affaccerà a quella nuova mangiatoia che viene presentata come il non plus ultra dei servizi ospedalieri in Gallura, ma sappiamo che piace perché, in assenza dell’accesso a diverse cure, un ospedale privato che le promette sembra meglio di niente. L’entrata in funzione del Mater si prefigura come un ennesimo accentramento di servizi in un territorio poco popolato, bisognoso però di decentramento e di uscita dalle logiche aliene alle esigenze delle comunità galluresi e sarde.

Fotografia de Una Caminera Noa
Banner della campagna di Caminera Noa

​La Caminera Noa il 17 giugno 2018 ha programmato una mobilitazione davanti all’ospedale Mater Olbia. Il motivo di questo presidio è presto detto: si manifesta per la volontà di mantenere pubblica la sanità in Sardegna, protestando affinché gli ospedali privati costruiti nell’isola non sottraggano i servizi che invece possono e devono essere erogati dalla sanità pubblica. Chiaro, lineare.

Ciò che la Caminera Noa propone è un radicale cambio di paradigma rispetto alla logica di gestione della sanità pubblica. Le retoriche su quanto il Mater Olbia sia un polo ospedaliero di eccellenza, fanno breccia nell’immaginario popolare a cui ultimamente il popolo sardo è stato educato. C’è tutta una mitologia dietro la privatizzazione dei servizi pubblici (fra cui gli ospedali) che prevederebbe che, sotto una gestione privata, le cose vadano meglio, la qualità del servizio sia più alta, il personale sia necessariamente più qualificato e non “incozzato” (di nomina politica, per intenderci). Aggiungiamoci il sempreverde ricatto occupazionale, che è ormai un classico in Sardegna che storicamente ha fatto breccia anche in altri settori per mezzo di raffinerie, petrolchimici, miniere, fonderie e industria turistica insostenibile e stagionale.
I miti sulla privatizzazione dei servizi pubblici si appoggiano reciprocamente a una serie di luoghi comuni.

Partiamo dal principio: per la gestione privata di un ospedale non esistono pazienti ma esistono innanzitutto clienti, ed è per questo che un servizio così fondamentale della modernità, quale è il diritto alle cure che tenda alla gratuità, viene considerato un servizio da erogare al meglio possibile solo perché il cliente (ops, paziente!) ha pagato e quindi lo pretende, come se, nella sanità pubblica, i singoli cittadini non stessero comunque pagando per il servizio attraverso i contributi e non potessero avanzare nessuna pretesa di miglioramento del servizio sanitario pubblico.
La differenza sta nel fatto che l’ospedale privato è un’azienda e che quindi, secondo l’immaginario attuale, non può essere contestata con argomenti politici, perché teoricamente propone un “prodotto” che si potrebbe tranquillamente non scegliere, mentre l’ospedale pubblico, che si può contestare politicamente poiché la gestione è data all’amministrazione pubblica, viene contestato troppo poco spesso per avere un reale peso incisivo sull’erogazione del servizio qualora quest’ultimo dovesse scarseggiare o non esistere proprio.
Assistiamo a scene di persone che possono pagare per andare in strutture private e fare la voce grossa per aver cacciato fuori i soldi, e poi vediamo poveretti che, sopraffatti dalla rassegnazione e dalla disorganizzazione, non sono ancora capaci di mobilitarsi per pretendere ciò che spetta loro e finiscono con l’abbandonarsi a sospiri e lamentele inconcludenti sulla sanità pubblica.
La sanità pubblica è una conquista delle classi più povere e bisogna essere consci che il diritto alla salute va difeso dalla privatizzazione e che non può essere negoziabile con nessuna logica imposta dal modello di gestione capitalistica.

Invece per quanto riguarda l’assunzione del personale, essendo l’ospedale privato un’azienda privata (ça va sans dire), è a discrezione del consiglio di amministrazione che valuterà in base ai propri parametri di valutazione. Nella sanità pubblica invece c’è necessariamente un concorso e questo basterebbe per rompere il mito secondo cui in quest’ultimo tipo di gestione ci siano solo assunzioni di nomina politica. È vero che purtroppo ce ne siano ed è da condannare ma ciò non rappresenta minimamente la totalità delle assunzioni. È vero però quest’altro aspetto: nel privato non ci sarebbero nomine politiche, poiché è sufficiente soddisfare le aspettative del “datore di lavoro”, cosa che assolutamente in sé non assicura l’assenza di personale raccomandato.

A proposito di ricatto occupazionale: il Mater Olbia non darà lavoro più di quanto ne avrebbe dato la sanità pubblica se tutti gli ospedali galluresi avessero lavorato a pieno regime, con tutti i reparti aperti e con tutto il personale in servizio. Che il Mater Olbia dia una possibilità di assorbimento occupazionale, è vero solo se non riusciamo a riconoscere che quei posti di lavoro sono sottratti alle strutture pubbliche del circondario. Quindi, che il Mater Olbia crei più occupazione di quanta ce ne sarebbe nella sanità pubblica, è falso.

Preoccupati per il miglioramento dei servizi sanitari in Gallura, si decide di mobilitare la popolazione sarda per protestare contro una struttura privata, ovvero il suddetto Mater, su cui saranno dirottati servizi e posti letto che invece sarebbero potuti essere in mano all’amministrazione pubblica e dislocati nelle strutture de La Maddalena, Tempio, Arzachena, Olbia. Il fenomeno del Mater infatti prevede un nuovo tipo di accentramento dei servizi sanitari che risulteranno sbilanciati su Olbia, in contrapposizione a ciò che le stesse comunità galluresi hanno sperato per anni.
Associazioni e singoli cittadini vorrebbero un miglioramento palpabile soprattutto per quanto riguarda cure che non vengono prestate nelle vicinanze, ad esempio manca il reparto diabetologia, ma è inspiegabile questo entusiasmo per una nuova struttura privata su cui verranno dirottate delle cure come se Olbia fosse in posizione baricentrica e come se la solfa dovesse cambiare per le comunità galluresi lontane da Olbia, come ad esempio Trinità d’Agultu, Santa Teresa o La Maddalena.
Assai vizinu.

Si legge perfino qua e là per la rete che si voglia negare alla Gallura la possibilità di avere tutta una serie di servizi. Falso, perché il problema sta nel fatto che proprio quei servizi che vanno dal punto nascite alla senologia fino alla diabetologia, sono stati tagliati o ridimensionati o mai aperti negli ospedali e nei poliambulatori galluresi, così come è successo in altri punti della Sardegna come Nuoro e Sassari (in cui si è dovuto faticare con anni di proteste per avere la Breast Unit), per essere invece affidati all’ospedale privato Mater Olbia. Quindi è da ritenersi falso affermare che non si voglia dotare la Gallura di determinate cure o di un tot di posti letto, perché in vero, quei servizi, la Gallura li avrebbe dovuti avere coperti dal pubblico e non dal privato a danno della gestione pubblica.

Avere questi servizi nel privato, comporta un costo maggiore per la Regione Sardegna che è competente in materia di sanità. Quei servizi di pubblica gestione negati al territorio gallurese, ripeto, sono stati progressivamente tagliati in altre strutture per essere affidati, a costo maggiorato, alla gestione privata del Mater. Cioè a costo maggiorato? Qualcuno dovrà pagare quei servizi: il paziente paga il ticket, perché il Mater è privato ma convenzionato, e il resto del costo della prestazione viene coperto dalla Regione Autonoma Sardegna, il ché vuol dire che pagherà la differenza al prezzo deciso dall’amministrazione del Mater.
Dinà pùbligghi in busciaca privadda e furisthera.

In una Sardegna sensata, le strutture ospedaliere private non dovrebbero esistere, ma così non è purtroppo. Le strutture private in Sardegna esistono, ma il vero scandalo che possiamo individuare nell’immediato è che le strutture pubbliche subiscano dei tagli, per poi vedere quei servizi precedentemente tagliati affidati alla gestione privata.
Dove si è mai visto che la gestione di un ospedale privato si possa vantare di essere complementare e non concorrenziale alla rete di strutture sanitarie pubbliche, quando nei fatti non è mai stato concorrente proprio perché è portato a diventare parzialmente sostitutivo? Il privato è necessariamente concorrente laddove il pubblico offre già un servizio, non raccontiamoci storie, ma questo pare che faccia eccezione nell’idilliaco clima che si è creato attorno al Mater: perché mai vantare la complementarietà, dopo aver assistito ad una progressione di tagli ai servizi di gestione pubblica fatti passare come apparentemente necessari? Necessari a cosa? Grazie al piffero che adesso si può parlare di complementarietà, dopo la cessione di servizi e posti letto al privato!

La Caminera Noa intende migliorare la qualità della vita della Gallura e di tutta la Sardegna e respinge al mittente ogni accusa di ostilità verso le comunità galluresi. Altrimenti non si spenderebbe in questa campagna che ha come parole d’ordine I) la difesa della sanità pubblica, II) la difesa delle piccole strutture ospedaliere diffuse sul territorio, III) la fornitura di servizi e cure attualmente assenti in Gallura. Nessuna simpatia per un ospedale che si prefigge di fornire anche quelle cure, ma che è privato ed utilizzerà denaro pubblico per operare in sostituzione e a danno degli ospedali e degli ambulatori già esistenti sparsi per la Gallura.

Faccio presente inoltre che parte degli attivisti di Caminera Noa sono galluresi e che questi si spendono già da anni in favore della sanità pubblica e in favore della decentralizzazione dei servizi su tutto il territorio gallurese, opponendosi strenuamente contro la logica liberista secondo cui, i servizi che non creano profitto o che servano a comunità troppo piccole per gli standard estranei alla Sardegna, non siano degni di essere erogati.

Confermeranno lor signori della Qatar Investment Authority, che la sanità è una direzione di arrivo del denaro pubblico e non una vacca da mungere per trarne profitto?

Carlo Manca
militante di Caminera Noa